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Danno Ingiusto

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Nel diritto italiano e anche altri diritti viene considerato danno ingiusto qualunque lesione di interessi tutelati dall'ordinamento giuridico. Non tutti gli interessi sono rilevanti giuridicamente, il risarcimento dei danni è ammesso soltanto per la lesione di interessi altrui che costituiscono un "danno ingiusto"il danno ingiusto . Il danno ingiusto è il presupposto di un fatto illecito che a sua volta è fra i presupposti della responsabilità extracontrattuale

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità civile: quando un danno ingiusto genera l’obbligo di risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di Responsabilità civile, dove un Cittadino aveva subito un danno a causa della condotta negligente di un'Azienda. Il Cittadino chiedeva il risarcimento dei danni subiti. La sentenza ha ribadito i principi fondamentali della Responsabilità civile, confermando che l'Azienda aveva l'obbligo di risarcire il danno. La decisione sottolinea l'importanza del nesso di causalità tra la condotta e il danno, e l'onere della prova a carico di chi agisce. Il Cittadino ha ottenuto il risarcimento.
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Demolizione dell’immobile abusivo: nessun risarcimento danni
Un cittadino ha citato in giudizio il Comune e la Regione per ottenere il risarcimento dei danni a seguito dell'abbattimento di un fabbricato in cemento armato. L'immobile era stato distrutto in esecuzione di una condanna penale irrevocabile. Il proprietario sosteneva l'illegittimità dell'operazione per mancata notifica personale e per una potenziale sanabilità dell'opera. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente la richiesta risarcitoria. La demolizione dell'immobile abusivo non genera mai un danno ingiusto poiché ripristina la legalità violata ed elimina dal territorio un bene privo di riconoscimento giuridico. Nessun indennizzo spetta a chi perde un manufatto illecito, confermando la totale legittimità dell'intervento esecutivo.
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Minaccia a pubblico ufficiale: quando la parola diventa reato
Un cittadino è stato condannato per il reato di minaccia a pubblico ufficiale dopo aver rivolto frasi intimidatorie a un agente durante l'esercizio delle sue funzioni. La Corte d'appello ha ritenuto tali espressioni idonee a intimorire l'operatore e a ostacolarne il lavoro istituzionale, prospettando un danno ingiusto. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la gravità delle affermazioni. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna e stabilendo che anche semplici frasi, se idonee a turbare l'attività del pubblico ufficiale, integrano il reato. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di minaccia: bastano le parole della vittima per la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di minaccia. L'imputato aveva intimato alla vittima di lasciare l'Italia, prospettando gravi conseguenze e affermando che avrebbe "buttato giù tutto". La difesa contestava l'utilizzabilità della querela e l'attendibilità della persona offesa. I giudici hanno chiarito che la testimonianza della vittima, ritenuta pienamente attendibile, è sufficiente a fondare la condanna anche senza riscontri esterni. Inoltre, le parole pronunciate integrano perfettamente la minaccia di un danno ingiusto, idonea a intimidire il destinatario. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Estorsione del datore di lavoro: no al reato se manca l’assunzione
Un imprenditore ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione. L'accusa di estorsione derivava dall'aver proposto a candidate lavoratrici condizioni sottopagate sotto la minaccia di non assumerle. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si configura l'estorsione del datore di lavoro nella fase precedente all'assunzione. Poiché l'aspirante lavoratore non ha un diritto soggettivo all'assunzione, la prospettiva di un mancato impiego non costituisce una minaccia idonea a provocare un danno ingiusto rispetto allo stato di disoccupazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la misura cautelare per questo reato, ordinando l'immediata liberazione dell'indagato.
