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Danno Emergente

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196 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ritardata consegna della merce: chi paga se il prezzo crolla?
L'Acquirente ha richiesto il risarcimento dei danni al Venditore per la ritardata consegna della merce, nello specifico un carico di gasolio. Durante i giorni di ritardo, il prezzo di mercato del carburante era sceso notevolmente, causando una svalutazione del prodotto. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda ritenendo non applicabile il criterio automatico dell'articolo 1518 del codice civile e non provato il danno effettivo. La Corte di Cassazione ha invece accolto parzialmente il ricorso dell'Acquirente. I giudici hanno stabilito che, sebbene non si applichi l'articolo 1518 del codice civile in mancanza di risoluzione contrattuale, il giudice di merito deve comunque valutare se la perdita di valore della merce costituisca un danno risarcibile ai sensi dell'articolo 1223 del codice civile, anche ricorrendo a presunzioni semplici basate sul calo dei prezzi di mercato.
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Risarcimento delle spese legali: l’errore dell’ente costa caro
Un contribuente subisce un processo penale, dal quale viene assolto, a causa di una falsa comunicazione dell'ente della riscossione all'INPS. Il Giudice di Pace condanna l'ente al risarcimento del danno morale, ma nega il risarcimento delle spese legali sostenute per la difesa penale. In appello, il Tribunale nega totalmente il nesso causale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente: poiché l'ente non aveva impugnato la sentenza di primo grado sulla propria responsabilità, si era formato un giudicato interno. Di conseguenza, il Tribunale non poteva rimettere in discussione il legame tra la condotta dell'ente e il danno. La Cassazione stabilisce che il risarcimento delle spese legali deve essere valutato come voce autonoma di danno patrimoniale.
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Risarcimento danni per ritardo aereo: negato senza prove
Il Passeggero ha richiesto il risarcimento danni per ritardo aereo alla Compagnia Aerea per due voli tra Roma e Mykonos. Il Giudice di Pace e il Tribunale hanno rigettato la domanda, ritenendo non provati i danni supplementari e superflue le spese legali stragiudiziali. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibili i motivi di ricorso. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso del Passeggero è stato rigettato, con l'obbligo di pagare un ulteriore contributo unificato.
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Risarcimento del danno patrimoniale: no a fatture senza bonifici
Una proprietaria si oppone a un decreto ingiuntivo per spese condominiali non pagate, chiedendo il risarcimento del danno patrimoniale causato da infiltrazioni d'acqua provenienti dal tetto comune. La Corte d'Appello riduce il risarcimento escludendo le spese per i lavori già eseguiti, ritenendo le fatture prodotte non attendibili poiché emesse da parenti e prive di tracciabilità dei pagamenti. La Corte di Cassazione conferma la decisione e rigetta il ricorso. I giudici chiariscono che, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale per spese già sostenute, è indispensabile dimostrare l'effettivo esborso monetario. Inoltre, la liquidazione equitativa non può essere utilizzata per rimediare alla mancanza di prove dovuta alla negligenza della parte interessata.
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Risoluzione del contratto di appalto: risarcimento senza consegna
Una società italiana di costruzioni navali stipula un contratto con uno Stato estero per la fornitura di navi militari. A causa dell'invasione di un paese vicino da parte dello Stato committente e delle conseguenti sanzioni internazionali, il contratto si risolve per impossibilità sopravvenuta imputabile al committente. Sorge una controversia sulla quantificazione del risarcimento dei danni, in particolare se spetti la revisione dei prezzi pattuita anche per i beni prodotti ma non consegnati. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle società italiane, stabilendo che in caso di risoluzione del contratto di appalto privato per colpa del committente, il risarcimento del danno deve comprendere sia il danno emergente sia il lucro cessante, inclusa la revisione prezzi pattuita, a prescindere dall'avvenuta consegna dei beni.
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Concorrenza sleale: pubblicità ingannevole ma nessun risarcimento
Un rivenditore autonomo ha citato in giudizio una casa produttrice di calzature e il suo distributore ufficiale, lamentando atti di concorrenza sleale e intese restrittive della concorrenza. Il distributore ufficiale aveva pubblicato un annuncio pubblicitario che suggeriva l'originalità dei prodotti solo se acquistati presso la rete ufficiale. La Corte d'Appello ha accertato il carattere ingannevole della pubblicità, ma ha rigettato la domanda di risarcimento per mancanza di prove sul danno economico subito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del rivenditore, confermando che l'illecito concorrenziale non genera un risarcimento automatico in assenza di una prova rigorosa del decremento patrimoniale o del mancato guadagno.
