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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2025

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Concorso esterno e custodia: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione conferma la custodia in carcere per un professionista accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che la chiusura dello studio professionale e la sospensione dall'albo non sono sufficienti a eliminare il pericolo di reiterazione del reato, poiché la sua 'dote professionale' e la sua rete di contatti restano a disposizione del sodalizio criminale, rendendo inadeguata ogni misura meno afflittiva.
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Associazione mafiosa: quando l’imprenditore è complice?
Un imprenditore, colpito da ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa, ricorre in Cassazione contestando sia la validità delle intercettazioni sia la sussistenza dei gravi indizi. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un decreto di proroga delle intercettazioni, anche se tardivo, può valere come nuova autorizzazione se autonomamente motivato. Inoltre, ribadisce che gli indizi di colpevolezza per il reato di associazione mafiosa vanno valutati nel loro complesso e non in modo frammentario, confermando la solidità del quadro accusatorio a carico dell'imprenditore, ritenuto stabilmente a disposizione del clan.
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Custodia cautelare: Cassazione conferma detenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un individuo accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso e associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. La Corte ha ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza, basati sulla partecipazione attiva dell'indagato alle intimidazioni per l'acquisizione di un'attività di ristorazione, sia le concrete esigenze cautelari, come il pericolo di reiterazione del reato, data la sua personalità e i suoi legami con ambienti criminali. È stata giudicata inadeguata qualsiasi misura meno afflittiva della custodia cautelare in carcere.
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Custodia cautelare in carcere: quando è legittima?
Un individuo condannato per spaccio di droga, dopo aver violato ripetutamente misure cautelari meno afflittive come il divieto di dimora e l'obbligo di firma, si è visto aggravare la misura in custodia cautelare in carcere. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ritenendo la decisione del Tribunale logica e ben motivata, data la totale inaffidabilità del soggetto e l'assenza di alternative valide come gli arresti domiciliari.
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Gravità indiziaria: Cassazione su custodia cautelare
Un individuo, accusato di essere dirigente di un'associazione di stampo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva la carenza della gravità indiziaria basandosi su elementi nuovi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il suo ruolo non è quello di rivalutare le prove, ma di verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice di merito. La Corte ha confermato la sussistenza della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari, ritenendo adeguata la valutazione del Tribunale del riesame.
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Metodo mafioso: basta un riferimento implicito
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. Confermato che un riferimento implicito al controllo del territorio da parte di un'organizzazione criminale, in un contesto noto per la sua presenza, è sufficiente a configurare l'aggravante e a giustificare la custodia cautelare in carcere.
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Esigenze cautelari: la condanna non basta da sola
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10507/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero che chiedeva la custodia cautelare per un imputato condannato in primo grado. La Corte ha stabilito che una severa condanna non è, da sola, sufficiente a dimostrare la sussistenza di attuali esigenze cautelari, come il pericolo di fuga o di reiterazione del reato. È necessario che la richiesta sia supportata da elementi specifici e sopravvenuti che attestino la concretezza e l'attualità di tali pericoli.
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Esigenze cautelari: la condanna non basta da sola
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero che chiedeva la custodia cautelare in carcere per un imputato condannato a una pena detentiva severa. La Corte ha stabilito che, ai fini della valutazione delle esigenze cautelari, la sola sentenza di condanna, per quanto grave, non è un elemento sufficiente. È necessario che emergano elementi specifici e attuali che dimostrino un concreto pericolo di fuga o di reiterazione del reato, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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Dolo nella rapina: violenza e furto, quando è reato?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema del dolo nella rapina, confermando che l'intenzione di sottrarre i beni può sorgere anche dopo l'atto di violenza. Nel caso esaminato, un imputato sosteneva di aver partecipato solo a un'aggressione e non al successivo furto di un borsello. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la violenza e l'impossessamento, se avvengono senza soluzione di continuità, configurano un unico reato di rapina, anche se l'intento di rubare non era presente fin dall'inizio.
