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Detenzione A Fini Di Spaccio

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57 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio Provato da Intercettazioni: Condanna Senza Droga in Mano
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un gruppo di persone per detenzione e spaccio di cocaina. L'indagine era partita dall'arresto di un soggetto trovato in possesso di quasi 400 grammi di droga. Le successive indagini, basate su registrazioni audio e video, hanno dimostrato che la sostanza era detenuta per conto di un altro individuo, vero organizzatore del traffico. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: lo spaccio provato da intercettazioni è sufficiente per una condanna, anche se la droga non viene fisicamente sequestrata a tutti i complici. I ricorsi degli imputati sono stati respinti perché la ricostruzione dei fatti basata sulle prove indirette è stata ritenuta logica e coerente.
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Detenzione a fini di spaccio: 2 bilancini e 139 dosi non sono uso personale
Un uomo è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di 23,5 grammi di hashish. Si è difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale, giustificando la quantità e la presenza di due bilancini con la sua condizione di forte assuntore. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la combinazione degli elementi (l'ingente numero di dosi ricavabili, i due bilancini e un foglio con nomi e cifre) costituiva un quadro probatorio inequivocabile dell'intento di spacciare, superando la tesi dell'uso personale. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Detenzione a fini di spaccio: condanna valida anche senza prove dirette
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione a fini di spaccio. L'uomo era stato trovato in possesso di eroina, cocaina e hashish, già suddivise in dosi e pronte per la vendita. Sebbene non sia stato colto in flagrante a vendere la droga, la sua colpevolezza è stata provata attraverso un insieme di indizi. Tra questi, il luogo dell'arresto (una zona boschiva nota per lo spaccio), il possesso di materiale per il confezionamento e il suo comportamento sospetto. La Corte ha stabilito che la prova della detenzione a fini di spaccio può derivare anche da elementi indiretti, se gravi, precisi e concordanti, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Spaccio o uso personale? 68 grammi e bilancino portano alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di 68 grammi di marijuana. Nonostante la difesa sostenesse la lieve entità del fatto, i giudici hanno evidenziato come la detenzione a fini di spaccio fosse provata da elementi inequivocabili. Oltre al peso della droga, il ritrovamento di un bilancino di precisione sporco di sostanza, ritagli di buste per il confezionamento e nastro adesivo ha pesato sulla decisione. L'analisi tecnica ha rivelato la possibilità di ricavare ben 319 dosi medie singole, superando ampiamente la soglia del consumo personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché non contestava validamente le prove raccolte nei gradi precedenti, limitandosi a riproporre argomenti generici già respinti.
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Detenzione a fini di spaccio: ricorso generico e condanna confermata
Un uomo è stato condannato per detenzione a fini di spaccio dopo essere stato sorpreso con 7,75 grammi di cocaina suddivisi in 33 dosi. Durante un controllo di polizia, il soggetto ha tentato di disfarsi dello stupefacente e del denaro consegnandoli alla moglie presente in auto. La Corte d'Appello ha confermato la pena di sei mesi di reclusione e mille euro di multa. Il successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano generici e non indicavano specifiche violazioni di legge o carenze logiche nella sentenza impugnata. La Suprema Corte ha dunque confermato la condanna, imponendo anche il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione a fini di spaccio: i criteri
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione a fini di spaccio nei confronti di un soggetto trovato in possesso di 89 grammi di hashish. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, la Corte ha valorizzato elementi quali l'assenza di reddito lecito e l'incompatibilità tra il pezzo unico di sostanza e gli spinelli già pronti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva genericamente questioni di merito già ampiamente motivate nel grado precedente.
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Detenzione a fini di spaccio: gli indizi sufficienti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione a fini di spaccio. La Corte ha stabilito che, anche in assenza di prove dirette della vendita, la finalità di spaccio può essere provata da una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come le modalità di confezionamento della sostanza, il luogo del fermo e l'assenza di prova dell'uso personale. La Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti dell'imputato.
