\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tassazione perdita di chance: il risarcimento non è reddito

Un aspirante tassista, escluso da un concorso comunale per l’assegnazione di licenze, ha impugnato la graduatoria. Le parti hanno poi raggiunto un accordo transattivo: i vincitori hanno pagato al ricorrente 180.000 euro per risarcire la perdita di chance di ottenere la licenza. Il contribuente ha pagato l’IRPEF sulla somma in via cautelativa, chiedendone poi il rimborso. L’Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, ritenendo la somma tassabile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la tassazione perdita di chance non è dovuta se il risarcimento non sostituisce un reddito perso, ma ristora la perdita di opportunità professionali future. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 23312 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il caso: l’accordo transattivo per le licenze taxi

Il tema della tassazione perdita di chance è al centro di una recente e importante decisione della Corte di Cassazione. La vicenda nasce da un cittadino che ha partecipato a un concorso pubblico indetto da un Comune per l’assegnazione di nuove licenze per il servizio taxi. Non essendo rientrato in posizione utile nella graduatoria finale, ha deciso di impugnare i provvedimenti amministrativi davanti al Tribunale Amministrativo Regionale. Durante il giudizio di appello, le parti private coinvolte hanno raggiunto un accordo amichevole per chiudere definitivamente la lite. I soggetti che avevano ottenuto le licenze si sono impegnati a pagare al ricorrente la somma di 180.000 euro. Questa cifra serviva specificamente a risarcire il danno derivante dalla perdita di opportunità lavorative concrete. In cambio del pagamento, il ricorrente ha rinunciato a proseguire con le azioni legali intraprese. Il contribuente ha versato le imposte in via del tutto prudenziale, ma ha subito presentato una richiesta di rimborso all’amministrazione finanziaria, che ha opposto un rifiuto silenzioso.

I criteri per l’applicazione della tassazione perdita di chance

Il fisco italiano applica le imposte sui risarcimenti solo in presenza di presupposti ben definiti dalla legge. La regola generale stabilisce che le somme ricevute a titolo di risarcimento sono tassabili se hanno la funzione di sostituire un reddito che il contribuente avrebbe altrimenti percepito. In termini tecnici, si parla di lucro cessante (ovvero il mancato guadagno effettivo). Al contrario, se il risarcimento serve a riparare una perdita effettiva del patrimonio del soggetto danneggiato, definita come danno emergente, la somma non è soggetta a tassazione. La tassazione perdita di chance non deve essere applicata quando il risarcimento non compensa un guadagno professionale sicuro e già maturato, ma ristora la privazione della semplice possibilità di ottenere futuri sviluppi economici o avanzamenti di carriera. Questa distinzione è fondamentale per evitare che il risarcimento di un danno si trasformi ingiustamente in un prelievo fiscale.

Le motivazioni della sentenza sulla tassazione perdita di chance

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto le ragioni del contribuente, chiarendo un principio fondamentale che tutela i diritti dei cittadini. La sentenza evidenzia che le somme corrisposte per reintegrare le energie psicofisiche o per ristorare la perdita di opportunità lavorative non costituiscono in alcun modo un reddito imponibile. La perdita di chance consiste infatti nella privazione della possibilità di sviluppi professionali a causa dell’ingiusta esclusione da una procedura di selezione pubblica. I giudici di legittimità hanno rilevato che il tribunale di secondo grado ha commesso un grave errore di valutazione. Quel giudice non aveva verificato se l’accordo transattivo riconoscesse effettivamente un risarcimento per un danno di natura non reddituale. Di conseguenza, la decisione precedente è stata annullata perché non ha applicato correttamente le norme sulla classificazione dei redditi.

Le conclusioni sul diritto al rimborso delle imposte

La Suprema Corte ha stabilito che il risarcimento ottenuto per la perdita di chance lavorative non può essere equiparato a un reddito da lavoro o a un corrispettivo per obblighi di fare o non fare. Pertanto, l’applicazione delle imposte su tali somme è del tutto illegittima se viene accertata la natura puramente risarcitoria del danno. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Toscana. Questo giudice dovrà ora riesaminare l’accordo transattivo alla luce del principio di diritto enunciato dalla Cassazione. Il contribuente vede così riconosciuto il proprio diritto a ridiscutere il rimborso delle imposte versate in eccedenza. Questa pronuncia rappresenta un importante precedente per tutti i contribuenti che si trovano a ricevere somme risarcitorie a seguito di transazioni collegate a controversie di lavoro o concorsuali.

Il risarcimento per perdita di chance è sempre esentasse?
No, è esentasse solo se serve a riparare la perdita di un’opportunità futura (danno emergente) e non a sostituire un guadagno effettivo perso (lucro cessante).

Cosa deve fare il contribuente se riceve una somma a titolo di transazione?
Deve verificare la reale natura della somma concordata per capire se si tratta di una reintegrazione patrimoniale non tassabile o di una sostituzione di reddito imponibile.

Come si può recuperare l’imposta versata per errore su un risarcimento non tassabile?
È necessario presentare una formale istanza di rimborso all’Agenzia delle Entrate entro i termini di legge e, in caso di rifiuto o silenzio, fare ricorso al giudice tributario.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati