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Custodia Cautelare In Carcere

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2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per il latitante
Un indagato per rapina aggravata ha chiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa lamentava la mancata valutazione del controllo a distanza e l'assenza di attualità nel rischio di commettere nuovi reati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che una prolungata latitanza con documenti falsi rende i domiciliari del tutto inidonei. La custodia cautelare in carcere resta l'unica misura proporzionata per neutralizzare il pericolo criminale.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per chi evade
L'Indagato, accusato di rapina aggravata, furto, ricettazione e indebito utilizzo di carta di credito, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del Riesame. Il provvedimento confermava la custodia cautelare in carcere invece dei domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa lamentava una mancata valutazione sull'attualità delle esigenze cautelari e sulla presunta assenza di dimora. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno valorizzato i numerosi precedenti penali dell'Indagato, tra cui reiterate evasioni, evidenziando la totale assenza di autocontrollo e l'elevata pericolosità sociale.
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Custodia cautelare in carcere: annullato scambio di persona
Un imputato chiede la revoca o la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere. I giudici del riesame respingono l'istanza basando il rifiuto su una pesante condanna a venti anni di reclusione. Tuttavia, tale condanna riguarda un omonimo coinvolto nello stesso procedimento ma nato trent'anni prima e giudicato con rito abbreviato. La difesa dimostra il clamoroso scambio di persona e ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che l'ordinanza ha fondato il rigetto su elementi totalmente estranei alla situazione giuridica del richiedente. La decisione viene quindi annullata con rinvio per una nuova e corretta valutazione.
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Concorso in tentata estorsione: la presenza silenziosa punita
Un indagato ha impugnato l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per concorso in tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'uomo sosteneva di essere rimasto in silenzio durante l'incontro con la vittima e di non aver formulato alcuna richiesta di denaro per conto della criminalità organizzata. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Le telecamere e le intercettazioni hanno dimostrato la piena consapevolezza dell'indagato, che ha accompagnato un esponente criminale e presenziato all'intero colloquio intimidatorio. La Corte di Cassazione ha confermato la misura carceraria: anche la presenza silenziosa configura il reato quando rafforza l'intimidazione del gruppo mafioso.
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Detenzione ed omicidio: valida la custodia cautelare in carcere
Un imputato per omicidio aggravato ha contestato il ripristino della misura cautelare. L'indagato sosteneva l'assenza di attualità delle esigenze preventive, poiché già detenuto per altri reati e a distanza di molti anni dai fatti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'esecuzione di altre pene non esclude la custodia cautelare in carcere, poiché i titoli detentivi possono coesistere e le condizioni carcerarie non impediscono del tutto la riconquista temporanea della libertà.
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Custodia cautelare in carcere: valida anche per chi è già detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato il ripristino della custodia cautelare in carcere per un imputato condannato in appello a trenta anni per omicidio. L'uomo sosteneva che la misura fosse superflua, trovandosi già detenuto per altri reati gravissimi con fine pena lontano nel tempo. I giudici hanno chiarito che un titolo esecutivo preesistente non elimina il pericolo di recidiva né rende inefficace una misura cautelare. L'ordinamento penitenziario concede infatti permessi e benefici anche ai detenuti, consentendo loro un temporaneo ritorno in libertà. Inoltre, i termini di custodia non erano scaduti e gravava sull'imputato una presunzione di pericolosità sociale non superata.
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Custodia cautelare in carcere: il domicilio lontano batte il rigore
L'Indagato, accusato di detenzione e spaccio di stupefacenti, ha richiesto la sostituzione della misura restrittiva con gli arresti domiciliari presso l'abitazione della sorella, situata in un'altra regione. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza ritenendo la misura carceraria l'unica idonea a scongiurare il pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato, annullando l'ordinanza impugnata con rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che la custodia cautelare in carcere rappresenta una scelta eccezionale. Il giudice deve spiegare in modo rigoroso perché gli arresti domiciliari, specialmente se eseguiti lontano dal luogo del reato, siano insufficienti a contenere le esigenze cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per omicidio
L'Imputato, accusato di un grave omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'assenza di un pericolo attuale di recidiva, presentando una perizia tecnica per ridimensionare il fatto a omicidio colposo e contestando i precedenti contatti compulsivi dell'uomo con donne vulnerabili. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi hanno respinto la richiesta. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere evidenziando l'inadeguatezza di misure meno afflittive, la pericolosità sociale del soggetto e l'impossibilità di rivalutare il quadro probatorio complessivo in sede di appello cautelare.
