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Cud (Certificazione Unica)

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Documento fiscale che il datore di lavoro o committente consegna al lavoratore per certificare i redditi percepiti e le ritenute fiscali effettuate durante l'anno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Valore probatorio del CUD: perché non basta contro il fallimento
Il Lavoratore ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento della propria ex azienda per ottenere il pagamento del TFR e di altre spettanze. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo insufficienti le prove sull'esistenza e sulla durata del rapporto di lavoro. Il Lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la Certificazione Unica (CUD) prodotta fosse sufficiente a dimostrare il suo diritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il valore probatorio del CUD è quello di una comune prova documentale e non di una prova legale vincolante. Di conseguenza, se il documento viene contestato dal curatore fallimentare, il giudice può liberamente valutarlo e ritenerlo insufficiente in mancanza di ulteriori riscontri, come i versamenti contributivi. Il Lavoratore perde la causa.
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Assegno Familiare: CUD non basta, prova reddito è per tutti
Un lavoratore extracomunitario si è visto negare l'assegno al nucleo familiare perché non aveva dimostrato il reddito complessivo della sua famiglia, presentando solo la propria certificazione dei redditi (CUD). La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiaro: la prova reddito assegno familiare è a carico del richiedente e deve riguardare tutti i componenti del nucleo. La semplice presentazione del CUD del lavoratore è insufficiente. Questa regola, hanno chiarito i giudici, vale per tutti, italiani e stranieri, senza alcuna discriminazione, perché la finalità del sussidio è sostenere l'intera famiglia in base al suo reale bisogno economico. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa e l'INPS ha vinto.
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Valore probatorio CUD nullo: TFR dovuto se non c’è prova di pagamento
Una lavoratrice si è opposta all'esclusione del suo TFR dai crediti verso l'azienda fallita. Il Tribunale aveva negato il TFR basandosi sulla Certificazione Unica (CUD) che ne attestava il pagamento. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il valore probatorio CUD è nullo se usato dal datore di lavoro per dimostrare un pagamento. Essendo un documento creato dalla stessa parte che deve pagare, non può costituire prova a suo favore. L'onere di provare l'avvenuto pagamento del TFR resta sempre a carico dell'azienda, che deve fornire prove oggettive come una ricevuta firmata o una traccia bancaria. La lavoratrice ha quindi vinto il ricorso.
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Valore probatorio CUD: non prova il pagamento del TFR
La Corte di Cassazione ha stabilito che la Certificazione Unica (CUD) non è una prova sufficiente del pagamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR). In un caso riguardante l'opposizione di una lavoratrice all'esclusione del suo TFR dallo stato passivo di un fallimento, la Corte ha chiarito che il valore probatorio del CUD è nullo se usato dalla parte che lo ha emesso. L'onere di dimostrare l'effettivo pagamento spetta al datore di lavoro, non al dipendente.
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Competenza giudice del lavoro e lavoro autonomo
Una lavoratrice autonoma ha citato in giudizio un'amministrazione pubblica per un errore nella Certificazione Unica (CUD). La Corte di Cassazione, risolvendo un conflitto di giurisdizione, ha chiarito che per i rapporti di lavoro autonomo occasionale la competenza del giudice del lavoro è esclusa. La controversia spetta al giudice ordinario (in questo caso, il Giudice di Pace), poiché il rapporto non rientra tra quelli, come il lavoro subordinato o le collaborazioni coordinate e continuative, elencati nell'art. 409 c.p.c.
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Crediti lavoro: prova e CUD nel fallimento
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso di un lavoratore contro il fallimento della sua ex azienda, stabilendo principi chiari sulla prova dei crediti lavoro. La Corte ha chiarito che un CUD (Certificazione Unica) che indica il TFR come 'erogato', se non di provenienza pubblica e non firmato dal dipendente, non costituisce prova del pagamento. L'onere di dimostrare l'effettiva corresponsione delle somme resta a carico del datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha sanzionato il vizio di omessa pronuncia del tribunale che non aveva specificato la natura di 'ultime tre retribuzioni' per una parte del credito, qualifica fondamentale per l'accesso del lavoratore al Fondo di Garanzia dell'INPS.
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Onere della prova TFR: il CUD fa fede del pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nell'ambito di un'opposizione allo stato passivo fallimentare, il CUD prodotto dallo stesso lavoratore costituisce una prova presuntiva del pagamento del TFR. Spetta quindi al lavoratore superare tale presunzione. Viene chiarito che l'onere della prova del fatto estintivo (pagamento) grava sul datore di lavoro, ma la produzione di un documento come il CUD può invertire di fatto l'onere probatorio, richiedendo al creditore di fornire una prova contraria efficace.
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Omessa dichiarazione e decadenza: il CUD non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31320/2024, ha chiarito che in caso di omessa dichiarazione dei redditi, la presentazione del CUD da parte del datore di lavoro non è sufficiente a far scattare il termine di decadenza breve per l'accertamento fiscale. Se il contribuente ha altri redditi oltre a quello da lavoro dipendente, l'omessa dichiarazione comporta l'applicazione del termine più lungo di cinque anni, a prescindere dalla conoscenza della sua posizione da parte dell'Amministrazione finanziaria tramite il CUD.
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