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Destinazione Allo Spaccio

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72 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Dall’uso personale alla destinazione allo spaccio
Un soggetto ha impugnato la condanna per possesso di hashish sostenendo l'assenza di prove certe sulla destinazione allo spaccio della sostanza. La difesa ha invocato l'uso personale della droga sequestrata. I giudici hanno invece confermato la responsabilità penale valorizzando il sequestro di cento grammi di hashish e le dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, ribadendo che il peso della sostanza e le altre prove concordanti escludono l'uso personale, condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio: il ricorso inutile costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, sostenendo che non vi fosse prova della destinazione allo spaccio di novantasei grammi di droga. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio di legittimità non può riesaminare le prove o i fatti già accertati. Inoltre, i giudici hanno ritenuto corretto il diniego delle attenuanti generiche, rientrante nei poteri discrezionali del giudice di merito. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio: barattolo di vetro smentisce le dosi
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso de L'Imputato, condannato in appello per detenzione di marijuana. I giudici hanno riscontrato gravi vizi di motivazione sulla destinazione allo spaccio. La sentenza d'appello conteneva un macroscopico errore sul quantitativo (confondendo 1,362 grammi di principio attivo con oltre un chilo di sostanza) e affermava erroneamente la presenza di dosi già confezionate, smentita dagli atti che parlavano solo di un barattolo di vetro. Inoltre, i giudici di merito avevano liquidato con troppa superficialità una differenza di peso di ben 13 grammi tra la prima pesatura dei Carabinieri e quella successiva del laboratorio scientifico. Per queste ragioni, la Cassazione ha annullato la condanna, disponendo un nuovo processo.
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Destinazione allo spaccio o uso personale? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di cocaina. L'imputato contestava la destinazione allo spaccio della sostanza, sostenendo l'uso personale. La Suprema Corte ha chiarito che la destinazione allo spaccio non deve essere provata dall'imputato, ma spetta all'accusa dimostrarla. Nel caso specifico, il possesso di venticinque involucri contenenti cocaina pura, sufficienti per sessantatré dosi, costituisce un indizio schiacciante dell'attività illecita. I giudici hanno inoltre negato le attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti specifici dell'uomo e della gravità del fatto. Infine, la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto è stata respinta perché presentata per la prima volta in Cassazione. Di conseguenza, la condanna a sei mesi di reclusione e ottocento euro di multa è diventata definitiva.
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Destinazione allo spaccio: il prelievo smaschera l’uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che la droga sequestrata, pari a 1310 dosi medie, fosse destinata all'uso personale, evidenziando la mancanza di prove di vendita immediata. I giudici hanno invece confermato la destinazione allo spaccio. Tale conclusione si basa sul fatto che l'uomo non era un consumatore abituale e aveva effettuato un consistente prelievo bancario per acquistare la sostanza. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Droga in borsa: uso personale o destinazione allo spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna per spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella borsa dell'uomo frammenti di hashish, lame, un tagliere, accendini, una somma di denaro e un foglio con cifre. La Suprema Corte ha ritenuto logica la ricostruzione dei giudici di merito, i quali hanno desunto la destinazione allo spaccio proprio da questi elementi, configuranti una vera e propria contabilità separata dell'attività illecita. I giudici hanno inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche e del beneficio della non menzione della condanna, non sussistendo elementi a favore dell'imputato o pericoli per il suo reinserimento sociale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio: uso personale o condanna penale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di merito avevano accertato la destinazione allo spaccio della sostanza stupefacente rinvenuta, basandosi sul quantitativo, sull'elevato principio attivo e sulla suddivisione in dosi. L'imputato contestava tale ricostruzione e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente, rilevando che la valutazione sulla destinazione allo spaccio era logica e corretta. Inoltre, i numerosi precedenti penali del soggetto escludevano la concessione di sconti di pena, evidenziando una spiccata pericolosità sociale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio o uso personale?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. L'imputato sosteneva che la cocaina rinvenuta fosse destinata al consumo personale. Tuttavia, i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi su elementi concreti: la droga era già suddivisa in dosi e nascosta in casa, l'uomo non era un assuntore abituale, e possedeva biglietti con nomi e cifre oltre a un'ingiustificata somma di denaro contante. La Cassazione ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio: l’uso personale non regge in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato sosteneva che la sostanza stupefacente fosse destinata all'uso personale e che la pena fosse eccessiva. I giudici hanno invece confermato la destinazione allo spaccio basandosi sul ritrovamento di droghe di vario tipo, due bilancini di precisione, materiale per il confezionamento e un quaderno con nomi e cifre. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove e la determinazione della pena rientrano nei poteri discrezionali del giudice di merito, escludendo ogni rivalutazione in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Stupefacenti: Uso Personale vs. Intento di Vendita, la Cassazione Decide
Un Individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti (Art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990) dopo il ritrovamento di diverse droghe, bilancini e materiale per il confezionamento. L'Individuo ha presentato ricorso, sostenendo che le sostanze fossero per uso personale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. La Corte ha ritenuto che gli elementi oggettivi (quantità, varietà delle droghe, modalità di detenzione, presenza di bilancini e appunti) dimostrassero inequivocabilmente la destinazione allo spaccio. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Disoccupato con droga: confermata la destinazione allo spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo trovato in possesso di hashish e cocaina. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, i giudici hanno stabilito la destinazione allo spaccio della droga. La decisione si basa su una serie di indizi convergenti: la diversità delle sostanze (39 dosi di hashish e 11 di cocaina), il possesso di denaro in piccolo taglio, lo stato di disoccupazione dell'imputato e la sua presenza in un luogo noto per lo spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Destinazione allo spaccio: condanna basata su indizi e packaging
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per detenzione di droga ai fini di spaccio. La decisione si basa su prove indirette, come le modalità di confezionamento della sostanza, il possesso di strumenti per dividerla in dosi e la dichiarazione di un acquirente. Secondo i giudici, questi elementi sono sufficienti a dimostrare la destinazione allo spaccio, anche senza un'analisi chimica che accerti il principio attivo. L'imputato è stato condannato perché il suo ricorso è stato giudicato inammissibile, in quanto chiedeva una nuova valutazione dei fatti e introduceva questioni non sollevate in appello. La sentenza ribadisce che la prova dell'intento di spacciare può derivare da un insieme di indizi chiari e concordanti.
