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Custodia Cautelare In Carcere

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2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: quando non è l’unica via possibile
Un Individuo è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio. Il Tribunale aveva confermato la `custodia cautelare in carcere`. L'Individuo ha contestato la decisione, sostenendo l'assenza di un concreto pericolo di reiterazione del reato e la sproporzione della misura. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato l'esclusiva idoneità della `custodia cautelare in carcere`, non provando l'inserimento dell'Individuo in ampi circuiti criminali né che la sua abitazione fosse una base logistica per lo spaccio. La Corte ha annullato l'ordinanza, rinviando per un nuovo esame.
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Custodia cautelare e aggravante mafiosa: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare e aggravante mafiosa per un uomo accusato di aver partecipato a un pestaggio e violazione di domicilio. L'aggressione, avvenuta con armi e la presenza di più persone, serviva a ripristinare il controllo del territorio per conto di un clan locale. La difesa ha sostenuto il ruolo marginale dell'indagato e la mancanza di intercettazioni dirette a suo carico. I giudici hanno invece dichiarato il ricorso inammissibile. La presenza dell'uomo sul luogo del delitto a bordo di un ciclomotore e la successiva fuga con i complici dimostrano il suo coinvolgimento attivo. La precedente detenzione subita dall'indagato non ha mostrato un effetto rieducativo, rendendo indispensabile il carcere per prevenire la reiterazione dei reati.
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Concorso in omicidio: la consegna delle armi conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di concorso in omicidio consumato e tentato. La vicenda trae origine dalla consegna di un borsone contenente armi da fuoco, maschere e giubbotti antiproiettile al gruppo esecutore la sera prima dell'agguato. Le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e i filmati delle telecamere hanno provato il prelievo e il trasporto del materiale. La difesa sosteneva l'assenza di consapevolezza dell'intento letale da parte dell'indagato. I giudici hanno invece ribadito che fornire armi pronte all'uso e protezioni balistiche dimostra piena adesione al piano criminoso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sostituzione della custodia cautelare: negati i domiciliari
Un imputato condannato per associazione finalizzata al narcotraffico con l'aggravante mafiosa ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari basandosi sul tempo trascorso dai fatti, sulla durata della carcerazione e sulla disponibilità al trasferimento in un'altra regione. I giudici hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando inammissibile il ricorso. Per i reati di criminalità organizzata opera la presunzione di adeguatezza esclusiva del carcere. Il semplice decorso del tempo ha un valore neutro e non dimostra la rottura dei legami con la rete criminale. Il ricorrente resta pertanto in carcere e deve versare le spese di giudizio e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare: negata la sostituzione per reati di mafia
Un Lavoratore, sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa (art. 416-bis c.p.), ha chiesto la sostituzione della misura. Il Tribunale ha respinto la sua richiesta. Il Lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata valutazione delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che, per i reati gravi come l'associazione mafiosa, se le esigenze cautelari persistono, l'unica misura applicabile è la custodia cautelare in carcere, come previsto dall'art. 275, comma 3, c.p.p. Il Tribunale aveva comunque motivato la persistenza della pericolosità. Il Lavoratore è stato condannato alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: vertice criminale resta detenuto
Un indagato accusa i giudici di aver confermato la custodia cautelare in carcere basandosi su intercettazioni invalide e fatti datati. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la misura penale. Le intercettazioni sono legittime perché autorizzate secondo le norme sui reati di criminalità organizzata. Il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale. L'indagato ricopre un ruolo di vertice in una complessa rete di traffico di stupefacenti con legami internazionali. La presenza di complici non ancora identificati rende gli arresti domiciliari inidonei a neutralizzare il rischio di nuovi illeciti. La custodia cautelare in carcere risulta quindi l'unica misura idonea.
