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Danno Comunitario

212 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Risarcimento economico automatico previsto per sanzionare l'impiego abusivo e reiterato di contratti a tempo determinato nel settore pubblico.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contratti a termine illegittimi: l’emergenza non giustifica l’abuso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore impiegato da un'Amministrazione Pubblica tramite una serie di contratti di somministrazione e a termine, ritenuti illegittimi. L'Amministrazione aveva giustificato tali contratti con ordinanze di Protezione Civile legate a emergenze migratorie. La Corte ha stabilito che le ordinanze non possono derogare le norme sui contratti a termine illegittimi senza una previsione esplicita. Ha confermato il diritto del Lavoratore al risarcimento del danno, respingendo l'eccezione dell'Amministrazione riguardo a una presunta "stabilizzazione" del Lavoratore, poiché tale fatto nuovo non poteva essere introdotto per la prima volta in Cassazione.
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Abuso dei contratti a termine: la stabilizzazione nega il danno
Alcuni dipendenti pubblici hanno citato in giudizio il Ministero per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato. I lavoratori lamentavano un vero e proprio abuso dei contratti a termine subito nel corso degli anni, nonostante fossero stati successivamente stabilizzati con contratto a tempo indeterminato grazie a una legge speciale. La Corte di Cassazione ha respinto integralmente la domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che l'assunzione a tempo indeterminato avvenuta tramite procedure di stabilizzazione cancella il pregiudizio patito in precedenza. La stabilizzazione soddisfa in modo diretto le tutele previste dalle direttive europee e neutralizza il danno. Di conseguenza, il lavoratore stabilizzato non ha diritto a un ulteriore indennizzo economico.
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Abuso dei contratti a termine: risarcimento confermato per la PA
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti a tempo determinato e di somministrazione stipulati dalla Pubblica Amministrazione con una lavoratrice per gestire l'emergenza immigrazione. I giudici hanno chiarito che le ordinanze di protezione civile non possono derogare implicitamente alle norme di legge che impongono l'indicazione precisa delle ragioni temporanee dell'assunzione. Di conseguenza, l'ente pubblico risponde dell'abuso dei contratti a termine e deve versare l'indennità risarcitoria pari a dodici mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. La successiva stabilizzazione della lavoratrice non cancella il risarcimento se l'amministrazione non allega tempestivamente tale circostanza durante il giudizio di merito.
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Contratto a Termine Pubblico Impiego: No Conversione, Sì Risarcimento
Un Lavoratore, impiegato presso un'Università con contratti a termine per molti anni, ha chiesto la **conversione del contratto a termine pubblico impiego** in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha riconosciuto solo un risarcimento del danno, escludendo la stabilizzazione. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che nel settore pubblico, anche se i contratti a termine sono stati stipulati dopo procedure selettive, la violazione delle norme non consente la conversione in un rapporto stabile. Questo principio tutela il pubblico concorso e il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato.
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Somministrazione illegittima nella PA: vince la lavoratrice
Una lavoratrice ha prestato servizio per un Ministero tramite reiterati contratti a termine stipulati con un'agenzia interinale. I giudici hanno accertato la nullità degli accordi per assenza di causali specifiche, condannando l'amministrazione a risarcire dieci mensilità. Il Ministero ha impugnato la decisione sostenendo che le ordinanze della Protezione Civile emanate per fronteggiare emergenze giustificassero la deroga alla disciplina ordinaria. La Cassazione ha respinto il ricorso statale, chiarendo che l'emergenza non sana l'omissione dei requisiti di legge se le ordinanze non prevedono deroghe espresse. In presenza di somministrazione illegittima nella PA, la lavoratrice ha pieno diritto al danno comunitario senza necessità di specifica prova del pregiudizio.
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Emergenza e abuso di contratti a termine: risarcimento confermato
Una lavoratrice ha impugnato vari contratti a termine e di somministrazione stipulati con un Ministero, lamentando la mancanza delle causali giustificative. La Corte d'Appello ha confermato la nullità dei termini e condannato l'amministrazione al risarcimento del danno comunitario per abuso di contratti a termine. Il Ministero ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che le ordinanze di emergenza della Protezione Civile per i flussi migratori consentissero di derogare all'obbligo delle causali e deducendo una presunta stabilizzazione sopravvenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: le ordinanze di emergenza non derogano implicitamente alla disciplina lavoristica e l'eccezione sulla stabilizzazione è inammissibile nel giudizio di legittimità poiché richiede nuovi accertamenti sui fatti.
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Contratti a Termine PA: Cassazione ridefinisce il Risarcimento
Un Lavoratore ha stipulato diversi contratti a termine con un'Amministrazione Pubblica. Ha chiesto la conversione in contratto a tempo indeterminato o il risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione di contratti a termine. Il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento. La Corte d'Appello ha aumentato l'importo. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione solo sul quantum del risarcimento, ribadendo che la misura deve conformarsi ai principi stabiliti dalla Corte di Giustizia UE e dalla Cassazione stessa, rinviando la causa per una nuova determinazione del risarcimento contratti a termine PA.
