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Conversione Del Contratto

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92 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Conversione del contratto a termine: stop per i consorzi
Il Lavoratore ha impugnato il contratto a tempo determinato stipulato nel 2000 con un Consorzio di bonifica siciliano, qualificabile come ente pubblico economico. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e disposto la conversione del rapporto in contratto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, pur confermando l'illegittimità del termine apposto al contratto per mancanza di reali esigenze temporanee, ha accolto il ricorso del Consorzio sul punto decisivo. I giudici di legittimità hanno stabilito che la conversione del contratto a termine in rapporto a tempo indeterminato è giuridicamente impossibile per i consorzi di bonifica siciliani, a causa del divieto di assunzioni a tempo indeterminato imposto dalla legge regionale. Di conseguenza, la Cassazione ha cassato la sentenza d'appello e rigettato definitivamente la domanda di conversione del lavoratore.
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Conversione del contratto a termine: negato il posto fisso
Quattro lavoratori hanno contestato l'illegittimità dei loro contratti a tempo determinato con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ordinando la stabilizzazione. La Cassazione ha parzialmente ribaltato la decisione. Pur confermando l'illegittimità dei contratti per mancanza di causali specifiche, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile. Le leggi regionali siciliane vietano infatti a questi enti pubblici economici di assumere personale a tempo indeterminato senza concorso pubblico. Di conseguenza, i lavoratori non ottengono il posto fisso né la ricostruzione di carriera, ma mantengono il diritto a ricevere un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità per l'illegittimità del termine originario.
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Conversione del contratto a termine: illegittimo ma non stabile
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato per illegittimità del termine. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. Pur confermando l'illegittimità della scadenza per mancanza di esigenze temporanee, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile. Le leggi regionali siciliane impongono infatti un divieto assoluto di assunzione a tempo indeterminato senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Contratto nullo ma niente conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato i contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, ritenendoli illegittimi per la genericità delle causali. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del termine apposto, ma ha accolto il ricorso del Consorzio sulla stabilità del rapporto. Secondo i giudici di legittimità, la normativa regionale siciliana vieta espressamente la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato per questa tipologia di enti. Di conseguenza, pur rimanendo illegittimo il termine, il lavoratore non ha diritto alla stabilizzazione del posto di lavoro, ma solo al risarcimento del danno.
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Conversione del contratto a termine negata se manca il concorso
Un Lavoratore ha impugnato il proprio contratto di lavoro con un Ente di Bonifica, ritenendo illegittimo il termine di scadenza apposto. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine e ha disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente. Pur confermando l'illegittimità della scadenza per mancanza di causali specifiche, la Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine non è possibile. Le leggi regionali applicabili vietano infatti a tali enti di assumere personale a tempo indeterminato senza un pubblico concorso. Di conseguenza, il rapporto non può essere trasformato, e la richiesta di stabilizzazione del Lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Nullità del mutuo fondiario: sanzione eccessiva o tutela?
La Corte di Cassazione affronta la questione della nullità del mutuo fondiario concesso superando il limite di finanziabilità dell'ottanta per cento del valore del bene ipotecato. La curatela fallimentare contestava l'ammissione al passivo in via ipotecaria di un credito bancario, sostenendo l'invalidità del contratto. Di fronte al contrasto tra l'orientamento che esclude la nullità (considerando il limite come regola di condotta) e quello che la afferma (ritenendo il limite elemento essenziale del contratto), la Prima Sezione Civile ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per chiarire se il superamento della soglia determini la nullità del mutuo fondiario o la sua semplice riqualificazione in mutuo ipotecario ordinario.
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Abuso di contratti a termine: niente posto fisso ma risarcimento
Quindici lavoratori hanno fatto causa a un ente pubblico non economico per l'illegittima reiterazione di contratti a tempo determinato per il servizio di esazione del pedaggio. La Corte di Cassazione ha confermato che, nel pubblico impiego, vige il divieto assoluto di trasformare i rapporti precari in contratti a tempo indeterminato. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dei lavoratori sul risarcimento. La Corte ha stabilito che l'abuso di contratti a termine da parte della Pubblica Amministrazione genera un danno comunitario presunto. Questo danno va risarcito in modo forfettario (tra 2,5 e 12 mensilità) senza che il dipendente debba provarlo. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'indennità risarcitoria a favore dei lavoratori.
