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Detenzione Di Stupefacenti Per Spaccio

13 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti: Spaccio o uso personale? La Cassazione decide
Un individuo è stato condannato per due episodi di detenzione di stupefacenti per spaccio di cocaina. La Corte d'Appello ha confermato le condanne, riconosciuto la continuazione tra i reati e ridotto la pena complessiva. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la prova della finalità di spaccio e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente motivato l'intento di spaccio, basandosi su elementi come il quantitativo di droga, il denaro sequestrato e le circostanze degli arresti. La Corte ha inoltre confermato il diniego implicito della sospensione condizionale, giudicando la pericolosità sociale del ricorrente incompatibile con tale beneficio.
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Spaccio o uso personale? La Cassazione sulla detenzione di stupefacenti
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio, avendo nascosto 54,6 grammi di marijuana in tre sacchetti e possedendo un bilancino di precisione. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e che mancasse una perizia sul principio attivo. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il narcotest è sufficiente per identificare la droga e che la quantità, il confezionamento e gli strumenti trovati indicavano chiaramente la detenzione di stupefacenti per spaccio, non per consumo personale.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: uso personale o traffico?
Un individuo, già condannato per **detenzione di stupefacenti per spaccio**, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la destinazione della droga (hashish, oltre 58 grammi) e la pena. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la grande quantità, il valore economico, lo stato di disoccupazione dell'imputato e le modalità di detenzione (pre-confezionamento e occultamento) provavano l'intento di spaccio. La pena, già ridotta in appello, è stata considerata congrua.
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Detenzione Stupefacenti per Spaccio: Ricorso Inammissibile, Condanna OK
Un Lavoratore è stato condannato per resistenza a pubblico ufficiale e per la detenzione di stupefacenti per spaccio. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sua responsabilità e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le motivazioni del Lavoratore generiche e prive di confronto con la sentenza d'appello. I giudici hanno confermato la sussistenza della finalità di spaccio, basandosi sulle modalità di detenzione e confezionamento della droga. Hanno anche giustificato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, considerando i precedenti del Lavoratore. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Condanna per Spaccio: Cassazione conferma detenzione stupefacenti
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio (cocaina). Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo vizi di motivazione e l'erronea mancata applicazione di norme come la non punibilità per particolare tenuità del fatto o circostanze attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto le argomentazioni generiche e non in grado di contrastare la solida motivazione dei giudici precedenti. La Corte ha confermato la destinazione allo spaccio della droga e la gravità della condotta, escludendo l'attenuante e la non punibilità. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
Un individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio (cocaina e hashish). I giudici di merito hanno basato la condanna sulla grande quantità di droga, sul suo confezionamento (ovuli termosaldati in una scarpa) e sul ritrovamento di strumenti per il taglio e la pesatura. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione dei giudici precedenti fosse logica e congrua, evidenziando come le modalità di detenzione e la presenza di strumenti escludessero l'uso personale. La condanna è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di stupefacenti per spaccio di lieve entità, dopo il ritrovamento nella sua abitazione di sostanza stupefacente, un bilancino di precisione e messaggi sul cellulare riconducibili alla vendita. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità dei verbali di polizia sui messaggi, l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le trascrizioni dei messaggi effettuate dalla polizia sono perfettamente utilizzabili se verificate direttamente e non contestate. La recidiva non era stata impugnata in appello, mentre il diniego delle attenuanti generiche risulta adeguatamente motivato. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: auto altrui e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un passeggero per la detenzione di stupefacenti per spaccio di lieve entità. Durante un controllo, l'imputato consegnava spontaneamente alla polizia un involucro di cocaina di peso non irrilevante. Gli agenti trovavano sotto il sedile occupato dal viaggiatore un bilancino di precisione, un accendino e buste di plastica con ritagli per il confezionamento. L'imputato sosteneva che il materiale appartenesse ad altri soggetti presenti nell'abitacolo e che l'auto non fosse di sua proprietà. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando la diretta disponibilità e l'immediata vicinanza degli strumenti di dosaggio alla sua persona, dichiarando inammissibile il ricorso e applicando le sanzioni di legge.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: condanna senza sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di stupefacenti per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. L'imputato sosteneva che la droga fosse destinata all'uso personale. I giudici hanno respinto la tesi, evidenziando che la quantità di sostanza rinvenuta era incompatibile con il suo reddito e con il consumo personale. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego delle attenuanti generiche, specificando che il rispetto delle misure cautelari costituisce un dovere e non un merito. Infine, la sospensione condizionale della pena è stata negata poiché la condanna superava i limiti di legge. L'imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla cassa delle ammende.
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Detenzione per spaccio: droga divisa e fuga incastrano l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti per spaccio a carico di un soggetto trovato con marijuana e cocaina. I giudici hanno stabilito che la destinazione alla vendita era evidente non solo per la quantità, ma anche perché la droga era già divisa in dosi e l'imputato aveva tentato di fuggire e nascondere parte della sostanza. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici. L'appello è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione stupefacenti per spaccio: 3 droghe e 500€ non è uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di stupefacenti per spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di tre diverse tipologie di droghe (cannabis, resina e cocaina) e 500 euro in contanti. Secondo i giudici, la notevole quantità complessiva, la diversità delle sostanze e il denaro sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi dell'uso personale. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della causa di non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', ritenendo la condotta tutt'altro che lieve. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Droga in dosi: condanna per spaccio, non è più uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputata trovata in possesso di una quantità significativa di droga, già suddivisa in dosi e con prove di una precedente cessione. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il superamento del limite legale per l'uso personale, unito ad altri indizi come il confezionamento, rende inverosimile la tesi difensiva e comprova la finalità di vendita. Viene quindi ribadita la colpevolezza per detenzione di stupefacenti per spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, escludendo sia la particolare tenuità del fatto sia la concessione di attenuanti, a causa della gravità degli indizi e dei precedenti penali.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: contanti e dosi bastano
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di detenzione di stupefacenti per spaccio. Sebbene il solo superamento del limite di quantità per uso personale non sia una prova decisiva, diventa determinante se unito ad altri indizi. Nel caso specifico, l'imputato possedeva diverse tipologie di droghe già suddivise in dosi, una somma di denaro contante non giustificata (740 euro) e risultava disoccupato. Secondo i giudici, l'insieme di questi elementi rendeva del tutto inverosimile la tesi dell'uso personale, provando invece l'intenzione di vendere la sostanza. L'imputato ha quindi perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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