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Deliberazione

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La deliberazione (correntemente detta anche delibera) è l'atto giuridico imputato ad un collegio, costituito da una pluralità di persone, e non a queste singolarmente. Sono deliberazioni gli atti degli organi collegiali pubblici e privati; secondo la natura e le competenze di tali organi, le loro deliberazioni possono essere atti di diritto privato, atti normativi, provvedimenti o atti endoprocedimentali.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Amministratore si auto-paga: Cassazione ribalta l’assoluzione per infedeltà patrimoniale
La Corte di Cassazione ha annullato l'assoluzione di un amministratore di società, accusato di infedeltà patrimoniale. L'amministratore aveva effettuato un bonifico di oltre 27.000 euro dal conto aziendale al proprio, giustificandolo come pagamento di provvigioni. La Cassazione ha evidenziato un grave conflitto di interessi, poiché l'amministratore non aveva dimostrato l'autorizzazione della società né la corretta liquidazione delle provvigioni. Inoltre, il contratto di agenzia presentava vizi formali e l'agente non era iscritto regolarmente. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio civile, che dovrà accertare la sussistenza del danno patrimoniale.
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Validità provvedimento giudiziario: l’ordine del giudice in pensione annullato
Il Giudice per le Indagini Preliminari di Verbania ha ordinato la prosecuzione delle indagini per diffamazione. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il giudice aveva emesso il provvedimento dopo essere andato in pensione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che la **validità provvedimento giudiziario** dipende dalla capacità del giudice al momento della deliberazione. Poiché il giudice non faceva più parte dell'ordine giudiziario, l'ordinanza è stata annullata.
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Furto aggravato dalla violenza sulle cose: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato dalla violenza sulle cose nei confronti di un uomo che si era introdotto in un immobile scardinando la porta d'ingresso per asportare dei beni. Il ricorrente lamentava la mancata notifica del rinvio dell'udienza di deliberazione, svoltasi con rito cartolare emergenziale, e l'inutilizzabilità della testimonianza della persona offesa basata su fonti anonime. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel rito cartolare emergenziale il differimento della deliberazione non lede il diritto di difesa se la discussione scritta si è già conclusa. Inoltre, l'effrazione della porta era stata accertata autonomamente dalle indagini, rendendo irrilevante la segnalazione anonima. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Principio di immutabilità del giudice: annullata la condanna
Alcuni imputati, condannati in appello per gravi reati associativi, hanno proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione del principio di immutabilità del giudice. Durante il processo d'appello, infatti, la discussione finale e la formulazione delle conclusioni si erano svolte davanti a un collegio giudicante diverso da quello che ha poi effettivamente deliberato la sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la deliberazione da parte di magistrati diversi da quelli che hanno assistito alla discussione determina una nullità assoluta e insanabile del provvedimento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte di appello affinché si proceda a un nuovo giudizio nel rispetto delle regole processuali.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Il Ricorrente ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte di Appello. Tuttavia, la decisione era stata depositata in cancelleria completa di motivazioni contestualmente alla lettura del dispositivo. In questo caso, la legge prevede un termine per il ricorso in Cassazione di soli quindici giorni dalla deliberazione. Avendo presentato l'impugnazione oltre questa scadenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Di conseguenza, il cittadino ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Condono fiscale: decide il deposito, non la decisione interna
Il Contribuente impugna tre dinieghi di condono fiscale emessi dall'Amministrazione Finanziaria. L'ufficio riteneva che la lite non fosse più pendente poiché la decisione era stata deliberata dai giudici prima dell'entrata in vigore della legge di sanatoria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Contribuente. I giudici di legittimità chiariscono che una sentenza esiste giuridicamente solo dal momento del suo deposito ufficiale in cancelleria (pubblicazione) e non dalla semplice decisione interna (deliberazione). Di conseguenza, poiché il deposito è avvenuto dopo l'entrata in vigore della norma sul condono fiscale, la controversia doveva considerarsi ancora pendente. Il Contribuente ottiene così il diritto di accedere alla definizione agevolata della lite.