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Detenzione a fini di spaccio: il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione a fini di spaccio. La decisione si fonda sul principio che la valutazione degli elementi di prova, come la quantità di droga, la suddivisione in dosi e il luogo del ritrovamento, spetta al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, a meno che la motivazione della sentenza impugnata non sia manifestamente illogica.
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Detenzione a fini di spaccio: ricorso inammissibile
Un individuo condannato per detenzione a fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è riesaminare le prove, ma verificare la corretta applicazione della legge. La motivazione della corte d'appello, basata su plurimi indizi come il possesso di un bilancino, contabilità dello spaccio e denaro ingiustificato, è stata ritenuta logica e non censurabile.
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Detenzione a fini di spaccio: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per detenzione a fini di spaccio. La difesa sosteneva l'uso personale, ma la presenza di undici dosi di cocaina, bilancini di precisione e materiale per il confezionamento è stata ritenuta prova sufficiente dell'intento di vendita. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti, ma solo la corretta applicazione della legge, confermando la decisione precedente.
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Detenzione di droga: quali indizi provano lo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. La sentenza chiarisce che, per distinguere l'uso personale dallo spaccio, non basta considerare la quantità, ma è necessaria una valutazione complessiva di tutti gli indizi, come la presenza di un bilancino, la suddivisione in dosi e le modalità di conservazione della sostanza stupefacente.
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Detenzione a fini di spaccio: appello inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione a fini di spaccio di cocaina. La condanna, basata su elementi come dosi suddivise, strumenti di confezionamento e contabilità, è stata confermata in appello con motivazione adeguata, rendendo il ricorso una mera reiterazione dei motivi già respinti.
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Confisca denaro stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato la confisca di una somma di denaro disposta nei confronti di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio. La sentenza chiarisce che, in assenza di una prova di cessione, il denaro non può essere considerato automaticamente profitto del reato. La questione della confisca denaro stupefacenti è stata rinviata al Tribunale per una nuova valutazione, che dovrà applicare i criteri della 'confisca per sproporzione' previsti dall'art. 240-bis c.p.
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Detenzione a fini di spaccio: gli indizi sufficienti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione a fini di spaccio. La Corte ha stabilito che la presenza congiunta di sostanza stupefacente già suddivisa in dosi, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento e una somma di denaro costituiscono un quadro probatorio sufficiente a dimostrare l'intento di spacciare, rendendo il ricorso una mera richiesta di rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Detenzione a fini di spaccio: prova e concorso
La Corte di Cassazione esamina i ricorsi di tre imputati condannati per detenzione a fini di spaccio, ricettazione ed evasione. La sentenza chiarisce i criteri per distinguere lo spaccio dall'uso personale, la prova del dolo nella ricettazione e la differenza tra concorso nel reato e connivenza. La Corte rigetta quasi tutti i ricorsi, confermando le condanne, ma annulla parzialmente la sentenza per un imputato a causa di un errore nel calcolo della pena.
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Detenzione a fini di spaccio: motivazione e attenuanti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, da cui era possibile ricavare 301 dosi. L'ordinanza rigetta il ricorso, ritenendo le censure generiche e una mera riproposizione di argomenti già valutati. La Corte ha validato la motivazione della sentenza di appello, basata su prove come i ripetuti accessi di assuntori presso l'abitazione, il materiale per il confezionamento e le modalità di custodia della droga. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, giustificato dalla personalità allarmante dell'imputato e dalla strutturazione dell'attività illecita.
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Detenzione a fini di spaccio: quando è reato?
Un individuo condannato per detenzione a fini di spaccio di circa 5 grammi di cocaina ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che elementi come la suddivisione della droga in numerose dosi e la sua elevata qualità sono sufficienti a dimostrare l'intento di spacciare, anche a fronte di un quantitativo non ingente.
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