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Custodia In Carcere

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319 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Intercettazioni e aggravante mafiosa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per intestazione fittizia di beni, aggravata dal fine di agevolare un'associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle intercettazioni, autorizzate con le norme speciali per la criminalità organizzata. La Corte ha stabilito che, grazie a una nuova legge di natura interpretativa (D.L. 105/2023), tali norme speciali sono retroattivamente applicabili anche ai reati comuni aggravati dal metodo o dalla finalità mafiosa. Di conseguenza, le intercettazioni sono state ritenute legittime e il ricorso infondato, consolidando l'uso di questo strumento investigativo nei reati connessi alla mafia.
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Esigenze cautelari: inammissibile ricorso del PM
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura di custodia in carcere. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione delle concrete e attuali esigenze cautelari, un onere che incombe sull'accusa quando non operano presunzioni di legge.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla sorella di un noto boss mafioso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La ricorrente era accusata di aver gestito la cassa e le comunicazioni del fratello durante la sua latitanza. I motivi del ricorso, incentrati sulla presunta inutilizzabilità delle prove per tardiva iscrizione nel registro degli indagati e sulla carenza di prove, sono stati respinti. La Corte ha chiarito che la contestazione sulla data di iscrizione richiede una procedura specifica (ex art. 335-quater c.p.p.), non attivata dalla difesa, e che le altre censure rappresentavano un mero tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Esigenze cautelari: tempo e pericolosità sociale
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un omicidio del 1992, nonostante l'età e il tempo trascorso. Le esigenze cautelari sono ritenute attuali per via della continua pericolosità sociale dell'imputato, dimostrata da intimidazioni recenti e dal suo ruolo di vertice in un clan mafioso.
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Pericolosità sociale: quando restano gli arresti in carcere
Un uomo, accusato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione del Tribunale. La motivazione si fonda sulla persistente pericolosità sociale dell'imputato, desunta dalla gravità dei fatti, dal suo ruolo nell'organizzazione, dai precedenti penali e dalla necessità di recidere i legami con l'ambiente criminale, ritenendo inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva.
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Esigenze cautelari: custodia in carcere per maltrattamenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per reati di maltrattamenti in famiglia. La Corte ha ritenuto ancora attuali e concrete le esigenze cautelari, data la gravità e la durata dei maltrattamenti, la vicinanza della proposta residenza alla vittima e la mancanza di resipiscenza dell'indagato, confermando così la misura detentiva.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di dieci furti aggravati. La decisione si basa sull'elevato e attuale pericolo di recidiva, evidenziato dalla pluralità dei reati, dalla professionalità criminale e dai precedenti specifici, inclusa una condanna per evasione che preclude l'accesso a misure meno afflittive come gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto irrilevante un errore materiale sulla data di una condanna e ha giudicato la detenzione in carcere l'unica misura idonea a tutelare la collettività.
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Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti e detenzione d'arma. La Corte ha stabilito che il ricorso si limitava a una richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e non contestava specificamente le logiche e ben fondate motivazioni dell'ordinanza di custodia cautelare, basate su intercettazioni e dichiarazioni.
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Memoria difensiva: obbligo di valutazione del Riesame
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare perché il Tribunale del Riesame aveva completamente ignorato la memoria difensiva presentata dall'indagato. La sentenza sottolinea che il giudice ha l'obbligo di esaminare e confutare puntualmente le argomentazioni difensive, pena l'annullamento del provvedimento per vizio di motivazione.
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Salute e carcere: quando si rigetta la revoca?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di revoca della custodia in carcere per un detenuto affetto da una grave patologia oncologica. La sentenza stabilisce che il diritto alla salute e carcere non sono incompatibili se le cure e gli esami diagnostici necessari possono essere garantiti anche durante la detenzione, tramite specifiche autorizzazioni. La richiesta di una nuova perizia è legittimamente respinta se non vengono presentati fatti nuovi che dimostrino un peggioramento significativo delle condizioni di salute rispetto alle precedenti valutazioni.
