L'Amministratore di una società, titolare del 99% delle quote, preleva circa 1.400 euro al mese dalle casse sociali per il proprio sostentamento, senza una formale delibera assembleare. Dopo il fallimento della società, viene condannato per il reato di bancarotta fraudolenta per distrazione. La Corte di Cassazione annulla la condanna. I giudici stabiliscono che l'accettazione della carica fa nascere il diritto al compenso. Se il prelievo è congruo rispetto al lavoro effettivamente svolto per la società, la condotta non costituisce bancarotta fraudolenta per distrazione, ma può al massimo configurare la meno grave bancarotta preferenziale, in quanto lesiva della parità di trattamento dei creditori. Il caso viene rinviato alla Corte d'Appello per valutare la congruità delle somme.
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