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Decadenza

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3363 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità solidale negli appalti: l’azienda risponde del TFR
Un lavoratore ha chiesto il pagamento di differenze retributive e TFR all'azienda committente, ritenendola responsabile in solido con le cooperative appaltatrici. L'azienda committente ha eccepito la decadenza, sostenendo che il termine biennale decorresse dalla fine dei singoli contratti di appalto e non dall'ultimo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. Ha stabilito che, in caso di contratti successivi senza interruzioni con lo stesso appaltatore, il termine di due anni per far valere la responsabilità solidale negli appalti decorre dalla cessazione effettiva dell'intero rapporto. Inoltre, la Corte ha confermato che la responsabilità solidale comprende anche le quote di TFR, in quanto hanno natura di retribuzione differita. Vince il lavoratore.
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Responsabilità solidale negli appalti: paga il committente
Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze retributive e del TFR accumulati durante un appalto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda committente, confermando la sua responsabilità solidale negli appalti. I giudici hanno chiarito due punti fondamentali: in caso di contratti di appalto consecutivi e senza interruzioni con lo stesso fornitore, il termine di decadenza di due anni per chiedere i pagamenti inizia a decorrere solo dalla fine dell'ultimo contratto (cessazione effettiva dell'appalto) e non dalla scadenza dei singoli contratti intermedi. Inoltre, la responsabilità solidale del committente copre anche le quote di TFR, in quanto quest'ultimo costituisce una forma di retribuzione differita. L'azienda committente è stata quindi condannata in via definitiva a pagare quanto spettante al lavoratore.
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Fideiussione omnibus: clausole nulle ma il debito resta
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo da un milione di euro, eccependo la nullità della loro fideiussione omnibus poiché riproduceva lo schema ABI del 2003, sanzionato dall'Antitrust. La Corte d'Appello dichiara la nullità delle singole clausole anticoncorrenziali, ma salva il resto del contratto e nega la decadenza della banca. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei garanti. Gli Ermellini chiariscono che la nullità delle clausole non si estende all'intero contratto se non si prova la loro essenzialità. Inoltre, in presenza di una garanzia autonoma a prima richiesta, per evitare la decadenza semestrale prevista dalla legge è sufficiente una richiesta stragiudiziale di pagamento, senza necessità di avviare un'azione giudiziaria. I garanti perdono la causa e devono pagare le spese di giudizio.
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Decadenza della fideiussione: la banca inerte perde il credito
Il Fideiussore ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla Società di Cartolarizzazione per il pagamento di un finanziamento non rimborsato dal debitore principale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non prova da sola la cessione del singolo credito se contestata. Inoltre, la Corte ha chiarito che la clausola di deroga all'articolo 1957 del codice civile ha carattere abusivo nei contratti con i consumatori, determinando la decadenza della fideiussione se il creditore rimane inerte per anni. Non basta inviare una diffida stragiudiziale; il creditore deve coltivare l'azione con costante diligenza per non gravare ingiustamente sul garante. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Nullità fideiussione ABI: firma aziendale contro consumatore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che contestava un decreto ingiuntivo emesso per un debito societario. Il ricorrente invocava la tutela del consumatore e la nullità fideiussione ABI per violazione delle norme antitrust, chiedendo la liberazione dal debito per decadenza del creditore. La Suprema Corte ha chiarito che la qualifica di consumatore si valuta al momento della firma del contratto: avendo firmato come amministratore della società, il garante agiva per scopi professionali. Inoltre, sebbene la nullità delle clausole anticoncorrenziali sia rilevabile d'ufficio, la conseguente eccezione di decadenza del creditore è un'eccezione in senso stretto. Pertanto, non essendo stata sollevata tempestivamente nel giudizio di primo grado, la richiesta è stata dichiarata inammissibile. Il garante è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Sospensione feriale dei termini: rito del lavoro batte concorso
Un candidato escluso da una selezione per dirigente di un ente pubblico ha impugnato la graduatoria. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, confermando la nomina del concorrente precedente. Il candidato ha proposto ricorso in Cassazione oltre il termine di sei mesi, ritenendo applicabile la sospensione feriale dei termini poiché la causa riguardava una procedura concorsuale e non un rapporto di lavoro già in essere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, se una causa viene trattata con il rito del lavoro, non si applica la sospensione feriale dei termini, indipendentemente dall'esattezza della scelta del rito. Il rito adottato dal giudice determina infatti le regole per il calcolo delle scadenze processuali.
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Riliquidazione della pensione: il ritardo cancella i diritti
Un pensionato ha contestato la decorrenza della propria pensione di anzianità stabilita dall'Inps, chiedendo la riliquidazione della pensione per ottenere le mensilità arretrate. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, dichiarando l'azione inammissibile per decorrenza dei termini. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che la decadenza triennale si applica anche alle azioni di riliquidazione della pensione già in essere. Poiché il trattamento era decorso prima dell'entrata in vigore della riforma del 2011, il termine di tre anni ha iniziato a decorrere dal 6 luglio 2011 ed è scaduto prima del deposito del ricorso giudiziario, avvenuto solo nell'ottobre 2014. Il pensionato perde definitivamente la causa.
