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Controricorrente

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12241 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Obblighi promotore: quando la firma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31712/2023, ha chiarito gli stringenti obblighi del promotore finanziario. Un investitore aveva perso il suo capitale a causa del fallimento di una società i cui titoli gli erano stati proposti dal suo promotore. La Corte ha rigettato il ricorso del promotore, stabilendo che per avvalersi del regime di 'execution only' (mera esecuzione di ordini), non basta una generica dichiarazione del cliente. L'intermediario deve provare concretamente che l'iniziativa dell'investimento è partita esclusivamente dal cliente e di aver gestito in modo efficace e non solo formale i conflitti di interesse. La sentenza sottolinea che gli obblighi del promotore finanziario a tutela del cliente sono inderogabili senza prove specifiche.
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Procura speciale: quando l’appello è inammissibile
Una associazione scolastica ha impugnato una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inefficace il licenziamento di una dipendente, ordinandone la reintegra e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza entrare nel merito della questione, a causa di una procura speciale difettosa. La procura era stata rilasciata su un foglio separato, non datato e materialmente congiunto al ricorso solo con punti di spillatrice, rendendo impossibile stabilire con certezza la sua riferibilità al giudizio specifico.
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Incentivo pubblico impiego: quando spetta? Il caso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica contro la condanna al pagamento di un incentivo pubblico impiego a un suo dipendente. L'ente sosteneva che le attività svolte (manutenzione verde, sgombero neve) fossero servizi e non lavori. La Corte ha stabilito che la qualificazione di tali attività come 'lavori' è una valutazione di fatto, compiuta correttamente dalla Corte d'Appello sulla base della documentazione (progetto esecutivo, collaudo), e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Cessazione materia del contendere: la Cassazione decide
Un gruppo di dipendenti del settore sanitario e l'azienda sanitaria datrice di lavoro, dopo aver portato la loro controversia fino alla Corte di Cassazione, hanno raggiunto un accordo transattivo. Su istanza congiunta, la Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio. La decisione ha comportato la compensazione delle spese legali e ha escluso l'applicazione della sanzione del raddoppio del contributo unificato, chiarendo che tale sanzione non si applica quando il processo si estingue per accordo tra le parti.
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Risarcimento contratto a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore pubblico con una serie di contratti a termine illegittimi chiede il risarcimento del danno. La Cassazione, con Ordinanza n. 31652/2023, dichiara inammissibile il ricorso, confermando che il giudice ha discrezionalità nel quantificare il risarcimento contratto a termine tra un minimo e un massimo, potendo considerare anche il reperimento di una nuova occupazione non come detrazione, ma come criterio per la liquidazione.
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Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
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Contratto a progetto: quando è valido? La Cassazione
Un lavoratore ha impugnato tre contratti a progetto, sostenendo che mascherassero un rapporto di lavoro subordinato. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il progetto sufficientemente specifico e non provato il vincolo di subordinazione. L'ordinanza chiarisce i criteri per distinguere un valido contratto a progetto dal lavoro dipendente.
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Unico centro di imputazione: la guida completa
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo da una società, ha ottenuto la reintegrazione dimostrando che l'azienda faceva parte di un gruppo societario qualificabile come 'unico centro di imputazione'. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la presenza di una struttura organizzativa e produttiva unificata, un interesse comune e un coordinamento tra le diverse società le rendono, di fatto, un singolo datore di lavoro. Questo ha permesso di superare i requisiti dimensionali della singola azienda e applicare la tutela reintegratoria. La Corte ha inoltre chiarito che i limiti al risarcimento del danno previsti dalla legge si applicano anche se non esplicitamente menzionati nel dispositivo della sentenza.
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Estinzione del processo: rinuncia e accettazione
Un'impresa edile ricorreva in Cassazione contro una condanna per vizi in un appalto condominiale. Tuttavia, prima della decisione, la stessa impresa rinunciava al ricorso e il condominio accettava tale rinuncia. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza pronunciarsi sulle spese, evidenziando come l'accordo tra le parti ponga fine alla controversia.
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Accertamento analitico-induttivo: la Cassazione decide
Una società di ristorazione ha impugnato un avviso di accertamento basato sul consumo di farina. L'azienda sosteneva che l'accertamento analitico-induttivo fosse illegittimo perché fondato su un solo indizio e su una doppia presunzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la legittimità dell'accertamento basato anche su un unico elemento, se grave e preciso, e chiarendo che il divieto di "doppia presunzione" non è un principio assoluto nel nostro ordinamento.
