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Delazione

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

In diritto, per delazione si intende, eminentemente ai fini del diritto penale, una denuncia anche eventualmente anonima, con la quale si porta a conoscenza dell'autorità giudiziaria la commissione di un reato o di un altro illecito di cui vi sia stata consumazione o anche solo tentativo. Ma il termine ha anche un significato proprio nel diritto successorio, e ne aveva per la variante giuridica della lingua italiana anche uno corrispondente al concetto di "porto", sottinteso abusivo, come nel porto abusivo d'armi da fuocoMarco Antonio Savelli, Pratica Universale, Editore Paolo Monti, 1717. In Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene (1764), il termine è usato sia con riferimento alla delazione d'armi sia alla delazione "informativa".. Quest'ultimo parrebbe del tutto caduto in obsolescenza, così come un ancora più raro riferimento alla delazione del giuramento decisorio, che ebbe un lieve peso in dottrina quando si importava negli stati sardi un po' di diritto francese, o si cercava di portarlo a coerenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Legittimario pretermesso: finta vendita e tutela
La coniuge superstite ha impugnato due atti di vendita stipulati dal marito poco prima del decesso, sostenendo che si trattasse di finte alienazioni per svuotare il patrimonio ereditario. In seguito alla scoperta di un testamento che istituiva un erede universale diverso, la moglie ha assunto la qualifica di legittimario pretermesso e ha intrapreso l'azione per recuperare la propria quota di riserva. I parenti acquirenti contestavano la validità della richiesta, eccependo la mancanza della preventiva accettazione con beneficio di inventario e l'incompatibilità delle azioni proposte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli acquirenti: chi viene del tutto escluso dalla successione testamentaria non ha l'onere di accettare con beneficio di inventario per agire in giudizio e può legittimamente contestare la simulazione delle vendite al fine di reintegrare la propria quota legittima.
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Polizza vita e successione: eredi contro nipoti per le quote
Un uomo stipula una polizza vita indicando come beneficiari generici i propri "eredi legittimi". Al momento della stipula i suoi fratelli sono tutti vivi, ma tre di essi muoiono prima dell'assicurato, lasciando dei figli. Alla morte dell'assicurato, la compagnia ripartisce l'indennizzo in parti uguali tra i tre fratelli superstiti e i sei nipoti (figli dei fratelli deceduti), dividendo la somma in nove quote. Una sorella superstite contesta la divisione. La Cassazione accoglie il ricorso della donna, chiarendo le regole su polizza vita e successione: l'indennizzo va diviso inizialmente in sei quote uguali (pari ai fratelli originari). Le quote dei fratelli premorti spettano ai rispettivi figli per rappresentazione, e non in parti uguali tra tutti i superstiti. La causa viene rinviata per ricalcolare la somma spettante alla sorella.
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Qualità di erede e onere della prova: il fisco deve dimostrarlo
Un contribuente riceveva da una società di riscossione un invito al pagamento del contributo unificato dovuto dal padre defunto. I giudici di merito respingevano il ricorso del contribuente, ritenendo che spettasse a lui dimostrare di non aver accettato l'eredità. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la qualità di erede e onere della prova gravano sul creditore che richiede il pagamento. Non basta la semplice chiamata all'eredità o la presentazione della denuncia di successione per presumere l'accettazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione impugnata, rinviando la causa per un nuovo esame basato su questo principio.
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Imposta di successione: chi paga se cambia l’erede?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'imposta di successione non è dovuta dal chiamato all'eredità qualora una sentenza accerti la qualità di erede universale in capo a un altro soggetto. Nonostante la mancata impugnazione dell'avviso di liquidazione, la scoperta di un testamento olografo successivo travolge retroattivamente l'obbligo tributario del primo chiamato. La decisione impedisce al Fisco di riscuotere il tributo da chi ha perso la qualità di erede ex tunc.