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Risarcimento del danno: no al rimborso se la spesa non è reale
Un appaltatore ha richiesto il pagamento per la ristrutturazione di un tetto. Il committente si è opposto, chiedendo la detrazione dei costi per lo smontaggio di una gru lasciata in cantiere. Sebbene l'appaltatore avesse poi smontato la gru a proprie spese durante la causa, i giudici di merito hanno comunque decurtato la somma dovuta a titolo di risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'appaltatore, stabilendo che l'adempimento tardivo cancella il danno futuro. Il risarcimento del danno deve coprire solo le perdite reali e non può tradursi in un ingiusto arricchimento per il creditore che non ha sostenuto alcuna spesa.
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Abuso di posizione dominante: condanna milionaria ma c’è rinvio
L'Operatore Concorrente ha citato in giudizio L'Operatore Storico chiedendo il risarcimento dei danni per abuso di posizione dominante. Secondo l'accusa, confermata dall'Antitrust, L'Operatore Storico ha ostacolato i concorrenti rifiutando ingiustificatamente l'attivazione di servizi di rete a banda larga tra il 2009 e il 2011. I giudici di merito hanno condannato L'Operatore Storico a risarcire oltre cinque milioni di euro. La Corte di Cassazione, rilevando l'estrema complessità delle questioni giuridiche sollevate nel ricorso (tra cui il nesso di causalità e la prescrizione), ha deciso di non emettere una sentenza immediata, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Risarcimento danni locazione: paga l’inquilino se altri rifanno
I Locatori hanno chiesto il risarcimento danni locazione a L'Azienda conduttrice per aver riconsegnato un immobile commerciale in pessimo stato di manutenzione. L'Azienda si è difesa sostenendo che i danni erano stati riparati a spese del nuovo inquilino subentrante, escludendo così ogni reale perdita economica per i proprietari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che il danno si cristallizza al momento della riconsegna del bene. Il fatto che i proprietari abbiano concordato la ristrutturazione con il nuovo conduttore, magari accettando un canone inferiore, non cancella il decremento di valore dell'immobile. I Locatori vincono definitivamente la causa e hanno diritto al risarcimento.
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Risarcimento danni da intermediazione finanziaria: banca condannata
Un risparmiatore ha ottenuto il risarcimento danni da intermediazione finanziaria dopo aver acquistato titoli rischiosi (Argentina e Colombia) senza firma del contratto quadro e senza adeguate informazioni sui rischi. La Corte d'Appello ha ridotto il risarcimento escludendo il corretto calcolo del lucro cessante e degli interessi compensativi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'investitore, stabilendo che il risarcimento per inadempimento contrattuale costituisce un debito di valore. Di conseguenza, gli interessi compensativi non vanno calcolati sulla somma originaria o su quella rivalutata al momento della decisione, ma sulla somma originaria rivalutata anno per anno a partire dal giorno dell'illecito. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Tassazione risarcimento danni da precariato: il Fisco cede
Alcuni docenti precari hanno ottenuto un risarcimento dal Ministero dell'Istruzione per l'illegittima reiterazione di contratti a termine. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso dell'IRPEF trattenuta su tali somme, considerandole reddito imponibile. I lavoratori hanno impugnato il diniego. Durante il giudizio di Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha annullato il proprio diniego in autotutela, recependo l'orientamento giurisprudenziale favorevole ai contribuenti. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. La vicenda conferma che la tassazione risarcimento danni da precariato non è dovuta se le somme risarciscono la perdita del posto e non un mancato guadagno.
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Tassazione perdita di chance: il risarcimento non è reddito
Un aspirante tassista, escluso da un concorso comunale per l'assegnazione di licenze, ha impugnato la graduatoria. Le parti hanno poi raggiunto un accordo transattivo: i vincitori hanno pagato al ricorrente 180.000 euro per risarcire la perdita di chance di ottenere la licenza. Il contribuente ha pagato l'IRPEF sulla somma in via cautelativa, chiedendone poi il rimborso. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, ritenendo la somma tassabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la tassazione perdita di chance non è dovuta se il risarcimento non sostituisce un reddito perso, ma ristora la perdita di opportunità professionali future. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Tassazione risarcimento danno: risarcito il ritardo senza tasse
Una lavoratrice, inizialmente esclusa da un concorso pubblico, viene assunta in ritardo dopo una sentenza favorevole. Il Comune le riconosce un risarcimento per il ritardo nell'assunzione, calcolato in base agli stipendi persi, ma trattiene le tasse (Irpef). Il Consiglio di Stato stabilisce che l'intera somma le spetta senza trattenute, trattandosi di risarcimento per danno alla professionalità (danno emergente). Il Comune paga la differenza e chiede il rimborso al Fisco, che rifiuta. La Cassazione accoglie il ricorso del Comune: la tassazione risarcimento danno si applica solo se la somma sostituisce un reddito perso (lucro cessante). Se il risarcimento serve a riparare un danno diverso, come la perdita di chance o la lesione della professionalità, non è tassabile, anche se calcolato usando come parametro gli stipendi non percepiti. La causa torna ai giudici tributari per un nuovo esame.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile senza i fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un professionista contro la sentenza d'appello che lo condannava al risarcimento dei danni in favore di un fallimento. Il ricorrente contestava la prova del danno emergente basata su una fattura pro-forma. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato la violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorso non conteneva un'esposizione sommaria e chiara dei fatti di causa e della responsabilità professionale contestata. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza esame del merito e con l'obbligo di versare un ulteriore contributo unificato.