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Concordato in appello: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due imputati contro una sentenza della Corte d'Appello. Il primo ricorrente, avendo aderito al concordato in appello, ha rinunciato implicitamente ai motivi riguardanti l'affermazione di responsabilità, rendendo superflua ogni ulteriore motivazione del giudice sul punto. La seconda ricorrente ha contestato il diniego di un termine a difesa, ma la Suprema Corte ha chiarito che, nelle udienze camerali non partecipate del periodo emergenziale, una volta depositati gli scritti difensivi, l'attività delle parti è conclusa e non sussiste alcun diritto al rinvio per la sola fase di deliberazione.
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Reato continuato: quando il piano criminale è escluso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato, il quale lamentava il mancato riconoscimento del **reato continuato**. La Suprema Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte criminose non configura automaticamente la continuazione se manca la prova di un disegno unitario predeterminato. La semplice scelta di uno stile di vita basato sull'illegalità, definita come programma di vita delinquenziale, non permette l'applicazione del cumulo giuridico delle pene, richiedendo invece una specifica rappresentazione anticipata dei singoli reati.
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Motivazione della sentenza: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'imputata condannata per tentata rapina. La questione centrale riguardava la validità della motivazione della sentenza, che in un precedente grado era stata erroneamente redatta con riferimenti a un altro processo. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di errore materiale nell'affoliazione della motivazione, il giudice può procedere alla nuova redazione del documento senza dover celebrare nuovamente l'udienza o citare le parti, purché il dispositivo resti invariato. È stata inoltre confermata la qualificazione del reato come rapina, data la chiara volontà di neutralizzare la vittima per sottrarre beni.
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Reato continuato: quando il giudice lo nega
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che richiedeva il riconoscimento del **reato continuato** per una serie di condotte illecite. I giudici hanno stabilito che la distanza temporale di diversi anni tra i fatti e l'assenza di una programmazione unitaria escludono l'applicazione dell'art. 81 c.p. La Corte ha ravvisato nelle condotte non un disegno criminoso unico, ma una inclinazione abituale alla commissione di reati estemporanei.
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Reato continuato: quando manca il disegno unitario
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato che richiedeva il riconoscimento del **reato continuato** tra diverse condotte illecite. La difesa sosteneva che un furto commesso nel 2019 dovesse essere unito ad altri episodi sotto un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha invece stabilito che la semplice vicinanza temporale o una generica propensione a delinquere non sono sufficienti per applicare l'istituto. Nel caso di specie, il furto è stato considerato un atto impulsivo nato dall'occasione casuale di un furgone lasciato aperto, escludendo la necessaria programmazione unitaria.
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Sezione Specializzata Imprese e consorzi: la competenza
Una società cooperativa ha impugnato le delibere assembleari di un consorzio riguardanti il bilancio e il recesso di alcuni membri. Il Tribunale di Roma ha dichiarato la propria incompetenza a favore del Tribunale di Tivoli, sostenendo che la Sezione Specializzata Imprese non fosse competente per i consorzi non costituiti in forma societaria. La Corte di Cassazione, investita della questione tramite regolamento di competenza, ha rilevato un'incertezza interpretativa circa l'estensione della competenza della Sezione Specializzata Imprese ai consorzi con rilevanza esterna, disponendo il rinvio alla pubblica udienza per un chiarimento nomofilattico.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione rigetta un ricorso, ribadendo i criteri per il riconoscimento della continuazione tra reati. È necessaria una programmazione iniziale e una deliberazione unitaria di più condotte in vista di un unico fine. Questo principio, che ammette un certo grado di adattamento, si applica anche al concorso tra il reato di partecipazione a un sodalizio criminale e i reati-fine, purché questi ultimi siano stati previsti dall'agente sin dal suo ingresso nell'associazione.
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