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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2023

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454 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Pericolo di reiterazione: quando si resta in carcere?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due indagati contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati fiscali e associazione per delinquere. La Corte ha ritenuto sussistente e attuale il pericolo di reiterazione, basandosi sulla particolare spregiudicatezza degli indagati e su elementi che indicavano la prosecuzione di attività illecite, nonostante la difesa sostenesse la cessazione delle stesse. È stato inoltre chiarito che la condanna alle spese è dovuta anche in caso di rigetto parziale dei motivi di riesame.
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Custodia cautelare ultrasettantenne: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari per un imputato che aveva compiuto 70 anni. La decisione ribadisce il principio secondo cui la custodia cautelare ultrasettantenne è vietata, a meno che non sussistano esigenze cautelari di "eccezionale rilevanza", da valutarsi in concreto e al momento della decisione.
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Misure cautelari: la Cassazione valuta il ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il diniego di sostituzione delle misure cautelari. Nonostante il co-indagato avesse ottenuto gli arresti domiciliari, la Corte ha ritenuto la posizione del ricorrente diversa e più grave, basandosi sulla sua specifica condotta minacciosa e sulla persistenza del pericolo di reiterazione del reato.
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Continuità associativa mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa, che contestava una nuova misura cautelare per la prosecuzione della sua partecipazione al sodalizio criminale in un periodo successivo alla precedente condanna. La Corte ha stabilito che la continuità associativa mafiosa, successiva al periodo già giudicato, costituisce un fatto nuovo e distinto, escludendo così la violazione del principio del 'ne bis in idem'. La decisione si fonda sulle dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, ritenute idonee a dimostrare il ruolo attivo e promozionale del ricorrente all'interno del clan anche durante e dopo i periodi di detenzione.
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Arresti domiciliari immobile abusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo a cui era stata applicata la custodia in carcere. Il Tribunale aveva negato gli arresti domiciliari in un immobile abusivo, ritenendo tale condizione un ostacolo insuperabile secondo la legge. La Suprema Corte conferma la correttezza della decisione, sottolineando che il divieto normativo non è stato applicato estensivamente e che la dichiarazione di ospitalità della madre, prodotta tardivamente, non poteva essere considerata.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di dieci furti aggravati. La decisione si basa sull'elevato e attuale pericolo di recidiva, evidenziato dalla pluralità dei reati, dalla professionalità criminale e dai precedenti specifici, inclusa una condanna per evasione che preclude l'accesso a misure meno afflittive come gli arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto irrilevante un errore materiale sulla data di una condanna e ha giudicato la detenzione in carcere l'unica misura idonea a tutelare la collettività.
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Associazione mafiosa: custodia cautelare in carcere
Un soggetto indagato per associazione mafiosa ha impugnato il rigetto della sua istanza di sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la vigenza di una presunzione assoluta che indica il carcere come unica misura adeguata per tale reato, salvo eccezioni specifiche (come gravi motivi di salute o esigenze genitoriali) che nel caso di specie non erano state invocate.
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Utilizzabilità prove estere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato in custodia cautelare per narcotraffico. Le prove principali consistevano in messaggi scambiati su una piattaforma criptata, ottenuti dall'autorità giudiziaria francese tramite un Ordine Europeo di Indagine. La difesa contestava l'utilizzabilità di tali prove estere, ma la Corte ha stabilito la loro piena ammissibilità. Ha affermato il principio del mutuo riconoscimento e della presunzione di legittimità degli atti compiuti da un altro Stato UE, distinguendo tra l'acquisizione di dati già esistenti e l'intercettazione di comunicazioni in corso.
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Presunzione cautelare 416 bis: la Cassazione decide
Un soggetto condannato per associazione mafiosa ha impugnato il ripristino della custodia cautelare in carcere, precedentemente sostituita con gli arresti domiciliari. Adduceva a sua difesa il tempo trascorso, la buona condotta e l'allontanamento fisico dal contesto criminale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, riaffermando che la presunzione cautelare di pericolosità per il reato di cui all'art. 416 bis c.p. può essere vinta solo con la prova concreta e oggettiva dell'avvenuta rescissione di ogni legame con il sodalizio criminale, non essendo sufficienti, da soli, elementi come la buona condotta o la distanza geografica.
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Collaboratori di giustizia: la valutazione della prova
Un sovrintendente di polizia, accusato di gravi reati tra cui narcotraffico e reati contro la Pubblica Amministrazione, ha presentato ricorso contro la misura di custodia cautelare in carcere. Le accuse si basavano principalmente sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia. La difesa sosteneva la loro inattendibilità, adducendo presunti motivi di vendetta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. Ha stabilito che le dichiarazioni, seppur provenienti da soggetti con possibili rancori, erano state correttamente valutate come gravi indizi perché dettagliate, coerenti e supportate da numerosi riscontri esterni, come intercettazioni e altre testimonianze convergenti.
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Operazioni sotto copertura: ricorso tardivo e limiti
Un uomo, destinatario di una misura di custodia cautelare per traffico di droga nell'ambito di operazioni sotto copertura, presenta ricorso in Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché tardivo, chiarendo che nei procedimenti per criminalità organizzata non si applica la sospensione feriale dei termini. La sentenza ribadisce inoltre che le irregolarità formali nelle operazioni sotto copertura non rendono di per sé inutilizzabili le prove raccolte.
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Associazione mafiosa: annullata la custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla genericità e insufficienza degli indizi a carico di un soggetto già condannato in passato per lo stesso reato. Secondo la Corte, per dimostrare la permanenza nel sodalizio criminale sono necessari elementi nuovi, specifici e temporalmente contestualizzati, non bastando la precedente condanna, frequentazioni o dichiarazioni generiche di collaboratori di giustizia.
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Gravi indizi di colpevolezza: ricorso generico è inammissibile
Un individuo, soggetto a custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza dei gravi indizi di colpevolezza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico, non in grado di confrontarsi con la dettagliata motivazione del tribunale e volto a una non consentita rivalutazione dei fatti. La sentenza conferma la solidità del quadro indiziario basato su intercettazioni e pedinamenti che delineavano un sistema strutturato di importazione di droga dal Nord Europa.
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Mandato di arresto europeo: rilascio per ritardo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta nell'ambito di una procedura di mandato di arresto europeo. La decisione si fonda sul ritardo ingiustificato, superiore a 90 giorni, nella decisione sulla consegna, causato dalla mancata trasmissione della documentazione tradotta da parte dello Stato richiedente. Secondo la Corte, tale ritardo impone la revoca della misura detentiva, come previsto dall'art. 22-bis della legge n. 69/2005, a tutela della libertà personale.
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