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Custodia Cautelare In Carcere

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2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: fuga all’estero e vincolo mafioso
Un indagato per appartenenza a una mafia straniera ha contestato la misura restrittiva subita. L'uomo sosteneva che il trasferimento all'estero per lavoro e il tempo trascorso avessero cancellato il pericolo di fuga e di reiterazione del crimine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la custodia cautelare in carcere. Per i reati associativi di stampo mafioso opera una presunzione di costante pericolosità. Il semplice decorso del tempo e lo spostamento all'estero non dimostrano l'interruzione dei rapporti con l'organizzazione criminale, data la sua portata internazionale e l'indissolubilità del vincolo di affiliazione. L'indagato resta quindi detenuto.
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Legittima difesa e tentato omicidio: sparo alla vittima in fuga
La vicenda nasce da un litigio su strada tra il figlio dell'indagato e la persona offesa, proseguito nei pressi dell'abitazione dell'indagato. Quest'ultimo ha estratto una pistola illegalmente detenuta ed ha esploso colpi verso la donna, colpendola al braccio mentre si trovava a venti metri di distanza e volgeva le spalle. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha escluso la scriminante poiché sparare ad altezza d'uomo contro un soggetto distante e in fuga esclude i presupposti tra legittima difesa e tentato omicidio per totale difetto di pericolo attuale e di proporzione.
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Coltello contro rivali disarmati: no alla legittima difesa
Un uomo ha concordato un incontro con un conoscente e altri due soggetti per protestare contro la qualità di sostanze stupefacenti precedentemente acquistate. Durante il violento alterco scaturito all'arrivo del gruppo, l'acquirente ha estratto un coltello da cucina e ha colpito mortalmente uno degli interlocutori al collo. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per omicidio volontario, confermata dal Tribunale del Riesame. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo di aver agito per legittima difesa a causa dell'inferiorità numerica o, in subordine, per eccesso colposo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno confermato la misura carceraria a causa della sproporzione letale dell'azione e della mancanza dei requisiti della scriminante.
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Gravi indizi di colpevolezza: confermato il carcere
Un uomo ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per concorso in tentato omicidio aggravato e porto abusivo di armi. La difesa sosteneva l'assenza di prove dirette e l'incompatibilità dei dati digitali con la sua presenza sul luogo del delitto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito. Il quadro accusatorio presenta solidi e gravi indizi di colpevolezza. Tra questi risaltano intercettazioni in ospedale, ammissioni spontanee di timore per possibili ritorsioni, messaggi intimidatori, inviti a disfarsi dell'auto impiegata nell'agguato e ricerche web sulle pene per tentato omicidio. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura detentiva e infliggendo le sanzioni di legge.
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Appello cautelare e visite mediche: i limiti per il detenuto
Un detenuto in custodia cautelare in carcere ha chiesto l'autorizzazione per effettuare un esame medico esterno finalizzato alla procreazione assistita. La Corte di Appello ha respinto l'istanza. L'interessato ha proposto appello cautelare dinanzi al Tribunale del Riesame, che ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice ha ritenuto il diniego un provvedimento su modalità esecutive temporanee e non una modifica del regime detentivo. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno stabilito che l'appello cautelare è ammesso solo contro provvedimenti che incidono in modo stabile e permanente sulla libertà personale o sul grado di afflittività della misura, escludendo autorizzazioni temporanee o permessi giornalieri.
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Deposito del ricorso per cassazione: l’ufficio errato costa caro
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per tentata estorsione aggravata ha impugnato la conferma del provvedimento emessa dal Tribunale della Libertà. Il difensore ha eseguito il deposito del ricorso per cassazione presso la cancelleria di un tribunale territoriale diverso da quello che ha deliberato la misura. L'atto è pervenuto all'ufficio competente dopo la scadenza del termine di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. Il deposito compiuto presso un ufficio giudiziario non competente non interrompe i termini di impugnazione, ponendo il rischio della trasmissione tardiva interamente a carico del ricorrente, condannato alle spese e a una sanzione.
