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Custodia In Carcere

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319 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esigenze cautelari: la Cassazione sul traffico di droga
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un vasto traffico internazionale di stupefacenti. La sentenza ribadisce che le esigenze cautelari vanno valutate in modo autonomo per ogni soggetto e che un percorso di rieducazione non è sufficiente a giustificare la sostituzione della custodia in carcere se persiste un elevato e concreto pericolo di reiterazione del reato.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del ripristino della custodia cautelare in carcere per un imputato che, durante gli arresti domiciliari, ha violato le prescrizioni frequentando persone con precedenti penali. La Corte ha stabilito che tale comportamento dimostra una pericolosità sociale attuale, rendendo irrilevante il tempo trascorso dai reati contestati e infondate le pretese di dissociazione dall'ambiente criminale.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
Due soggetti, accusati di associazione mafiosa ed estorsione all'interno di un clan camorristico, ricorrono in Cassazione contro la misura della custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte dichiara i ricorsi inammissibili, confermando la solidità del quadro indiziario basato su intercettazioni e attività investigative. La decisione sottolinea che il ricorso di legittimità non può trasformarsi in un nuovo giudizio sui fatti e ribadisce la presunzione di pericolosità sociale per i reati di mafia, anche a distanza di tempo dai fatti contestati.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per associazione a delinquere e furti. La Corte ha ritenuto concreto e attuale il pericolo di recidiva, basandosi sulla personalità dell'indagato e la prosecuzione dell'attività illecita, giustificando la misura più grave come l'unica idonea a prevenire nuovi reati.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che sostituiva la custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un imputato accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza ribadisce che la forte presunzione esigenze cautelari prevista per reati di particolare gravità non può essere superata solo sulla base del tempo trascorso o dell'incensuratezza, richiedendo una motivazione rigorosa che il Tribunale del riesame non aveva fornito.
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Misure cautelari: ripristino della custodia in carcere
Un indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, inizialmente in custodia in carcere, ottiene una misura cautelare meno afflittiva (divieto di dimora). Il Pubblico Ministero appella la decisione e il Tribunale ripristina la detenzione. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato. Viene stabilito che il giudice dell'appello sulle misure cautelari ha il potere di rivalutare pienamente la situazione e ripristinare la misura più grave, anche in assenza di fatti nuovi, basandosi su una diversa valutazione degli elementi esistenti.
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Misure cautelari: la Cassazione sul rischio di fuga
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che sostituiva la custodia in carcere con una misura più lieve per un indagato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte ha ritenuto illogica e contraddittoria la valutazione del Tribunale del Riesame, che aveva escluso il pericolo di fuga pur riconoscendo i legami dell'indagato con una rete criminale. La sentenza ribadisce l'importanza di una valutazione coerente di tutti gli elementi nel decidere le misure cautelari.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione sul narcotraffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, incensurato, arrestato per il trasporto di 115 kg di hashish. La Corte ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, stabilendo che il concreto e attuale pericolo di recidiva può essere desunto da elementi oggettivi, come l'ingente quantità di stupefacente e le modalità organizzate del trasporto, che rivelano una spiccata professionalità criminale e rendono inadeguata ogni altra misura meno afflittiva.
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Reiterazione del reato: quando è legittimo il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per un individuo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha stabilito che, nonostante la proposta di scontare gli arresti domiciliari in un comune diverso, il concreto pericolo di reiterazione del reato sussisteva. Le modalità del crimine, che includevano l'uso del servizio postale per ricevere la droga, rendevano la condotta facilmente ripetibile ovunque, rendendo inadeguata una misura meno afflittiva del carcere.
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Misura cautelare: inammissibile il ricorso generico
Un indagato, sottoposto a una misura cautelare detentiva per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le argomentazioni erano generiche, ipotetiche e non supportate da prove concrete. La decisione ribadisce l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso e la necessità di formulare motivi specifici e documentati per contestare una misura cautelare.
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SKY Ecc: Usabilità delle chat intercettate all’estero
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per traffico internazionale di stupefacenti, confermando la legittimità dell'uso delle conversazioni sulla piattaforma SKY Ecc. La sentenza stabilisce che le prove, acquisite dalla Francia tramite Ordine Europeo di Indagine, sono pienamente utilizzabili nel procedimento italiano, seguendo i principi enunciati dalle Sezioni Unite e dalla Corte di Giustizia Europea.
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Diminuente per non impugnazione e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha stabilito che la futura applicazione della diminuente per non impugnazione non può giustificare l'attenuazione della custodia cautelare in carcere. La riduzione di pena, infatti, interviene solo in fase esecutiva, dopo che la sentenza è diventata definitiva, e non può essere considerata in via prognostica durante la fase di cognizione per valutare i presupposti delle misure cautelari.
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Esigenze cautelari: custodia in carcere confermata
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava la sua custodia in carcere. Sottolineando le concrete esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto la misura adeguata a fronte di un elevato e attuale rischio di recidiva per reati fallimentari e di riciclaggio, commessi con professionalità e anche tramite strumenti informatici, rendendo inefficaci gli arresti domiciliari.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e fatti di causa
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, presentato da un indagato in custodia cautelare per associazione mafiosa e narcotraffico. La difesa contestava l'identificazione dell'indagato basata su intercettazioni, ma la Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è una questione di fatto, non di diritto, e quindi esula dalla sua competenza di giudice di legittimità, confermando la decisione del tribunale inferiore.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e spese legali
Un imputato, la cui misura cautelare era stata aggravata dagli arresti domiciliari al carcere, ha presentato ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, avendo ottenuto la sostituzione della misura in carcere con gli arresti domiciliari, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, decidendo di non condannare il ricorrente al pagamento delle spese processuali, data la natura della rinuncia.
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Violazione arresti domiciliari: revoca quasi automatica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8630/2024, ha stabilito che la violazione arresti domiciliari, se non di 'lieve entità', comporta la revoca obbligatoria della misura e il ripristino della custodia in carcere. Nel caso specifico, l'incontro con un soggetto dedito allo spaccio ha escluso la lieve entità, rendendo automatica la decisione di aggravamento senza una nuova valutazione delle esigenze cautelari o di misure alternative come il braccialetto elettronico.
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Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato per reati aggravati dal metodo mafioso, confermando la custodia in carcere. La sentenza chiarisce che la presunzione di esigenze cautelari non viene meno per il solo decorso del tempo o la buona condotta in carcere. Per superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria, è necessario fornire elementi concreti che dimostrino l'allontanamento dal contesto criminale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Pericolo di reiterazione reati: no arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha negato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un soggetto condannato per narcotraffico con aggravante mafiosa. La decisione si fonda sull'elevato pericolo di reiterazione reati, desunto dalla personalità dell'imputato e dalla sua pregressa tendenza a violare misure restrittive, rendendo irrilevante la proposta di scontare la pena in un luogo lontano dal contesto criminale originario.
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Esigenze cautelari: quando la custodia è legittima
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un imputato di truffa e estorsione, ritenendo sussistenti le esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che il pericolo di reiterazione del reato può essere desunto dalle modalità del crimine e dalla personalità del soggetto, anche se i fatti non sono recenti, respingendo il ricorso del difensore.
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Violazione arresti domiciliari: quando si rischia il carcere
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura cautelare da arresti domiciliari a custodia in carcere per un imputato che, autorizzato a recarsi dal dentista, aveva effettuato soste non permesse. La sentenza sottolinea che la violazione degli arresti domiciliari giustifica l'inasprimento della pena quando le trasgressioni, valutate nel loro complesso, dimostrano l'inadeguatezza della misura più lieve a contenere la pericolosità sociale del soggetto.
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