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Conversione Del Contratto

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92 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Abuso contratti a termine: ricorso scuola e rinuncia
Diversi lavoratori della scuola hanno agito contro il Ministero per contestare l'illegittimità delle continue supplenze svolte tra il 2000 e il 2009. I dipendenti chiedevano la stabilizzazione dell'impiego e il risarcimento dei danni subiti a causa dell'abuso dei contratti a termine. La Corte territoriale ha respinto le richieste escludendo l'illecito, poiché le supplenze non superavano i trentasei mesi su posti vacanti. I lavoratori hanno quindi presentato ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza finale, i ricorrenti hanno depositato formale atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse e ha disposto la compensazione integrale delle spese di lite tra le parti.
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Conversione del contratto di lavoro: sì all’ente, no al Ministero
Una lavoratrice con contratto flessibile presso un'associazione privata, poi soppressa per legge, chiedeva la conversione del contratto di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato e il conseguente trasferimento nei ruoli del Ministero vigilante. La Corte d'Appello aveva negato la conversione ritenendo l'ente pubblico. La Cassazione chiarisce che l'associazione ha natura privatistica, rendendo possibile la conversione del contratto di lavoro per abuso di contratti flessibili. Tuttavia, la Corte stabilisce che tale conversione non dà diritto al trasferimento automatico presso il Ministero. La legge di soppressione riserva infatti il passaggio solo al personale già di ruolo e in servizio al momento della liquidazione, a tutela del buon andamento della Pubblica Amministrazione. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Conversione del contratto a termine: stabilità sì, ma senza promozione
Un violoncellista ha lavorato per anni per una fondazione orchestrale alternando contratti di lavoro autonomo occasionale e contratti a tempo determinato. La Corte d'Appello ha accertato l'illegittimità di un contratto a termine, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato come violoncellista di fila. Il lavoratore ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della qualifica superiore di primo violoncello e la nullità dei contratti autonomi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la genuinità delle collaborazioni autonome e precisando che, dopo la conversione del rapporto, i contratti successivi sono nulli per mancanza di causa e non possono modificare la qualifica originaria. Il lavoratore perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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Contratto a termine nullo: risarcimento sì, ma niente posto fisso
Un operaio ha impugnato il suo contratto a termine stipulato con un Consorzio di bonifica siciliano, chiedendo la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine per mancanza di reali esigenze temporanee, ordinando la conversione del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici hanno stabilito che, sebbene il contratto a termine fosse illegittimo, la conversione in un rapporto stabile è vietata. La legge regionale siciliana impone infatti il divieto di assunzioni a tempo indeterminato senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, il lavoratore ha diritto solo al risarcimento del danno economico, ma non al posto fisso.
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Conversione del contratto a termine: nullo il limite, no al posto
Un operaio ha impugnato diversi contratti a termine stipulati con un Consorzio di Bonifica siciliano, chiedendo la dichiarazione di nullità della scadenza e la conseguente conversione del rapporto in un impiego a tempo indeterminato. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del lavoratore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Consorzio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per i consorzi di bonifica in Sicilia, opera un divieto legislativo regionale di nuove assunzioni stabili senza concorso. Di conseguenza, anche se il termine apposto al contratto è nullo, è preclusa la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato. La Suprema Corte ha quindi rigettato definitivamente la richiesta di stabilizzazione del lavoratore, confermando solo il diritto al risarcimento del danno.
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Contratto a termine illegittimo: la rinuncia dà stabilità
Il Lavoratore ha impugnato il contratto a termine stipulato con il Datore di Lavoro, lamentando la genericità della causale. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità del contratto per vizio genetico, disponendo la conversione in rapporto a tempo indeterminato e un risarcimento di dodici mensilità. Il Datore di Lavoro ha proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, il Datore di Lavoro ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dal Lavoratore. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione d'appello che ha accertato il contratto a termine illegittimo e disposto la stabilizzazione del dipendente è diventata definitiva.
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Conversione del contratto a termine negata: resta il risarcimento
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti a termine stipulati con un Consorzio di bonifica siciliano, svolgendo mansioni ordinarie di manutenzione. I giudici di merito hanno dichiarato l'illegittimità dei termini, ordinando la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e un risarcimento. La Cassazione ha confermato l'illegittimità dei contratti a termine per mancanza di causali straordinarie. Tuttavia, ha accolto il ricorso del Consorzio escludendo la conversione del contratto a termine in un rapporto stabile. La legislazione della Regione Siciliana vieta infatti tali assunzioni a tempo indeterminato senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha negato la stabilizzazione del lavoratore, confermando però il suo diritto a ricevere l'indennità risarcitoria per l'illegittimità dei contratti.