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Responsabilità Avvocato: Niente Danni se l’Accordo è una Frode
Una cliente cita in giudizio il proprio legale per non aver trascritto l'accordo di separazione che le assegnava metà della casa coniugale, permettendo ai creditori del marito di ipotecarla. La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento, escludendo la responsabilità professionale avvocato. È emerso, infatti, che l'accordo era una 'separazione simulata', un espediente creato unicamente per sottrarre l'immobile alla garanzia dei creditori. Poiché lo scopo dell'incarico era illecito, il danno subito dalla cliente non è stato considerato 'ingiusto' e, di conseguenza, non risarcibile. La condotta di entrambe le parti ha giustificato la compensazione delle spese legali.
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Offese in scritti difensivi: accusa di truffa, ma nessun danno
Un professionista ha chiesto il risarcimento per danno alla reputazione dopo che una cliente, in un precedente processo per il pagamento di compensi, lo aveva accusato di 'truffa' durante un interrogatorio. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, stabilendo un principio chiave sulle offese in scritti difensivi. L'articolo 598 del codice penale prevede una speciale immunità per le espressioni offensive usate in giudizio, a condizione che siano pertinenti all'oggetto della causa. Questa norma non solo esclude la responsabilità penale, ma anche quella civile. Di conseguenza, la frase, pur essendo forte, non costituisce un fatto illecito e non genera alcun diritto al risarcimento del danno.
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Estorsione per assunzione: condannato anche se paga lo Stato
Un uomo minaccia alcuni amministratori comunali per ottenere un posto di lavoro in un cantiere pubblico. Condannato per estorsione, si difende sostenendo che il danno economico non era a carico degli amministratori, ma dell'ente pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che si configura il reato di estorsione per assunzione anche quando il danno patrimoniale ricade su un soggetto terzo, come la Pubblica Amministrazione. La violenza sulla volontà degli amministratori, costretti ad agire contro i loro doveri, è sufficiente a integrare il reato, procurando un profitto ingiusto all'imputato e un danno all'ente.
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Atto lecito dannoso: Stato confisca edificio, proprietaria del suolo perde
Una cittadina, proprietaria di un terreno, si è vista confiscare dallo Stato un edificio costruito sopra di esso dal marito con proventi illeciti. Sebbene una sentenza penale le avesse restituito la proprietà del solo terreno, lo Stato ha mantenuto il possesso dell'area a causa della presenza dell'immobile confiscato. La proprietaria ha quindi chiesto un risarcimento per l'occupazione. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, qualificando la confisca come un 'atto lecito dannoso'. Secondo i giudici, l'interesse pubblico a sottrarre i beni di provenienza criminale prevale sull'interesse privato della proprietaria del suolo, escludendo in questo specifico caso il diritto a un risarcimento.
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Reato di violenza privata: tutelare il parcheggio non è reato
Un condomino viene accusato del reato di violenza privata per aver intimato agli ospiti di un vicino di non parcheggiare nel viale comune, avvertendoli che avrebbe chiamato le forze dell'ordine. I giudici di merito lo condannano al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e annulla la sentenza perché il fatto non sussiste. I giudici supremi chiariscono che minacciare di chiamare i Carabinieri per tutelare il proprio diritto di proprietà non costituisce la prospettazione di un danno ingiusto. Di conseguenza, manca l'elemento essenziale della minaccia richiesto per configurare l'illecito penale.
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Niente titolo, niente risarcimento danni per mancata assunzione
Una docente, cancellata dalle graduatorie scolastiche per mancanza del titolo abilitante, aveva ottenuto in via d'urgenza il reinserimento e richiesto il risarcimento danni per mancata assunzione. La Corte d'Appello le aveva inizialmente riconosciuto le retribuzioni perdute. Tuttavia, l'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Ministero. Il motivo centrale risiede in un precedente giudicato che aveva accertato in via definitiva la legittimità del licenziamento, in quanto l'insegnante era effettivamente priva del titolo. Di conseguenza, viene meno il diritto al risarcimento danni per mancata assunzione: non si può configurare un danno ingiusto se il diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro è stato definitivamente escluso, rendendo irrilevante la precedente inottemperanza ai provvedimenti cautelari provvisori.
