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Contra Legem

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117 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Resistenza a pubblico ufficiale: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato contestava la sua identificazione e l'uso di un video come prova. La Corte ha stabilito che, avendo scelto il rito abbreviato, le prove raccolte in fase di indagine, incluso il video, sono pienamente utilizzabili e che i motivi del ricorso erano manifestamente infondati.
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Decadenza triennale pensione: salvi i diritti futuri
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11943/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di decadenza triennale pensione. Un pensionato ha richiesto il ricalcolo del proprio assegno previdenziale. L'ente previdenziale sosteneva che, essendo trascorsi più di tre anni, il diritto fosse completamente estinto (decadenza tombale). La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, chiarendo che la decadenza triennale si applica unicamente agli arretrati maturati oltre il triennio precedente la domanda giudiziale. Il diritto a ricevere una pensione correttamente calcolata per il futuro rimane invece intatto, in quanto diritto fondamentale e imprescrittibile.
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Giudicato esterno tributario: limiti e condizioni
Una società di riscossione negava l'esenzione IMU a due contribuenti. La Corte di Giustizia Tributaria riconosceva l'esenzione basandosi su un precedente giudicato esterno. La Cassazione ha cassato la sentenza, chiarendo che il giudicato esterno non si applica se le parti non sono le stesse e se riguarda mere questioni di diritto, che possono essere riesaminate.
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Giudicato esterno: non si applica alle norme di legge
Una società di riscossione ha negato a un contribuente l'esenzione IMU per la prima casa. Le commissioni tributarie davano ragione al cittadino basandosi su precedenti sentenze favorevoli (giudicato esterno). La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che il giudicato esterno copre solo gli elementi di fatto stabili e non l'interpretazione delle norme giuridiche, che ogni giudice deve valutare autonomamente.
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Pena concordata: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1192/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati contro una sentenza di appello che applicava una pena concordata. La Corte ha stabilito che, analogamente al patteggiamento, non è possibile contestare la misura della pena pattuita tra le parti, a meno che questa non sia 'contra legem', cioè illegale. Poiché nel caso di specie la sanzione rientrava nei limiti edittali, i ricorsi sono stati respinti.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1189/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre imputati avverso una sentenza della Corte di Appello. La decisione si fonda sul fatto che la sentenza impugnata era il risultato di un concordato in appello, un accordo con cui gli imputati avevano accettato la pena rinunciando ai motivi di ricorso sulla responsabilità. La Suprema Corte ha ribadito che tale accordo preclude la possibilità di contestare successivamente la condanna o la pena, salvo il raro caso di illegalità della pena stessa, non riscontrato nella fattispecie.
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Concordato in appello: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro una sentenza d'appello. La decisione si fonda sul fatto che la pena era stata definita tramite un concordato in appello. Tale accordo, secondo la Corte, comporta una rinuncia a contestare i punti concordati, precludendo un successivo ricorso in Cassazione, salvo il caso di pena illegale.
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Patteggiamento in appello: no ricorso sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso una sentenza di patteggiamento in appello. La Corte ha stabilito che la pena concordata tra le parti non può essere contestata in sede di legittimità, a meno che non sia illegale, poiché l'accordo processuale, una volta ratificato dal giudice, non è modificabile unilateralmente.
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Responsabilità rappresentante fiscale: limiti e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 591/2024, ha annullato una decisione che affermava la responsabilità solidale di un rappresentante fiscale per una frode IVA commessa dalla società estera rappresentata. La Corte ha stabilito un principio chiave: la responsabilità del rappresentante fiscale non è automatica, ma sorge solo se viene provato il suo coinvolgimento attivo e concreto nelle operazioni illecite. La sola conoscenza o conoscibilità delle irregolarità non è sufficiente a fondare la sua responsabilità.
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Elezione di domicilio: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45574/2024, ha confermato l'inammissibilità di un appello penale per la mancata indicazione dell'elezione di domicilio nell'atto di impugnazione. Richiamando un recente intervento delle Sezioni Unite, la Corte ha chiarito che non è sufficiente la mera presenza di una precedente elezione di domicilio agli atti, ma è necessario un richiamo espresso e specifico nell'atto di appello stesso, a pena di inammissibilità. Questa decisione sottolinea il rigore formale richiesto dalla legge per garantire la regolarità delle notificazioni.