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Concorso in estorsione aggravata anche senza appartenere al clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un'impresa appaltatrice. L'indagato contestava la misura, sostenendo la propria estraneità al clan camorristico e l'assenza di un ruolo attivo nelle minacce. I giudici hanno chiarito che l'assenza di un'affiliazione stabile all'associazione mafiosa non esclude la responsabilità per la singola estorsione. La partecipazione alla riscossione, l'accompagnamento dei complici e la presenza alla divisione del denaro illecito integrano pienamente i gravi indizi di colpevolezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso e confermato la misura detentiva.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per droga
L'Imputata, condannata in primo grado con rito abbreviato a oltre tre anni di reclusione per detenzione illecita di un chilogrammo di cocaina, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari richiamando il periodo di carcerazione già scontato, la buona condotta carceraria e la disponibilità del figlio a ospitarla in un'altra abitazione. Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta a causa della gravità del reato, dei collegamenti con il traffico organizzato di stupefacenti e dei precedenti penali dell'interessata. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo la piena legittimità del mantenimento della custodia cautelare in carcere e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Connivenza non punibile: droga in casa ma la madre è libera
Le forze dell'ordine rinvengono un chilogrammo di marijuana, materiale per il confezionamento e una somma di denaro nell'abitazione condivisa tra una donna, suo figlio e l'anziana madre. Il figlio si assume subito l'esclusiva responsabilità della detenzione della sostanza stupefacente. Nonostante ciò, il giudice applica alla donna la custodia cautelare in carcere, ipotizzando una sua partecipazione allo spaccio sulla base di una semplice comparazione visiva della calligrafia su alcuni fogli contabili. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dispone l'immediata liberazione dell'indagata. I giudici supremi confermano il principio della connivenza non punibile: la mera convivenza con chi delinque e la consapevolezza passiva dell'illecito non costituiscono reato in mancanza di un effettivo contributo materiale o morale.
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Concorso in detenzione di stupefacenti: trasporto e complicità
Un passeggero su uno scooter trasportava una busta con circa 850 grammi di cocaina verso un'abitazione. Durante il controllo, le forze dell'ordine hanno trovato altra droga addosso agli indagati e una macchina per il sottovuoto ancora calda per il confezionamento delle dosi. La difesa ha sostenuto l'assenza di responsabilità, qualificando la presenza dell'uomo come mera connivenza e rivendicando l'uso personale per la piccola dose trovata indosso. La Corte di Cassazione ha invece confermato il concorso in detenzione di stupefacenti e la custodia in carcere. I giudici hanno chiarito che trasportare materialmente la sostanza e presenziare al confezionamento costituisce un contributo attivo e consapevole al reato, superando la semplice presenza passiva non punibile.
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Custodia cautelare in carcere: resta valida malgrado il tempo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La difesa sosteneva l'assenza del pericolo di recidiva a causa del tempo trascorso dai fatti e delle dichiarazioni della vittima, la quale riferiva che nuovi emissari del racket consideravano l'indagato ormai estromesso dal clan. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Il passaggio di consegne tra esattori rientra nelle normali dinamiche di riequilibrio territoriale tra clan mafiosi e non prova l'allontanamento definitivo dell'indagato dal contesto criminale.
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Custodia cautelare in carcere: spaccio e piccole dosi
L'Indagato contestava l'ordinanza del Tribunale che disponeva la custodia cautelare in carcere per ripetute cessioni di stupefacenti a molteplici acquirenti tra il 2019 e il 2020. La difesa invocava l'ipotesi di lieve entità e chiedeva i domiciliari con braccialetto elettronico, sostenendo la modesta quantità delle singole dosi sequestrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno escluso la lieve entità a causa della professionalità e continuità dell'attività criminale, della diversità delle sostanze e dell'uso di telefoni intestati a terzi. Inoltre, la reiterazione dei reati dopo precedenti arresti dimostra l'inaffidabilità dell'indagato e la necessità della massima misura restrittiva.
