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Cose Fungibili

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Beni che possono essere liberamente sostituiti con altri dello stesso genere, qualità e quantità, come ad esempio il denaro contante.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Caparra confirmatoria: il concessionario paga il doppio dell’auto usata
Il Concessionario si rifiuta di consegnare un'auto nuova all'Acquirente, sostenendo che l'auto usata data in permuta come caparra confirmatoria fosse difettosa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Concessionario, confermando che un'auto usata, essendo un bene infungibile, non può costituire tecnicamente una caparra confirmatoria ai sensi dell'art. 1385 c.c., ma rappresenta una dazione di valore monetario. Di conseguenza, il Concessionario inadempiente è condannato a pagare il doppio del valore della caparra ricevuta.
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Domanda di rivendica: la banca vince contro il custode fallito
Una banca affidava a una società di custodia il servizio di trasporto e conteggio del denaro. A seguito del fallimento della società di custodia, la banca presentava una domanda di rivendica per ottenere la restituzione di oltre un milione di euro. Il Tribunale accoglieva solo parzialmente la richiesta, ritenendo che il denaro dei vari clienti si fosse mescolato in un unico caveau, creando una comproprietà. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di rivendica del denaro è pienamente ammissibile se il depositario non aveva il diritto di usarlo e se i fondi sono rimasti separati dal patrimonio della società fallita. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso della banca sul calcolo della quota: in caso di ammanchi, il denaro rinvenuto va distribuito solo tra i creditori che hanno effettivamente richiesto la restituzione, escludendo chi non ha agito.
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Rivendicazione di denaro contante: salvi i fondi dal fallimento
Un'azienda multinazionale ha affidato il servizio di trasporto e conteggio del denaro contante dei propri negozi a una società di sicurezza, successivamente ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria. L'azienda ha richiesto la restituzione della somma di circa 580.000 euro tramite l'azione di rivendicazione di denaro contante. Il Tribunale ha accolto parzialmente la domanda, disponendo la restituzione di circa 170.000 euro, pari alla quota proporzionale del denaro rinvenuto nei caveaux, rimasto separato dal patrimonio della società insolvente ma mescolato con quello di altri clienti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il deposito di denaro senza facoltà d'uso non ne trasferisce la proprietà al depositario. Di conseguenza, il proprietario può rivendicare la propria quota del denaro rimasto separato dall'attivo fallimentare.
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Azione di rivendica del denaro: banca batte custode fallito
Un Istituto Bancario affida a un'Azienda di sicurezza la gestione e la custodia del proprio denaro contante. A seguito dell'ammissione dell'Azienda alla procedura di amministrazione straordinaria, l'Istituto Bancario chiede la restituzione delle monete giacenti nel caveau. Il Tribunale accoglie parzialmente la domanda tramite l'azione di rivendica del denaro, calcolando la quota proporzionale spettante sul totale rinvenuto, poiché le monete erano separate dal patrimonio dell'Azienda ma mescolate con quelle di altri clienti. L'Azienda ricorre in Cassazione, sostenendo che il denaro, essendo fungibile, non sia rivendicabile ma costituisca solo un credito ordinario. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando che l'azione di rivendica del denaro è pienamente ammissibile se il contratto esclude il trasferimento di proprietà e se le somme sono rimaste separate dal patrimonio del depositario insolvente.
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Denaro ereditario sparito: No all’azione di rivendicazione
Una coerede liquida un portafoglio titoli cointestato con il padre pochi giorni prima della sua morte, trattenendo l'intera somma. L'altro fratello erede agisce in giudizio per ottenere la sua quota. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione di rivendicazione denaro non è lo strumento corretto in questi casi. Tale azione serve a recuperare un bene specifico e identificabile, non una somma di denaro, che è un bene fungibile. La pretesa dell'erede è in realtà un diritto di credito verso la sorella, da far valere con un'azione personale di restituzione o risarcimento. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per un nuovo esame basato su questo principio.
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Peculato per ritardo: quando non è reato? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30590/2024, ha annullato una condanna per peculato per ritardo. Un concessionario che versa con pochi giorni di ritardo le somme riscosse per un ente pubblico non commette reato se manca la prova della volontà di appropriarsene. Il breve ritardo non basta a configurare l'interversione del possesso e, quindi, il delitto di peculato.
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