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Curatela Fallimentare

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516 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Foro fallimentare: competenza su azioni immobiliari
Un proprietario ha citato in giudizio una società costruttrice per violazione delle distanze legali e occupazione del sottosuolo. A seguito del fallimento della società, la Corte d'Appello di Genova ha confermato che la competenza a decidere spetta esclusivamente al foro fallimentare, poiché le richieste dell'attore (demolizione e ripristino) incidono direttamente sul patrimonio della massa fallimentare. L'appello è stato rigettato e l'appellante condannato per lite temeraria.
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Notifica cartella fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di una cartella di pagamento a una società già dichiarata fallita è legittima. Tale atto non costituisce un'azione esecutiva vietata, ma è necessario per accertare il credito tributario prima di poterlo insinuare al passivo fallimentare. La Corte ha inoltre annullato la sentenza di secondo grado per 'motivazione apparente', poiché si era limitata a richiamare la decisione precedente senza argomentare nel merito delle censure sollevate.
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Interruzione processo: quando inizia a decorrere?
Un Ministero impugnava una decisione che aveva dato ragione a una società. Durante l'appello, la società falliva. La Corte d'Appello dichiarava estinto il processo per tardiva riassunzione, facendo decorrere il termine dal semplice deposito di un documento. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che in caso di interruzione processo per fallimento, il termine per la riassunzione decorre solo dalla conoscenza legale della dichiarazione giudiziale di interruzione, non dal semplice deposito di atti o dalla conoscenza di terzi.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario relativo a un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La decisione è stata presa a seguito dell'adesione della società contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. L'Agenzia delle Entrate ha confermato l'avvenuta definizione della lite, determinando la cessazione della materia del contendere e la conseguente estinzione del giudizio, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Specificità motivi appello: basta reiterare i motivi?
Una società in fallimento si è vista dichiarare inammissibile l'appello contro un avviso di accertamento perché ritenuto meramente ripetitivo delle difese iniziali. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 25813/2024, ha ribaltato la decisione, affermando che la riproposizione delle proprie ragioni è sufficiente a soddisfare il requisito della specificità dei motivi d'appello, a condizione che da essa emerga una critica chiara e inequivocabile alla decisione di primo grado.
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Definizione agevolata: lite estinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione della curatela fallimentare di una società alla definizione agevolata. Nonostante un iniziale diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate, l'amministrazione ha poi annullato in autotutela il proprio provvedimento, accettando la sanatoria e portando alla cessazione della materia del contendere. Questa ordinanza chiarisce l'efficacia della definizione agevolata nel chiudere le liti pendenti.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società in fallimento ha contestato un accertamento induttivo basato sulla mancata tenuta del libro inventari. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'operato dell'Agenzia delle Entrate per due annualità, sottolineando che l'assenza di scritture contabili ausiliarie giustifica la ricostruzione presuntiva del reddito. Ha però annullato la decisione d'appello su una terza annualità per totale assenza di motivazione, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Risoluzione contratto fallimento: quando è possibile?
Una società committente chiede la risoluzione di un contratto di appalto per inadempimento e la restituzione del prezzo pagato contro la società appaltatrice, poi fallita. Il tribunale rigetta la domanda, ma la Cassazione cassa la decisione. Si afferma che un'azione per la risoluzione contratto fallimento, sebbene proposta dopo la dichiarazione di fallimento, è ammissibile se l'iniziativa (come un accertamento tecnico preventivo) è stata presa prima o contestualmente alla dichiarazione stessa, producendo effetti restitutori e risarcitori nei confronti della massa fallimentare.
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Litispendenza: Causa identica in gradi diversi?
La Corte di Cassazione conferma la dichiarazione di litispendenza tra due cause identiche, anche se una è già pendente in un grado di giudizio superiore. Il caso riguarda la richiesta di pagamento di un credito da parte della curatela fallimentare di una società di servizi verso un Comune. Avendo la curatela iniziato un nuovo giudizio per la stessa pretesa già oggetto di un procedimento pendente in Cassazione, i giudici hanno ribadito che il secondo processo deve essere cancellato per evitare giudicati contrastanti, confermando l'inammissibilità del ricorso.
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Motivazione apparente: sentenza nulla se illogica
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in materia fiscale a causa di una motivazione apparente. La decisione impugnata aveva accolto l'opposizione di una società fallita contro una cartella di pagamento, ritenendola notificata tardivamente. Tuttavia, i giudici supremi hanno riscontrato che la motivazione era illogica e contraddittoria, non spiegando perché una precedente notifica alla società non fosse rilevante, rendendo di fatto impossibile comprendere l'iter logico-giuridico seguito. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Responsabilità solidale: quando cessa per l’azienda?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della responsabilità solidale in caso di affitto e successiva retrocessione d'azienda. Un lavoratore ha richiesto il pagamento di un'indennità alla società affittuaria per un periodo successivo alla restituzione dell'azienda al proprietario originario, fallito nel frattempo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità solidale dell'affittuario non si estende ai crediti maturati dopo la retrocessione, poiché in quel momento la società affittuaria è ormai estranea al rapporto obbligatorio.