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Custodia cautelare in carcere: ferma anche dopo l’assoluzione altrui
L'Indagato, accusato di associazione per delinquere finalizzata a reati contro il patrimonio, ha trascorso anni in stato di latitanza prima dell'arresto. La difesa ha chiesto la revoca della custodia cautelare in carcere, sostenendo la caduta dei gravi indizi a seguito dell'assoluzione di alcuni coimputati in un giudizio separato e l'inattualità del pericolo di fuga e reiterazione. I giudici di merito hanno respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'assoluzione di terzi in un procedimento separato non vincola il giudice cautelare. Il lungo periodo di clandestinità, i rientri illegali sul territorio nazionale e l'assenza di un lavoro lecito dimostrano l'attualità delle esigenze cautelari. L'Indagato resta quindi detenuto.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per il corriere
Un indagato subisce la custodia cautelare in carcere con l'accusa di aver trasportato partite di cocaina per conto di un'organizzazione criminale. La difesa contesta sia la gravità indiziaria sia l'eccessiva severità della misura, richiedendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione conferma la validità degli indizi e la pericolosità sociale del soggetto, ma accoglie il motivo relativo all'adeguatezza della misura. L'attività di corriere richiede continui spostamenti sul territorio e il controllo domiciliare elettronico può neutralizzare efficacemente il rischio di recidiva. I giudici annullano l'ordinanza con rinvio limitatamente alla scelta della misura cautelare.
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Spaccio e custodia cautelare in carcere: no alla comunità
Un indagato ha contestato la misura della custodia cautelare in carcere applicata per una vasta attività di spaccio continuato di stupefacenti e gravi condotte violente. La difesa ha sostenuto l'assenza di esigenze cautelari attuali, evidenziando la confessione, la collaborazione con gli inquirenti e la richiesta di avviare un percorso di disintossicazione in comunità tramite il SERT. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'intensa e collaudata frequenza criminale, unita alla forte pericolosità sociale, giustifica pienamente il carcere preventivo. L'atteggiamento collaborativo e la domanda terapeutica non cancellano il concreto e persistente pericolo di reiterazione del reato.
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Nullità decreto giudizio immediato: la detenzione non scade automaticamente
Un Indagato, in custodia cautelare per truffa ed estorsione aggravate, ha visto annullare il decreto di giudizio immediato. La difesa sosteneva che la Nullità decreto giudizio immediato dovesse comportare la scadenza dei termini di detenzione e la sua scarcerazione. La Cassazione ha chiarito che la nullità di tale decreto non rende l'atto inesistente e, se il pubblico ministero ripropone tempestivamente l'azione penale, i termini di custodia cautelare ricominciano a decorrere dalla "regressione" del procedimento. Il ricorso dell'Indagato è stato rigettato.
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Rinuncia all’impugnazione: dal carcere alla sanzione
Quattro indagati, sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, hanno presentato ricorso per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità delle esigenze cautelari e sull'inadeguatezza di misure meno afflittive. Prima della decisione della Suprema Corte, gli indagati hanno tuttavia depositato un atto formale di rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità dell'istanza per sopravvenuta rinuncia all'impugnazione. I giudici hanno condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di mille euro alla cassa delle ammende, confermando la permanenza in carcere.
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Custodia cautelare in carcere: Ricorso inammissibile per droga
Un Lavoratore è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per detenzione di 104 grammi di cocaina. Ha impugnato la decisione, sostenendo l'insufficienza di indizi e chiedendo una misura meno restrittiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la correttezza della valutazione degli indizi di colpevolezza e la necessità della misura detentiva, data la pericolosità del soggetto e la sua inaffidabilità dimostrata da precedenti arresti per spaccio ed evasione. La Corte ha ribadito che il controllo di legittimità non può riesaminare il merito dei fatti.
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Custodia cautelare in carcere: sproporzione negata per narcotraffico
Il Ricorrente è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per molteplici episodi di traffico di stupefacenti e detenzione di arma clandestina. Ha impugnato la decisione del Tribunale del Riesame, sostenendo la sproporzione della misura e l'inadeguatezza della motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che la custodia cautelare in carcere era l'unica misura adeguata, data la grave pericolosità sociale del Ricorrente, la sua rete di contatti nel narcotraffico e la disponibilità di un'arma. Il braccialetto elettronico non sarebbe stato sufficiente per prevenire la reiterazione dei reati.