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Abuso dei contratti a termine nella sanità: no assunzione ma risarcimento
Alcuni dipendenti hanno lavorato per oltre un decennio presso un'Azienda Sanitaria Regionale mediante plurimi rinnovi contrattuali legati a specifici progetti. I lavoratori hanno chiesto l'assunzione a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni subiti. I giudici di merito hanno negato qualsiasi tutela risarcitoria, escludendo la trasformazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'impossibilità di convertire i contratti nella Pubblica Amministrazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che superare il tetto massimo di 36 mesi integra un illecito abuso dei contratti a termine. L'ente pubblico non può utilizzare contratti temporanei per coprire esigenze stabili e ordinarie. Di conseguenza, i giudici hanno riconosciuto ai lavoratori il diritto al risarcimento del danno, rinviando la causa per la liquidazione delle somme dovute.
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Prescrizione Crediti Retributivi: Ente Pubblico vs Lavoratore
Un Lavoratore ha citato in giudizio un Ente Pubblico per l'illegittimità di contratti a termine e di collaborazione, chiedendo differenze retributive e risarcimento. La Corte d'Appello ha riconosciuto un'indennità e le differenze retributive. L'Ente ha proposto ricorso in Cassazione, sollevando l'eccezione di **prescrizione crediti retributivi** per i periodi più datati. La Cassazione ha accolto il motivo relativo alla prescrizione, chiarendo che per il pubblico impiego contrattualizzato, la prescrizione decorre in costanza di rapporto. Ha invece rigettato i motivi che contestavano il diritto alle differenze retributive oltre all'indennità risarcitoria. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per esaminare la questione della prescrizione.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: spetta il danno
Un gruppo di dipendenti comunali ha contestato l'abusiva reiterazione di contratti a termine stipulati per diversi anni con l'Ente Pubblico. I lavoratori chiedevano la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato oppure il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha chiarito che nel settore pubblico la stabilizzazione automatica è vietata dalla legge. Tuttavia, la richiesta di risarcimento economico non costituisce una domanda nuova e non può essere respinta per motivi procedurali. Se la trasformazione del contratto è impossibile, il giudice deve d'ufficio valutare il risarcimento per equivalente del danno subito dai lavoratori precari. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e rinviato la causa per il calcolo del risarcimento.
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Abuso contratti a termine nella PA: le ordinanze non sanano l’illegittimità
Il Ministero dell'Interno ha utilizzato contratti di somministrazione e a termine per gestire l'immigrazione, invocando ordinanze emergenziali per derogare la legge. Le lavoratrici hanno contestato l'abuso contratti a termine. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. Ha stabilito che le ordinanze emergenziali non possono derogare le norme sui contratti a termine e sulla somministrazione senza esplicita indicazione delle causali. Inoltre, la successiva stabilizzazione delle lavoratrici non può essere usata come "factum superveniens" in Cassazione per escludere il risarcimento, poiché richiederebbe accertamenti di fatto non ammessi in questa fase. Le lavoratrici hanno diritto al risarcimento del danno.
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Abuso Contratti a Termine PA: La Cassazione tutela i Lavoratori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni Lavoratori impiegati dal Ministero dell'Interno tramite contratti a tempo determinato e somministrazione per la gestione del fenomeno migratorio. I Lavoratori chiedevano un risarcimento per l'abuso contratti a termine PA. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo legittimo il ricorso a tali contratti per la complessità della situazione migratoria e le ordinanze di emergenza. La Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori, stabilendo che la Corte d'Appello ha errato. Le esigenze che giustificano i contratti a termine devono essere specifiche dell'ufficio, non generiche. Inoltre, le ordinanze di emergenza devono esplicitamente derogare alle norme sul lavoro a termine. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione, riconoscendo il diritto a un risarcimento per "danno comunitario".
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Abuso contratti a termine PA: Risarcimento sì, posto fisso no
La Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore che lamentava l'abuso di contratti a termine da parte di un Ente Pubblico. La Corte d'Appello aveva riconosciuto un risarcimento limitato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Lavoratore, evidenziando che la sentenza precedente non aveva correttamente valutato l'illegittimità dei contratti. Ha ribadito che l'abuso di contratti a termine nel pubblico impiego non porta alla conversione in tempo indeterminato, ma garantisce un risarcimento. Questo risarcimento, definito 'danno comunitario', deve essere calcolato come un'indennità onnicomprensiva tra 2,5 e 12 mensilità dell'ultima retribuzione. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova determinazione del danno.
