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Depauperamento Patrimoniale

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La diminuzione del valore del patrimonio di una società. È un elemento essenziale per configurare il reato di bancarotta fraudolenta, in quanto indica il danno concreto subito dai creditori.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta: simulazione di vendita e condanna definitiva
Un amministratore di società, 'Il Gestore', è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale. Ha ceduto beni aziendali a titolo gratuito tramite un simulato contratto di vendita poco prima del fallimento della sua azienda. La Corte d'Appello ha confermato la sua responsabilità, rilevando indizi come il mancato incasso del prezzo e il passaggio dell'amministratore della società acquirente alla società fallita. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore, confermando che la bancarotta fraudolenta si perfeziona con il distacco del bene dal patrimonio, indipendentemente dalla possibilità di recupero successivo. Il Gestore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Bancarotta fraudolenta: condanna per vendita fittizia a sé stessi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione a carico degli amministratori di una società fallita. Essi avevano ceduto l'unico ramo d'azienda produttivo a una nuova società, a loro stessi riconducibile, senza però incassare il prezzo pattuito. Questa operazione ha svuotato il patrimonio della vecchia società, lasciando i creditori senza garanzie. Secondo la Corte, la cessione di un bene aziendale senza un corrispettivo reale e incassato costituisce un atto di distrazione penalmente rilevante. La difesa, che sosteneva di aver compensato il prezzo pagando alcuni debiti, non è stata accolta, poiché tali pagamenti erano parziali e non giustificavano il mancato incasso del valore dell'azienda.
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Concorso in bancarotta: famiglia svuota l’azienda, condannati
La Cassazione ha condannato per bancarotta fraudolenta gli amministratori di una società e i loro familiari. Questi ultimi, tramite una nuova azienda, avevano beneficiato del trasferimento sistematico di beni e contratti dalla società poi fallita. La Corte ha ribadito il principio del concorso dell'extraneus in bancarotta: anche chi non ha cariche formali risponde del reato se partecipa consapevolmente alle operazioni distrattive. Non è necessario aver causato il fallimento, è sufficiente la consapevolezza di impoverire il patrimonio sociale a danno dei creditori. La condanna è stata quindi confermata per tutti i soggetti coinvolti nel disegno fraudolento.
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Bancarotta fraudolenta: svuotano l’azienda, la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta per distrazione a carico degli amministratori di una società in crisi. Essi avevano svuotato l'azienda trasferendo sistematicamente tutti i suoi beni di valore (marchio, clienti, know-how) a una nuova società creata appositamente. L'operazione, mascherata da vendite separate a un prezzo irrisorio, aveva il solo scopo di frodare i creditori, lasciando la vecchia società come una scatola vuota. La sentenza stabilisce che tali manovre, finalizzate a spogliare un'impresa del suo patrimonio, integrano pienamente il reato, indipendentemente dalla forma giuridica utilizzata per il trasferimento.
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Bancarotta per operazioni dolose: quando c’è reato?
La Corte di Cassazione, con la sentenza 39793/2025, affronta un caso di bancarotta per operazioni dolose, stabilendo un principio chiave: per la condanna non è sufficiente dimostrare un conflitto d'interessi dell'amministratore, ma è necessario provare un effettivo danno patrimoniale per la società. La Corte ha annullato una condanna relativa all'affitto di un ramo d'azienda perché, nonostante le irregolarità, la società fallita aveva incassato un importo superiore al valore del bene. Ha invece confermato la condanna per la cessione gratuita di un contratto di leasing, ritenuta un'operazione palesemente dannosa.
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Consumazione truffa: quando si perfeziona il reato?
Un soggetto ha richiesto l'estinzione di un reato di bancarotta fraudolenta, beneficio negato a causa di una successiva condanna per truffa. Il dibattito verteva sul momento esatto della consumazione truffa contrattuale. La Corte di Cassazione ha chiarito che il reato si perfeziona non con la consegna della merce o dell'assegno, ma nel momento del definitivo danno patrimoniale per la vittima, che in questo caso è coinciso con il protesto dell'assegno postdatato. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto.
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