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Deducibilità Dei Costi

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132 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Operazioni soggettivamente inesistenti: no alla detrazione IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato tre avvisi di accertamento a una società per irregolarità IVA legate a cessioni di beni. La società ha impugnato gli atti chiedendo l'applicazione retroattiva di una norma di favore che consente la deduzione dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di merito hanno rigettato il ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la disciplina più favorevole introdotta nel 2012 si applica esclusivamente alle imposte dirette. In materia di IVA, invece, resta precluso il diritto alla detrazione per le fatture relative a operazioni soggettivamente inesistenti, poiché l'indicazione di un soggetto fittizio altera la corretta applicazione dell'imposta. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente il ricorso della società, condannandola a pagare le spese di giudizio.
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Assoluzione e deducibilità dei costi: il Fisco vince sull’IVA
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda la deducibilità dei costi e la detrazione dell'IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. Dopo una prima sentenza sfavorevole, l'azienda ha ottenuto la revocazione parziale della decisione a seguito dell'assoluzione penale dei suoi amministratori. Il giudice di rinvio ha però annullato l'intero accertamento, compresa la parte sull'IVA ormai definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'assoluzione penale permette di ridiscutere la deducibilità dei costi solo per le imposte dirette, ma non tocca il blocco dell'IVA. Inoltre, l'azienda deve comunque dimostrare l'inerenza e la competenza di tali spese. La causa torna quindi alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame limitato alle imposte dirette.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: il Fisco perde la prova
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'indebita deduzione di costi e detrazione IVA, ipotizzando un'interposizione fittizia nell'acquisto di spazi pubblicitari e contestando operazioni oggettivamente inesistenti. La Commissione Tributaria Regionale ha invece accertato l'effettiva realtà delle transazioni commerciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che l'Amministrazione finanziaria ha l'onere di provare l'inesistenza delle operazioni attraverso indizi precisi e concordanti. Poiché i giudici di merito hanno accertato la reale attività di intermediazione svolta dalla società, la Cassazione non può riesaminare i fatti. Di conseguenza, la società vince definitivamente la causa e mantiene il diritto a dedurre i costi e detrarre l'IVA.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
Una società commerciale riceveva un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di alcuni costi aziendali ai fini Ires, Irap e Iva per l'anno 2005. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva in Cassazione. La società contribuente presentava istanza di sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle liti tributarie prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Frode carosello: sì alla deduzione dei costi se i beni sono reali
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società l'indebita detrazione dell'Iva e la deduzione di costi per l'acquisto di telefoni cellulari, ritenendo le operazioni inesistenti all'interno di una frode carosello. I giudici di merito hanno confermato la ripresa a tassazione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso della società. La Corte ha stabilito che, in caso di frode carosello con operazioni soggettivamente inesistenti, i costi reali sostenuti per l'acquisto di beni effettivamente commercializzati sono deducibili ai fini delle imposte dirette (Ires e Irap). La sentenza di secondo grado è stata quindi cassata con rinvio per verificare la reale natura delle operazioni.
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Fatture per operazioni inesistenti: condannato l’amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per l'Amministratore di una società di commercio di tartufi. L'imputato ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da ditte fittizie (cosiddette cartiere) per coprire gli acquisti effettuati direttamente da raccoglitori privati privi di partita IVA. Questo meccanismo fraudolento serviva a evitare l'obbligo di autofatturazione e il versamento dell'IVA non detraibile, accumulando un falso credito d'imposta. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, ribadendo che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti non sono mai deducibili ai fini fiscali e che le testimonianze di parenti e dipendenti non bastano a smentire le prove oggettive raccolte dalla Guardia di Finanza.
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Operazioni inesistenti: il Fisco vince contro i costi fittizi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di revisione l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti, sia oggettive che soggettive, emesse da società fittizie. Il giudice d'appello aveva parzialmente accolto le ragioni della contribuente, riconoscendo in via equitativa la deducibilità del 70% dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che per le operazioni oggettivamente inesistenti i costi sono totalmente indeducibili e che il giudice non può determinare le deduzioni in modo arbitrario o equitativo. Inoltre, la sentenza d'appello ha violato le regole processuali riconoscendo deduzioni su voci di costo ormai definitive e non impugnate. La decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: i costi sono deducibili
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una società di capitali e i suoi soci per l'anno d'imposta 2007, contestando presunte operazioni soggettivamente inesistenti e oggettivamente inesistenti con un'altra ditta. I contribuenti hanno impugnato gli atti, ma la Commissione Tributaria Regionale ha confermato le pretese del Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei contribuenti, rilevando che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia sulla deducibilità dei costi relativi alle operazioni soggettivamente inesistenti. Secondo la legge, infatti, tali costi sono deducibili se effettivi e inerenti, a differenza di quelli per operazioni oggettivamente inesistenti. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame dei costi deducibili e delle difese specifiche dei soci.