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Opposizione allo stato passivo: perso credito milionario
Una società veicolo, creditrice cessionaria, ha proposto opposizione allo stato passivo contro il fallimento di un'impresa edile per ottenere l'ammissione di crediti derivanti da mutui fondiari e un conto corrente. Il Tribunale ha respinto la richiesta poiché la creditrice non ha indicato specificamente nell'atto introduttivo i documenti a supporto, producendoli tardivamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, nell'opposizione allo stato passivo, tutti i documenti devono essere indicati dettagliatamente nel ricorso iniziale a pena di decadenza, anche se già presenti nel fascicolo informatico della procedura fallimentare. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e a sanzioni per lite temeraria.
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Nullità fideiussione antitrust: liberi anche i garanti specifici
I Fideiussori si opponevano al decreto ingiuntivo di una Banca, eccependo la nullità delle garanzie prestate per violazione delle norme sulla concorrenza. La Corte d'Appello condannava i garanti, ritenendo che la fideiussione specifica fosse esclusa dalla tutela anticoncorrenziale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti, stabilendo che il giudice non può escludere a priori la nullità fideiussione antitrust solo perché la garanzia è di tipo specifico. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame del contratto.
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Fideiussione a prima richiesta: stop all’inerzia delle banche
Il Fideiussore proponeva opposizione a un decreto ingiuntivo ottenuto dalla Banca per il pagamento dei debiti di una società. Il garante eccepiva la decadenza della garanzia per violazione dell'articolo 1957 del codice civile. La Corte d'Appello qualificava il contratto come fideiussione a prima richiesta, ritenendo sufficiente una semplice richiesta stragiudiziale per evitare la decadenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del garante, stabilendo che, anche in presenza di una fideiussione a prima richiesta, l'invio di una richiesta stragiudiziale non basta se il creditore non coltiva successivamente la pretesa con la dovuta diligenza. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, rinviando la causa alla Corte d'Appello per verificare se la condotta della Banca sia stata effettivamente diligente e tempestiva.
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Rimborso IVA al consorzio: il fisco non può negarlo fuori tempo
Un Consorzio chiede il Rimborso IVA per un credito accumulato negli anni. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso sostenendo che il Consorzio avrebbe dovuto addebitare i costi alla Società Consorziata, operazione che avrebbe generato un'imposta a debito annullando il credito. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso della Società Consorziata (subentrata al Consorzio). I giudici stabiliscono che il fisco non può negare il Rimborso IVA eccependo un mancato addebito dei costi se sono ormai scaduti i termini di decadenza per emettere un formale avviso di accertamento. La causa viene rinviata al giudice di merito per verificare la scadenza di tali termini.
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Credito d’imposta cinema: la tardività costa il beneficio
L'Amministrazione Finanziaria ha recuperato a tassazione il credito d'imposta cinema concesso a una società di produzione cinematografica, poiché quest'ultima lo aveva indicato in dichiarazioni integrative considerate tardive. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che i crediti d'imposta per incentivi al cinema devono essere indicati, a pena di decadenza, sia nella dichiarazione dei redditi del periodo di concessione sia in quella di utilizzo. Trattandosi di una dichiarazione di volontà di natura negoziale, essa è irretrattabile e non può essere modificata successivamente per rimediare a una dimenticanza, salvo vizi della volontà riconoscibili dall'amministrazione. Di conseguenza, la società perde il beneficio fiscale per non aver rispettato i termini di dichiarazione.
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Fideiussione omnibus: la diffida scritta batte la decadenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società garante, confermando la validità del recupero crediti avviato nei suoi confronti. La controversia riguardava una fideiussione omnibus e la presunta decadenza della banca dal diritto di escussione per mancata azione giudiziale entro sei mesi. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di nullità parziale delle clausole ABI, una formale richiesta stragiudiziale di pagamento inviata al debitore e al garante è sufficiente a impedire la decadenza ex art. 1957 c.c., senza necessità di una causa in tribunale. Inoltre, la Corte ha stabilito che lo special servicer incaricato del solo recupero crediti non deve essere iscritto all'albo degli intermediari finanziari, obbligo che grava solo sul master servicer.
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Detrazione IVA: si perde il credito se si saltano le dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che contestava una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato sull'anno d'imposta 2018. La contribuente pretendeva di utilizzare in compensazione un credito maturato nel 2011, nonostante avesse omesso la presentazione delle dichiarazioni fiscali per ben cinque annualità consecutive (dal 2012 al 2016). I giudici hanno chiarito che, sebbene la neutralità fiscale consenta la detrazione anche in assenza di dichiarazione annuale, l'esercizio del diritto alla detrazione IVA rimane tassativamente soggetto al termine di decadenza biennale previsto dalla legge. Avendo superato ampiamente tale limite temporale senza presentare le dichiarazioni o esercitare il diritto, la società è decaduta dal beneficio. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria ha legittimamente disconosciuto il credito d'imposta e richiesto il pagamento di quanto dovuto.
