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Consenso

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il consenso dell'avente diritto è una causa di giustificazione prevista nel codice penale italiano del 1930 all'art. 50: "Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto, col consenso della persona che può validamente disporne." La relativa sentenza sarà pertanto di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. La scriminante è ispirata al brocardo latino volenti et consentienti non fit iniuria e la ratio va individuata nel disinteresse dello Stato a tutelare penalmente un bene al quale rinuncia lo stesso titolare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto all’immagine: limiti e cronaca giornalistica
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pubblicazione di una fotografia ritraente un privato durante un evento pubblico di interesse sociale. Il caso riguardava un uomo che lamentava la lesione del proprio Diritto all'immagine e la fine del proprio matrimonio a causa di uno scatto apparso su un quotidiano. I giudici hanno stabilito che, trattandosi di un evento pubblico legato al tema dell'integrazione, la divulgazione era giustificata dal diritto di cronaca. Inoltre, è stato escluso il risarcimento per la rottura del vincolo coniugale, ritenuta una reazione abnorme della consorte non imputabile alla testata giornalistica.
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Lavoro straordinario: guida ai compensi pubblici
Un dipendente di un'agenzia regionale ha richiesto il pagamento per attività svolte oltre l'orario normale a favore di terzi. La Corte di Cassazione ha stabilito che il lavoro straordinario deve essere retribuito se prestato con il consenso dell'ente, anche in assenza di atti formali di autorizzazione. Tuttavia, la quantificazione del compenso deve seguire rigorosamente i parametri del contratto collettivo nazionale, escludendo prassi interne o criteri percentuali non previsti dalla legge.
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Concordato in appello: validità del consenso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato che, dopo aver aderito al concordato in appello per un reato legato agli stupefacenti, ha impugnato la sentenza sostenendo che il giudice non avesse verificato la validità del suo consenso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che la censura era formulata in modo generico. La decisione ribadisce che, una volta raggiunto l'accordo sulla pena ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p., l'impugnazione deve basarsi su vizi specifici e documentati, pena la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Inutilizzabilità prove: annullata condanna illegittima
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per inottemperanza all'ordine di allontanamento, rilevando una grave inutilizzabilità prove. Il Giudice di Pace aveva acquisito l'intero fascicolo del Pubblico Ministero senza il consenso della difesa, rinunciando all'escussione del testimone chiave. La Suprema Corte ha chiarito che i verbali di polizia giudiziaria, non essendo atti irripetibili, non possono entrare nel fascicolo del dibattimento senza l'accordo delle parti, rendendo nulla la decisione basata esclusivamente su tali documenti.
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Dati biometrici e lavoro: consenso è indispensabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità dell'utilizzo di un sistema di rilevazione di dati biometrici per il controllo degli accessi aziendali in assenza di uno specifico consenso del lavoratore. La Corte ha stabilito che la mancanza di tale consenso, richiesto dalla normativa sulla privacy all'epoca dei fatti, non può essere superata da un bilanciamento con le esigenze di sicurezza dell'azienda, rendendo il trattamento dei dati illecito. Inoltre, è stato ribadito che spetta alla parte che lo afferma l'onere di provare in giudizio di essersi adeguata alle prescrizioni del Garante della Privacy.
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Consenso prelievo ematico: orale è valido per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un automobilista condannato per guida in ebbrezza dopo un incidente. La Corte ha stabilito che il consenso prelievo ematico per l'alcol test è valido anche se prestato oralmente, soprattutto se l'imputato è impossibilitato a firmare. Confermato anche il diniego della particolare tenuità del fatto e la confisca del veicolo.
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Violenza sessuale: il consenso deve esserci sempre
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale. La sentenza sottolinea un principio fondamentale: nei rapporti sessuali è la presenza del consenso, e non la manifestazione del dissenso, a determinare la liceità dell'atto. Un'azione repentina, che sorprende la vittima, integra la violenza richiesta dal reato. La Corte ha ritenuto irrilevanti i presunti comportamenti ambigui della vittima, confermando che il consenso deve perdurare per tutta la durata dell'interazione.
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