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Culpa In Contrahendo

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la 'colpa nella fase delle trattative', una forma di responsabilità che sorge quando una delle parti viola il dovere di buona fede e correttezza durante la negoziazione di un contratto, causando un danno all'altra.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tetti di spesa sanità accreditata: no ai rimborsi extra budget
Una Struttura Sanitaria Accreditata ha chiesto il pagamento di prestazioni sanitarie arretrate, contestando tagli di budget e sconti sulle tariffe. L'Azienda Sanitaria Locale ha opposto il superamento dei tetti di spesa sanità accreditata, sostenendo inoltre l'esclusiva responsabilità economica della Regione. La Corte di Cassazione ha stabilito che i tetti di spesa sanità accreditata rappresentano un limite legale assoluto per i rimborsi pubblici. Le prestazioni sanitarie rese oltre il budget prefissato non possono essere remunerate. La Suprema Corte ha altresì confermato che l'Azienda Sanitaria Locale risponde direttamente dei contratti sottoscritti con le cliniche e che gli sconti tariffari straordinari valevano solo per il triennio 2007-2009. I ricorsi di entrambe le parti sono stati respinti.
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Soccombenza Reciproca: Causa Vinta a Metà, Spese Divise
I proprietari di alcuni terreni chiedono in giudizio sia la restituzione dei beni, occupati senza titolo a seguito di trattative di vendita fallite, sia il risarcimento dei danni. Il tribunale accoglie solo la domanda di restituzione. Gli occupanti ricorrono in Cassazione contestando la divisione delle spese legali, ma la Corte rigetta il ricorso. Viene stabilito che il rigetto di una delle due domande configura una 'soccombenza reciproca', che giustifica pienamente la decisione del giudice di compensare (dividere) le spese. Il ricorso, ritenuto infondato e pretestuoso, viene dichiarato inammissibile e i ricorrenti condannati a un'ulteriore sanzione per abuso del processo.
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Responsabilità precontrattuale: il danno da spese
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Ministero per i danni derivanti da un contratto d'appalto divenuto inefficace. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa a una pubblica udienza per decidere tre questioni fondamentali sulla responsabilità precontrattuale: se essa copra le spese generali di cantiere, se queste possano essere estese dai casi di responsabilità contrattuale e se il danno sia da presumersi con la sola consegna dell'area di lavoro o richieda prova specifica delle spese sostenute.
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Responsabilità precontrattuale: recesso e buona fede
La Corte di Cassazione conferma la condanna per responsabilità precontrattuale a carico di un soggetto che, dopo aver manifestato un serio interesse all'acquisto di un'apparecchiatura medica in prova e aver dato rassicurazioni sull'ottenimento di un leasing, aveva interrotto bruscamente e senza giustificazione le trattative. La sentenza ribadisce il dovere di buona fede e la tutela dell'affidamento generato nella controparte, anche prima della conclusione del contratto.
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Responsabilità precontrattuale: risarcimento solo con prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28404/2024, ha chiarito i limiti del risarcimento in caso di responsabilità precontrattuale della Pubblica Amministrazione. Un'impresa edile si era aggiudicata un appalto, ma il contratto è divenuto inefficace per mancata registrazione. La Corte ha stabilito che, sebbene la P.A. sia responsabile, l'impresa non ha diritto a un risarcimento presunto per le "spese generali" basato sulla sola consegna del cantiere. È sempre necessaria la prova specifica dei costi effettivamente sostenuti e delle occasioni perse (interesse negativo).
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Responsabilità precontrattuale: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27102/2024, chiarisce la natura giuridica della responsabilità precontrattuale. Il caso riguardava l'interruzione di trattative per la vendita di un'area commerciale. La Corte ha stabilito che la responsabilità per la rottura ingiustificata delle trattative ha natura extracontrattuale. Di conseguenza, l'onere di dimostrare la malafede della controparte spetta a chi subisce il recesso e non a chi recede. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la presenza di un consulente esterno senza poteri di rappresentanza non è sufficiente a generare un legittimo affidamento sulla conclusione del contratto.
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Responsabilità precontrattuale: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24081/2024, ha chiarito i limiti della responsabilità precontrattuale. Nel caso di una trattativa per la locazione di un immobile, la Corte ha stabilito che non sussiste alcun obbligo di risarcimento se una delle parti recede legittimamente perché non sono state fornite le garanzie economiche richieste. La semplice discussione degli elementi essenziali del contratto non genera un affidamento tutelabile se la conclusione è stata chiaramente subordinata a condizioni specifiche, come la valutazione positiva della solidità finanziaria della controparte. La Corte ha quindi respinto le pretese risarcitorie del potenziale conduttore, confermando le decisioni dei giudici di merito.
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Responsabilità precontrattuale e danno risarcibile
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per l'interruzione ingiustificata delle trattative relative a un finanziamento agevolato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, chiarendo che in caso di responsabilità precontrattuale il danno risarcibile è limitato al cosiddetto 'interesse negativo' (spese sostenute e perdita di altre occasioni), e non si estende al beneficio che si sarebbe ottenuto dal contratto non concluso ('interesse positivo'). La domanda dell'imprenditrice è stata respinta perché mirava a ottenere il risarcimento del mancato guadagno, una voce di danno non coperta da questa forma di responsabilità.
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Prezzo massimo di cessione: vincolo reale perpetuo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5850/2024, ha stabilito che il vincolo del prezzo massimo di cessione per gli immobili in edilizia agevolata costituisce un onere reale che segue il bene anche dopo il venir meno del divieto di alienazione. La mancata comunicazione di tale vincolo da parte del promittente venditore configura una culpa in contrahendo, giustificando la risoluzione del contratto preliminare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito su questo punto, sottolineando che la conoscenza del vincolo si presume per legge, ma ha cassato la sentenza per un vizio procedurale relativo alla liquidazione delle spese legali, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Responsabilità precontrattuale: selezione sospesa
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale di un'azienda municipalizzata per aver sospeso una selezione di personale. La Corte ha chiarito che, in assenza di una procedura concorsuale formale e in presenza di legittime ragioni economiche, l'interruzione del processo selettivo non costituisce violazione del principio di buona fede e non dà diritto al risarcimento del danno ai candidati.
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Recesso comodato petrolifero: la clausola è nulla?
La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità di una clausola contrattuale che permetteva a una compagnia petrolifera di recedere liberamente da un contratto di gestione di un impianto di carburanti. Secondo la Corte, tale clausola elude la norma imperativa che fissa una durata minima di sei anni per i contratti di "comodato petrolifero", introdotta per proteggere la parte economicamente più debole, ovvero il gestore. La decisione ribadisce che la libertà contrattuale non può violare le tutele legali previste per equilibrare i rapporti commerciali asimmetrici. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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