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Fisco contro contribuente: il vero valore probatorio del PVC
Una Contribuente, titolare di un'impresa di pulizie poi conferita in una società, impugnava un avviso di accertamento per maggiori imposte basato su un processo verbale della Guardia di Finanza. I giudici d'appello confermavano l'atto impositivo ritenendo che il verbale facesse piena prova fino a querela di falso sulla inesistenza e indeducibilità dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Contribuente, chiarendo il reale valore probatorio del PVC. I giudici di legittimità hanno stabilito che la fede privilegiata del verbale copre solo i fatti descritti come avvenuti in presenza dei verificatori, e non le loro valutazioni personali o la veridicità dei documenti esaminati. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei documenti difensivi.
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Operazioni inesistenti: quando la perizia smentisce il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro un commerciante, contestando l'uso di fatture per operazioni inesistenti emesse da un fornitore. I giudici di merito hanno parzialmente accolto il ricorso del contribuente, distinguendo tra acquisti reali e fittizi grazie a una perizia calligrafica e ai registri di carico e scarico. La Corte di Cassazione ha rigettato sia il ricorso del Fisco sia quello del contribuente. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione delle prove spetta solo ai giudici di merito e non è riesaminabile in sede di legittimità. Inoltre, ha respinto la richiesta del contribuente di dedurre i costi delle operazioni soggettivamente inesistenti, poiché quest'ultimo non ha fornito elementi concreti per dimostrarne l'effettività e l'inerenza.
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Deducibilità dei costi: negata la spesa per la società cartiera
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, qualificata come società cartiera priva di reale operatività, per aver utilizzato fatture false in una frode carosello. La società ha impugnato l'atto chiedendo il riconoscimento della deducibilità dei costi, sostenendo che le operazioni fossero solo soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la totale assenza di una struttura aziendale rende le operazioni oggettivamente inesistenti. Di conseguenza, la deducibilità dei costi è esclusa, poiché non si tratta di acquisti reali. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il raddoppio dei termini di accertamento per la presenza di indizi di reato. La società perde la causa ed è condannata a pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità dei costi: stop della Cassazione alla cartiera
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società in liquidazione, qualificata come società cartiera all'interno di una frode carosello. La società ha impugnato l'atto chiedendo il riconoscimento della deducibilità dei costi relativi alle operazioni contestate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno chiarito che, sebbene la legge consenta la deducibilità dei costi per operazioni soggettivamente inesistenti se i beni sono reali, tale regola non si applica quando la società è una mera cartiera priva di reale operatività. In questo caso, le operazioni sono considerate oggettivamente inesistenti, escludendo qualsiasi diritto alla deduzione. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Deducibilità dei costi: no ai finti acquisti delle cartiere
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società in liquidazione, accusata di essere una società cartiera coinvolta in una frode carosello. La società ha impugnato l'atto chiedendo il riconoscimento della deducibilità dei costi relativi a operazioni che riteneva solo soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che la deducibilità dei costi è ammessa per le operazioni soggettivamente inesistenti, poiché i beni sono realmente acquistati e commercializzati. Al contrario, tale diritto è escluso per le operazioni oggettivamente inesistenti. Nel caso specifico, la totale assenza di una struttura operativa e la natura di mero schermo della società dimostrano l'inesistenza oggettiva delle operazioni, rendendo indeducibili i relativi costi. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Fatture per operazioni soggettivamente inesistenti: stop e rinvio
Un'azienda ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'uso di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti ai fini Iva, Ires e Irap. Dopo una complessa vicenda giudiziaria, il Giudice del rinvio ha confermato la legittimità delle sanzioni e delle imposte dovute. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'omessa valutazione di prove decisive, come la regolare contabilità e l'assenza di coinvolgimento nella frode, e la mancata applicazione della deducibilità dei costi per le imposte dirette. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato la mancanza del fascicolo d'ufficio dei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, ha ordinato l'acquisizione dei documenti e ha rinviato la trattazione della causa a nuovo ruolo, senza ancora decidere nel merito.
