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Destinazione Allo Spaccio

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72 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Destinazione allo spaccio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. La Corte ha stabilito che la valutazione dei fatti e delle prove, come la quantità di droga, il confezionamento e il possesso di denaro, rientra nella competenza esclusiva dei giudici di merito. Poiché la motivazione della Corte d'Appello è stata ritenuta logica e adeguata, il ricorso è stato respinto, confermando che la destinazione allo spaccio era stata correttamente accertata.
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Destinazione allo spaccio: prova e Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, ribadendo i criteri per provare la destinazione allo spaccio. Vengono considerati decisivi elementi oggettivi come il numero di dosi ricavabili, la presenza di un bilancino di precisione e la reazione violenta dell'imputato al controllo. La Corte sottolinea che il ricorso non può limitarsi a chiedere una nuova valutazione dei fatti già esaminati dal giudice di merito.
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Destinazione allo spaccio: gli indizi secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione ribadisce che per accertare la destinazione allo spaccio non basta il superamento dei limiti di quantità, ma occorre una valutazione complessiva di tutti gli indizi, come la suddivisione in dosi, le modalità di detenzione, le circostanze del ritrovamento e la condizione economica del soggetto.
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Destinazione allo spaccio: quando la quantità basta?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di 152 grammi di marijuana. La Corte ha confermato che la destinazione allo spaccio si desume non solo dalla grande quantità (pari a 935 dosi), ma anche da altri indizi come lo stato di disoccupazione dell'imputato e i suoi precedenti penali, rendendo inverosimile la tesi dell'uso personale.
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Destinazione allo spaccio: prova e indizi decisivi
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio di un individuo trovato in possesso di droga, un bilancino e un coltello. La Corte ha ritenuto che la destinazione allo spaccio fosse provata non solo dalla quantità, ma da un insieme di indizi inequivocabili come il tentativo di fuga e l'atto di disfarsi di un marsupio contenente il tutto. La versione dell'imputato è stata giudicata fantasiosa e inattendibile.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio (art. 73, c. 5, D.P.R. 309/90). L'imputato sosteneva che la sostanza fosse per uso personale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo che in sede di legittimità non si possono rivalutare i fatti. Ha inoltre confermato che, sebbene il solo peso della sostanza non sia una prova decisiva, il superamento dei limiti tabellari, unito ad altri indizi, costituisce un valido fondamento per accertare la destinazione allo spaccio.
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Destinazione allo spaccio: prova e condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per due individui per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La sentenza chiarisce che la destinazione allo spaccio può essere provata da indici oggettivi come il quantitativo elevato (69 dosi), il confezionamento in singole dosi e le modalità di occultamento, rendendo irrilevante la tesi dell'uso personale. La Corte ha inoltre rigettato la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la gravità oggettiva della condotta.
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Destinazione allo spaccio: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che la destinazione allo spaccio era evidente da una serie di indizi, tra cui la quantità e varietà delle droghe, la loro suddivisione in dosi e il possesso di materiale per il confezionamento. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Destinazione allo spaccio: gli indizi secondo la Corte
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ribadisce che la destinazione allo spaccio può essere provata attraverso una serie di elementi oggettivi e univoci, come il frazionamento in dosi, il possesso di denaro di vario taglio e di strumenti per il confezionamento, rendendo il ricorso una mera richiesta di rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Destinazione allo spaccio: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ritenuto manifestamente infondata la tesi dell'uso personale, confermando che la destinazione allo spaccio può essere desunta da più indizi, quali la quantità della sostanza, il suo confezionamento in dosi e l'incompatibilità con la situazione economica del detentore.
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Destinazione allo spaccio: prova e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione si basa sulla logicità della motivazione della Corte d'Appello, che aveva dedotto la destinazione allo spaccio da una serie di indizi: il quantitativo della sostanza (71 grammi di marijuana), la sua suddivisione in involucri e il possesso di un bilancino di precisione. La Cassazione ribadisce che non può riesaminare il merito dei fatti, ma solo verificare l'assenza di vizi logici evidenti nella sentenza impugnata.
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Spaccio di stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. I giudici hanno stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di quanto già discusso e rigettato in appello. Inoltre, la Corte ha confermato che elementi come il quantitativo della sostanza (sufficiente per 313 dosi), il ritrovamento in luoghi diversi e l'assenza di un'attività lavorativa costituivano prove sufficienti della destinazione allo spaccio, escludendo l'uso personale. Un ulteriore motivo, relativo alla particolare tenuità del fatto, è stato respinto perché presentato per la prima volta in Cassazione, e quindi tardivo.
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