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Definizione Agevolata

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3499 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: la Cassazione frena l’estinzione automatica
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non versate. Durante il giudizio di Cassazione, il Contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia, pagando le rate previste. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha notificato alcun diniego nei termini, il Contribuente ha chiesto l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la mancanza della ricevuta del primo pagamento e ha rinviato la causa, concedendo sessanta giorni per notificare l'elenco dei nuovi documenti all'Avvocatura dello Stato.
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Fisco contro imprese: la definizione agevolata estingue la lite
L'Amministrazione Finanziaria aveva emesso avvisi di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una Società Controllata e della sua Società Controllante, legate da un regime di tassazione di gruppo. Le società hanno impugnato gli atti, ottenendo ragione nei primi gradi di giudizio. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, le contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando le somme dovute. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria, rilevando che la definizione agevolata operata dalla controllata estende i suoi effetti benefici anche alla controllante coobbligata. Non essendo intervenuto alcun diniego dal Fisco né alcuna istanza di trattazione, la Corte ha dichiarato l'estinzione dei processi riuniti, lasciando le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: ammessa la cartella
L'Azienda riceveva una cartella di pagamento dall'Agenzia delle Entrate che disconosceva un credito IVA poiché la dichiarazione era stata inviata per posta anziché telematicamente. Durante la causa, l'Azienda chiedeva la definizione agevolata delle liti fiscali (condono), ma il Fisco la negava sostenendo che la cartella, derivando da controllo automatizzato, non fosse un "atto impositivo" condonabile. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, stabilendo che la cartella di pagamento costituisce un atto impositivo impugnabile e condonabile se rappresenta il primo e unico atto con cui il Fisco comunica la pretesa al contribuente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il diniego e dichiarato estinto il processo sulla cartella di pagamento.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento contro un'Azienda per presunte operazioni soggettivamente inesistenti, recuperando imposte dirette e IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Durante il processo di legittimità, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018, provvedendo ai relativi adempimenti e pagamenti. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura di sanatoria fiscale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa tributaria senza entrare nel merito delle violazioni contestate e compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Fisco e operazioni soggettivamente inesistenti: soci condannati
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società concessionaria e ai suoi soci una frode carosello basata su operazioni soggettivamente inesistenti per l'acquisto di auto, oltre all'omessa fatturazione di alcune vendite. La società ha aderito alla definizione agevolata, ottenendo l'estinzione del processo a suo carico. I soci, invece, hanno proseguito il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il loro ricorso, confermando la loro responsabilità. I giudici hanno chiarito che, a fronte degli indizi forniti dal Fisco sulla fittizietà degli intermediari, i contribuenti non hanno dimostrato di aver usato la massima diligenza professionale per evitare il coinvolgimento nella frode. Di conseguenza, i soci sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
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Rottamazione delle cartelle esattoriali: l’accordo estingue la lite
Un datore di lavoro agricolo si opponeva a un avviso di addebito dell'INPS relativo a differenze contributive per operai a tempo determinato. Durante il giudizio di Cassazione, il datore di lavoro ha aderito alla rottamazione delle cartelle esattoriali estinguendo il debito con il fisco. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo senza condanna alle spese, poiché la definizione agevolata assorbe i costi del giudizio pendente.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale sui carburanti
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'impresa individuale la deduzione dei costi del carburante per mancanza della scheda carburanti e pagamenti in contanti. Dopo le vittorie del contribuente nei gradi di merito, l'amministrazione proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, pagando la prima rata. Non essendo stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, in quanto la definizione agevolata assorbe anche i costi del contenzioso.
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Estinzione del giudizio tributario: la sanatoria vince sul Fisco
Il Contribuente impugnava le cartelle di pagamento per IRPEF e IVA. Dopo la decisione sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale, proponeva ricorso in Cassazione, chiedendo la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie. La Corte sospendeva il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la controversia si chiude definitivamente senza una decisione sul merito, consolidando gli effetti della sanatoria fiscale intrapresa dal contribuente.
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Estinzione del giudizio tributario: stop alle pretese del Fisco
Una contribuente impugna due avvisi di accertamento per operazioni inesistenti e costi indeducibili. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorre in Cassazione chiedendo la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. La Suprema Corte sospende il giudizio. Poiché nessuna delle parti ha provveduto alla riassunzione della causa entro il termine di legge stabilito al 31 dicembre 2020, la Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario. Di conseguenza, la lite fiscale si chiude definitivamente senza una decisione sul merito delle contestazioni originarie.
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Definizione agevolata: sanzioni cancellate anche se autonome
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento e un atto di contestazione per sanzioni nei confronti di una Società, contestando l'omesso versamento di ritenute alla fonte e irregolarità IVA. La Società ha richiesto la definizione agevolata per entrambi gli atti. L'ufficio tributario ha accolto la richiesta per l'accertamento ma ha negato la definizione agevolata per le sanzioni collegate all'omesso versamento, ritenendole autonome dal tributo. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento delle ritenute sono strettamente collegate al tributo. Di conseguenza, i giudici hanno annullato il diniego del Fisco e dichiarato estinto il processo per intervenuta definizione agevolata.
