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Definizione Agevolata

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3499 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Scontro col Fisco: la definizione agevolata ferma la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate e una società immobiliare, insieme ai suoi soci, si scontravano in Cassazione per un accertamento fiscale basato su movimenti bancari sospetti. Durante il processo, i contribuenti hanno chiesto l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, avendo aderito alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle) e pagato il dovuto. La Corte di Cassazione ha deciso di riunire i ricorsi e di rinviare la causa a nuovo ruolo. Questo rinvio serve a permettere all'Agenzia delle Entrate di verificare l'effettivo e regolare pagamento delle somme previste dalla sanatoria, prima di dichiarare ufficialmente chiuso il processo.
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Definizione agevolata ferma il fisco: Cassazione rinvia la causa
Un avvocato impugna una cartella di pagamento per IRAP, IVA e sanzioni relative agli anni 2000 e 2001. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il contribuente ricorre in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il professionista deposita una memoria documentando di aver ottenuto diversi provvedimenti di sgravio e di aver aderito, per la parte residua, alla definizione agevolata prevista dalla legge, provvedendo al pagamento delle relative rate. La Corte di Cassazione, preso atto di questi sviluppi che potrebbero portare all'estinzione del giudizio, rinvia la causa a nuovo ruolo. Dispone quindi un termine di sessanta giorni per consentire all'Agenzia delle Entrate di interloquire sui documenti presentati dal contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: il fisco perde per inattività
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che annullava gli avvisi di accertamento emessi nei confronti dei soci di una società di persone per costi ritenuti non deducibili. Nel corso del giudizio di Cassazione, i contribuenti hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte ha disposto la sospensione, ma nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Questo determina la chiusura definitiva della lite fiscale a favore dei contribuenti, che vedono così consolidarsi l'annullamento delle pretese del fisco.
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Fisco contro socio: l’estinzione del giudizio tributario
Un contribuente, socio al 50% di una società, ha impugnato un avviso di accertamento IRPEF. Durante il processo in Cassazione, il contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti. La Corte ha sospeso il processo. Tuttavia, nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha applicato la legge speciale e ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Con questa decisione, il processo si chiude definitivamente a seguito della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Definizione agevolata: lite chiusa ma spese a carico proprio
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per imposte dirette. Durante il processo in Cassazione, ha richiesto la sospensione del giudizio per aderire alla definizione agevolata prevista dal D.L. 119/2018. Successivamente, ha dimostrato il regolare pagamento di tutte le rate tramite i modelli F24, perfezionando così il condono. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio. Riguardo alle spese processuali, la Corte ha applicato la regola per cui le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria cancella la lite
Una contribuente, socia di una srl, impugnava un avviso di accertamento per redditi di capitale non dichiarati derivanti da operazioni inesistenti. Dopo i rigetti nei primi gradi, proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, la contribuente chiedeva la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie (pace fiscale). La Corte sospendeva il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha pronunciato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dalla contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alla lite sulle tasse
Un'azienda riceveva un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. Dopo aver impugnato l'atto nei primi gradi di giudizio, l'azienda ricorreva in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società chiedeva la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie (la cosiddetta pace fiscale). La Corte accoglieva la richiesta sospendendo il processo. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Suprema Corte ha applicato la sanzione processuale prevista dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del giudizio tributario, chiudendo definitivamente la lite senza entrare nel merito della contestazione iniziale.
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Estinzione del giudizio tributario: la pace fiscale salva la ditta
Una società riceve un avviso di accertamento per operazioni inesistenti e impugna l'atto. Dopo i rifiuti dei giudici di merito, la società ricorre in Cassazione. Successivamente, chiede la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Corte di Cassazione sospende il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro la scadenza del 31 dicembre 2020, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria intrapresa dalla società contribuente.
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Percentuale di ricarico: quando la media semplice è illegittima
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una società di calzature e i suoi soci, calcolando maggiori ricavi non dichiarati. Il fisco ha applicato una percentuale di ricarico basata sulla media aritmetica semplice. I contribuenti hanno contestato questo metodo, chiedendo l'applicazione della media ponderata poiché i prodotti venduti avevano valori e volumi molto diversi, soprattutto durante i saldi. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la legittimità del calcolo del fisco con una motivazione sbrigativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che la scelta tra media semplice e ponderata dipende dall'omogeneità della merce. Se i beni hanno valori differenti e i più venduti hanno ricarichi bassi, si deve usare la media ponderata. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Definizione agevolata: la sanatoria che ferma la Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza favorevole al Contribuente. Quest'ultimo ha richiesto la sospensione del processo per accedere alla definizione agevolata dell'avviso di accertamento impugnato. La Corte di Cassazione, rilevando l'impossibilità di decidere senza conoscere l'esito di tale istanza, ha ordinato alle parti di documentare se la sanatoria sia andata a buon fine. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, fissando un termine preciso per il deposito dei documenti.