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Destinazione allo Spaccio: bilancino e dosi incastrano l’imputato
Un uomo viene condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. Alla vista delle forze dell'ordine, getta sei involucri di marijuana, per un totale di 10 grammi. Una perquisizione a casa sua rivela la presenza di un bilancino di precisione. La Corte di Cassazione conferma la condanna, stabilendo un principio chiaro: anche per piccole quantità, la prova della destinazione allo spaccio può derivare da un insieme di indizi. In questo caso, il frazionamento in dosi, il tentativo di disfarsi della sostanza e il possesso di un bilancino sono stati ritenuti sufficienti a escludere l'uso puramente personale. L'imputato perde il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Droga dal carcere: non è uso personale ma destinazione allo spaccio
Un detenuto lancia una bustina di droga dalla finestra della sua cella. Sostiene che fosse per uso personale, ma i giudici lo condannano per detenzione con finalità di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo un principio importante: la prova della destinazione allo spaccio non richiede di assistere alla vendita, ma può essere dedotta da qualsiasi elemento indiziario logico. Nel caso specifico, l'ammissione dell'imputato di fare da intermediario è stata decisiva. La Corte ha anche negato la concessione di sconti di pena, a causa dei gravi precedenti penali dell'uomo. L'imputato perde il ricorso e la sua condanna diventa definitiva.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto sorpreso a detenere hashish e cocaina in strada. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. La destinazione allo spaccio è stata correttamente accertata dai giudici di merito basandosi sul dato ponderale, sulla tipologia di sostanze e sull'osservazione diretta di una cessione da parte delle forze dell'ordine.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto trovato in possesso di 65 grammi di marijuana, ritenendo sussistente la destinazione allo spaccio. La decisione si basa su elementi oggettivi quali il numero di dosi ricavabili (117), il frazionamento della sostanza in più contenitori e il possesso di un bilancino di precisione. Fondamentale è stata anche la testimonianza di un acquirente che ha confermato acquisti settimanali per un lungo periodo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a richiedere una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per reati legati agli stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso. La decisione si fonda sulla corretta ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito, i quali hanno desunto la **destinazione allo spaccio** da elementi inequivocabili: il possesso di 14 involucri pronti, due bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, purché la motivazione sia logica e coerente.
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Destinazione allo spaccio: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La questione centrale riguardava la **destinazione allo spaccio** della sostanza, contestata dalla difesa che invocava l'uso personale. Gli Ermellini hanno stabilito che la Corte d'Appello aveva motivato correttamente la decisione basandosi su elementi oggettivi quali il dato quantitativo, le modalità di custodia e il comportamento del soggetto. Poiché il ricorso si limitava a riproporre questioni di fatto già risolte senza evidenziare vizi logici, è stata disposta anche la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, la destinazione allo spaccio è stata confermata sulla base di indici oggettivi: il possesso di circa 15 dosi di cocaina, il rinvenimento presso l'abitazione di strumenti per il confezionamento e di una significativa somma di denaro. La Corte ha ritenuto tali elementi prevalenti rispetto alle generiche doglianze del ricorrente.
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Destinazione allo spaccio: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto trovato in possesso di marijuana, dichiarando inammissibile il ricorso. La decisione si basa sulla chiara destinazione allo spaccio della sostanza, desunta dal ritrovamento di un bilancino di precisione e di numerose bustine trasparenti per il confezionamento nello stesso luogo in cui era occultata la droga. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità se la motivazione dei giudici di merito è logica e coerente.
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