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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2025

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313 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Presunzione custodia cautelare: quando è legittima?
Un soggetto, accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che la misura fosse eccessiva, dato il tempo trascorso dai fatti e la collaborazione dell'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la presunzione di custodia cautelare per reati così gravi non viene meno solo per il passare del tempo, specialmente se elementi come il ruolo centrale dell'indagato nell'organizzazione e la mancanza di un lavoro lecito indicano un concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato.
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Domanda cautelare: valida la nuova ordinanza del GIP
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla validità di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dopo un precedente rigetto. La prima decisione negativa del GIP era basata su un errore materiale nella data di nascita dell'indagato. La Corte ha stabilito che la successiva correzione da parte del PM, senza una formale nuova domanda cautelare, era sufficiente a reinvestire il GIP del potere di decidere, considerando il primo provvedimento nullo perché emesso nei confronti di un soggetto 'inesistente'. Di conseguenza, il ricorso dell'indagato è stato rigettato.
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Associazione di tipo mafioso: Cassazione e riesame
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione degli indizi, inclusi errori materiali sulle date e l'interpretazione delle prove, spetta al giudice del merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, se non per vizi logici o giuridici manifesti, qui non riscontrati. La decisione del Tribunale del riesame, che ha confermato la misura cautelare basandosi su un quadro indiziario solido, è stata quindi ritenuta corretta.
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Custodia cautelare in carcere: quando è automatica?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15271/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a procedura di estradizione. L'imputato, inizialmente agli arresti domiciliari, si era visto aggravare la misura con la custodia cautelare in carcere a seguito della violazione delle prescrizioni. La Corte ha stabilito che, in caso di trasgressione non minimale degli arresti domiciliari, l'applicazione della custodia in carcere è un automatismo previsto dalla legge (art. 276, co. 1-ter c.p.p.), senza necessità di rivalutare le esigenze cautelari originarie. Inoltre, le contestazioni sul merito dell'estradizione non possono essere sollevate in sede di riesame della misura cautelare.
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Custodia cautelare in carcere: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. La Corte ha chiarito che il principio del 'ne bis in idem' non si applica quando il fatto, sebbene simile a uno precedentemente archiviato, viene inquadrato in un contesto associativo più ampio e complesso. Gli elementi raccolti, come intercettazioni e videosorveglianza, sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare un coinvolgimento stabile e non occasionale dell'indagato nelle attività del clan, giustificando la misura restrittiva.
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Omesso avviso difensore: nullità e nuovo riesame
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare a causa di un omesso avviso difensore. La mancata notifica dell'udienza di riesame a uno dei due legali dell'indagato ha integrato una nullità procedurale, rendendo necessaria una nuova valutazione da parte del Tribunale del riesame. La Corte ha chiarito che l'onere della notifica è a carico dell'autorità giudiziaria e non può essere trasferito sull'indagato.
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Gravità indiziaria: Cassazione annulla ordinanza
La Corte di Cassazione ha analizzato i ricorsi di tre indagati sottoposti a custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha accolto parzialmente il ricorso di un indagato, annullando l'ordinanza per il reato associativo a causa di un vizio di motivazione del Tribunale del riesame, che aveva basato la gravità indiziaria su un episodio per il quale la stessa era già stata esclusa. I ricorsi degli altri due indagati sono stati rigettati, ritenendo sufficienti gli elementi probatori a loro carico.
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Presunzione custodia cautelare: quando è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che negava gli arresti domiciliari. La Corte ha confermato la validità della presunzione di custodia cautelare per reati di associazione finalizzata al traffico di droga, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame logica, soprattutto alla luce della pregressa condotta dell'indagato durante una precedente misura restrittiva.
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Custodia cautelare: la Cassazione e la gravità indiziaria
La Corte di Cassazione esamina il ricorso contro un'ordinanza del Tribunale del Riesame che, in sede di rinvio, ha confermato la custodia cautelare per un imputato nonostante l'annullamento di due capi d'accusa. La decisione si fonda sulla persistente gravità indiziaria per i restanti reati contestati. Il caso evidenzia come la valutazione dei presupposti per le misure cautelari sia autonoma per ciascun addebito.
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Ricorso per cassazione: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per rapina. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del giudice precedente, che in questo caso era solida e basata su molteplici prove.