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Riparazione per ingiusta detenzione: il silenzio non punisce
Un cittadino, accusato ingiustamente di complicità in un furto con strappo e poi assolto in via definitiva, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione per il periodo trascorso in custodia cautelare in carcere. I giudici territoriali hanno respinto l'istanza. Secondo la Corte territoriale, l'uomo aveva tenuto una condotta gravemente colposa restando in silenzio durante l'interrogatorio di garanzia senza chiarire la propria estraneità. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. La Suprema Corte ha chiarito che, dopo le recenti modifiche normative, avvalersi della facoltà di non rispondere rappresenta una condotta neutra. Il silenzio dell'indagato costituisce un legittimo diritto di difesa e non può mai impedire il riconoscimento della riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio.
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Incensurato ma seriale: valida la custodia cautelare in carcere
Il Tribunale del riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tre rapine aggravate a danno di negozi e di ricettazione di uno scooter rubato. La difesa contestava la mancata notifica dell'udienza al nuovo legale di fiducia e l'assenza del pericolo di reiterazione del reato, valorizzando la formale incensuratezza dell'indagato e proponendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'avviso di udienza spetta solo al difensore nominato prima della sua emissione. Inoltre, la serialità dei colpi, la vicinanza temporale e l'assenza di un lavoro lecito giustificano la misura carceraria anche per un soggetto privo di precedenti.
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Recupero crediti ed estorsione aggravata dal metodo mafioso
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato partecipava alla riscossione del pizzo verso un imprenditore locale e, per recuperare un proprio credito personale, si era rivolto a esponenti del clan criminale. La cosca mafiosa ha imposto minacce armate alla coppia debitrice trattenendo una quota del denaro per la cassa dell'organizzazione. I giudici hanno chiarito che l'intervento mafioso nel recupero crediti trasforma la richiesta in una piena estorsione e non in un mero esercizio arbitrario delle proprie ragioni, poiché il clan persegue un profitto criminale autonomo ed ulteriore rispetto al debito originario.
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Appello cautelare e motivazione rafforzata: stop a revoche facili
Un Giudice per le Indagini Preliminari respingeva la richiesta di arresto per tentato omicidio avanzata contro un indagato per insufficienza di prove certe. Il Pubblico Ministero proponeva impugnazione e il Tribunale del Riesame ribaltava l'esito, disponendo la custodia cautelare in carcere sulla base di intercettazioni ambientali. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di un effettivo confronto con le motivazioni del primo giudice. La Corte Suprema ha accolto il ricorso dell'indagato, sancendo il principio per cui in tema di appello cautelare e motivazione rafforzata il giudice d'appello non può ribaltare il verdetto liberatorio senza smontare analiticamente i dubbi sollevati nella prima decisione. L'ordinanza di custodia è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Riprese col drone e droga: custodia cautelare in carcere
Le forze dell'ordine hanno monitorato tramite drone un individuo che raccoglieva e occultava tra la vegetazione sacchi contenenti ingenti quantitativi di stupefacenti e armi clandestine. L'indagato, fermato con graffi compatibili con la boscaglia, è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere. La difesa ha contestato i gravi indizi di colpevolezza e la valutazione delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha confermato la misura, chiarendo che per l'applicazione della custodia cautelare in carcere non occorrono prove definitive, ma basta una qualificata probabilità di colpevolezza unita a un concreto rischio di recidiva.
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Controllare i conti non basta per il concorso in autoriciclaggio
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un indagato accusato di associazione mafiosa e autoriciclaggio di proventi illeciti in imprese edili. L'accusa si basava su un'intercettazione in cui il soggetto controllava la resa contabile degli investimenti eseguiti in passato dal padre. I giudici hanno chiarito che il concorso in autoriciclaggio non sussiste mediante una semplice verifica successiva dei conti, trattandosi di un reato istantaneo già consumato con l'impiego del capitale. Al contrario, tale ruolo di fiduciario economico dimostra la concreta messa a disposizione verso il clan mafioso. La Suprema Corte ha quindi annullato con rinvio l'ordinanza cautelare limitatamente all'autoriciclaggio, confermando invece la custodia in carcere per il reato associativo.
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