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Detenzione Domiciliare — Anno 2022

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352 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Detenzione Domiciliare

Provvedimenti

Ricorso per Cassazione: Inammissibilità e sanzioni per nuova valutazione dei fatti
Un condannato ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare, ma il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la sua istanza, ritenendo prematura l'ammissione a tali misure per il suo atteggiamento sui reati e la mancanza di opportunità lavorative. Il condannato ha presentato un ricorso per Cassazione contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, poiché i motivi addotti miravano a una nuova valutazione dei fatti, già esaminati dal Tribunale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: negate le circostanze attenuanti, ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'uomo aveva chiesto l'applicazione delle circostanze attenuanti per spaccio, sostenendo che l'attività fosse di "piccolo spaccio" e chiedendo anche le attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso. Ha evidenziato che l'attività non era occasionale, ma ben organizzata, con pluralità di cessioni e ausiliari, anche durante la detenzione domiciliare. Non ha trovato elementi per concedere le attenuanti generiche, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Affidamento in prova all’estero: sbarramento per pene brevi
Un condannato alla pena di quattro mesi di reclusione ha richiesto di espiare la sanzione in Germania, suo Paese di residenza, tramite l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta a causa della durata della pena inferiore alla soglia legale di sei mesi e della mancata collaborazione dell'interessato. Il difensore ha impugnato la decisione sostenendo che il limite temporale violasse i principi europei sul reinserimento sociale e sul reciproco riconoscimento delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'affidamento in prova all'estero richiede inderogabilmente una durata della sanzione pari o superiore a sei mesi, escludendo qualsiasi contrasto costituzionale o europeo.
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Ricorso inammissibile: l’appello personale che costa caro
Un Condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza misure alternative al carcere, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il Tribunale ha respinto le sue richieste. Il Condannato ha poi presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione contro questa decisione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché, a seguito di una modifica legislativa del 2017, i ricorsi in Cassazione devono essere obbligatoriamente sottoscritti da un avvocato abilitato. La Corte ha quindi confermato la validità di questa regola procedurale, condannando il Condannato al pagamento delle spese processuali.
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Pericolosità Sociale e Misure alternative alla detenzione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'ammissione alle Misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato tali misure a causa della persistente pericolosità sociale del soggetto, evidenziata da recenti episodi di evasione e spaccio di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la validità della motivazione del Tribunale, ritenendo che il condannato non avesse dimostrato un'effettiva cessazione della sua pericolosità. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova negato: il nuovo lavoro non cambia la sentenza
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza che gli negava l'affidamento in prova. Il Lavoratore sosteneva che un nuovo contratto di lavoro giustificasse la misura alternativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione del Tribunale di Sorveglianza fosse corretta, basandosi sull'assenza di attività lavorativa e prospettive di reinserimento al momento della decisione originaria. Il nuovo lavoro era un fatto successivo. Il Lavoratore ha perso e deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in Prova: Invalidità vs. Reinserimento Sociale
Un condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale, ma il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta. Il Tribunale ha ritenuto il programma di volontariato proposto inadeguato a causa della grave invalidità del richiedente. Il condannato ha presentato ricorso, contestando la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per l'affidamento in prova al servizio sociale servono prove concrete di un percorso di reinserimento sociale. La Corte ha confermato la corretta valutazione del Tribunale, considerando le condizioni di salute e la detenzione domiciliare già in corso. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Detenzione Negata, Ricorso Ritirato: La Rinuncia al Ricorso Penale Costa
Un Condannato aveva presentato ricorso in Cassazione contro il rifiuto della detenzione domiciliare. Successivamente, sia lui che il suo difensore hanno dichiarato di voler rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, a causa della rinuncia al ricorso penale. Questa decisione ha comportato la condanna del Condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 500 euro a favore della Cassa delle ammende, non essendo emersi elementi per escludere la sua colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Traffico di Droga e Detenzione Domiciliare