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Somministrazione irregolare: risarcimento sì, posto fisso no
I Lavoratori, assunti tramite somministrazione irregolare da un'Azienda di Trasporti pubblica, hanno chiesto la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che la conversione è vietata per le società pubbliche che richiedono concorsi per le assunzioni. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dei lavoratori sul diritto al risarcimento del danno da precarizzazione, quantificabile tra 2,5 e 12 mensilità, rinviando la decisione alla Corte d'Appello per la quantificazione.
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Contratto a termine: sì al posto fisso, no al tempo pieno
Tre musicisti hanno impugnato il loro contratto a termine stipulato con un ente musicale, chiedendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e a tempo pieno. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine, ordinando la conversione a tempo indeterminato ma mantenendo il regime part-time. Sia i lavoratori che l'ente hanno fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che la semplice indicazione dello spettacolo o dello strumento non giustifica il contratto a termine. Tuttavia, ha chiarito che la nullità della scadenza non trasforma automaticamente il rapporto da part-time a tempo pieno, poiché l'orario richiede un accordo specifico tra le parti. Entrambe le parti escono quindi parzialmente sconfitte, confermando la decisione d'appello.
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Abusiva reiterazione del contratto a termine: risarcito, no posto
Un lavoratore ha contestato la legittimità dei contratti a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per questi enti regionali, la legge vieta la conversione automatica del rapporto senza un concorso pubblico. Tuttavia, i giudici hanno accertato che il lavoratore svolgeva mansioni ordinarie per coprire carenze di organico, e non attività stagionali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'illegittimità dei contratti e ha riconosciuto al dipendente il diritto al risarcimento del danno per l'abusiva reiterazione del contratto a termine, pur negando la stabilizzazione del posto di lavoro.
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Contratto irregolare e società pubblica: no al posto fisso
Un lavoratore assunto tramite agenzia interinale per una società controllata dalla Regione Siciliana ha chiesto l'assunzione a tempo indeterminato a causa di irregolarità nella somministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, al momento della stipula del contratto, era in vigore una norma specifica che imponeva il divieto di conversione del contratto per le società a partecipazione pubblica. Anche se questa norma è stata poi cancellata, non si può applicare retroattivamente. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto al posto fisso, ma solo a un eventuale risarcimento del danno.
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Conversione contratto a termine: negata per l’ente pubblico
Due lavoratori di un consorzio di bonifica siciliano chiedevano la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità del termine. I giudici di merito avevano accolto la loro richiesta. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che una specifica legge regionale siciliana vietava a tali enti di assumere personale a tempo indeterminato se non tramite concorso pubblico. Di conseguenza, la conversione del contratto a termine è impossibile, anche se il termine è illegittimo, perché violerebbe una norma imperativa. Ai lavoratori spetta solo il risarcimento del danno, ma non la stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Conversione contratto a termine: negata all’ente, sì al risarcimento
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di alcuni lavoratori di un ente pubblico che chiedevano la conversione del loro contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: nel pubblico impiego, anche se il termine apposto al contratto è illegittimo, non è possibile la conversione automatica in posto fisso. Questo perché prevale la regola costituzionale che impone l'assunzione tramite concorso pubblico. La Corte ha però confermato il diritto dei lavoratori a ricevere un'indennità economica come risarcimento per l'abuso subito. Di conseguenza, la richiesta di conversione contratto a termine è stata respinta, ma il diritto al risarcimento è stato salvaguardato.
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Lavoro stabile, non a progetto: sì alla conversione contratto a termine
Un lavoratore, assunto da un ente di formazione con un contratto a termine per un progetto specifico, viene in realtà impiegato in numerose altre attività. Questa prassi dimostra che le esigenze dell'ente non erano temporanee, ma stabili e durature. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che la causale del contratto era illegittima. Di conseguenza, ha sancito la conversione contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, con condanna dell'ente alla riammissione in servizio del dipendente e al pagamento di un'indennità risarcitoria.