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Somministrazione illecita di manodopera: l’azienda perde l’IVA
Una società di logistica ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria contestava l'indebita detrazione IVA e l'indeducibilità di costi per servizi di facchinaggio, riqualificati come somministrazione illecita di manodopera. Inoltre, l'ufficio contestava l'indeducibilità dei compensi erogati ai propri amministratori tramite fittizi contratti di consulenza, privi della preventiva delibera assembleare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che la somministrazione illecita di manodopera comporta la nullità del contratto e impedisce la detrazione dell'IVA e la deduzione dei costi IRAP. Inoltre, i compensi degli amministratori richiedono sempre una specifica delibera dei soci, senza la quale le spese non sono deducibili. La società è stata condannata anche al pagamento delle spese di giudizio.
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Accertamento analitico-induttivo: ricavi presunti ma costi dedotti
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a una Società un avviso di accertamento per maggiori imposte Ires, Iva e Irap, basato su indagini bancarie. La Società ha impugnato l'atto contestando il vizio di delega del firmatario e la mancata deduzione dei costi legati ai maggiori ricavi presunti. La Corte di Cassazione ha rigettato la contestazione sulla delega di firma, ritenendola valida anche senza motivazione espressa. Tuttavia, ha accolto il ricorso della Società per quanto riguarda la carenza di motivazione del giudice d'appello sulle movimentazioni bancarie e sulle schede carburante. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di accertamento analitico-induttivo, il contribuente ha il diritto di dimostrare e dedurre i costi di produzione correlati ai maggiori ricavi, anche in via presuntiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Somministrazione irregolare di manodopera: no a deduzione IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'utilizzo di contratti di appalto fittizi che nascondevano una somministrazione irregolare di manodopera. Il fisco richiedeva il pagamento delle ritenute d'acconto non effettuate e contestava la deducibilità dei costi ai fini IRAP. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per quanto riguarda le ritenute, l'obbligo del committente sorge solo se i lavoratori chiedono in tribunale il riconoscimento del rapporto di lavoro. Al contrario, per l'IRAP, i costi derivanti dall'appalto nullo non sono mai deducibili, indipendentemente dall'azione dei lavoratori. La Corte ha quindi accolto parzialmente il ricorso del fisco, negando la deducibilità dei costi IRAP.
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Prestito di azioni ed elusione: la Cassazione taglia le sanzioni
Un'azienda immobiliare ha stipulato un contratto di prestito di azioni con una società estera, deducendo dalle tasse commissioni elevatissime che superavano gli utili stessi. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, qualificandola come elusiva e priva di reale sostanza economica. La Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità di tali costi, equiparando il prestito di azioni all'usufrutto di titoli: se i dividendi sono esenti da tassazione, le commissioni pagate per ottenerli non possono essere dedotte. Tuttavia, i giudici hanno accolto la richiesta subordinata dell'azienda di applicare una sanzione ridotta, in virtù della sopravvenienza di una legge successiva più favorevole (lex mitior). La sentenza è stata quindi annullata limitatamente al ricalcolo delle sanzioni.
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Accertamento analitico-induttivo: il Fisco vince sui patti verbali
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società di gestione di apparecchi da gioco, contestando maggiori ricavi e costi indeducibili per l'anno 2007. Il Fisco ha rideterminato i ricavi basandosi sui dati dei concessionari di rete. La società si è difesa sostenendo di aver pagato compensi extra agli esercenti e di aver subito perdite per malfunzionamenti tecnici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la legittimità dell'accertamento analitico-induttivo. I giudici hanno stabilito che le modifiche agli accordi di ripartizione dei ricavi richiedono la forma scritta e che gli ammanchi tecnici non possono essere stimati in percentuale ma vanno provati con certezza. Inoltre, l'onere della prova per la deducibilità dei costi spetta interamente al contribuente. La società perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Deducibilità dei costi: la Cassazione stoppa i soci-agenti
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di persone la deducibilità dei costi relativi a provvigioni pagate ai propri soci, qualificati come agenti di commercio. L'ufficio ha quindi accertato un maggior reddito di partecipazione in capo al singolo socio. La Commissione Tributaria Regionale ha inizialmente ritenuto inesistente un reale rapporto di agenzia, qualificando i compensi come utili societari, ma ha contraddittoriamente ammesso la deducibilità dei costi professionali dei soci. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio finanziario, rilevando un contrasto logico insanabile nella decisione dei giudici di appello. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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