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Contrabbando Di Tabacchi Lavorati Esteri

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Contrabbando di tabacchi: la Cassazione conferma la condanna
La Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri e per l'introduzione e detenzione illegale di tali prodotti. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna, escludendo solo la recidiva infraquinquennale. Il ricorrente ha contestato la motivazione sul reato associativo e l'applicazione di un'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando così la condanna per il **contrabbando di tabacchi lavorati esteri** e l'associazione a delinquere.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per contrabbando di tabacchi lavorati esteri, relativo alla detenzione di quasi 160 chilogrammi di sigarette illecite nascoste in veicoli. L'imputato sosteneva la propria estraneità perché non possedeva le chiavi del furgone carico della merce. I giudici hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. L'imputato aveva accompagnato in moto il complice e aveva partecipato attivamente alle operazioni di carico e trasporto. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una rivalutazione delle prove già accertate dai giudici dei gradi precedenti, confermando la pena e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: quando scatta la pena
Due imputati vengono condannati a due anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri. Gli stessi propongono ricorso in Cassazione sostenendo di gestire in autonomia semplici bancarelle individuali e invocando la depenalizzazione per i quantitativi inferiori ai quindici chilogrammi introdotta dalla nuova legge. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici evidenziano che intercettazioni e sequestri dimostrano una struttura organizzativa stabile e continuativa per il contrabbando di tabacchi lavorati esteri con quantitativi tra 120 e 300 chilogrammi, ampiamente superiori alla soglia di non punibilità penale. I ricorrenti sono condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: pena confermata
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi lavorati esteri, uno con il ruolo di capo promotore e l'altro come semplice partecipe. La Corte di Appello ha ridotto la gravità della recidiva contestata, ma ha confermato la misura della pena tramite il bilanciamento di equivalenza con le circostanze attenuanti. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione, contestando l'attribuzione del ruolo direttivo e la mancata riduzione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici supremi hanno chiarito la piena legittimità della motivazione che richiama il primo grado e hanno ribadito l'insindacabilità del bilanciamento tra attenuanti e recidiva quando la valutazione risulta logica e coerente con la gravità dei fatti.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: pena minima e recidiva
L'Imputato, accusato del delitto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, ha contestato davanti alla Corte di Cassazione la quantificazione della pena inflitta dai giudici di merito. La difesa lamentava una sanzione eccessiva, sostenendo una valutazione scorretta tra le circostanze attenuanti e la recidiva reiterata, specifica ed infraquinquennale. I giudici hanno invece confermato la piena legittimità del calcolo sanzionatorio, attestato su un anno e quattro mesi di reclusione oltre a 45.000 euro di multa. Tale pena corrisponde al minimo edittale di legge, già ridotto di un terzo per la scelta del rito abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile, condannando l'interessato al rimborso delle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: confermata la condanna
L'imputato è stato condannato per il delitto di contrabbando di tabacchi lavorati esteri dopo il rinvenimento di quasi trenta chilogrammi di sigarette prive del bollino statale. L'interessato ha presentato ricorso per Cassazione sostenendo l'assoluzione per il dubbio sull'origine estera del prodotto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: una parte della merce proveniva certamente dall'estero e l'eventuale fabbricazione nazionale clandestina avrebbe configurato un reato ancora più grave, precluso dal divieto di peggiorare la pena.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri e ricorso generico
L'Imputata subisce una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione e a 46.000 euro di multa per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri. La difesa presenta ricorso per cassazione lamentando una motivazione carente e chiedendo una sanzione più mite, la particolare tenuità del fatto e la prevalenza delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità dell'impugnazione per totale genericità dei motivi difensivi, i quali non si confrontano criticamente con la decisione di secondo grado. L'Imputata perde la causa, deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: condanna in mare
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri. L'imputato era stato sorpreso a trasbordare 950 chili di sigarette di contrabbando da una motopesca a un barchino nelle acque territoriali italiane, mentre altri 2.320 chili erano rimasti a bordo della nave principale. La difesa sosteneva che l'importazione non fosse consumata e che l'imputato non fosse responsabile per l'intero carico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona non appena la merce entra nelle acque territoriali senza pagare i diritti di confine, e che le attività preparatorie organizzate integrano il tentativo di contrabbando per la parte di carico non ancora sbarcata.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: quando resta reato
Due soggetti sono stati condannati per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri per aver detenuto oltre 13 chili di sigarette di contrabbando in un seminterrato comune. La difesa ha sostenuto che, essendo la merce divisa in quantità inferiori a 10 chili per ciascuno, la condotta dovesse considerarsi depenalizzata in base al decreto legislativo 8/2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la detenzione era comune e che, in ogni caso, la presenza di precedenti penali specifici configura l'ipotesi aggravata di recidiva. Questa circostanza esclude la depenalizzazione, mantenendo la rilevanza penale del fatto anche per quantità inferiori alla soglia doganale.
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Contrabbando di tabacchi lavorati esteri: punito solo l’autista
Il conducente di un'auto non di sua proprietà è stato condannato per il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, dopo che le forze dell'ordine hanno scoperto centoundici stecche di sigarette nascoste in un doppiofondo del veicolo. Mentre i passeggeri sono stati ritenuti estranei, la Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del conducente. La Suprema Corte ha stabilito che chi guida un mezzo risponde del carico illecito occultato, poiché la conduzione del veicolo implica una presunzione di consapevolezza del contenuto nascosto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa della genericità dei motivi e della presenza di precedenti penali che escludono benefici come la sospensione condizionale della pena. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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