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Fatto di lieve entità: la Cassazione annulla la pena
Una donna è stata posta in custodia cautelare per spaccio di stupefacenti. La Cassazione ha annullato l'ordinanza, criticando la mancata valutazione del fatto di lieve entità. Il tribunale non aveva considerato adeguatamente la quantità minima di droga (1,5 grammi) e si era basato su precedenti remoti e sul comportamento di terzi per escludere l'ipotesi lieve, commettendo un errore di motivazione.
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Associazione per delinquere: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro la misura di custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la configurabilità del reato di associazione per delinquere (art. 74 d.P.R. 309/90), distinguendolo dal mero concorso di persone, sulla base della stabilità del vincolo associativo, della ripartizione dei ruoli e della presenza di una struttura organizzata. Respinti anche i motivi procedurali sulle intercettazioni.
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Custodia cautelare in carcere: quando è inevitabile
Un soggetto, già condannato per traffico di stupefacenti commesso all'interno di un penitenziario, si è visto negare la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura adeguata a fronte di un'elevata pericolosità sociale, desumibile sia dai gravi precedenti penali sia dal fatto che i reati sono stati commessi proprio durante la detenzione.
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Appello cautelare: la Cassazione converte il ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rimedio corretto contro un'ordinanza del GIP che nega la revoca o modifica di una misura cautelare non è il ricorso per cassazione, ma l'appello cautelare. In un caso recente, un imputato aveva impugnato direttamente in Cassazione il rigetto della sua istanza di revoca della custodia in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile in quella sede e, applicando l'art. 568 c.p.p., lo ha convertito in appello, trasmettendo gli atti al Tribunale competente. La decisione ribadisce la netta distinzione tra i mezzi di impugnazione disponibili.
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Partecipazione associazione narcotraffico: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad un'associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che tre acquisti di sostanze, uniti ad un ruolo di gestore di una piazza di spaccio autorizzata dal clan e a un rapporto di reciproca collaborazione con i vertici, sono sufficienti a configurare una stabile partecipazione e non un semplice rapporto acquirente-fornitore. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante il cosiddetto 'tempo silente' ai fini della valutazione del pericolo di recidiva, data la continuità dell'operatività criminale dell'indagato.
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Associazione di tipo mafioso: il ruolo del partecipe
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso. La sentenza sottolinea che le intercettazioni ambientali, se gravi, precise e concordanti, sono sufficienti a dimostrare il ruolo attivo del partecipe all'interno del sodalizio criminale, e che la loro interpretazione è una questione di fatto riservata ai giudici di merito. Viene inoltre confermata la legittimità della misura cautelare basata sulla presunzione di pericolosità sociale per questo tipo di reato.
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Partecipazione associazione mafiosa: quando è stabile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte conferma che la 'messa a disposizione' e l'agire come 'longa manus' di un capo clan in episodi estorsivi strategici dimostrano un inserimento stabile e organico nel sodalizio, superando la tesi di una partecipazione meramente sporadica.
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Procurata inosservanza di pena: quando l’aiuto è reato
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato per procurata inosservanza di pena aggravata. L'uomo era accusato di aver aiutato un capo clan latitante fornendo supporto logistico e finanziario. La Corte ha confermato la validità della custodia cautelare in carcere, ritenendo le prove sufficienti e le esigenze cautelari presunte non superate.
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Agevolazione mafiosa: quando aiutare un latitante basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per aver favorito la latitanza di un capoclan. La sentenza chiarisce che l'aggravante di agevolazione mafiosa sussiste quando si aiuta un esponente di vertice di un sodalizio, poiché ciò rafforza l'intera organizzazione. Viene inoltre confermata la validità della presunzione legale che impone la detenzione in carcere per tali reati, in assenza di prove contrarie fornite dalla difesa.
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Misure cautelari: il tempo non basta a cambiarle
La Corte di Cassazione conferma il rigetto della richiesta di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un soggetto condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la decisione del tribunale era fondata non su una mera presunzione, ma sulla gravità concreta del reato, sul rischio di recidiva e sui legami con la criminalità organizzata. Il decorso del tempo e la buona condotta detentiva sono stati ritenuti elementi insufficienti per giustificare un'attenuazione delle misure cautelari.
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