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Abuso del contratto a termine: niente posto fisso ma sì al danno
Un operaio specializzato ha lavorato per un Consorzio di bonifica siciliano tramite venti contratti a tempo determinato successivi. Il lavoratore ha chiesto la conversione del rapporto a tempo indeterminato e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello ha negato entrambi, ritenendo che il divieto regionale di conversione escludesse anche l'indennizzo. La Cassazione ha chiarito che, sebbene la conversione sia vietata dalla legge speciale, l'abuso del contratto a termine genera comunque il diritto al risarcimento del danno comunitario. Questo danno è quantificabile tra 2,5 e 12 mensilità, senza che il lavoratore debba provarlo. La sentenza è stata cassata con rinvio per la liquidazione del risarcimento.
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Collaboratori ed esperti linguistici: indennizzo sì, ruolo no
Una collaboratrice linguistica ha fatto causa all'Università chiedendo la conversione del proprio rapporto di lavoro a tempo indeterminato per via dell'illegittima e ripetuta stipulazione di contratti a termine. La Corte d'Appello ha negato la conversione, pur confermando il risarcimento del danno per l'abuso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della lavoratrice, confermando che per i collaboratori ed esperti linguistici non opera la conversione automatica del contratto a tempo indeterminato. Questo perché le università devono rispettare i vincoli di bilancio e le procedure di selezione pubblica, a tutela del principio costituzionale di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione.
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Contratto a tempo determinato: nullo se la proroga è senza prove
Una lavoratrice ha impugnato il proprio contratto a tempo determinato e le relative proroghe stipulati con una compagnia aerea, chiedendone la conversione in un rapporto a tempo indeterminato. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, dichiarando la nullità della proroga del primo contratto e disponendo la conversione del rapporto a partire dal luglio 2006, oltre al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a sei mensilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le contestazioni sulla competenza territoriale e sulla conclusione del contratto tra assenti, confermando l'applicabilità dell'indennità risarcitoria omnicomprensiva prevista dalla legge per l'illegittima apposizione del termine.
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Stato contro precario: sì alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con una società pubblica nazionale, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato per superamento dei limiti temporali. La Corte d'Appello aveva negato la conversione ritenendo la società un organismo pubblico esente da tale sanzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il divieto di conversione si applica solo alle società pubbliche locali e non a quelle nazionali. Poiché la società non ha dimostrato l'assenza di procedure selettive trasparenti, si applica la disciplina del lavoro privato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità del termine e disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, ordinando l'immediata riammissione in servizio del dipendente.
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Contratto a tempo determinato dei dirigenti: no al posto fisso
Una lavoratrice ha fatto causa a una fondazione chiedendo la trasformazione dei suoi contratti a termine in un rapporto stabile. La dipendente sosteneva di essere inquadrata come semplice funzionaria. Tuttavia, i giudici hanno accertato che le sue mansioni effettive erano quelle di un dirigente apicale, avendo la gestione complessiva dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per i manager non si applica il limite massimo di trentasei mesi previsto per i normali dipendenti. Di conseguenza, il contratto a tempo determinato dei dirigenti può durare fino a cinque anni senza trasformarsi in un impiego fisso. La lavoratrice ha perso la causa ed è stata condannata a pagare le spese legali.
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Dimissioni e mansioni reali: sì alla conversione del contratto
Una lavoratrice, assunta formalmente come programmista regista con undici contratti a tempo determinato, ha svolto in concreto mansioni di giornalista redattore ordinario. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità dei contratti a termine, disponendo la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato e condannando l'azienda al pagamento delle differenze retributive e risarcitorie. L'azienda ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che le dimissioni della lavoratrice e la mancata iscrizione all'albo dei giornalisti escludessero tali diritti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le dimissioni non cancellano il diritto alla conversione del contratto a termine e che lo svolgimento effettivo di mansioni giornalistiche, anche prima dell'iscrizione all'albo, dà diritto alla giusta retribuzione. La lavoratrice ha vinto definitivamente la causa.
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Contratto a progetto generico: la Cassazione ordina l’assunzione
Un lavoratore ha svolto mansioni di addetto al front desk e gestione autoparco per un'impresa di noleggio veicoli. Il rapporto era regolato da un contratto a progetto. La Corte d'Appello ha accertato la genericità del progetto e ha disposto la conversione del rapporto in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dall'inizio, condannando il datore di lavoro al risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del datore di lavoro. I giudici hanno confermato che la mancanza di un progetto specifico e dettagliato comporta l'automatica trasformazione del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato, rendendo irrilevanti le contestazioni del datore sulla durata o sulla qualificazione della domanda. Il lavoratore ottiene la conferma del posto fisso e il risarcimento.
