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Consegna Controllata

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Tecnica investigativa con cui la polizia permette che una spedizione contenente merce illegale (come droga) giunga a destinazione sotto stretta sorveglianza, al fine di identificare e arrestare i responsabili.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Convalida del fermo e competenza: annullato l’atto errato
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema della convalida del fermo e competenza territoriale a seguito di un ingente sequestro di droga spedita dalla Spagna. I Carabinieri avevano intercettato il carico presso un hub logistico in provincia di Como, ma avevano eseguito il fermo degli indagati a Cusano Milanino. Il Giudice per le indagini preliminari di Como aveva convalidato il fermo e applicato la custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha annullato la sola convalida del fermo, stabilendo che la competenza per convalidare la misura precautelare spetta esclusivamente al giudice del luogo in cui il fermo è stato eseguito. Al contrario, la Cassazione ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, poiché il Giudice di Como resta territorialmente competente per il merito del reato di importazione.
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Truffa tentata: la consegna alla polizia evita l’arresto
Il Procuratore della Repubblica ha impugnato l'ordinanza con cui il giudice non ha convalidato l'arresto in flagranza di un soggetto accusato di truffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se la vittima consegna il denaro sotto il diretto controllo della polizia precedentemente allertata, il reato si configura come truffa tentata e non consumata. Poiché per la truffa tentata la legge non consente l'arresto in flagranza, il provvedimento di mancata convalida risulta corretto.
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Tentativo di truffa: la polizia vigila e il carcere salta
Il Tribunale di Napoli confermava la custodia in carcere per L'Indagato, accusato di truffa. La difesa ricorreva in Cassazione sostenendo che si trattasse di un mero tentativo di truffa, poiché la consegna del denaro era avvenuta sotto il controllo della polizia, preventivamente allertata dalla vittima. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la sorveglianza delle forze dell'ordine impedisce la consumazione del reato. Mancano infatti l'effettivo inganno della vittima e l'acquisizione autonoma del profitto da parte dei malfattori. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, non applicabile per il tentativo di truffa, disponendo l'immediata scarcerazione dell'indagato e rinviando al Tribunale per l'applicazione di una misura meno afflittiva.
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Tentativo di truffa: la trappola della polizia evita il carcere
Un uomo, accusato di truffa, era stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere. La difesa ha fatto ricorso sostenendo che si trattasse solo di un tentativo di truffa e non di un reato consumato. La consegna del denaro era infatti avvenuta in un centro commerciale sotto lo stretto controllo della polizia, precedentemente allertata dalla vittima. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la sorveglianza delle forze dell'ordine impedisce al truffatore di acquisire l'autonoma disponibilità del denaro e alla vittima di essere realmente ingannata. Di conseguenza, il reato si configura come tentato e non consente la custodia in carcere. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza e ordinato l'immediata scarcerazione dell'indagato.
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Minaccia l’ex: è estorsione consumata anche con la trappola
Una donna chiede denaro a un uomo con cui ha avuto una relazione, minacciando di rivelare tutto alla sua famiglia. La vittima avvisa la polizia, che organizza una consegna controllata. La donna viene arrestata subito dopo aver ricevuto i soldi. La Corte di Cassazione ha stabilito che si tratta di estorsione consumata e non solo tentata. Il principio chiave è che il reato si perfeziona nel momento esatto in cui la vittima consegna il denaro, anche se la polizia interviene un attimo dopo e recupera la somma. L'operazione 'trappola' non cambia la natura del reato, che resta pienamente realizzato.
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Estorsione consumata: arresto immediato non declassa il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo accusato di minacce ed estorsione. L'imputato si era offerto come intermediario per la restituzione di un bene, minacciando la sua definitiva scomparsa se la vittima non avesse pagato una somma di denaro. La vittima ha pagato durante una 'consegna controllata', che ha portato all'arresto immediato dell'uomo. La difesa sosteneva si trattasse solo di un tentativo. La Corte ha invece stabilito che si tratta di estorsione consumata. Il reato si perfeziona nel momento in cui la vittima, costretta dalla minaccia, consegna il denaro, a prescindere dal fatto che l'estorsore venga subito dopo arrestato e non riesca a godere del profitto.
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Truffa Tentata: Se la Vittima Chiama la Polizia il Reato non si compie
La Corte di Cassazione ha stabilito che si configura solo una truffa tentata, e non consumata, quando la vittima si accorge dell'inganno e allerta le forze dell'ordine. In questo caso, una commerciante, sospettando un raggiro per una fornitura di cibo, ha chiamato la Polizia. La successiva consegna della merce è avvenuta sotto il controllo degli agenti, che hanno poi arrestato i malviventi. Secondo i giudici, manca l'elemento fondamentale della truffa consumata: l'induzione in errore. La vittima non è stata ingannata, ma ha agito consapevolmente per assicurare i criminali alla giustizia. Di conseguenza, i truffatori non hanno mai ottenuto la reale disponibilità dei beni, e il reato non si è perfezionato.
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Metodo mafioso e estorsione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per estorsione aggravata dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce che per configurare l'aggravante non è necessario un legame effettivo con un clan, ma è sufficiente evocare una forza intimidatrice tipica delle associazioni criminali. Inoltre, il reato di estorsione si considera consumato, e non solo tentato, anche quando la consegna del denaro avviene sotto il controllo della polizia, poiché ciò non elimina lo stato di costrizione della vittima.
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Estorsione consumata: quando si perfeziona il reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per estorsione. Si chiarisce che il reato di estorsione consumata si perfeziona con la consegna del denaro, anche se avviene sotto il controllo della polizia e l'autore viene arrestato subito dopo. La Corte ha ribadito che l'intervento delle forze dell'ordine non trasforma il reato in un semplice tentativo, poiché la deminutio patrimoniale della vittima, seppur momentanea, si è già verificata.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per importazione di cocaina. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d'Appello, senza criticare specificamente la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che la condotta dell'imputato, che ha ricevuto i pacchi e li ha gestiti in modo sospetto, era sufficiente a provarne la colpevolezza, rendendo irrilevante un presunto errore nell'indirizzo di consegna.
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