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Ricorso pena concordata: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una pena concordata in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. La Corte stabilisce che, analogamente al patteggiamento, l'impugnazione per la determinazione della pena è possibile solo se questa è illegale, cosa non avvenuta nel caso di specie dove era stato applicato il minimo edittale.
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Pena illegale: Cassazione annulla patteggiamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento per un reato edilizio, in cui era stata applicata una multa inferiore al minimo previsto dalla legge. Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione, sostenendo che si trattasse di una pena illegale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che un accordo tra le parti non può derogare ai minimi edittali stabiliti dal legislatore, e che l'applicazione di una pena illegale vizia insanabilmente la sentenza, anche se basata su un accordo.
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Improcedibilità ricorsi fallimentari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento, stabilendo che la norma sull'improcedibilità dei ricorsi fallimentari, introdotta durante l'emergenza pandemica, deve essere interpretata restrittivamente. L'eccezione prevista per le istanze del Pubblico Ministero non poteva essere applicata per analogia a casi non espressamente contemplati, rendendo il ricorso originario improcedibile fin dall'inizio.
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Trattamento economico dipendenti pubblici: i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32525/2024, ha chiarito i limiti al mantenimento del trattamento economico dei dipendenti pubblici in caso di trasferimento d'azienda. Un lavoratore del settore sanitario, trasferito da un'azienda ospedaliera a una ASL, si è visto negare la prosecuzione di un compenso legato all'attività trasfusionale. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che nel pubblico impiego la retribuzione è determinata esclusivamente dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Prassi aziendali o atti amministrativi del precedente datore non sono sufficienti a fondare un diritto quesito, neanche in applicazione dell'art. 2112 c.c., che non può creare diritti ex novo ma solo garantire quelli già validamente costituiti.
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Liquidazione spese legali: no a importi simbolici
Un contribuente vince un ricorso contro un ente pubblico ma ottiene una liquidazione delle spese legali per il successivo giudizio di ottemperanza inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che la liquidazione spese legali non può scendere al di sotto delle tariffe professionali minime senza una valida e specifica motivazione da parte del giudice. La Corte ha quindi annullato la sentenza e rideterminato l'importo corretto.
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Liquidazione spese legali: no a compensi sotto i minimi
Un contribuente ha avviato un'azione di ottemperanza contro l'ente di riscossione per il pagamento incompleto delle spese legali. Il giudice di merito ha liquidato un compenso per questo nuovo giudizio inferiore ai minimi di legge. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la liquidazione spese legali non può scendere al di sotto dei parametri minimi senza un'adeguata motivazione, definendo la decisione precedente 'contra legem' e ricalcolando direttamente l'importo corretto.
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Scorrimento graduatorie interne: illegittimo dopo il 2009
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9240/2025, ha stabilito che lo scorrimento di graduatorie interne, derivanti da selezioni riservate esclusivamente al personale di un ente, è illegittimo a seguito della riforma introdotta dal D.Lgs. 150/2009. Tale normativa ha imposto il principio dell'adeguato accesso dall'esterno alle pubbliche amministrazioni, rendendo di fatto illegale l'utilizzo di graduatorie puramente interne per coprire nuovi posti, anche se antecedenti alla riforma stessa. La Corte ha respinto il ricorso di alcuni dipendenti, chiarendo che né le delibere amministrative locali né le leggi di proroga delle graduatorie pubbliche possono derogare a questo principio fondamentale.
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Contributo unificato: no a ricorsi pretestuosi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società contro una richiesta di pagamento del contributo unificato. La Corte ha stabilito che la paura soggettiva del COVID-19 non giustifica il rinvio di un'udienza, la notifica via PEC al difensore è valida, e la tolleranza amministrativa per i ritardi non crea un legittimo affidamento. Il ricorso è stato giudicato pretestuoso, con conseguente condanna per abuso del processo.
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Ricorso patteggiamento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso patteggiamento di un imputato che contestava l'ammontare della multa applicata, sostenendo fosse diversa da quella pattuita. La Corte ha stabilito che il motivo non rientra tra quelli tassativamente previsti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento e che, in ogni caso, il verbale d'udienza confermava la correttezza della pena inflitta dal giudice.
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Concordato in appello: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro una sentenza della Corte d'Appello basata su un concordato in appello. La decisione stabilisce che, accettando l'accordo sulla pena, si rinuncia a contestare la responsabilità e la congruità della sanzione, salvo casi di illegalità della pena stessa.
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