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Contratto a termine senza DVR: l’azienda perde e deve assumere
Una lavoratrice, assunta come assistente di volo, ha contestato la validità del proprio rapporto di lavoro a causa dell'assenza del Documento di Valutazione dei Rischi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia aerea, confermando che un contratto a termine senza DVR è nullo. I giudici hanno ribadito che la sicurezza sul lavoro è un requisito fondamentale e preventivo. Di conseguenza, la mancanza di questo documento scritto e dotato di data certa determina la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato. La compagnia aerea è stata condannata a riassumere la dipendente e a risarcirle i danni.
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Contratto a termine e valutazione dei rischi: il dipendente vince
Un assistente di volo ha contestato la validità del suo contratto a tempo determinato a causa della mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) per la sua specifica sede di lavoro (Fiumicino). L'azienda aveva depositato solo il DVR relativo a un'altra sede (Linate). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia aerea, confermando che l'assenza di un DVR specifico per la sede di effettivo impiego determina la nullità della clausola temporale. Di conseguenza, si configura un'ipotesi di illegittimità del contratto a termine e valutazione dei rischi non eseguita correttamente. Il rapporto di lavoro è stato convertito a tempo indeterminato, con condanna dell'azienda al risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali.
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Conversione del contratto a termine: no al posto fisso senza concorso
Un operaio ha lavorato per anni con contratti a tempo determinato presso un Consorzio di Bonifica siciliano. Ritenendo illegittimi i termini apposti, ha chiesto la conversione del rapporto in un impiego stabile. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, dichiarando il rapporto a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha invece chiarito che, pur essendo nullo il termine per mancanza di reali esigenze temporanee, la conversione del contratto a termine è preclusa. Le leggi regionali siciliane impongono infatti il divieto di assunzioni stabili senza concorso pubblico per questi enti. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato la richiesta di stabilizzazione del lavoratore, confermando solo l'illegittimità del termine ma escludendo la nascita di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
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Contratto a tempo determinato: nullo senza la sicurezza locale
Una lavoratrice, assunta come assistente di volo con base a Catania, ha impugnato il proprio contratto a tempo determinato chiedendone la conversione a tempo indeterminato. La contestazione si fondava sulla mancanza del documento di valutazione dei rischi (DVR) per lo scalo di Catania prima della firma del contratto. L'azienda aveva depositato solo il documento relativo allo scalo di Fiumicino. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che la mancata redazione o produzione del DVR specifico per la sede di lavoro rende nullo il termine apposto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità della clausola e ha convertito il rapporto in un contratto a tempo indeterminato, condannando l'azienda alla ricostruzione della carriera e al pagamento di un'indennità risarcitoria.
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Contratto a termine nullo: perché l’ente pubblico non assume
Un lavoratore ha impugnato diversi contratti di lavoro stipulati con un ente pubblico economico, chiedendo la dichiarazione di nullità della scadenza e la trasformazione del rapporto in un impiego stabile. Sebbene il tribunale avesse accertato l'illegittimità del termine, la Corte d'Appello ha disposto la conversione del rapporto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente datore di lavoro. I giudici hanno stabilito che, per i consorzi di bonifica siciliani, esiste un divieto legislativo regionale di procedere a nuove assunzioni stabili. Di conseguenza, anche se il contratto a termine è nullo per vizi formali, non può mai operare la conversione automatica in un rapporto a tempo indeterminato, poiché ciò violerebbe i limiti imposti dalla legge alle assunzioni pubbliche.
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Conversione del contratto a termine: no nei consorzi di bonifica
Un operaio ha impugnato i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con un Consorzio di Bonifica, chiedendone la nullità e la conversione in un rapporto a tempo indeterminato per mancanza di causali valide. Sebbene i giudici di merito avessero accolto la domanda, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che la conversione del contratto a termine è giuridicamente impossibile per i Consorzi di Bonifica della Regione Siciliana. Questo perché le leggi regionali impongono un divieto assoluto di nuove assunzioni a tempo indeterminato presso tali enti. Di conseguenza, anche se il termine apposto al contratto è illegittimo, il rapporto di lavoro non può essere trasformato in una collaborazione stabile. La Cassazione ha quindi rigettato la domanda del lavoratore.
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