LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Creditori Chirografari

63 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Creditori che non hanno alcun diritto di prelazione (come pegno o ipoteca) sui beni del debitore e che, in caso di insolvenza, vengono soddisfatti solo dopo i creditori privilegiati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Concordato preventivo: senza attestazione scatta il fallimento
Una società sanitaria in crisi ha richiesto l'ammissione alla procedura di concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno riscontrato gravi discrepanze tra la proposta dell'azienda e la relazione del professionista attestatore. Successivamente, la debitrice ha modificato in modo sostanziale il piano inserendo nuovi beni e debiti, ma non ha presentato una nuova attestazione aggiornata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che ogni modifica sostanziale richiede obbligatoriamente una nuova relazione tecnica dell'attestatore. La Cassazione ha ricordato che il giudice deve verificare la reale fattibilità e completezza delle informazioni per tutelare i creditori. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento della struttura sanitaria è diventata definitiva e l'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Fondo Patrimoniale vs. Creditori: Azione Revocatoria Confermata
Un debitore aveva costituito un fondo patrimoniale, trasferendo beni immobili, mentre aveva numerosi debiti. Il Fallimento della sua azienda ha agito in giudizio con un'azione revocatoria del fondo patrimoniale, sostenendo che l'atto aveva pregiudicato i creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando la decisione dei giudici precedenti. Questi avevano accertato che la costituzione del fondo aveva ridotto la garanzia patrimoniale per i creditori, configurando l'eventus damni, anche in presenza di ipoteche e debiti residui di entità minore.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: concordato revocato e debiti
Una società commerciale ha impugnato la dichiarazione di fallimento pronunciata dal Tribunale e confermata dalla Corte d'Appello dopo la revoca dell'ammissione al concordato preventivo. La società sosteneva che l'insolvenza si basasse su dati finanziari risalenti e contestava la legittimazione del Pubblico Ministero all'iniziativa concorsuale, oltre a difendere la bontà del proprio piano concordatario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero può richiedere la dichiarazione di fallimento ogni volta che riceve notizia dell'insolvenza dal giudice civile. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che l'insolvenza si misura sull'incapacità strutturale di operare sul mercato e adempiere regolarmente ai debiti correnti, confermando integralmente le statuizioni dei giudici di merito e condannando la società alle spese legali.
Continua »
Omologazione concordato preventivo: la Cassazione conferma i fatti
Un'azienda del settore energetico ha ottenuto l'omologazione del proprio concordato preventivo. Una società concorrente ha contestato questa decisione, sostenendo che il piano fosse inammissibile a causa di informazioni omesse (riguardanti una sanzione), dati aziendali non veritieri, un'attestazione di fattibilità inadeguata e un'offerta di pagamento irrisoria ai creditori chirografari. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che le valutazioni sulla veridicità dei dati, la fattibilità del piano e l'adeguatezza dell'offerta ai creditori sono giudizi di fatto. Questi spettano ai giudici di merito e sono sindacabili in Cassazione solo per vizi motivazionali gravi, non riscontrati nel caso. Il ricorso è stato rigettato, confermando l'omologazione del concordato preventivo.
Continua »
Esdebitazione del fallito: quando i debiti si cancellano
Un socio illimitatamente responsabile di due società di persone fallite ha richiesto il beneficio dell'esdebitazione del fallito per cancellare i debiti residui delle due procedure. I giudici di merito hanno respinto la prima richiesta perché presentata oltre un anno dopo la chiusura del primo fallimento. Hanno poi rigettato anche la seconda richiesta, ritenendo che il pagamento effettuato ai soli creditori privilegiati (pari al 13,89%) fosse irrisorio. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che il termine annuale per la domanda decorre in modo autonomo dalla chiusura della specifica procedura. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che la percentuale del 13,89% non può essere considerata automaticamente irrisoria. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione del caso.
Continua »
Interpretazione impegno concordatario: Creditori vincono, ricorso inammissibile
Le Società Consorziate, in un concordato preventivo, si erano impegnate a cedere crediti derivanti da riserve contro L'Ente Committente per soddisfare i Creditori Chirografari. Successivamente, una transazione tra le Società Consorziate e La Società Consortile annullò tale cessione. I Creditori Chirografari impugnarono la transazione, sostenendo che l'impegno di cessione non fosse condizionato al riconoscimento amministrativo dei crediti, ma valesse anche per quelli accertati giudizialmente. La Corte d'Appello diede loro ragione. Le Società Consorziate ricorsero in Cassazione, contestando l'interpretazione impegno concordatario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione della volontà contrattuale spetta al giudice di merito, salvo violazioni dei canoni ermeneutici o motivazione illogica. I ricorrenti non hanno dimostrato tali vizi.