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Motivazione per relationem: il Fisco vince contro l’Azienda
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società e dei suoi soci per presunte frodi carosello nell'acquisto di auto. La contestazione si basava su un verbale della Guardia di Finanza. I giudici di appello avevano annullato l'atto ritenendolo privo di autonoma valutazione e quindi non motivato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la motivazione per relationem (ossia il semplice rinvio a un atto già noto al contribuente) è pienamente valida. Per i soci che hanno aderito alla definizione agevolata la causa è stata dichiarata estinta, mentre per la società la decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame nel merito.
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Definizione agevolata: la società cancella il debito con il fisco
Una società contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte non pagate. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha chiesto la definizione agevolata della lite pendente, pagando la prima rata prevista dalla legge. Anche l'Amministrazione Finanziaria ha confermato il regolare perfezionamento della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, chiudendo definitivamente la controversia fiscale.
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Definizione agevolata delle controversie: pace fatta con il fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente alcuni avvisi di accertamento, contestando un reddito superiore rispetto a quello dichiarato sulla base di incrementi patrimoniali non giustificati. Durante il giudizio in Cassazione, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata delle controversie per sanare la propria posizione fiscale, provvedendo al pagamento della prima rata. L'Amministrazione Finanziaria non ha notificato alcun diniego nei termini di legge e ha successivamente aderito alla richiesta di chiusura della lite. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese del giudizio a carico della parte che le ha anticipate.
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Termine dilatorio di sessanta giorni: il fisco ha fretta ma perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi nei confronti di una società e dei suoi soci per violazione del termine dilatorio di sessanta giorni previsto dall'art. 12, comma 7, della legge 212/2000. La società ha estinto la propria posizione aderendo alla definizione agevolata. Per i soci, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. I giudici hanno confermato che l'inosservanza del termine dilatorio di sessanta giorni per l'emanazione dell'atto impositivo dopo un accesso nei locali aziendali ne determina la nullità insanabile. L'imminente scadenza dei termini di accertamento non costituisce una valida ragione d'urgenza per anticipare l'invio dell'atto. Di conseguenza, i soci vincono definitivamente la causa e gli accertamenti fiscali nei loro confronti sono annullati.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop liti
L'Agenzia delle Dogane ha contestato a una società importatrice e ai suoi spedizionieri il mancato inserimento dei diritti di licenza nel valore delle merci importate, irrogando sanzioni. Durante il giudizio in Cassazione, le società hanno richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, rilevando la sussistenza dei presupposti di legge, e ha disposto la sospensione del giudizio con rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Rinuncia al ricorso: niente raddoppio del contributo unificato
Un contribuente ha presentato ricorso per revocazione contro una decisione sfavorevole in materia di IVA. Successivamente, ha depositato una formale rinuncia al ricorso per poter aderire alla definizione agevolata delle liti tributarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta l'obbligo di pagare il raddoppio del contributo unificato. Questa sanzione si applica infatti solo nei casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, e non può essere estesa per analogia alla rinuncia volontaria.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra fisco e società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA emesso nei confronti di una società di distribuzione gas. La CTR aveva ravvisato la violazione del termine dilatorio per l'emissione dell'atto. Durante il giudizio di Cassazione, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata e chiedendo l'estinzione del giudizio. La Suprema Corte, riscontrata la regolarità della documentazione e il pagamento effettuato, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: inammissibile ma senza sanzioni
Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi esattoriali e ha presentato un atto di rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, l'atto non è stato notificato alla controparte come richiesto dalla legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancanza di notifica impedisce l'estinzione formale del processo, ma determina comunque l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, compensato le spese e stabilito che non è dovuto il doppio contributo unificato, poiché l'inammissibilità è sopravvenuta a causa dell'adesione alla sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: stop alle liti e nessun raddoppio tasse
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per un maggior reddito di partecipazione in una società di persone. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, pagando l'intero debito tributario e chiedendo l'estinzione del processo. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere. I giudici hanno stabilito che non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché l'estinzione non equivale a un rigetto del ricorso, e le spese di giudizio restano compensate.
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Sospensione dei termini processuali: parità tra fisco e privati
L'Amministrazione Finanziaria e una Società Contribuente hanno impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva dichiarato inammissibili i loro rispettivi appelli per tardività. Il giudice di secondo grado riteneva che la sospensione dei termini processuali per la definizione agevolata non si applicasse all'ufficio fiscale e richiedesse la previa presentazione della domanda di condono da parte del contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto entrambi i ricorsi, stabilendo che la sospensione dei termini processuali opera in modo automatico (ope legis) per tutte le parti del processo, purché la lite sia astrattamente definibile. Non rileva, quindi, l'effettiva presentazione della domanda di sanatoria. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame.
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