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Conversione contratto a termine: vince il lavoratore se la causale è generica
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione del contratto a termine di un lavoratore in un rapporto a tempo indeterminato. L'azienda non aveva specificato in modo chiaro e verificabile le ragioni organizzative che giustificavano l'assunzione a tempo. L'attività richiesta al dipendente, infatti, coincideva con quella ordinaria dell'impresa. Questa mancanza di una causale valida ha reso illegittimo il termine, portando alla sua trasformazione automatica in contratto stabile fin dall'origine. Anche i successivi contratti a progetto sono stati ritenuti illegittimi. La Corte ha quindi dato ragione al lavoratore, che ha ottenuto il diritto alla riassunzione e un risarcimento del danno.
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Mutuo oltre l’80% non è nullo: la Cassazione salva la banca
Una società fallita, tramite il suo curatore, ha contestato la validità di un mutuo fondiario concesso da una banca, sostenendo la nullità del contratto per il superamento limite di finanziabilità (l'importo superava l'80% del valore del bene). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il superamento di tale soglia non rende il contratto nullo. Questa regola è una norma di condotta prudenziale per la banca, volta a proteggere la stabilità patrimoniale del creditore stesso, non un elemento essenziale del contratto. Di conseguenza, il mutuo resta valido e la banca conserva il suo diritto di essere pagata con privilegio ipotecario. La banca ha quindi vinto la causa.
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Causale contratto a termine: Neve e picchi di lavoro la salvano
Un'azienda di gestione stradale assume un lavoratore con un contratto a termine, giustificandolo con l'aumento di lavoro dovuto alle possibili nevicate e al maltempo invernale. Il lavoratore impugna il contratto e i giudici di merito gli danno ragione, convertendo il rapporto in tempo indeterminato. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione. Stabilisce che la **causale contratto a termine** legata a picchi di lavoro stagionali, anche se rientranti nel normale ciclo produttivo, è legittima. A condizione, però, che l'azienda dimostri in modo specifico e verificabile che le esigenze indicate nel contratto erano reali e non fronteggiabili con il personale già in servizio. La Corte ha quindi rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Limiti contratto a termine: se l’azienda non prova, perde la causa
Una compagnia aerea ha assunto un'assistente di volo con un contratto a tempo determinato. La lavoratrice ha contestato la validità del termine, sostenendo che l'azienda avesse superato i limiti quantitativi contratto a termine previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo un principio fondamentale: spetta sempre al datore di lavoro, e non al dipendente, dimostrare di aver rispettato la percentuale massima di contratti a termine. Poiché l'azienda non ha fornito questa prova, il contratto della lavoratrice è stato convertito in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La compagnia aerea ha perso la causa e ha dovuto pagare le spese legali.
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Insegnanti di religione precari: stop all’abuso contratti a termine
La Corte di Cassazione interviene sul tema dell'abuso contratti a termine insegnanti di religione. Alcune insegnanti, impiegate per anni con contratti a tempo determinato su posti vacanti e disponibili, avevano chiesto la stabilizzazione. Il Ministero dell'Istruzione si era opposto, invocando la normativa speciale che limita le assunzioni a tempo indeterminato al 70% dei posti. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Ministero, confermando che la reiterazione di contratti a termine per oltre tre anni su cattedre stabili costituisce un abuso. Di conseguenza, le insegnanti hanno ottenuto la conversione del loro rapporto di lavoro in un contratto a tempo indeterminato.
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S.p.A. Pubblica e Lavoro: la Cassazione nega la stabilizzazione
Una lavoratrice con un contratto a progetto chiede la trasformazione del suo rapporto in un lavoro a tempo indeterminato. L'azienda, pur essendo una S.p.A., è interamente partecipata dal Ministero del Lavoro e persegue fini pubblici. La Corte di Cassazione ha stabilito che la natura pubblicistica dell'ente prevale sulla forma privata. Di conseguenza, si applica il **divieto di conversione del contratto** previsto per il pubblico impiego. La richiesta della lavoratrice è stata respinta, confermando che in questi casi è possibile ottenere solo un risarcimento del danno, se richiesto, ma non la stabilizzazione del posto di lavoro.
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