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Detenzione Domiciliare — Anno 2022

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352 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Detenzione Domiciliare

Provvedimenti

Revoca della detenzione domiciliare: dal treno alla cella
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca della detenzione domiciliare nei confronti di un uomo, sorpreso a viaggiare in treno lontano dalla propria abitazione senza alcuna giustificazione valida. Il condannato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la decisione fosse contraddittoria e chiedendo l'applicazione del braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che l'allontanamento ingiustificato dal domicilio e i precedenti legati agli stupefacenti rendono la condotta incompatibile con il beneficio penitenziario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la revoca della misura alternativa e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liberazione anticipata negata per un ospite pregiudicato
Il Detenuto, in regime di detenzione domiciliare, ha richiesto il beneficio della liberazione anticipata. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la domanda poiché, durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo è stato trovato in compagnia di un soggetto pregiudicato, violando così le prescrizioni imposte. Il Detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un episodio isolato che non doveva annullare il suo percorso rieducativo complessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la violazione delle regole della detenzione domiciliare dimostra la mancata partecipazione all'opera di rieducazione. Di conseguenza, il ricorrente perde il diritto allo sconto di pena ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare: la relazione UEPE non certifica la pena
Il Tribunale di sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di detenzione domiciliare avanzata da un condannato, ritenendo la pena residua superiore ai due anni previsti dalla legge. Il condannato proponeva ricorso in Cassazione sostenendo che, in base a una relazione dell'Ufficio di esecuzione penale esterna (Uepe), la pena residua fosse inferiore al limite di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la relazione dell'Uepe non ha valore ufficiale per determinare la pena residua. L'unico atto idoneo a certificare la pena ancora da espiare è lo stato di esecuzione emesso dal Pubblico Ministero. Di conseguenza, il condannato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: buona condotta non basta
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare a un detenuto, ritenendo prematura la concessione dei benefici. La decisione si fonda sulla mancanza di una reale rielaborazione critica del proprio passato criminale e sulla partecipazione a una rivolta carceraria. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando la propria condotta positiva in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la buona condotta non è sufficiente se manca una sincera revisione critica delle proprie azioni delittuose. Il detenuto perde definitivamente la possibilità di accedere alle misure alternative e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso personale in Cassazione: l’autodifesa che costa 3000 euro
Il Tribunale di Sorveglianza rigetta la richiesta di detenzione domiciliare avanzata da un soggetto condannato. Quest'ultimo decide di presentare autonomamente e senza l'assistenza di un legale il ricorso davanti alla Suprema Corte. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, ribadendo che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge 103 del 2017, il ricorso personale in Cassazione non è più consentito. L'atto deve essere necessariamente redatto e firmato da un avvocato cassazionista iscritto nell'apposito albo speciale. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova revocato per minacce all’ex datore
Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato la misura dell'affidamento in prova a un condannato, sostituendola con la detenzione domiciliare. La decisione è scaturita dalle minacce rivolte dal soggetto al proprio ex datore di lavoro e da ripetuti litigi sul posto di lavoro. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue reazioni fossero giustificate dal mancato pagamento dello stipendio e che la condotta non fosse incompatibile con la misura alternativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare negata: la condotta in carcere decide
Il Tribunale di sorveglianza ha negato la detenzione domiciliare a un condannato a causa della sua condotta negativa all'interno del carcere. Il detenuto ha infatti collezionato numerose sanzioni disciplinari e denunce durante la carcerazione, oltre ad avere gravi precedenti penali per reati contro la persona e il patrimonio. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudizio sulla personalità del reo era corretto e motivato. Di conseguenza, il ricorrente non ha ottenuto la detenzione domiciliare ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sopravvenuta carenza di interesse: libero prima del verdetto
Il Detenuto, sottoposto a detenzione domiciliare, chiedeva l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa. Il Magistrato di Sorveglianza rigettava l'istanza e il difensore proponeva ricorso per Cassazione denunciando la mancanza di motivazione. Nelle more del giudizio, il ricorrente finiva di scontare l'intera pena, tornando in libertà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché la misura restrittiva è terminata, non sussiste più alcuna utilità pratica nell'ottenere l'autorizzazione al lavoro. La Corte non ha applicato condanne alle spese poiché l'inutilità del ricorso è sorta successivamente al suo deposito.
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Detenzione domiciliare ultrasettantenni: l’età non evita il carcere
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di un detenuto anziano volta a ottenere il differimento della pena o la detenzione domiciliare. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'età avanzata garantisse un diritto automatico alla misura alternativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la detenzione domiciliare ultrasettantenni non costituisce un automatismo di legge. Il magistrato deve sempre valutare in concreto l'idoneità della misura alla rieducazione e la pericolosità sociale del soggetto. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: perso anche senza reati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il Tribunale aveva revocato la misura dell'affidamento in prova ai servizi sociali, sostituendola con la detenzione domiciliare. Il ricorrente sosteneva che i comportamenti contestati fossero privi di rilevanza penale e limitati all'ambito civilistico. I giudici di legittimità hanno invece confermato che anche condotte non costituenti reato possono dimostrare l'inidoneità del percorso rieducativo all'aperto, convalidando così il passaggio alla misura più restrittiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sopravvenuta carenza di interesse: libero prima del ricorso
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro la revoca della detenzione domiciliare decisa dal Tribunale di Sorveglianza. Durante il procedimento, il soggetto è stato rimesso in libertà per aver terminato di scontare la pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché la pena è terminata, non esiste più l'utilità concreta di decidere sull'applicazione di una misura alternativa.
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Affidamento in prova negato al condannato irreperibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato che richiedeva l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare. Il Tribunale di Sorveglianza aveva precedentemente respinto la richiesta a causa dell'irreperibilità del soggetto, emersa durante recenti ricerche delle forze dell'ordine. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rilevando la genericità dei motivi di ricorso relativi al presunto impedimento del difensore e la correttezza della motivazione basata sull'impossibilità di rintracciare il condannato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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