Continua »
Inammissibilità Concordato Preventivo: L’Azienda fallisce l’accordo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un'Azienda contro la dichiarazione di fallimento, scaturita dall'inammissibilità del suo concordato preventivo. Il Tribunale aveva respinto il concordato per un piano inadeguato, la mancata garanzia del 20% ai creditori chirografari e un'attestazione insufficiente. La Suprema Corte ha ribadito la legittimità dell'intervento del Pubblico Ministero nel procedimento di concordato preventivo, anche con richiesta di fallimento, senza necessità di notifica formale separata, purché il debitore sia stato messo in condizione di difendersi. Il ricorso dell'Azienda è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
Continua »
Risoluzione del concordato preventivo: inutile il ricorso
Una società debitrice non ha rispettato il piano concordatario, omettendo la vendita dell'unico bene immobile destinato a pagare i debiti e lasciando insoddisfatti i creditori. I giudici di merito hanno quindi disposto la risoluzione del concordato preventivo e successivamente hanno dichiarato il fallimento dell'impresa. La società ha impugnato autonomamente la revoca del piano concordatario dinanzi alla Corte di Cassazione, omettendo però di far cadere tempestivamente la sentenza di fallimento nel frattempo confermata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: se interviene il fallimento definitivo, viene meno l'interesse a contestare da sola la risoluzione del piano, poiché la procedura concorsuale maggiore assorbe ogni altra vertenza sulla crisi dell'impresa.
Continua »
Piano del Consumatore: Rifiuto per Offerta Minima ai Creditori
Un Consumatore ha proposto un "piano del consumatore" per ristrutturare i suoi debiti. Il Tribunale locale ha rifiutato l'omologazione del piano, ritenendo che la percentuale di soddisfazione offerta ai creditori chirografari (3,82%) fosse troppo bassa e non effettiva, considerando anche le future possibilità di reddito del Consumatore. Il Consumatore ha presentato ricorso, sostenendo che il Tribunale aveva usato un criterio non previsto dalla legge. La Suprema Corte ha confermato il rigetto, stabilendo che un "piano del consumatore" deve avere una "causa concreta" (scopo effettivo) che bilanci la ristrutturazione dei debiti con una soddisfazione significativa dei creditori. Una percentuale di rimborso minima non soddisfa questo requisito. La Corte ha anche chiarito che la conversione del piano in altre procedure è possibile solo se il piano originale era stato omologato. Il ricorso del Consumatore è stato respinto.
Continua »
Concordato fallimentare: stima errata e parere del curatore
Un istituto di credito ha impugnato l'omologazione di un concordato fallimentare proposto da un assuntore. La banca sosteneva che la proposta contenesse un errore sulla percentuale stimata di soddisfacimento dei creditori chirografari (35% invece del 16,4% reale) e che il parere del curatore non potesse sanare tale imprecisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il parere del curatore inviato ai creditori non è riservato al giudice, ma integra l'informazione del ceto creditorio. Nel concordato fallimentare i creditori valutano la proposta leggendo congiuntamente l'offerta, il parere del curatore e quello del comitato dei creditori. Di conseguenza, l'indicazione corretta della percentuale presente nella relazione del curatore garantisce un voto consapevole, rendendo valida l'approvazione ed efficace la chiusura della procedura.
Continua »
Bancarotta preferenziale: beni ai fornitori e condanna
Due amministratori di una società edile in crisi hanno ceduto mezzi d'opera e versato somme a favore di creditori scelti, escludendo tutti gli altri prima del fallimento. I giudici di merito hanno condannato entrambi i gestori per bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta preferenziale. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione contestando l'intento lesivo e sostenendo la liceità della cessione di beni aziendali ammortizzati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando integralmente le condanne. I giudici hanno chiarito che integra reato soddisfare solo alcuni crediti a scapito di altri aventi pari o superiore privilegio. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato preventivo: stop al rinvio dopo il sequestro dei beni
Una società contesta la revoca dell'ammissione al concordato preventivo e la successiva apertura della liquidazione giudiziale. La debitrice lamenta il mancato rinvio dell'udienza per apportare modifiche alla proposta, resa irrealizzabile a seguito di un sequestro penale che ha bloccato i fondi messi a disposizione da terzi. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società. I giudici confermano che il debitore non ha diritto a un rinvio per modificare il piano durante il procedimento di revoca. Il sequestro penale compromette la fattibilità del concordato e non costituisce causa di forza maggiore per ottenere la rimessione in termini. La proposta non garantiva più il soddisfacimento minimo del venti per cento dei creditori chirografari. La decisione conferma la liquidazione giudiziale con condanna della società al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Ipoteca giudiziale su beni alienati: quando cade la garanzia
Un creditore ha ottenuto l'accoglimento dell'azione revocatoria contro un atto di vendita stipulato dalla propria debitrice. Successivamente ha iscritto un'ipoteca giudiziale sul medesimo immobile e ha avviato l'esecuzione forzata contro il terzo acquirente. Nel corso della distribuzione della somma ricavata, gli altri creditori chirografari hanno contestato il grado di preferenza ipotecaria invocate dal primo creditore. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'iscrizione di **ipoteca giudiziale su beni alienati** è invalida. L'azione revocatoria non restituisce la proprietà dell'immobile al debitore, ma rende l'atto soltanto inefficace verso chi ha agito. Inoltre, la Suprema Corte ha affermato che il giudice dell'esecuzione ha il potere di accertare incidentalmente l'invalidità dell'ipoteca per decidere il riparto delle somme. Il creditore perde quindi la causa di prelazione ipotecaria.