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un Individuo, confermando la misura cautelare della custodia in carcere. L'Individuo era accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di cocaina e di aver commesso numerosi reati di spaccio. La difesa contestava la gravità degli indizi e l'adeguatezza della misura, sostenendo che l'Individuo fosse in detenzione domiciliare durante parte delle condotte. La Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame avesse fornito motivazioni logiche e coerenti, basate su intercettazioni, osservazioni e sequestri, che dimostravano la partecipazione dell'Individuo anche durante la detenzione domiciliare, sfruttando le autorizzazioni per attività lavorativa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Guida senza patente e revoca affidamento in prova: il ricalcolo
Un condannato ammesso alla misura dell'affidamento in prova per casi particolari è stato sorpreso alla guida di un'autovettura senza patente e in possesso di una modica quantità di sostanza stupefacente. Il Tribunale di sorveglianza ha disposto la revoca della misura alternativa e ha fissato l'inizio della pena da espiare in modo retroattivo. La Corte di Cassazione ha confermato che la guida senza patente giustifica la revoca affidamento in prova, poiché costituisce una grave violazione delle prescrizioni. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso riguardo al calcolo dei tempi della pena residua. La detenzione domiciliare sofferta prima della sottoscrizione del verbale non può essere cancellata. I giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio limitatamente alla decorrenza degli effetti del provvedimento.
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Detenzione domiciliare negata: la Cassazione conferma i precedenti
Il Condannato ha chiesto la detenzione domiciliare e l'affidamento in prova al servizio sociale, ma il Tribunale di Sorveglianza ha respinto le sue istanze. Il Condannato ha presentato ricorso, sostenendo che il Tribunale non avesse considerato una legge emergenziale specifica (Art. 30 d.l. 137/20), non avesse motivato il rischio di reiterazione di reati e avesse usato impropriamente una denuncia per truffa non confermata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la legge emergenziale richiedeva un'istanza esplicita, che il Tribunale aveva adeguatamente motivato il rischio di reiterazione basandosi sui precedenti penali, e che le indagini preliminari possono essere considerate. Il Condannato ha perso e dovrà pagare le spese processuali.
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Affidamento in prova negato: precedenti e condotta prevalgono
Un Condannato ha richiesto l'affidamento in prova al servizio sociale e la detenzione domiciliare per una pena residua. Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato le istanze, evidenziando numerosi precedenti penali per reati come truffa e esercizio abusivo di professione, oltre a una denuncia per condotte simili durante una precedente misura alternativa. Il Condannato ha contestato l'attualità e la correttezza di tali valutazioni, sostenendo che i suoi progressi di risocializzazione e l'attività lavorativa non erano stati adeguatamente considerati. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Ha stabilito che il giudice di sorveglianza ha correttamente valutato la persistente propensione a delinquere del Condannato, neutralizzando la valenza positiva dell'attività lavorativa a fronte di una condotta illecita recente e continuativa, anche durante una misura alternativa. Il ricorso per l'affidamento in prova è stato quindi respinto.
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Rientro illegale dopo espulsione: la Cassazione conferma la condanna
Un Lavoratore, già espulso dall'Italia, è stato condannato per **rientro illegale dopo espulsione**. Era rientrato senza autorizzazione, nonostante avesse ottenuto la detenzione domiciliare per un altro reato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha stabilito che l'espiazione di una pena, anche in forma alternativa come la detenzione domiciliare, non esonera lo straniero espulso dall'obbligo di ottenere una specifica autorizzazione preventiva per rientrare nel territorio italiano. La mancanza di tale permesso rende punibile il **rientro illegale dopo espulsione**.
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Detenzione domiciliare negata: revoca misura alternativa blocca il beneficio
Un Lavoratore, condannato con pene brevi, ha chiesto la detenzione domiciliare per scontare la pena a casa, invocando anche le norme speciali per l'emergenza Covid-19. Il Tribunale di Sorveglianza e poi la Cassazione hanno respinto la sua richiesta. La ragione principale è che al Lavoratore era stata precedentemente revocata una misura alternativa alla detenzione (l'affidamento in prova). Questa revoca costituisce una "causa ostativa" (un impedimento) che esclude la possibilità di accedere a nuove misure alternative, inclusa la detenzione domiciliare, anche in tempi di emergenza sanitaria. Il ricorso del Lavoratore è stato dichiarato inammissibile.