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Abuso di riempimento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31580/2023, ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando la falsità di una ricognizione di debito per abuso di riempimento. La Corte ha stabilito che la comprovata falsità dell'autenticazione della firma su un documento costituisce un grave indizio, sufficiente a far presumere il riempimento abusivo di un foglio firmato in bianco, spostando l'onere della prova sul creditore.
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Accertamento sintetico: il reddito familiare conta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31568/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di accertamento sintetico del reddito. Un contribuente, a seguito dell'acquisto di un terreno, si è visto contestare un maggior reddito dal Fisco. La Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito, chiarendo che per vincere la presunzione dell'Agenzia delle Entrate, il contribuente può e deve fare riferimento non solo ai propri redditi, ma a quelli dell'intero nucleo familiare. Inoltre, è possibile dimostrare l'uso di risparmi accumulati anche in periodi antecedenti ai cinque anni precedenti la spesa.
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Deduzioni IRAP: quando si applicano alle concessioni
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alle deduzioni IRAP per una società di gestione di infrastrutture ferroviarie. La sentenza chiarisce che l'esclusione dal beneficio fiscale del cuneo fiscale si applica solo quando coesistono due condizioni: l'operatività in regime di 'concessione' con trasferimento del rischio economico e la presenza di una 'tariffa remunerativa' che già compensi i costi fiscali. In assenza di uno di questi requisiti, l'agevolazione spetta.
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Pubblicità della vendita: l’asta è nulla se incompleta
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di trasferimento immobiliare a causa di vizi nella pubblicità della vendita. La Corte ha stabilito che tutte le forme di pubblicità disposte dal giudice, anche quelle aggiuntive rispetto a quelle obbligatorie per legge, costituiscono la 'lex specialis' della procedura. La loro mancata o incompleta osservanza, come l'omessa pubblicazione sul portale delle vendite pubbliche e la pubblicazione parziale della perizia su un sito internet, determina l'invalidità dell'aggiudicazione e degli atti successivi, a tutela della trasparenza e della parità tra i potenziali acquirenti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo
Un gruppo di lavoratori ha impugnato in Cassazione la sentenza d'appello che negava loro differenze retributive. Durante il giudizio, i lavoratori hanno presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla Fondazione datrice di lavoro. La Suprema Corte, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del processo, senza disporre sulle spese legali, basandosi sull'accordo tra le parti.
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Retribuzione docenti precari: sì all’anzianità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31518/2023, ha stabilito che la retribuzione dei docenti precari deve tenere conto dell'intera anzianità di servizio maturata, applicando la stessa progressione stipendiale prevista per i docenti di ruolo. La Corte ha respinto il ricorso di un'amministrazione regionale, affermando che la mancanza del titolo di abilitazione o la frammentarietà degli incarichi non costituiscono motivi validi per giustificare una disparità di trattamento economico, in applicazione del principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea.
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Progressione stipendiale docenti: sì all’anzianità
Una docente con contratti a tempo determinato ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per ottenere il riconoscimento della progressione stipendiale legata all'anzianità di servizio, al pari dei colleghi di ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione, confermando il diritto della docente. Secondo la Corte, né la mancanza del titolo di abilitazione né la natura frammentaria del servizio giustificano una disparità di trattamento economico, in virtù del principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 1999/70/CE.
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Progressione stipendiale docenti: sì anche senza titolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31514/2023, ha stabilito che i docenti precari hanno diritto alla progressione stipendiale basata sull'anzianità di servizio, al pari dei colleghi di ruolo, anche in assenza del titolo di abilitazione. La mancanza di tale titolo non costituisce una ragione oggettiva per giustificare una disparità di trattamento retributivo, dato che le mansioni svolte sono identiche. La decisione si fonda sul principio di non discriminazione sancito dalla normativa europea, che impone il riconoscimento dell'esperienza maturata ai fini retributivi.
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Conciliazione stragiudiziale: fine della lite
Una società di telecomunicazioni si opponeva al pagamento di differenze retributive a un ex dipendente. Dopo due sentenze sfavorevoli, durante il ricorso in Cassazione, le parti hanno raggiunto una conciliazione stragiudiziale. La Corte ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, ponendo fine al giudizio.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una società aveva impugnato in Cassazione la sentenza della Corte d'Appello che annullava il licenziamento di un dipendente. Successivamente, la società ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dal lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in caso di rinuncia non è dovuto il pagamento del 'doppio contributo unificato', poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, non potendo essere interpretata in modo estensivo.
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