LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2023

Pagina 3 di 23

454 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: il sonno non scusa le violazioni
Un uomo sottoposto all'obbligo di dimora con permanenza notturna ha violato ripetutamente le prescrizioni non rispondendo ai controlli della polizia. La difesa ha sostenuto che l'uomo non avesse sentito il campanello a causa di farmaci per il sonno. Il Tribunale ha respinto la giustificazione e ha disposto l'aggravamento della misura con la custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che la valutazione delle violazioni spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, l'uomo rimane in carcere e deve pagare le spese processuali insieme a una sanzione pecuniaria.
Continua »
Concorso in tentata estorsione: la presenza silenziosa è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di traffico di stupefacenti e concorso in tentata estorsione. L'indagato aveva agevolato l'acquisto di droga dall'estero e, successivamente, teso un tranello al suo stesso complice, attirandolo in una stazione di servizio. Qui, un esponente di un clan locale aveva minacciato la vittima per estorcerle sessantamila euro come tassa sullo spaccio. La Suprema Corte ha ribadito che la semplice presenza non casuale sul luogo del delitto, finalizzata a dare forza e sicurezza all'estorsore principale, configura pienamente il concorso in tentata estorsione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sequestro armi e pericolo di reiterazione: il carcere resta
Il Tribunale di Bolzano confermava la custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo, indagato per detenzione abusiva di un arsenale di armi con matricola abrasa. L'indagato ricorreva in Cassazione, sostenendo che il sequestro delle armi avesse azzerato il pericolo di reiterazione e contestando la mancanza di occasioni prossime per delinquere. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il pericolo di reiterazione deve essere valutato in base alla gravità del fatto e alla personalità del soggetto, senza che sia necessaria l'individuazione di specifiche occasioni future. Il sequestro delle armi non neutralizza automaticamente tale rischio se il soggetto dimostra un'elevata pericolosità sociale.
Continua »
Violazione degli arresti domiciliari: dal barbecue al carcere
Un uomo sottoposto alla misura degli arresti domiciliari all'interno della propria casa mobile, situata in un campo nomadi, ha subito l'aggravamento della misura con la custodia in carcere. Le forze dell'ordine hanno accertato la violazione degli arresti domiciliari poiché l'indagato si muoveva liberamente nel campo, fuori dalla sua abitazione, e accoglieva ospiti organizzando feste e barbecue nonostante il divieto di comunicazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo, confermando che il luogo di detenzione coincide esclusivamente con la singola casa mobile e non con l'intero campo nomadi. Di conseguenza, lo spostamento ingiustificato e l'organizzazione di eventi sociali escludono la lieve entità dell'infrazione, rendendo inevitabile il trasferimento in carcere per l'inidoneità della misura domiciliare.
Continua »
Concorso di persone nel reato: basta la presenza per il carcere
Il Tribunale di Roma confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di porto illegale di arma in concorso con altre cinque persone. Il gruppo era entrato in un bar per una spedizione punitiva, intimorendo i presenti con una pistola poi usata per sparare in strada. L'indagato contestava la misura, sostenendo di non sapere che il complice avesse una vera pistola. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che per il concorso di persone nel reato non serve un accordo preventivo: la semplice presenza fisica attiva nel gruppo, idonea a rafforzare l'intento criminoso altrui e ad aumentare la forza intimidatoria, basta a fondare la responsabilità penale.
