LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2025

Pagina 2 di 16

313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Aggravante mafiosa: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per detenzione di armi e droga. Il punto centrale era la sussistenza dell'aggravante mafiosa. La Corte ha stabilito che la partecipazione a un summit del clan e il ruolo di custode di armi e droga per conto dell'associazione sono elementi sufficienti a dimostrare la finalità di agevolare il sodalizio criminale, giustificando così la misura e l'aggravante stessa.
Continua »
Esigenze cautelari: il tempo non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per spaccio. La difesa sosteneva la mancanza di attualità delle esigenze cautelari per il tempo trascorso dai fatti, ma la Corte ha confermato il provvedimento, valorizzando elementi successivi (perquisizioni e sequestri) e il profilo criminale del soggetto, che dimostravano un perdurante inserimento nel circuito del narcotraffico e una concreta pericolosità sociale.
Continua »
Associazione mafiosa: custodia cautelare legittima
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di essere organizzatore in un'associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato e giustificare la misura, non è necessaria la contestazione di specifici reati-fine. Inoltre, ha ribadito la validità della 'doppia presunzione' di pericolosità sociale e di adeguatezza della sola custodia in carcere per questo tipo di delitti, rendendo irrilevanti la mancanza di precedenti penali o il tempo trascorso, a meno che non sia provato il recesso dall'associazione.
Continua »
Ingente quantità: quando scatta l’aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per traffico di cocaina. Il caso verteva sull'aggravante della ingente quantità. La Corte ha stabilito che, anche in assenza di perizia chimica, il quantitativo lordo di 7 kg di cocaina, confezionata in panetti, è sufficiente a ritenere superata la soglia di 1,5 kg di principio attivo, rendendo la motivazione del tribunale del riesame logica e non censurabile.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: quando è necessaria?
La Cassazione ha confermato l'ordinanza che ripristinava la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di spaccio di stupefacenti. La Corte ha ritenuto la misura necessaria data la gravità dei fatti, i legami con ambienti criminali e la non piena collaborazione dell'indagato, giudicando insufficienti gli arresti domiciliari anche con braccialetto elettronico.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: il ruolo del ‘fornaio’
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un commerciante accusato di partecipazione associazione mafiosa. Secondo i giudici, mettere a disposizione in modo sistematico e consapevole il proprio esercizio commerciale per le riunioni del clan, le discussioni su estorsioni e gli incontri con altri sodali, non costituisce un mero favoreggiamento, ma integra una piena partecipazione al sodalizio criminale, in quanto contributo stabile e organico alla vita dell'associazione.
Continua »
Mandato di arresto europeo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro un'ordinanza di custodia cautelare. La decisione si fonda sul fatto che, nelle more del giudizio, il ricorrente era già stato consegnato alle autorità del suo paese d'origine in esecuzione di un mandato di arresto europeo, facendo così venir meno il titolo cautelare e l'interesse a ricorrere.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: la prova del ruolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione in un'associazione di tipo mafioso. La Corte ha ritenuto ben motivata la decisione del Tribunale, che ha identificato l'indagata come un'intermediaria cruciale per il marito detenuto, capo del clan. La sentenza chiarisce che un supporto continuo e vitale, anche senza la commissione diretta di reati, costituisce prova di partecipazione associazione mafiosa, superando la semplice connivenza familiare.
Continua »
Ruolo apicale: la Cassazione e la prova indiziaria
Un indagato, accusato di avere un ruolo apicale in un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato in Cassazione l'ordinanza di custodia cautelare. La difesa sosteneva che le prove fossero insufficienti e contraddittorie, evidenziando il basso numero di specifici reati-fine contestati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il ruolo apicale si desume dalla qualità delle prove (come impartire ordini o gestire la cassa), non dalla quantità di illeciti. Ha inoltre confermato che il Tribunale del Riesame aveva correttamente operato una valutazione autonoma degli indizi.