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Custodia cautelare in carcere: fuga e raid armato
L'Indagato partecipava a una violenta spedizione punitiva di gruppo con armi e attrezzi da cantiere. Il Giudice inizialmente incompetente ordinava la custodia cautelare in carcere. Successivamente il Giudice competente disponeva gli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame accoglieva l'appello del Pubblico Ministero e ripristinava il carcere, evidenziando il concreto pericolo di fuga e la gravità della condotta. L'Indagato ricorreva in Cassazione lamentando la nullità dell'ordinanza, l'omesso nuovo interrogatorio e la violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che nella fase cautelare è sufficiente una contestazione sommaria dei fatti e che il tentativo di allontanamento subito dopo l'aggressione giustifica pienamente la misura carceraria.
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Custodia cautelare in carcere: omicidio remoto e presunzioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un imputato condannato in primo grado per un omicidio aggravato dal metodo mafioso. La difesa chiedeva i domiciliari con braccialetto elettronico, invocando il lungo tempo trascorso dal fatto di sangue. I giudici hanno stabilito che il tempo decorso non attenua le esigenze di cautela se l'imputato mantiene vincoli con l'organizzazione criminale senza essersi mai dissociato. La legge impone una presunzione di adeguatezza del carcere per i reati di criminalità organizzata. La difesa non ha presentato elementi specifici per superare tale vincolo legale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: fuga rapida e ricorso respinto
L'indagato ha partecipato a una violenta spedizione punitiva armata con attrezzi da cantiere e si è allontanato subito dopo i fatti a bordo di un veicolo. Il Giudice ha applicato la custodia cautelare in carcere per lesioni personali aggravate. L'indagato ha contestato l'ordinanza lamentando la mancata descrizione precisa del reato, l'omesso nuovo interrogatorio dopo il trasferimento del fascicolo per incompetenza territoriale e l'ingiustificata contestazione del pericolo di fuga da parte del Tribunale del Riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno confermato la misura: in sede cautelare basta una descrizione sommaria del fatto, il nuovo interrogatorio non serve senza elementi inediti e il tribunale può confermare la custodia anche rilevando autonomamente il pericolo di fuga.
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Custodia cautelare in carcere: valida senza reati imminenti
Il Tribunale del Riesame ha disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione a delinquere dedita a furti e riciclaggio. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e la mancanza di attualità del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la validità degli indizi raccolti tramite tabulati telefonici, pedinamenti e telecamere. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il pericolo di reiterazione non richiede un'occasione imminente di reato, ma emerge dalla personalità del soggetto e dalla persistente operatività del gruppo criminale. La custodia cautelare in carcere risulta l'unica misura idonea a prevenire nuovi delitti. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere per vertice di furti e riciclaggio
L'indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere per il reato di associazione a delinquere finalizzata a furti e riciclaggio di veicoli. La difesa sosteneva l'assenza del vincolo associativo, la propria incensuratezza e il decorso del tempo dai fatti contestati, ritenendo ingiustificata la massima misura cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la sistematica ricezione dei veicoli rubati e il ruolo apicale ricoperto rendono attuale il pericolo di recidiva, superando anche lo stato di incensuratezza.
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Custodia cautelare in carcere: no ai finti legami familiari
L'Indagata ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico e detenzione illegale di una pistola. La difesa sosteneva che i contatti contestati rientrassero in normali dinamiche familiari, escludendo il ruolo operativo e chiedendo gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente l'impugnazione dichiarandola inammissibile. I giudici hanno accertato la genericità dei motivi difensivi a fronte di prove schiaccianti che attestavano la gestione attiva degli introiti illeciti e l'occultamento dell'arma. La ricorrente resta in carcere e subisce la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazioni cautelari: il deposito errato rende tardivo il ricorso
Un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere ha presentato ricorso per cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame. Il difensore ha depositato l'atto presso la cancelleria di un tribunale diverso rispetto a quello che ha emesso il provvedimento. L'atto è pervenuto all'ufficio competente oltre il termine di dieci giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulle impugnazioni cautelari. Il deposito presso un ufficio incompetente pone a rischio il ricorrente. La data determinante per la tempestività resta solo quella di ricezione effettiva presso la cancelleria competente. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'indagato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere confermata: no ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di narcotraffico e associazione a delinquere. Il Tribunale ordinario aveva concesso gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Tuttavia, il Tribunale del Riesame ha ripristinato il carcere su ricorso del Pubblico Ministero. L'indagato ha presentato ricorso sostenendo l'attenuazione del pericolo per il tempo trascorso e l'assenza di nuove condotte criminali. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso. La Suprema Corte ha accertato che l'indagato manteneva un ruolo di vertice nel gruppo criminale e continuava a impartire ordini anche durante precedenti arresti domiciliari. Il semplice decorso del tempo non attenua le esigenze cautelari in presenza di un legame associativo stabile e attivo.