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DURC negativo: revocati gli sgravi all’azienda prima in regola
Un'azienda ha impugnato la revoca delle agevolazioni contributive decisa dall'INPS per il periodo 2015-2016. La società sosteneva che, avendo un documento di regolarità positivo all'epoca dei fatti, l'ente non potesse revocare i benefici retroattivamente sulla base di controlli successivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'emissione di un DURC negativo, derivante da violazioni sostanziali non sanate dopo l'invito a regolarizzare, comporta la decadenza dai benefici. Il possesso formale del documento all'epoca non impedisce il recupero delle somme se viene accertata una reale irregolarità nei pagamenti.
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Fideiussione omnibus: la nullità non salva il garante in ritardo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei garanti di una società fallita, confermando la loro condanna al pagamento del debito bancario. I garanti avevano rilasciato una fideiussione omnibus a favore di una banca, poi ceduta a una società finanziaria. Davanti ai giudici, i garanti hanno eccepito la decadenza della banca dal diritto di riscuotere il credito, sostenendo che la clausola di deroga fosse nulla perché conforme allo schema ABI anticoncorrenziale. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene la nullità della fideiussione omnibus sia rilevabile d'ufficio dal giudice, la parte ha comunque l'obbligo di allegare tempestivamente nel processo i fatti storici a supporto di tale nullità. Poiché i garanti hanno introdotto questi fatti in ritardo, oltre i termini di legge, il loro ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la vittoria della società creditrice.
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Fideiussione omnibus: la richiesta scritta salva il creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due garanti contro la decisione d'appello che li aveva condannati al pagamento di un debito bancario. I garanti eccepivano la decadenza del creditore dalla garanzia per non aver agito tempestivamente in giudizio contro il debitore principale fallito. La controversia ruotava attorno a una fideiussione omnibus contenente la clausola di "pagamento a semplice richiesta scritta". La Cassazione ha stabilito che le contestazioni sull'interpretazione del contratto e sulla natura consumeristica della garanzia erano inammissibili. La prima perché si limitava a contrapporre una diversa lettura del testo senza dimostrare violazioni dei criteri interpretativi; la seconda perché sollevata per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, i garanti perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Plusvalenza cessione aree edificabili: no se c’è un fabbricato
L'Agenzia delle Entrate ha riqualificato la vendita di un fabbricato abitativo, poi demolito dall'acquirente, come cessione di un terreno edificabile, richiedendo le imposte sulla plusvalenza. Gli eredi della contribuente hanno impugnato l'atto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che la vendita di un edificio esistente al momento del rogito non può essere tassata come cessione di area edificabile, anche se è prevista la successiva demolizione. Di conseguenza, non si applica la tassazione sulla Plusvalenza cessione aree edificabili. Inoltre, poiché l'immobile era adibito ad abitazione principale, l'operazione era esente da imposte e non sussisteva alcun obbligo di dichiarazione, rendendo tardivo l'accertamento notificato oltre i termini ordinari. Vince la parte contribuente, con condanna del fisco alle spese.
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Decadenza della fideiussione: vince il creditore contro i garanti
Una società finanziaria, cessionaria del credito di una banca, ha impugnato la sentenza che dichiarava la decadenza della fideiussione prestata da due garanti. I giudici di merito avevano ritenuto tempestiva l'eccezione dei garanti, facendo decorrere il termine semestrale per agire dalla semplice presentazione della domanda di concordato preventivo del debitore principale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il termine di decadenza della fideiussione non può decorrere da un fatto non ancora iscritto nel registro delle imprese, in quanto privo di pubblicità dichiarativa e quindi non conoscibile dal creditore. Inoltre, la Corte ha chiarito che i giudici devono indagare la reale volontà delle parti per verificare se una successiva dichiarazione costituisca una lecita rinnovazione del contratto e non una vietata convalida di un atto nullo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Fideiussore consumatore: la Cassazione ferma la banca in ritardo
Due garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo ottenuto da una banca per il pagamento di un debito societario. Il Tribunale rigetta l'opposizione qualificando le garanzie come contratti autonomi. La Corte d'Appello riforma parzialmente la decisione solo per le fideiussioni omnibus, ma omette di pronunciarsi sulla decadenza del termine per agire (stabilito in 36 mesi) e sulla nullità delle clausole abusive sollevata da uno dei garanti. Quest'ultimo, essendo socio di minoranza senza cariche amministrative, rivendica la qualifica di fideiussore consumatore. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei garanti, stabilendo che il giudice d'appello avrebbe dovuto esaminare la decadenza del credito e valutare la nullità di protezione a tutela del consumatore. La sentenza viene cassata con rinvio.
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