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Somministrazione a termine nella PA: illecito l’uso continuativo
Un lavoratore ha prestato servizio presso un Ente Pubblico mediante otto contratti di lavoro tramite agenzia per oltre sei anni consecutivi. Il Tribunale ha inizialmente riconosciuto l'illegittimità delle proroghe, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione negando limiti di durata. La Corte di Cassazione ha definitivamente chiarito che la somministrazione a termine nella PA richiede inderogabilmente esigenze temporanee ed eccezionali. Reiterare contratti precari per coprire fabbisogni ordinari viola sia le norme nazionali che le direttive europee. Pur non potendo ottenere la stabilizzazione automatica nel settore pubblico, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza d'appello, rinviando la decisione per accertare l'effettiva natura temporanea delle mansioni svolte.
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Abuso dei contratti a termine: il concorso non azzera i danni
Una lavoratrice ha ottenuto il risarcimento per l'abuso dei contratti a termine dopo anni di precariato presso un'Azienda Sanitaria Pubblica. Nonostante la successiva assunzione di ruolo tramite un concorso pubblico con riserva di posti, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto della dipendente al risarcimento. I giudici hanno chiarito che il superamento di un concorso non cancella l'illecito commesso dall'amministrazione, poiché non costituisce una stabilizzazione in senso tecnico né un rimedio diretto alla precedente precarizzazione. L'Azienda Sanitaria deve quindi versare un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione, oltre al pagamento integrale delle spese di giudizio.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine: calcolo e limiti
Un'insegnante ha lavorato per oltre tre anni con contratti di supplenza temporanei e annuali. Ha quindi richiesto il risarcimento per l'abusiva reiterazione di contratti a termine contestata al Ministero dell'Istruzione. I giudici di merito hanno riconosciuto l'abuso sommando tutti i periodi lavorati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, chiarificando un principio fondamentale: non tutte le supplenze si calcolano allo stesso modo per raggiungere il limite dei trentasei mesi. I contratti su posti vacanti fino al 31 agosto configurano abuso automatico dopo tre anni. Al contrario, le supplenze temporanee su organico di fatto richiedono una prova specifica del ricorso distorto. La decisione è stata quindi annullata e rinviata alla Corte d'Appello per svolgere il calcolo corretto, applicando, in caso di abuso accertato, la tutela del risarcimento pecuniario.
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Precariato pubblico impiego: la stabilizzazione nega il danno
Una lavoratrice ha prestato servizio presso un Ministero per otto anni tramite una serie continua di contratti a termine. Dopo aver ottenuto l'assunzione a tempo indeterminato tramite una procedura di stabilizzazione, la dipendente ha comunque richiesto il risarcimento del danno per il pregresso precariato pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta risarcitoria della lavoratrice, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno chiarito che l'immissione definitiva in ruolo sana integralmente l'illecita reiterazione dei contratti a termine. Di conseguenza, il dipendente stabilizzato non ha diritto a un risarcimento forfettario automatico, salvo la prova rigorosa di ulteriori danni specifici ed effettivi.
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Indennità sostitutiva ferie: l’onere della prova spetta al datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due Lavoratori che avevano svolto attività per una Pubblica Amministrazione con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, poi riconosciuti come rapporti di lavoro subordinato. La controversia riguardava il diritto all'indennità sostitutiva ferie e il risarcimento per l'illegittima reiterazione dei contratti. La Cassazione ha stabilito che l'onere di provare l'effettiva fruizione delle ferie spetta al datore di lavoro, non al lavoratore. Ha inoltre confermato il diritto al risarcimento del "danno comunitario" per l'abuso dei contratti a termine, estendendolo anche ai rapporti di collaborazione illegittimi.
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Abuso di contratti a termine pubblici: risarcimento
Una lavoratrice ha prestato servizio per anni presso una Questura attraverso ripetuti contratti di somministrazione e successivi contratti a tempo determinato, superando i limiti massimi di durata senza valida causale. Il Ministero ha impugnato la condanna al risarcimento, sostenendo che le ordinanze di emergenza sull'immigrazione giustificassero le proroghe e che la successiva stabilizzazione sanasse ogni vizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ministeriale. I giudici hanno stabilito che l'abuso di contratti a termine nel settore pubblico obbliga l'amministrazione a risarcire il dipendente, poiché le norme ordinarie richiedono causali espresse anche durante le emergenze e la semplice possibilità di assunzione futura non cancella la precarizzazione subita.
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Blocco assunzioni e conversione del rapporto di lavoro
Un lavoratore impiegato tramite somministrazione a tempo determinato presso una società partecipata regionale chiedeva la conversione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato e il passaggio alla società cessionaria subentrante nel servizio. L'azienda eccepiva i vincoli normativi che vietano le assunzioni stabili senza concorso pubblico nelle partecipate. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del dipendente, stabilendo che i divieti di assunzione per gli enti pubblici si estendono anche alle società a totale controllo regionale che gestiscono servizi di supporto amministrativo o sanitario. L'irregolarità del contratto a termine non consente la conversione a tempo indeterminato, ma garantisce unicamente la tutela retributiva pregressa e il risarcimento del danno.
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