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Contratto Quadro

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155 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Obblighi informativi: onere della prova sull’investitore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore contro una banca. La Corte ribadisce che in tema di obblighi informativi, spetta al cliente l'onere di provare non solo l'esistenza delle operazioni di investimento contestate, ma anche il danno subito. La semplice allegazione di inadempimenti formali, come la mancata consegna del contratto quadro, non è sufficiente a fondare una pretesa risarcitoria se non si dimostrano i fatti costitutivi della domanda.
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Obblighi informativi intermediario: il caso Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore contro un istituto di credito. Il caso verteva sulla validità di un contratto monofirma e sulla violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte ha stabilito che non è sufficiente lamentare genericamente la violazione di tali obblighi; l'investitore deve specificare quali informazioni sono state omesse e come queste avrebbero influenzato la sua decisione di investimento. La mancata allegazione specifica ha reso il ricorso astratto e, di conseguenza, inammissibile.
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Restituzione cedole: contratto nullo e obblighi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2734/2025, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che obbligava un'investitrice alla restituzione delle cedole percepite da Bond argentini. Il contratto di intermediazione era stato dichiarato nullo per firma apocrifa. La Suprema Corte ha ritenuto che la consapevolezza della falsità della firma facesse venir meno la buona fede dell'investitrice, obbligandola a restituire non solo il capitale ma anche i frutti percepiti.
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Responsabilità del promotore: il caso di estinzione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio relativo alla responsabilità del promotore finanziario e della banca mandante. I clienti avevano citato in giudizio un intermediario finanziario per i danni causati da un promotore che, dopo aver ricevuto 50.000 euro, non aveva investito le somme e il cui mandato era stato revocato. Le corti di merito avevano escluso la responsabilità della banca per l'assenza di un contratto quadro e perché i moduli utilizzati non erano riconducibili all'istituto. Il procedimento in Cassazione si è concluso con l'estinzione a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei risparmiatori.
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Contratto quadro: la non contestazione vale come prova
Due investitori hanno citato in giudizio un intermediario finanziario per le perdite subite su obbligazioni divenute in default, sostenendo la nullità del contratto quadro per mancata consegna di una copia. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la mancata contestazione specifica di un fatto (la consegna) da parte dell'investitore nei gradi di merito lo rende un fatto pacifico, esonerando la banca dall'onere della prova. La Corte ha inoltre confermato che una dichiarazione firmata dal cliente di aver ricevuto l'informativa sui rischi ha valore di confessione.
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Deducibilità costi forfettari: la prova del servizio
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla deducibilità dei costi forfettari derivanti da un contratto quadro tra società collegate. Con l'Ordinanza n. 3750/2025, ha stabilito che per la deducibilità non è sufficiente la mera esistenza di un accordo formale, ma è onere del contribuente fornire la prova concreta e dettagliata dei servizi effettivamente resi, dimostrandone l'inerenza all'attività d'impresa. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva ritenuto sufficienti il contratto e la generica indicazione dell'assenza di personale qualificato nella società ricevente il servizio.
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Obblighi informativi banca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso degli eredi di un'investitrice che avevano citato in giudizio una banca per le perdite subite su obbligazioni rischiose. L'investitrice si era rifiutata di fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, ritenendo che la propensione al rischio fosse desumibile da investimenti passati. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che gli obblighi informativi della banca non vengono meno e che una generica propensione al rischio non è sufficiente a provare che l'investitore avrebbe comunque compiuto l'operazione se fosse stato adeguatamente informato. Si presume quindi un nesso di causalità tra la carenza informativa e il danno, con onere della prova a carico della banca.
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Contratto quadro investimento: nullità per ordine anticipato
Un'investitrice ha acquistato obbligazioni argentine tramite una banca, ma l'ordine di acquisto è stato emesso il giorno prima della firma del contratto quadro investimento. I giudici di primo e secondo grado hanno dichiarato nullo l'acquisto. La Corte di Cassazione, pur confermando la nullità dell'operazione per la scorretta sequenza temporale, ha accolto parzialmente il ricorso della banca. Ha stabilito che l'investitrice deve restituire tutte le cedole incassate fin dall'inizio, e non solo quelle percepite dopo la messa in mora, per evitare un ingiustificato arricchimento.