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Presunzione di pericolosità e tempo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, confermando la custodia cautelare in carcere. La Corte ha stabilito che la presunzione di pericolosità associata a tali gravi reati non viene meno semplicemente per il notevole tempo trascorso dai fatti. L'avvio di un'attività lavorativa lecita non è stato ritenuto sufficiente a dimostrare un reale cambiamento di vita, in quanto l'attività era preesistente alle ultime contestazioni e non provava un distacco definitivo dal contesto criminale.
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Gravi indizi di colpevolezza: la valutazione in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha stabilito che i gravi indizi di colpevolezza devono essere valutati nel loro complesso, senza frammentare gli elementi di prova. La decisione del Tribunale del Riesame, basata su un quadro probatorio composito (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni e altri riscontri), è stata ritenuta logica e corretta, respingendo la tesi difensiva che mirava a una rilettura dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Associazione per delinquere: non basta comprare droga
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che l'acquisto ripetuto di stupefacenti da un'organizzazione non è sufficiente a provare la partecipazione all'associazione per delinquere. Per configurare il reato associativo, è necessario dimostrare che il rapporto tra fornitore e acquirente si sia trasformato in un vincolo stabile e che l'acquirente sia consapevolmente inserito nella struttura criminale, contribuendo ai suoi scopi.
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Gravi indizi di colpevolezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione finalizzata al narcotraffico. La sentenza ribadisce che la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza deve basarsi su un'analisi complessiva e convergente delle prove, non su una lettura frammentaria. Vengono inoltre confermati i criteri per la sussistenza delle esigenze cautelari, anche in presenza di presunzioni legali.
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Associazione per delinquere: i requisiti minimi
Un soggetto ricorre in Cassazione contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, sostenendo la mancanza di una vera struttura organizzata. La Corte Suprema rigetta il ricorso, affermando che per configurare il reato è sufficiente un'organizzazione minima, anche orizzontale, essendo decisivo l'accordo stabile per commettere una serie indeterminata di crimini.
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Esigenze cautelari: attualità del pericolo di reato
La Cassazione conferma la custodia in carcere per traffico di droga, respingendo il ricorso. La Corte ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari basate sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato, valutando la personalità dell'indagato, i suoi legami con la criminalità organizzata e le modalità del fatto, nonostante il tempo trascorso.
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Presunzione esigenze cautelari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la Sentenza 9922/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha ribadito la forza della presunzione esigenze cautelari prevista dall'art. 275 c.p.p., specificando che il solo trascorrere del tempo non è sufficiente a superarla in assenza di nuovi elementi concreti che dimostrino un affievolimento della pericolosità sociale.
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Motivazione apparente: annullata ordinanza cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la custodia in carcere per un indagato di associazione mafiosa. La decisione è stata motivata dal vizio di motivazione apparente, in quanto il Tribunale del riesame aveva erroneamente basato il suo giudizio su fatti (clan di appartenenza e vittime di estorsione) pertinenti a un altro co-indagato, dimostrando una totale dissociazione dalle risultanze processuali. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Esigenze cautelari e reati gravi: la valutazione
La Cassazione conferma la misura dell'obbligo di firma per un imputato condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Pur riconoscendo il tempo trascorso e i progressi personali, le esigenze cautelari persistono a causa della gravità del reato e della pena inflitta, giustificando una misura attenuata ma non la sua totale revoca.
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Esigenze cautelari: la valutazione del giudice di merito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte ha stabilito che la valutazione sulle esigenze cautelari, che bilancia la gravità dei reati e la condanna subita con il tempo trascorso e il ruolo non apicale dell'imputato, spetta esclusivamente al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici o di legge, nel caso di specie non riscontrati.
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Detenzione ordigno esplosivo: la Cassazione decide
Un uomo in affidamento in prova viene arrestato per la detenzione di un ordigno esplosivo artigianale. La Cassazione conferma la custodia in carcere, respingendo le tesi difensive sulla scarsa pericolosità del manufatto e sul suo presunto uso per una festa. Per la Corte, la detenzione di un ordigno esplosivo è di per sé reato, indipendentemente dalla finalità, e la misura cautelare è giustificata dal rischio di recidiva.
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