Il Condannato, esponente di spicco di un sodalizio criminale, ha chiesto il riconoscimento della continuazione nei reati per unificare le pene di otto sentenze di condanna relative ad associazione mafiosa e diversi omicidi commessi tra il 2009 e il 2013. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta, escludendo un disegno criminoso unico. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la continuazione nei reati tra la partecipazione a un'associazione mafiosa e i singoli delitti di sangue richiede la prova rigorosa che questi ultimi fossero già programmati, almeno nelle linee generali, al momento dell'ingresso nel clan. La semplice finalità di controllo del territorio o l'analogia dei moventi non bastano a dimostrare una programmazione unitaria iniziale, trattandosi spesso di reazioni estemporanee a dinamiche interne o conflitti con clan rivali.
Continua »