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Associazione per traffico di stupefacenti: no al carcere
La Procura ha contestato a un indagato il reato di associazione per traffico di stupefacenti, chiedendo la custodia cautelare in carcere. Il Tribunale del riesame ha annullato la misura restrittiva. I giudici hanno accertato che le intercettazioni dimostravano solo un singolo tentativo di acquisto di droga e condotte autonome di spaccio, escludendo l'inserimento stabile nella rete criminale. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che i contatti frequenti configurassero la figura dell'acquirente abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Pubblica Accusa, confermando la revoca della misura per mancanza di prove aggiuntive concrete.
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Tentata estorsione aggravata: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia in carcere per due indagati accusati del delitto di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La vicenda nasce dalle pressioni e dai contatti minatori esercitati ai danni di un collaboratore di giustizia, raggiunto persino all'estero per imporre indebite richieste economiche. Un indagato ha ritirato il proprio ricorso. L'altro ricorrente sosteneva di aver svolto solo il ruolo di messaggero inconsapevole senza attuare violenze dirette. I giudici hanno giudicato inammissibili i ricorsi per motivi generici e infondati, ribadendo che la consegna di messaggi e i viaggi mirati provano la piena consapevolezza del disegno criminale. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Tentata estorsione aggravata: il peso del metodo mafioso senza affiliazione
Un soggetto è stato accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Aveva cercato di costringere due persone a restituire un assegno, originato da un prestito usurario, avvalendosi dell'influenza di un noto esponente mafioso. Il Tribunale aveva riqualificato il reato come tentato e confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendo l'aggravante del metodo mafioso sussistente per la paura indotta nelle vittime. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del soggetto, confermando la legittimità della custodia cautelare e l'applicazione dell'aggravante, anche per chi non è formalmente affiliato, se la condotta richiama la forza intimidatrice mafiosa.
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Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione conferma i gravi indizi
Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti, ha contestato l'inutilizzabilità delle intercettazioni ambientali e la valutazione delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La difesa ha sostenuto la mancanza di decreti autorizzativi per le intercettazioni o la loro impropria riattivazione, e l'inaffidabilità delle testimonianze. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente valutato le prove, ritenendo sufficienti gli indizi di colpevolezza derivanti dalle intercettazioni e dalle dichiarazioni del pentito, escludendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni.
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Custodia cautelare in carcere confermata anche per l’incensurato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo indagato per partecipazione ad un'associazione per il traffico di stupefacenti e possesso illegale di armi. L'indagato contestava la gravità degli indizi, sostenendo la natura innocua delle intercettazioni, l'assenza di precedenti penali e la presenza di un lavoro stabile. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione dei messaggi cifrati spetta ai giudici di merito e che l'uso dell'auto dell'indagato per il trasporto di droga dimostra la sua intraneità al gruppo. Inoltre, subito dopo la liberazione da una precedente misura, l'uomo aveva incontrato i vertici dell'organizzazione. La presunzione di pericolosità non è stata superata, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura idonea.
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Custodia cautelare per rapina: confermato il carcere
Un uomo ha subito la misura della custodia cautelare per rapina pluriaggravata ai danni di un esercizio commerciale. Gli investigatori hanno identificato l'indagato tramite le telecamere di videosorveglianza e il successivo riconoscimento fotografico da parte dei testimoni, nonostante il travestimento con abiti femminili. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi e il concreto pericolo di recidiva desunto dalle modalità dell'azione. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione contestando la validità dell'individuazione e la sussistenza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la motivazione dei giudici di merito è coerente e insindacabile, confermando definitivamente la misura detentiva e condannando il ricorrente alle spese.
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Custodia Cautelare in Carcere: Ricorso Inammissibile per Traffico Droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Indagato contro la conferma della sua **custodia cautelare in carcere**. L'Indagato era accusato di traffico di cocaina e partecipazione a un'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio, con aggravante transnazionale. La difesa contestava la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, il ruolo dell'Indagato e la competenza territoriale. La Suprema Corte ha ritenuto le argomentazioni difensive inammissibili, poiché miravano a una diversa valutazione di fatti già esaminati, senza evidenziare vizi logici o violazioni di legge. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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