Continua »
Giudicato cautelare: negata la scarcerazione al detenuto
L'Imputato, condannato in primo grado a trent'anni per omicidio aggravato da metodo mafioso, ha impugnato il diniego di scarcerazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che si è formato il giudicato cautelare, poiché la legittimità della custodia in carcere era già stata confermata in precedenza. Di conseguenza, senza elementi nuovi, le stesse questioni non possono essere riproposte. La Corte ha inoltre respinto la tesi del travisamento delle prove, confermando la validità degli indizi, tra cui un colloquio in carcere in cui si faceva riferimento al ruolo di comando dell'Imputato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Impugnazione cautelare tardiva: la posta non salva dal carcere
Due indagati, accusati di furti pluriaggravati ai danni di esercizi commerciali, hanno proposto ricorso per Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa lamentava l'errata qualificazione del reato e la mancata valutazione della collaborazione degli indagati. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per via di un'impugnazione cautelare tardiva. I giudici hanno ribadito che, in materia cautelare, la tempestività del ricorso spedito per posta si calcola dal momento in cui l'atto perviene alla cancelleria del giudice competente, e non da quello di spedizione. Essendo il ricorso giunto oltre il termine di dieci giorni, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no al braccialetto elettronico
Un indagato ha impugnato l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per traffico di cocaina. La difesa lamentava la mancata concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico e l'errata valutazione del pericolo di recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che ritenere inadeguati i domiciliari esclude automaticamente l'utilità del braccialetto elettronico. Inoltre, la gravità dei fatti, i precedenti specifici e i collegamenti con la criminalità organizzata giustificano pienamente la custodia cautelare in carcere, confermando la decisione del Tribunale del Riesame.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna accusata di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di droga. L'indagata gestiva la cassa comune del gruppo criminale e pagava i corrieri. La difesa sosteneva che la confessione dell'indagata e il tempo trascorso dai fatti dovessero attenuare la misura. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per i reati di associazione finalizzata al narcotraffico opera una presunzione di pericolosità sociale. Il semplice decorso del tempo ha una valenza neutra e non basta a superare tale presunzione, soprattutto se la confessione tenta di minimizzare la gravità dell'organizzazione. Di conseguenza, la misura carceraria resta l'unica idonea a garantire le esigenze di sicurezza.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: allevatore o corriere della droga?
L'Indagato, accusato di essere l'organizzatore di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza che disponeva la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che l'uomo fosse un semplice partecipe e che i riferimenti intercettati ai "cavalli" riguardassero la sua reale professione di allevatore. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che i dialoghi parlavano di "cavalli messi in valigia", svelando l'uso di un linguaggio criptico per coprire il trasporto di droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno ritenuto inadeguati gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a causa della spiccata pericolosità sociale dell'indagato, desunta dalla sistematicità dei suoi viaggi di approvvigionamento a Napoli e dai suoi precedenti penali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari nel bunker
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo contro l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere. Le forze dell'ordine avevano scoperto sul terreno del proprietario un sofisticato laboratorio sotterraneo, accessibile tramite una botola e videosorvegliato, adibito alla coltivazione e al confezionamento di marijuana. Sono stati sequestrati quasi trenta chili di droga, bilance, libri contabili e diverse armi clandestine con matricola abrasa. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha confermato la custodia cautelare in carcere, ritenendo la detenzione domiciliare del tutto inidonea a prevenire il rischio di recidiva, poiché l'attività illecita professionale veniva svolta proprio all'interno della proprietà dell'indagato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: dal bunker sotterraneo alla cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso con un sofisticato laboratorio sotterraneo di marijuana nella sua proprietà. Le forze dell'ordine hanno scoperto, tramite una botola, quattro stanze videosorvegliate contenenti quasi trenta chili di droga, attrezzature per il confezionamento, appunti contabili e diverse armi clandestine. L'indagato ha richiesto la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea. Il domicilio dell'indagato, infatti, coincideva con il luogo in cui veniva gestita l'attività illecita, rendendo gli arresti domiciliari del tutto inadeguati a prevenire il pericolo che il soggetto tornasse a delinquere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: incensurato ma complice degli zii
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano scoperto un laboratorio sotterraneo per la coltivazione di marijuana gestito dai parenti dell'indagato, mentre a casa di quest'ultimo erano stati rinvenuti oltre un chilo di droga e denaro contante. La Suprema Corte ha ritenuto legittima la misura cautelare, evidenziando la gravità dei fatti e l'elevato rischio di reiterazione del reato all'interno del nucleo familiare. Nonostante la successiva sostituzione della misura con gli arresti domiciliari da parte del GIP, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Custodia cautelare in carcere confermata per l’estorsore piromane
