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Credito D'Imposta Investimenti

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Credito d’imposta investimenti: fisco battuto sull’autonomia
L'Azienda, attiva nel commercio di abbigliamento, ha usufruito del credito d'imposta investimenti per l'apertura di un nuovo negozio di abbigliamento femminile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che il punto vendita non fosse un'autonoma struttura produttiva e pretendendo il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il bonus, un negozio è autonomo se costituisce un centro di costo e profitto separato e ha personale dedicato. Non rileva il fatto che il negozio condivida la partita IVA con altri punti vendita o sia coordinato centralmente dall'impresa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Credito d’imposta investimenti: prova inesistenza
La Corte di Cassazione ha confermato il recupero fiscale operato dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di una società che aveva indebitamente fruito del credito d'imposta investimenti per aree svantaggiate. L'amministrazione finanziaria ha dimostrato l'inesistenza delle operazioni attraverso indizi gravi, quali il mancato rinvenimento dei beni nella sede aziendale e l'inadeguatezza strutturale dei locali. La società non ha fornito prova contraria dell'effettività degli acquisti, rendendo legittimo il disconoscimento del beneficio fiscale.
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Credito d’imposta investimenti: la data della fattura
Un contribuente si è visto negare un credito d'imposta per investimenti perché la fattura d'acquisto del bene era successiva al termine di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che, per l'accesso all'agevolazione, fa fede la data del trasferimento di proprietà attestata da un documento con data certa, come la fattura, e non una precedente proposta d'acquisto.
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Credito d’imposta investimenti: l’onere della prova
Una società si è vista negare un credito d'imposta investimenti per non aver rispettato i requisiti formali. La società sosteneva che l'investimento fosse anteriore all'introduzione di tali obblighi, ma non è riuscita a fornirne prova certa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere di provare la data di inizio dell'investimento spetta al contribuente e ha chiarito i principi sul valore probatorio dei documenti e sulla validità del richiamo a verbali già noti al contribuente.
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Credito d’imposta investimenti: onere della prova
Una società si vede contestare un credito d'imposta investimenti a causa di un notevole aumento dei costi del progetto. La Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il contribuente aveva assolto al proprio onere della prova dimostrando che l'aumento era previsto da clausole contrattuali e supportato da documentazione progettuale, senza che vi fosse un'inversione dell'onere probatorio.
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