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Litisconsorzio necessario: processo nullo senza società
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza in materia tributaria per violazione del litisconsorzio necessario. Una società di persone, già fallita, e i suoi soci avevano impugnato avvisi di accertamento. Tuttavia, la società non era stata correttamente rappresentata in giudizio dal curatore fallimentare. La Corte ha stabilito che la mancata partecipazione della società rende nullo l'intero procedimento, cassando le sentenze precedenti e rinviando la causa al primo grado per integrare il contraddittorio.
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Azione revocatoria donazione: la prova della simulazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di azione revocatoria promossa da una curatela fallimentare contro gli atti di donazione di immobili posti in essere dall'ex amministratrice della società fallita in favore dei propri familiari. I convenuti sostenevano che le donazioni fossero in realtà vendite simulate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per superare la presunzione di gratuità dell'atto e dimostrare la simulazione, è necessaria una prova scritta (controdichiarazione) con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, non essendo sufficiente la produzione di assegni o scritture private prive di tale requisito.
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Attenuanti generiche: quando il giudice può negarle?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imputata condannata per bancarotta fraudolenta, la quale chiedeva le attenuanti generiche a seguito di un'assoluzione parziale. La Corte ha stabilito che l'assoluzione per un capo d'imputazione e la mancata costituzione di parte civile non costituiscono elementi positivi sufficienti a giustificare la concessione delle attenuanti generiche, la cui negazione può essere motivata dalla semplice assenza di circostanze favorevoli all'imputato.
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Decadenza notifica cartella: il caso sisma Sicilia
La Corte di Cassazione ha confermato la decadenza dell'Agenzia delle Entrate dall'azione di riscossione per una cartella di pagamento notificata tardivamente. Il caso riguardava debiti IVA di una società colpita dal sisma del 1990. La Corte ha stabilito che le norme speciali che prevedono la rateizzazione dei debiti per eventi calamitosi non estendono i termini per la decadenza notifica cartella, che rimangono quelli ordinari. L'ente impositore non può far rivivere obbligazioni tributarie già estinte per il decorso del tempo.
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Decadenza notifica cartella: sisma e termini fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18778/2024, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando la decadenza della pretesa fiscale per una cartella di pagamento notificata tardivamente. Il caso riguardava debiti IVA di una società colpita dal sisma del 1990. La Corte ha stabilito che le normative agevolative per le zone terremotate non estendono i termini ordinari per l'azione di riscossione. Pertanto, la decadenza della notifica della cartella è stata correttamente dichiarata dai giudici di merito, tutelando il principio di certezza del diritto.
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Inefficacia contratto locazione: no al canone
Un sublocatore perde il diritto a riscuotere i canoni di sublocazione dopo che il contratto di locazione originario è stato dichiarato inefficace a seguito del fallimento del proprietario. La Cassazione ha stabilito che la sentenza di inefficacia del contratto di locazione, una volta divenuta definitiva, estingue gli obblighi del subconduttore verso il sublocatore, legittimando un nuovo contratto diretto con la curatela fallimentare.
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Eccezione di inadempimento: il curatore può usarla?
Un professionista ha richiesto il pagamento del proprio compenso a una società fallita per l'assistenza prestata in una procedura concorsuale. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, sostenendo che la prestazione del professionista fosse stata negligente e dannosa. La Corte di Cassazione ha confermato che il curatore può legittimamente sollevare nuove eccezioni in sede di opposizione allo stato passivo, respingendo il ricorso del professionista e negandogli il compenso a causa della sua grave negligenza professionale.
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Legittimazione del fallito: quando può agire in giudizio?
La Cassazione chiarisce i limiti della legittimazione del fallito. Se il curatore fallimentare, dopo una precisa valutazione, ritiene non conveniente proseguire una causa, il soggetto fallito non può agire autonomamente. L'inerzia del curatore, che fonda la legittimazione del fallito, deve consistere in un totale disinteresse e non in una valutazione negativa di convenienza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Fallimento dopo concordato: sì senza risoluzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15851/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Ha chiarito che è possibile dichiarare il fallimento di un'impresa, precedentemente ammessa a concordato preventivo omologato, che non adempia agli obblighi concordatari. Tale dichiarazione non richiede la preventiva risoluzione del concordato stesso. L'inadempimento del piano concordatario manifesta la persistenza dello stato di insolvenza e legittima una nuova istanza di fallimento. Questa decisione ribalta la precedente interpretazione di una corte d'appello, sottolineando che la risoluzione del concordato e la dichiarazione di fallimento dopo concordato sono due rimedi distinti e non consequenziali.
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