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Responsabilità intermediario: Cassazione su investimenti
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un istituto di credito per aver violato i propri obblighi informativi nella vendita di prodotti finanziari derivati a un cliente. La sentenza chiarisce che la responsabilità dell'intermediario finanziario è di natura contrattuale, con prescrizione decennale, e non precontrattuale. Viene sottolineato che una semplice avvertenza scritta sull'inadeguatezza dell'investimento non è sufficiente a esonerare la banca dalla sua responsabilità, che deve invece fornire informazioni specifiche e concrete per tutelare l'investitore. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Nullità selettiva: l’onere della prova della banca
Un investitore ha ottenuto la restituzione di somme per operazioni finanziarie eseguite in assenza di un contratto-quadro scritto. La banca si è opposta invocando la mala fede del cliente (nullità selettiva), ma la sua difesa è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che, per contrastare la nullità selettiva, l'intermediario ha un preciso onere di allegazione: deve affermare specificamente che i guadagni complessivi del cliente hanno superato le perdite. La semplice produzione di documenti, senza una formale allegazione, non è sufficiente a fondare l'eccezione né a giustificare una CTU esplorativa.
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Contratto quadro: la sua assenza rende nullo l’ordine
La Cassazione conferma la nullità di un mandato di gestione patrimoniale per assenza del preventivo contratto quadro. Rigettato il ricorso di una banca che contestava la propria responsabilità, affermando che la mancanza del contratto quadro è un vizio insanabile che invalida gli atti esecutivi successivi.
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Clausola di giurisdizione: prevale il contratto quadro
In una disputa tra un'azienda italiana e una straniera, la Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di giurisdizione contenuta in un contratto-quadro prevale su quella presente nelle condizioni generali di vendita richiamate solo tramite hyperlink nei singoli ordini. La Corte ha chiarito che per derogare a una clausola così importante è necessaria una pattuizione esplicita e non un mero rinvio implicito, dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice italiano.
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Contratto quadro trading: nullo con point and click
Una recente sentenza della Corte di Appello ha dichiarato nullo un contratto quadro trading sottoscritto online con la semplice procedura 'point and click'. Il caso riguardava un'investitrice che, dopo aver perso il suo capitale, ha contestato la validità del contratto per vizio di forma. A differenza del tribunale di primo grado, la Corte d'Appello ha stabilito che la firma elettronica semplice non soddisfa il requisito della forma scritta imposto dalla legge per tali contratti, ordinando alla società di intermediazione la restituzione dell'intera somma versata.
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Onere della prova: fatture non bastano in giudizio
Il Tribunale di Torino ha accolto l'opposizione a un decreto ingiuntivo di oltre 286.000 euro, revocandolo. La decisione si fonda sul principio dell'onere della prova: la società creditrice, pur avendo emesso fatture per servizi di spedizione, non è riuscita a dimostrare l'effettiva esecuzione delle prestazioni. La sentenza ribadisce che le fatture, da sole, non costituiscono prova sufficiente del credito nel giudizio di opposizione, e che i documenti auto-prodotti dal creditore mancano di valore probatorio.
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Riassunzione del processo: decorrenza del termine
Un investitore fa causa a una banca per presunte irregolarità in operazioni finanziarie. Durante la causa, la banca entra in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale di primo grado dichiara estinto il processo, ritenendo tardiva la riassunzione del processo da parte dell'investitore. La Corte d'Appello riforma la decisione, stabilendo che il termine per la riassunzione decorre dalla dichiarazione giudiziale dell'interruzione e non dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Tuttavia, la Corte rigetta nel merito le domande dell'investitore, poiché non sussisteva nullità e, nel complesso, il portafoglio di investimenti aveva generato plusvalenze.
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