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Inadeguatezza degli arresti domiciliari: scatta il carcere
Il Tribunale della Libertà ha disposto la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di detenere nella propria abitazione oltre 16 chilogrammi di hashish e cocaina, revocando il precedente regime domiciliare. La difesa ha proposto ricorso per cassazione evidenziando lo stato di incensuratezza dell'uomo e il regolare rispetto degli obblighi durante quasi un anno di misura domiciliare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato l'inadeguatezza degli arresti domiciliari a contenere il pericolo di recidiva quando l'attività illecita avviene nella stessa abitazione e presuppone stabili canali di approvvigionamento criminale, rendendo insufficienti i controlli saltuari delle forze dell'ordine.
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Custodia cautelare in carcere: il sequestro esclude il pericolo
Un indagato, ritenuto gestore effettivo di una cooperativa coinvolta in delitti contro la pubblica amministrazione ed estorsioni aggravate dal metodo mafioso, ha contestato il mantenimento della custodia cautelare in carcere. La difesa ha sostenuto l'assenza del rischio di reiterazione, evidenziando il sequestro dell'ente e la gestione tramite amministrazione giudiziaria. I giudici di merito hanno respinto la richiesta di revoca o concessione dei domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: l'avvenuto sequestro dell'impresa muta il contesto operativo e impone una specifica rivalutazione delle esigenze cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: pena ridotta ma senza domicilio
L'Imputato, accusato di spaccio di sostanze stupefacenti, ha subito una condanna in primo grado a tre anni di reclusione. La difesa ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere, invocando il limite dei tre anni di pena previsto dalla legge per evitare la reclusione preventiva. Il Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta a causa della mancata indicazione di un domicilio idoneo per gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il divieto di custodia in carcere sotto i tre anni presuppone l'effettiva disponibilità di un alloggio adeguato.
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Sostituzione della misura cautelare negata: resta il carcere
Un imputato, condannato in primo grado a oltre dieci anni per reati di spaccio, richiede la sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa invoca l'esclusione del ruolo apicale nella sentenza di merito, l'assoluzione per singoli episodi e la recente nascita di una figlia. Il Tribunale del riesame respinge l'istanza e la Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la nascita della figlia e la rideterminazione dei ruoli non attenuano il pericolo attuale di reiterazione del reato, data l'intensità del traffico illecito. La Suprema Corte conferma quindi la permanenza in carcere e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
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Associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e gravi indizi
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha sostenuto l'assenza di prove dirette sui singoli trasporti di droga e la natura commerciale lecita dei rapporti con i vertici del gruppo criminale. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura restrittiva, pur escludendo uno specifico reato fine di trasporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato. I giudici supremi hanno ribadito che la costante disponibilità a rifornire un'organizzazione criminale dimostra la partecipazione al sodalizio, anche senza la prova di singoli reati scopo.
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Interrogatorio di garanzia: notifica rapida e ricorso respinto
Il Tribunale della Libertà ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione. La difesa ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la lesione del diritto di difesa: la cancelleria aveva notificato l'avviso di fissazione dell'interrogatorio di garanzia soltanto un'ora e mezza prima dell'udienza, impedendo la consultazione degli atti e la presenza fisica del legale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale invalidità dell'interrogatorio di garanzia non si può eccepire tramite il riesame né in sede di legittimità. Il difensore avrebbe dovuto chiedere formalmente il differimento dell'atto al giudice procedente per dimostrare un effettivo pregiudizio difensivo.
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