Continua »
Autonoma valutazione: la Cassazione sui limiti del rinvio
Un uomo, già condannato per associazione mafiosa e nuovamente indagato per lo stesso reato e per estorsione, ricorreva in Cassazione contro la custodia cautelare. Contestava la mancanza di un'autonoma valutazione da parte del giudice, la quale si sarebbe limitato a trascrivere gli atti d'indagine. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che l'autonoma valutazione non richiede una riscrittura degli atti, ma un esame critico che può essere manifestato anche con una motivazione sintetica e per relationem. Ha inoltre confermato la distinzione tra estorsione ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni, basata sulla ricerca di un vantaggio ulteriore e illecito.
Continua »
Esigenze cautelari: la Cassazione conferma il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che negava la revoca della custodia in carcere. Le esigenze cautelari sono state ritenute ancora attuali, data la gravità dei fatti, il ruolo di gestore dello spaccio e la pericolosità sociale del soggetto, nonostante una parziale modifica delle accuse in primo grado.
Continua »
Valutazione adeguatezza misura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sul principio che la valutazione dell'adeguatezza della misura cautelare deve essere concreta e non apodittica. I giudici devono considerare specificamente se l'allontanamento dell'imputato dal suo ambiente criminale di origine possa ridurre il pericolo di recidiva, senza rigettare la richiesta con motivazioni generiche.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: quando è inammissibile
Un imputato, condannato per associazione a delinquere, si è visto respingere la richiesta di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che l'impugnazione era generica e non contestava un punto cruciale: l'uso della propria abitazione come base operativa per i reati. Questa circostanza, secondo i giudici, rende gli arresti domiciliari una misura inadeguata a prevenire il rischio di reiterazione del reato.
Continua »
Esigenze cautelari: la valutazione dopo due anni
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di narcotraffico con aggravante mafiosa, rigettando il ricorso. La sentenza chiarisce che le esigenze cautelari possono persistere anche a distanza di oltre due anni dai fatti, se la pericolosità sociale dell'indagato è concreta e attuale, come nel caso di legami con organizzazioni criminali e gestione di ingenti quantitativi di stupefacenti. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale, che ha giustificato la misura più restrittiva.
Continua »
Partecipazione associazione mafiosa: la valutazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di partecipazione associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che gli indizi vanno valutati globalmente e non in modo frammentario, confermando che anche incontri con boss noti, senza conoscerne il contenuto, possono costituire gravi indizi secondo massime d'esperienza.
Continua »
Termini impugnazione reati associativi: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una misura di custodia cautelare per reati associativi legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione, chiarendo che per i termini impugnazione reati associativi non opera la sospensione feriale dei termini processuali, a causa della gravità del reato contestato.
Continua »
Sospensione feriale termini: quando non si applica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato oltre il termine di 10 giorni, chiarendo che la sospensione feriale termini non si applica ai procedimenti per reati di criminalità organizzata, come l'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 d.P.R. 309/90). La tardività del ricorso comporta la condanna alle spese e al pagamento di una sanzione.
Continua »
Pericolo di Recidiva: Quando si giustifica il carcere
La Cassazione conferma la custodia in carcere per un individuo accusato di tentato omicidio. La Corte ha ritenuto corretto il giudizio del Tribunale del Riesame sul concreto e attuale pericolo di recidiva, basato sulla gravità dei fatti e la personalità dell'indagato, rendendo inadeguate misure meno afflittive.
Continua »
Custodia cautelare: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'ordinanza che applicava la custodia cautelare in carcere. Si conferma che la valutazione del pericolo di reiterazione e la scelta della misura più grave si basano sulla professionalità criminale del soggetto, anche a distanza di tempo dai fatti.
Continua »
Droga parlata: la Cassazione e le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un detenuto accusato di spaccio in carcere, basandosi sull'interpretazione di intercettazioni ambientali. L'imputato sosteneva che i dialoghi sulla 'droga parlata' fossero stati fraintesi. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle conversazioni spetta al giudice di merito e può essere censurata solo per manifesta illogicità, ritenendo nel caso specifico la valutazione del Tribunale coerente e ben motivata.
Continua »