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Ingiustificato arricchimento: no alla tariffa piena per la P.A.
Alcuni professionisti hanno chiesto al Comune il pagamento per la redazione di un progetto urbanistico. Poiché la delibera di incarico era stata annullata, i professionisti hanno ottenuto un indennizzo per ingiustificato arricchimento pari all'intera tariffa professionale. Il Comune ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'indennizzo per ingiustificato arricchimento dovuto dalla Pubblica Amministrazione non può coincidere automaticamente con la tariffa professionale piena. Il giudice deve calcolare la somma in via equitativa, considerando i costi sostenuti e il tempo dedicato, escludendo il profitto contrattuale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per ricalcolare la cifra.
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Regolamento di confini: quando le mappe battono la recinzione
Un Ente Agrario ha citato in giudizio i proprietari di un fondo confinante, lamentando lo sconfinamento e l'occupazione abusiva di una porzione del proprio terreno. La Corte d'Appello, discostandosi dalla consulenza tecnica d'ufficio ritenuta errata, ha rideterminato il confine basandosi sulle mappe catastali e sui titoli di acquisto, accertando un'occupazione indebita di oltre mille metri quadri. Di conseguenza, ha ordinato il rilascio del terreno e condannato i confinanti al risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei confinanti, confermando che nell'azione di regolamento di confini il giudice può utilizzare le mappe catastali in mancanza di altri elementi certi. Inoltre, ha ribadito che l'occupazione abusiva comporta l'obbligo di rilascio e legittima il risarcimento del danno emergente, quantificabile anche in via equitativa dal giudice.
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Occupazione senza titolo: lo Stato vince contro il Comune
Un Comune vende un immobile allo Stato nel 1979, pattuendo il pagamento del prezzo dopo la verifica dei documenti di proprietà. Successivamente, il Comune chiede il pagamento e il risarcimento per l'occupazione senza titolo di un'area adiacente. La Corte d'Appello condanna lo Stato al pagamento del prezzo rivalutato e ai danni per l'occupazione. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dello Stato: stabilisce che il prezzo della vendita è un debito di valuta non soggetto a rivalutazione automatica e che l'occupazione senza titolo non genera un danno automatico (in re ipsa), richiedendo invece la prova specifica del danno concreto subito dal proprietario, come stabilito dalle Sezioni Unite. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Compensazione delle spese di lite: quando il condominio paga
Il Proprietario di un locale adibito ad autorimessa ha citato in giudizio il Supercondominio per i danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti dal cortile sovrastante. Il Tribunale ha condannato il Supercondominio a risarcire i danni e a eliminare le infiltrazioni. In appello, i giudici hanno escluso il risarcimento per lucro cessante per difetto di prova e hanno disposto la totale compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul mancato guadagno, ma ha accolto il motivo relativo alla compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte ha stabilito che l'integrale accoglimento della domanda di rimozione delle infiltrazioni esclude una soccombenza reciproca tale da giustificare la divisione delle spese, rideterminando la ripartizione dei costi a favore del Proprietario.
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Risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta: i paletti
Un'azienda agricola ha stipulato due contratti di fornitura di mais con un fornitore, ma ha ritirato solo una parte della merce a causa del crollo dei prezzi di mercato. L'azienda ha quindi richiesto la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta del secondo accordo e lo scioglimento per mutuo consenso del primo. Il fornitore ha invece chiesto il risarcimento dei danni per inadempimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda agricola. I giudici hanno stabilito che il calo dei prezzi era un trend già in atto e prevedibile prima della firma. Di conseguenza, l'azienda è stata condannata a risarcire al fornitore oltre 137.000 euro per le perdite subite e il mancato guadagno.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa caro
L'Imputato, condannato per furto, ha presentato un ricorso personale in Cassazione per contestare il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione, essendo obbligatoria la firma di un avvocato cassazionista. Inoltre, la Corte ha ribadito che la tenuità del danno va valutata sul pregiudizio complessivo subito dalla vittima e non sul solo valore dell'oggetto. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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