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Misure alternative alla detenzione: rigetto confermato in Cassazione
Un condannato ha chiesto al Tribunale di Sorveglianza di Firenze di accedere a diverse misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova, la semilibertà e la detenzione domiciliare, per scontare una pena residua. Il Tribunale ha respinto tutte le richieste, evidenziando la mancanza di un inserimento lavorativo stabile, l'inadeguatezza del programma di recupero proposto e la presenza di precedenti penali. Il condannato ha impugnato questa decisione in Cassazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione delle condizioni per le misure alternative alla detenzione spetta al giudice di merito, il quale deve basarsi su un'analisi approfondita della personalità del condannato e sulla sua propensione a delinquere. La motivazione del Tribunale è stata ritenuta logica e completa. Il condannato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Detenzione domiciliare: condotta regolare non basta per il beneficio
Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso la detenzione domiciliare a un condannato con numerosi precedenti, pur negando l'affidamento in prova. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo che la pericolosità del soggetto non era stata adeguatamente valutata, nonostante un periodo di condotta regolare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando l'ordinanza e rinviando gli atti al Tribunale di Sorveglianza. Ha ribadito che la concessione della detenzione domiciliare richiede una valutazione approfondita della personalità del condannato e della sua effettiva rieducazione, non bastando la sola condotta regolare.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Rientro Spontaneo non Attenua la Pena
Un Lavoratore, sottoposto a detenzione domiciliare, ricorre in Cassazione contro una sentenza che non gli ha riconosciuto una circostanza attenuante dopo essere evaso e poi rientrato spontaneamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la circostanza attenuante per l'evasione dagli arresti domiciliari non si applica se la persona rientra spontaneamente nel luogo da cui si era allontanata. Per ottenere l'attenuante, il soggetto deve presentarsi in carcere o consegnarsi a un'autorità che lo conduca in prigione. Il Lavoratore ha quindi perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali e una sanzione.
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Affidamento in prova al servizio sociale: detenzione domiciliare sì, reinserimento no
Un condannato per bancarotta fraudolenta ha ottenuto la detenzione domiciliare ma si è visto negare l'affidamento in prova al servizio sociale. Ha presentato ricorso, contestando la valutazione del Tribunale di Sorveglianza sulla sua capacità di reinserimento. Il condannato ha evidenziato il suo trattamento pensionistico, una collaborazione lavorativa presso la società della moglie e un risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale di Sorveglianza ha correttamente valutato l'assenza di un effettivo percorso di revisione critica e l'inadeguatezza dell'attività lavorativa proposta, ritenuta troppo affine ai reati commessi. La Corte ha ribadito la necessità di elementi positivi concreti per concedere l'affidamento in prova al servizio sociale.
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Ricorso penale inammissibile: condannato senza avvocato perde l’appello
Un condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro il rifiuto di differimento pena e detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale. Questo è avvenuto perché, dopo la legge n. 103 del 2017, un ricorso in Cassazione deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato iscritto all'albo speciale. Il ricorso del condannato, essendo stato presentato senza tale firma, era formalmente irregolare. Il condannato è stato quindi condannato alle spese processuali e al versamento di 500 euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova all’estero: tra possibilità legale e prove insufficienti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Condannato che chiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale all'estero. Il Condannato, residente in Romania, aveva una pena residua da scontare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la misura per insufficienza di documentazione e impossibilità di verificare l'affidabilità e la condotta del Condannato. La Cassazione ha confermato che, sebbene l'affidamento in prova all'estero sia possibile, la legge non fornisce strumenti per l'acquisizione di informazioni in questi casi. Spetta al Condannato fornire una collaborazione adeguata e documentazione sufficiente.
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