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Definizione agevolata: si estingue la causa tra INPS e lavoratore
Un libero professionista contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS e il pagamento dei relativi contributi. Durante il giudizio di Cassazione, il lavoratore ha aderito alla definizione agevolata (cosiddetta rottamazione-ter), pagando integralmente il debito contributivo e documentando l'avvenuta regolarizzazione. La Corte di Cassazione ha preso atto del pagamento e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, l'INPS non può più pretendere le somme originarie e il processo si chiude definitivamente senza che nessuna delle parti debba pagare le spese legali del giudizio all'altra, in quanto i costi vengono assorbiti dalla definizione agevolata stessa.
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Cartelle esattoriali e definizione agevolata: stop alla causa
Uno Studio Legale impugnava due cartelle esattoriali per IVA, contestando la validità della notifica eseguita tramite un corriere privato anziché Poste Italiane. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente decideva di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, rinunciando formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, confermando che la rinuncia unilaterale estingue il processo senza necessità di accettazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Le spese di giudizio sono state compensate e non è stato applicato il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: vince la Società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante il disconoscimento di un'agevolazione fiscale per un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge numero 130 del 2022. Avendo la Società dimostrato il pagamento del cinque per cento del valore della controversia e la doppia decisione conforme nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la Società ottiene la chiusura definitiva della vertenza senza dover pagare le somme originariamente pretese dal fisco, con spese di giudizio compensate.
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Definizione agevolata dei carichi: stop alla causa con l’INPS
Un professionista ha impugnato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi per la Gestione Separata dell'anno 2009 e le relative sanzioni. Durante il giudizio di Cassazione, il lavoratore autonomo ha presentato istanza di adesione alla definizione agevolata dei carichi, la cosiddetta rottamazione delle cartelle esattoriali. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché l'accordo con l'ente previdenziale ha risolto la controversia. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti.
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Rottamazione quater: come estinguere la causa con l’INPS
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi. Dopo il ricorso in Cassazione, il ricorrente ha aderito alla Rottamazione quater per definire il debito in via agevolata. Avendo presentato la domanda di sanatoria, il lavoratore ha rinunciato formalmente al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, senza applicare il raddoppio del contributo unificato e senza condanna alle spese.
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Delega di firma dell’accertamento: valida anche senza nome
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento per maggiori ricavi nei confronti di una società immobiliare e dei suoi soci. Il giudice d'appello ha annullato gli atti ritenendo illegittima la delega di firma dell'accertamento perché non nominativa ma impersonale, indicando solo la qualifica del funzionario. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco contro i soci. La Corte ha chiarito che la delega di firma è un mero strumento organizzativo interno che non richiede l'indicazione del nome del delegato, essendo sufficiente l'individuazione della sua qualifica professionale. Per la società, il processo è stato dichiarato estinto per adesione alla definizione agevolata.
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Definizione agevolata: l’accordo cancella la lite con il Fisco
L'Azienda ha impugnato tre avvisi di accertamento per imposte non pagate, ritenuti illegittimi. L'Agenzia delle Entrate contestava la natura fittizia di alcuni contratti, stipulati solo per ottenere un indebito risparmio fiscale. Sia i giudici di primo grado che quelli di appello hanno dato ragione al fisco. Durante il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando quanto dovuto. L'ufficio tributario ha accettato la richiesta senza opporre dinieghi. Di conseguenza, l'Azienda ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite senza applicare la sanzione del doppio contributo unificato.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione respinge le domande tardive
Il caso riguarda la richiesta di un contribuente per ottenere il rimborso imposte sisma (IRPEF anni 2002-2005) a seguito degli eventi sismici del 2002 a Catania. La legge finanziaria del 2007 aveva previsto una riduzione del 50% delle imposte per i residenti colpiti. Il contribuente ha presentato la domanda di rimborso il 20 aprile 2009. L'Amministrazione Finanziaria ha eccepito la tardività della richiesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per i rimborsi derivanti da leggi successive al pagamento si applica il termine di decadenza biennale (art. 21 d.lgs. 546/1992) e non quello di quarantotto mesi. Poiché la legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2007, il termine scadeva il 1° gennaio 2009. La richiesta del contribuente è stata quindi respinta perché tardiva.
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Condono tributario e debiti contributivi: l’INPS non si cancella
Il Contribuente ha richiesto l'annullamento del proprio debito contributivo verso l'INPS, sostenendo che la definizione agevolata della lite fiscale avesse estinto anche la pretesa previdenziale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il condono tributario e debiti contributivi viaggiano su binari separati. L'accettazione del condono fiscale ha efficacia esclusivamente per il contenzioso con il fisco e non cancella l'obbligo di pagare i contributi previdenziali calcolati sul maggior reddito accertato, il quale mantiene valore presuntivo se non specificamente contestato dal lavoratore.
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Definizione agevolata: la rinuncia che azzera le spese
Una società impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte dirette e IVA relative all'anno 2006. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, la contribuente proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, la società decideva di aderire alla definizione agevolata dei carichi pendenti e presentava formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, rilevando che l'adesione alla definizione agevolata estingue la materia del contendere. I giudici hanno inoltre escluso l'obbligo di versare il doppio contributo unificato, normalmente dovuto in caso di rigetto o inammissibilità ordinaria dell'impugnazione.
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