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, tentata estorsione e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. L'indagato aveva appiccato il fuoco alla porta di una macelleria con liquido infiammabile per costringere i gestori a cedere a richieste estorsive. La difesa contestava la gravità indiziaria e l'adeguatezza della misura estrema. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che l'atto non era isolato ma inserito in una precisa dinamica intimidatoria di stampo mafioso. La Cassazione ha ritenuto legittima la custodia cautelare in carcere, evidenziando l'elevata pericolosità sociale del soggetto, i suoi precedenti penali e il ruolo attivo nel gruppo criminale guidato dal fratello.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: l’errore formale non libera
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di spaccio di stupefacenti. L'indagato ricorreva in Cassazione lamentando l'inefficacia della misura per la mancata trasmissione al Tribunale dei decreti autorizzativi delle intercettazioni telefoniche da parte del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'omessa trasmissione di atti di natura meramente processuale, come i decreti autorizzativi, non determina la perdita di efficacia della misura cautelare. Tale sanzione colpisce solo la mancata trasmissione di elementi a contenuto probatorio sostanziale usati dal giudice. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza delle esigenze cautelari, evidenziando che l'indagato gestiva un'attività organizzata di spaccio ed era stato trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga. L'indagato resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: libero dal carcere ma multato
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia in carcere per l'indagato, accusato di traffico di stupefacenti. La difesa proponeva ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l'adeguatezza della misura. Nel corso del procedimento, il GIP sostituiva il carcere con gli arresti domiciliari. Nonostante la perdita di interesse per la misura carceraria, la difesa insisteva nel contestare la colpevolezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, estranea al giudizio di legittimità. L'indagato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Motivazione per relationem: quando il rinvio conferma il carcere
L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione, riceveva un'ordinanza di custodia cautelare in carcere dal Giudice per le indagini preliminari di Bologna. Questo provvedimento rinnovava una precedente misura emessa dal Giudice di Napoli, dichiaratosi territorialmente incompetente. La difesa contestava la legittimità della decisione, lamentando una motivazione per relationem priva di un'autonoma valutazione da parte del nuovo giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che la motivazione per relationem è pienamente legittima nel caso di rinnovazione della misura cautelare per incompetenza territoriale, purché il quadro accusatorio non sia mutato e il nuovo giudice dimostri di aver esaminato attentamente gli atti, condividendo consapevolmente le ragioni del primo provvedimento.
Continua »
Carcere annullato: mancano gravi indizi di colpevolezza
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia in carcere per L'Indagata, accusata di concorso in spaccio di stupefacenti con il compagno. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati commessi tra dicembre 2021 e marzo 2022. Gli elementi di prova (intercettazioni e pedinamenti) dimostravano infatti una sua condotta attiva solo a partire da metà marzo 2022. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice non può presumere una partecipazione retroattiva basandosi solo su comportamenti successivi. L'ordinanza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Finto corriere e furto aggravato: quando l’inganno non è truffa
Due soggetti si presentano presso il magazzino di un'azienda di moda con un furgone dalla targa contraffatta, fingendosi corrieri autorizzati al ritiro della merce. Approfittando della momentanea assenza dei dipendenti, i finti corrieri caricano rapidamente trentacinque colli di valore e fuggono. La difesa sostiene che il fatto costituisca truffa e non furto, poiché vi sarebbe stata una consegna volontaria. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la custodia in carcere. I giudici stabiliscono che si tratta di furto aggravato con mezzo fraudolento e destrezza: lo spossessamento è avvenuto senza il consenso del proprietario, poiché i complici hanno sottratto i beni di propria iniziativa sfruttando l'assenza del personale, e non a seguito di una consegna volontaria indotta in errore.
Continua »
Contestazione a catena: spaccio e associazione non si sommano
Il Ricorrente, accusato di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa ha invocato la contestazione a catena, chiedendo la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. Sosteneva che i fatti fossero identici a quelli di un precedente arresto per spaccio e che i termini massimi fossero ormai scaduti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la contestazione a catena non si applica automaticamente se i procedimenti pendono davanti a uffici giudiziari diversi per ragioni di competenza e se il reato associativo, più grave e complesso, è emerso solo successivamente grazie a nuove prove e dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Di conseguenza, la misura cautelare in carcere resta pienamente valida ed efficace.
Continua »