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Curatela Fallimentare — Anno 2023

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114 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Curatela Fallimentare

Provvedimenti

Credito contributivo prededucibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito contributivo vantato dall'ente previdenziale sull'indennità sostitutiva del preavviso è da considerarsi prededucibile. Ciò accade quando il rapporto di lavoro prosegue dopo la dichiarazione di fallimento e viene successivamente interrotto dal curatore. Secondo la Corte, tale debito sorge dalla gestione della procedura fallimentare e non dalla precedente attività dell'impresa, garantendogli così la massima priorità nel pagamento.
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Sospensione provvisionale: quando è danno irreparabile?
La Cassazione dichiara inammissibile l'istanza di sospensione provvisionale presentata da un ex amministratore condannato per bancarotta. La Corte ha stabilito che l'elevato importo da pagare e il timore che il creditore (una curatela fallimentare) non possa restituire la somma in futuro sono argomenti congetturali e insufficienti a dimostrare il 'danno grave e irreparabile' richiesto dalla legge, in assenza di una prova concreta dello stato di insolvenza del creditore.
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Gestione fallimentare e confisca: chi comanda?
Una società fallita subisce la confisca della quota di maggioranza. La Cassazione chiarisce che la gestione fallimentare dei beni aziendali, anche se restituiti alla procedura, spetta sempre al curatore e non all'amministratore giudiziario, annullando la decisione del Tribunale.
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Ricorso inammissibile: limiti impugnazione spese civili
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di patteggiamento per bancarotta fraudolenta. L'impugnazione, che contestava la liquidazione delle spese legali alle parti civili e la restituzione di beni sequestrati, è stata respinta per eccessiva genericità e per non aver specificato i motivi di diritto che avrebbero dovuto giustificare un annullamento.
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Privilegio processuale: esteso al cessionario non banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che il privilegio processuale, che consente di proseguire un'azione esecutiva individuale nonostante il fallimento del debitore, si estende anche al cessionario non bancario di un credito fondiario. La decisione si basa su una disciplina speciale emanata per il risanamento di un istituto di credito, che ha derogato alla regola generale che legava tale privilegio alla natura di 'banca' del creditore, valorizzando invece la natura oggettiva del credito ceduto.
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Patto commissorio: nullo anche con società del gruppo
La Corte di Cassazione stabilisce che il divieto di patto commissorio si applica anche a operazioni complesse, come il sale and lease back, realizzate tramite diverse società dello stesso gruppo bancario. La valutazione non deve fermarsi alla distinzione formale dei soggetti, ma deve esaminare la sostanza economica dell'accordo e l'eventuale presenza di un unico centro di interessi volto a eludere la norma, cassando la decisione del tribunale che aveva escluso la nullità basandosi sulla diversità soggettiva tra creditore e acquirente.
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Ragione più liquida: limiti e corretta applicazione
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un acquirente di quote sociali, cassando la sentenza d'appello. La Corte territoriale aveva riformato la decisione di primo grado utilizzando il principio della "ragione più liquida" per decidere la causa su questioni non sollevate dall'appellante. La Cassazione ha ribadito che, sebbene tale principio consenta di derogare all'ordine logico delle questioni, non può mai violare il carattere devolutivo dell'appello, il quale delimita l'ambito del giudizio ai soli motivi di impugnazione proposti dalle parti.
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Decreto ingiuntivo fallimento: inefficace se opposto
Una società veniva dichiarata fallita mentre si opponeva a un decreto ingiuntivo emesso a favore di una banca. Il tribunale ammetteva il credito della banca, considerando l'ingiunzione definitiva a seguito dell'estinzione del giudizio di opposizione. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che un decreto ingiuntivo fallimento, se opposto al momento della dichiarazione di fallimento, è inefficace nei confronti della massa dei creditori. Il creditore deve quindi provare nuovamente il proprio credito nell'ambito della procedura fallimentare.
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Produzione documenti in appello: quando è ammessa?
Una società creditrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare per non aver prodotto un assegno in originale. La Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riteneva inammissibile la produzione tardiva del documento, sottolineando che il giudice deve sempre motivare esplicitamente perché un documento non sia considerato indispensabile. Il caso riguarda il principio della produzione documenti in appello e il relativo onere di motivazione del giudice.
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Opponibilità al fallimento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di una banca, confermando che la mancanza di data certa rende i contratti inopponibili alla procedura concorsuale. L'ordinanza chiarisce l'onere della prova a carico del creditore e i limiti dell'opponibilità al fallimento degli estratti conto, sottolineando come il curatore sia considerato un terzo rispetto ai rapporti del fallito.
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Sequestro preventivo e fallimento: chi prevale?
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con la sentenza n. 40797/2023, ha risolto il contrasto sul rapporto tra sequestro preventivo e fallimento. È stato stabilito che il sequestro penale finalizzato alla confisca per reati tributari prevale sulla procedura fallimentare, anche quando quest'ultima sia stata avviata prima del sequestro. La decisione si fonda sul fatto che il fallito non perde la titolarità dei beni ma solo la loro gestione, e sulla natura obbligatoria e sanzionatoria della confisca, che persegue un interesse pubblico superiore alla tutela dei creditori concorsuali.
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Compensazione credito professionale: limiti e divieti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un notaio che intendeva attuare una compensazione credito professionale trattenendo somme ricevute in deposito cauzionale da una società poi fallita. La Corte ha confermato la decisione d'appello basata su due motivi: primo, il credito del professionista non era di facile e pronta liquidazione; secondo e più importante, l'art. 1246 c.c. vieta la compensazione per crediti derivanti dalla restituzione di cose depositate. Questa seconda ragione, da sola, è stata ritenuta sufficiente a rendere inammissibile il ricorso.
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Valutazione delle prove: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da una società di ristorazione contro la curatela fallimentare di un'altra azienda. I ricorrenti sostenevano l'esistenza di due aziende distinte e chiedevano un risarcimento danni, ma la Corte ha ribadito che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. L'appello, che mirava a una nuova analisi dei fatti, è stato quindi respinto.
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Bancarotta documentale: la responsabilità della testa di legno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore, confermando la sua condanna per bancarotta documentale. L'imputato, agendo come 'testa di legno', aveva omesso di tenere e consegnare le scritture contabili della società, poi fallita. La Corte ha ritenuto irrilevante la sua qualifica formale, sottolineando la sua piena responsabilità penale e il dolo specifico nel pregiudicare i creditori.
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