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Presunzione custodia in carcere: Cassazione e mafia
Un soggetto condannato in primo grado per associazione mafiosa ha richiesto la sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità della presunzione custodia in carcere prevista dalla legge per reati di tale gravità. La Corte ha sottolineato che, in assenza di prove concrete di rescissione dei legami con l'organizzazione criminale, la legge preclude l'applicazione di misure meno severe, rendendo irrilevanti argomentazioni come il tempo trascorso dai fatti o la presunta disparità di trattamento.
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Esigenze cautelari: la Cassazione e la custodia in carcere
Due individui appellano un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la presenza di gravi indizi di colpevolezza basati sulla loro presenza sospetta vicino a un porto e sulle prove digitali rinvenute in un telefono. La sentenza sottolinea come la valutazione delle esigenze cautelari di 'eccezionale rilevanza', derivanti dalla gravità del reato e dalla pericolosità degli indagati, giustifichi la misura detentiva più afflittiva, ritenendo inadeguate alternative meno restrittive.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha ribadito che, in presenza di reati di tale gravità, vige una forte presunzione sulle esigenze cautelari, che spetta alla difesa superare. Inoltre, ha sottolineato che il controllo di legittimità non può consistere in una nuova valutazione dei fatti, ma solo nella verifica della logicità della motivazione del giudice di merito, che in questo caso è stata ritenuta corretta e priva di vizi.
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Esigenze cautelari: la Cassazione nega i domiciliari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. Nonostante la pena ridotta in appello e il fatto che i suoi fratelli coimputati avessero ottenuto i domiciliari, la Corte ha confermato la necessità della misura più restrittiva. La decisione si basa sulla valutazione delle esigenze cautelari, in particolare sulla persistente pericolosità sociale dell'individuo, desunta dalla sua incapacità di autocontrollo e da specifiche condotte di minaccia, ritenute indicative di un elevato rischio di reiterazione del reato.
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Agevolazione mafiosa: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dall'agevolazione mafiosa. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso generici e reiterativi, confermando la sussistenza sia dei gravi indizi di colpevolezza sia delle esigenze cautelari, evidenziando la piena consapevolezza del ricorrente di operare a vantaggio di un'organizzazione criminale.
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Inammissibilità ricorso riesame: i motivi decisivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia in carcere per reati gravi, tra cui favoreggiamento e detenzione di armi con aggravante mafiosa. Il ricorso è stato giudicato generico e non specifico, in quanto non ha saputo contrapporsi efficacemente alle solide motivazioni del Tribunale, basate sulla pericolosità sociale dell'individuo e sul rischio di recidiva. La decisione sottolinea l'importanza di formulare censure puntuali e pertinenti nei ricorsi per cassazione, confermando l'inammissibilità ricorso riesame in caso di critiche non mirate.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per reati di droga. La sentenza sottolinea come la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si basi su un quadro complessivo, incluse le contraddizioni dell'indagato e la ragionevolezza delle ipotesi investigative, ritenendo ben motivate le esigenze cautelari basate sul pericolo di reiterazione del reato.
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Presunzione cautelare 416 bis: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per associazione di tipo mafioso. La sentenza ribadisce la forza della presunzione cautelare prevista per questo reato, che impone la misura detentiva a meno che non si provi la rescissione dei legami con il sodalizio criminale. La Corte ha inoltre sottolineato che la valutazione delle prove, come le intercettazioni, spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente.
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Esigenze Cautelari: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia in carcere per traffico di stupefacenti. Sebbene abbia respinto le censure sulla violazione dei diritti di difesa relativi alle intercettazioni, ha accolto il ricorso sul punto delle esigenze cautelari. La Corte ha stabilito che, a fronte di un notevole lasso di tempo tra i reati contestati (risalenti al 2019) e l'applicazione della misura, il giudice del riesame non ha adeguatamente motivato sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, rendendo l'ordinanza illegittima e disponendo un nuovo giudizio.
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Esigenze cautelari: il giudicato in Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato a cui era stata applicata la custodia in carcere per spaccio, in sostituzione del divieto di dimora. La Corte ha stabilito che le esigenze cautelari, se non contestate nel procedimento di appello promosso dal PM, non possono essere messe in discussione per la prima volta in Cassazione, per effetto del 'giudicato cautelare'. Inoltre, ha ritenuto la custodia in carcere una misura proporzionata al rischio di reiterazione del reato, data l'inadeguatezza del divieto di dimora e la mancata dimostrazione di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari.
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