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Imposta di successione: chi paga se cambia l’erede?
La Corte di Cassazione ha chiarito che l'imposta di successione non è dovuta dai chiamati all'eredità qualora intervenga una sentenza che riconosca un diverso erede universale. Nel caso di specie, alcuni eredi legittimi avevano ricevuto cartelle di pagamento basate su avvisi di liquidazione non impugnati. Tuttavia, la successiva scoperta di un testamento olografo ha spostato la qualità di erede su un altro soggetto. La Suprema Corte ha stabilito che il mutamento della devoluzione ereditaria travolge retroattivamente l'obbligo tributario dei primi chiamati, rendendo inefficace la pretesa fiscale anche se l'accertamento era divenuto formalmente definitivo.
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Rinuncia all’eredità: stop alla revoca tacita del Fisco
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento relativo a imposte di successione, eccependo di aver formalmente esercitato la Rinuncia all'eredità paterna. L'Agenzia delle Entrate sosteneva invece un'accettazione tacita dovuta alla gestione di immobili e al trasferimento di una sede societaria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la rinuncia formale non può essere revocata attraverso comportamenti concludenti, specialmente se tali atti sono giustificabili dalla preesistente qualità di comproprietario dei beni.
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Inammissibilità ricorso tributario: le nuove regole
Due contribuenti hanno impugnato un avviso di accertamento fiscale emesso nei confronti della loro madre defunta. La Commissione Tributaria Regionale aveva dichiarato l'appello inammissibile poiché non era stata allegata la ricevuta di spedizione della raccomandata, nonostante fosse presente l'avviso di ricevimento. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'avviso di ricevimento con timbro postale è prova sufficiente della tempestività della notifica, evitando così l'inammissibilità ricorso tributario per eccessivo formalismo.
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Condizione sospensiva: testamento valido se impossibile?
Un testatore nomina eredi i nipoti a condizione che lo assistano, ma poi rifiuta il loro aiuto, rendendo la condizione impossibile. La Corte di Cassazione stabilisce che la disposizione testamentaria resta valida. Se il testatore stesso impedisce l'avveramento di una condizione sospensiva ma non revoca la nomina a erede, la volontà di istituire l'erede prevale in base al principio del 'favor testamenti', e la condizione si considera come non apposta.
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Prova qualità di erede: i termini processuali da seguire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8545/2024, ha stabilito che la prova della qualità di erede, elemento costitutivo del diritto, deve essere fornita entro i termini processuali perentori per la produzione documentale (seconda memoria ex art. 183 c.p.c.). La produzione tardiva con la memoria per la prova contraria è inammissibile. La Corte ha respinto il ricorso di due eredi contro una compagnia assicurativa, poiché non avevano dimostrato tempestivamente il loro status, confermando che il semplice certificato di morte è insufficiente.
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Revoca testamento: niente tasse per l’erede revocato
La Corte di Cassazione chiarisce che la revoca del testamento ha efficacia retroattiva. Di conseguenza, il soggetto inizialmente nominato erede, che ha già presentato la dichiarazione di successione, non è tenuto al pagamento dell'imposta se un testamento successivo, revocando il primo, lo esclude dall'eredità. La corte ha stabilito che la revoca fa venir meno lo status di 'chiamato all'eredità', eliminando il presupposto stesso del tributo.
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Imposta di registro sentenza: fissa o proporzionale?
La Corte di Cassazione ha stabilito il corretto trattamento fiscale per l'imposta di registro su una sentenza. Quando un provvedimento giudiziario dichiara la nullità di un testamento e, di conseguenza, ordina la restituzione dei beni agli eredi legittimi, si applica un'unica imposta di registro in misura fissa. Le condanne al pagamento non sono considerate atti autonomi soggetti a imposta proporzionale, poiché sono funzionalmente collegate alla dichiarazione di nullità. Resta invece tassata separatamente la successiva divisione giudiziale dell'eredità.
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