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Tutela possessoria: risarcimento anche senza titolo
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una cittadina che, dopo essere stata privata del possesso di un alloggio di edilizia popolare, ha richiesto il risarcimento dei danni. Nonostante l'assenza di un titolo formale di assegnazione, la ricorrente aveva ottenuto una sentenza di reintegra passata in giudicato. La Suprema Corte ha stabilito che la tutela possessoria prescinde dalla titolarità di un diritto reale: lo spoglio illecito genera sempre un danno ingiusto risarcibile ex art. 2043 c.c., anche se la restituzione del bene risulta impossibile a causa di terzi occupanti.
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Tutela risarcitoria del concessionario: il caso del parco
Una società concessionaria di un parco tematico ha citato in giudizio il proprietario di alcuni terreni e della seggiovia per averle impedito l'uso delle piste dopo la scadenza di un accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la società ha diritto alla tutela risarcitoria per la lesione della sua 'detenzione qualificata', a prescindere dalla titolarità dei terreni e dalla validità formale della concessione pubblica, la quale non può essere sindacata dal giudice civile se non impugnata nelle sedi competenti.
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Rapporto non stabile: no al risarcimento danni
Una donna ha richiesto il risarcimento per la morte del compagno in un incidente stradale. Il Tribunale ha respinto la domanda perché il rapporto non stabile, durato circa un anno e senza coabitazione, non integra i requisiti di stabilità e comunanza di vita richiesti dalla giurisprudenza per riconoscere il danno da perdita del rapporto parentale.
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Riserva mentale matrimonio: nessun risarcimento danni
Un uomo ha citato in giudizio la sua ex coniuge per ottenere un risarcimento, sostenendo di essere stato ingannato poiché lei lo avrebbe sposato con la "riserva mentale matrimonio" di considerare l'unione solo una prova. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che la mancata comunicazione delle proprie incertezze sulla durata del vincolo non costituisce un illecito risarcibile, in quanto prevale la libertà di autodeterminazione matrimoniale, un diritto fondamentale della persona. La comunicazione di tali stati d'animo è considerata un dovere morale, non giuridico.
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Reato di estorsione: quando si configura violenza privata
Un imputato, condannato per il reato di estorsione per aver imposto l'assunzione e il cambio mansioni di due lavoratrici, vede il reato riqualificato in violenza privata dalla Cassazione. Poiché mancava il danno ingiusto per il datore di lavoro, che aveva comunque necessità di quel personale, cade l'accusa di estorsione. Il reato di violenza privata è stato poi dichiarato estinto per prescrizione.
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Concussione per costrizione: la Cassazione chiarisce
Un pubblico ufficiale minacciava il titolare di un bar di effettuare ispezioni fiscali e sanitarie pretestuose per estorcergli del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di concussione per costrizione, distinguendolo dall'induzione indebita. L'elemento chiave è stata la minaccia di un danno ingiusto (controlli in mala fede), che ha posto la vittima in una condizione di coercizione, senza che questa cercasse un vantaggio personale illecito.
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Danno da infiltrazioni: il proprietario è responsabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del proprietario di un appartamento per un danno da infiltrazioni causato all'unità immobiliare sottostante. La Corte ha stabilito che la responsabilità del proprietario, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., sussiste indipendentemente dal fatto che l'immobile fosse disabitato. Inoltre, è stato chiarito che il diritto al risarcimento per il danneggiato non viene meno neanche se il suo locale è stato oggetto di un mutamento di destinazione d'uso non autorizzato, poiché il danno alla struttura fisica del bene costituisce comunque un 'danno ingiusto'.
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Risarcimento sanzione disciplinare: no se ridotta
Un professionista, sospeso dal suo Ordine, ha chiesto il risarcimento per sanzione disciplinare dopo che questa è stata ridotta in appello a una semplice censura. La Cassazione ha negato il diritto al risarcimento, affermando che l'esecuzione immediata della sanzione originaria era legittima e non abnorme, e la successiva riforma non genera un danno ingiusto automatico.
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