Continua »
Concordato preventivo liquidatorio: stop se i dati mancano
Un ente creditore ha presentato istanza per aprire la liquidazione giudiziale contro una società in crisi. La debitrice ha risposto depositando un piano di concordato preventivo liquidatorio per bloccare il fallimento. Il tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta a causa di gravi lacune informative, omessa certificazione dei debiti previdenziali e fiscali e mancata indicazione delle possibili azioni legali. La corte d'appello ha confermato la decisione, aprendo la liquidazione giudiziale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società debitrice. I giudici hanno chiarito che il controllo del tribunale sulla completezza informativa è doveroso e rigoroso. In presenza di vizi gravi e insanabili, il tribunale non è obbligato a fissare una seconda udienza se le parti hanno già partecipato al procedimento unitario.
Continua »
Debiti fiscali ed estinzione societaria: la Corte alle Sezioni Unite
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la responsabilità del liquidatore di una società a responsabilità limitata per non aver pagato i debiti fiscali emersi dalla dichiarazione dei redditi, preferendo i crediti chirografari prima della cancellazione dell'ente. Il professionista ha impugnato l'atto, sostenendo che il Fisco non poteva agire contro di lui senza aver prima iscritto a ruolo il debito verso la società estinta. La Corte di Cassazione, rilevando profondi contrasti giurisprudenziali sui limiti dell'azione erariale e sulla necessità del preventivo accertamento del tributo sociale, ha sospeso il giudizio e ha rimesso la questione di massima alle Sezioni Unite.
Continua »
Risoluzione del concordato preventivo per crollo dell’attivo
Una società in liquidazione otteneva l'omologa del concordato preventivo, programmando il rimborso dei debiti con la vendita di un immobile. La vendita a un valore nettamente inferiore alle stime e l'incasso trattenuto dall'istituto di leasing rendevano impossibile pagare i creditori chirografari e riducevano del 30% i crediti dei lavoratori. Su richiesta degli ex dipendenti, i giudici dichiaravano la risoluzione del concordato preventivo per il venir meno dello scopo concreto del piano. La Corte di Cassazione conferma la decisione: la risoluzione del concordato preventivo scatta quando il piano non può più realizzare la sua funzione economica, a prescindere dall'assenza di colpa della società debitrice.
Continua »
Interessi moratori nel concordato preventivo: stop dalla domanda
Un'Azienda di trasporti, ammessa alla procedura di concordato preventivo, ha impugnato un avviso di liquidazione dell'imposta di registro emesso dall'Agenzia delle Entrate. L'ufficio tributario aveva calcolato l'imposta proporzionale includendo gli interessi moratori maturati dopo la presentazione della domanda di concordato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che gli interessi moratori nel concordato preventivo smettono di decorrere a partire dalla data di presentazione della domanda di ammissione alla procedura, e non dalla successiva omologa. Di conseguenza, l'imposta di registro deve essere rideterminata escludendo gli interessi maturati dopo tale deposito. Vince l'Azienda di trasporti, con conseguente ricalcolo al ribasso delle somme dovute al Fisco.
Continua »
Concordato fallimentare: svalutazione dei beni o tutela reale?
Una società immobiliare fallita ha impugnato l'omologazione del concordato fallimentare proposto da un creditore, sostenendo che la stima dei propri beni immobili fosse stata svalutata del 20% e che l'accordo fosse abusivo, generando un ingiusto profitto per il proponente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della procedura. I giudici hanno stabilito che la riduzione del valore dei beni è giustificata dal rischio delle vendite all'asta e che il concordato fallimentare non è abusivo se garantisce il soddisfacimento immediato e integrale dei creditori, a fronte di un rischio d'impresa assunto dal proponente.
Continua »
Concordato preventivo: il giudice decide sulla reale fattibilità
Una società immobiliare ha proposto un concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la proposta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo che la valutazione sulla fattibilità del piano spettasse solo ai creditori. La Curatela fallimentare ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice ha il dovere di verificare la reale fattibilità giuridica della proposta. In particolare, il tribunale deve accertare l'esistenza di ragionevoli probabilità di pagare almeno il venti per cento ai creditori chirografari, senza limitarsi a un controllo formale o delegare tale verifica ai creditori. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
Continua »
Sospensione feriale dei termini: banca perde il ricorso tardivo
Un istituto di credito ha proposto ricorso straordinario per cassazione contro la decisione del Tribunale che rigettava il reclamo sul piano di riparto parziale di un fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché notificato oltre il termine di sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento. La Corte ha chiarito che a questo tipo di impugnazione non si applica la sospensione feriale dei termini, in quanto l'articolo 36-bis della legge fallimentare esclude espressamente tale beneficio per i procedimenti fallimentari, compresa la fase di legittimità. Di conseguenza, la banca ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese giudiziarie e al raddoppio del contributo unificato.
Continua »