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Confisca Di Prevenzione — Anno 2022

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203 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Di Prevenzione

Provvedimenti

Revoca della confisca di prevenzione: no se i fatti sono identici
Il caso riguarda la richiesta di revoca della confisca di prevenzione di due immobili situati a Gela, avanzata da un soggetto indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa e dai suoi familiari. I ricorrenti sostenevano che una successiva sentenza penale irrevocabile avesse escluso la natura mafiosa delle loro imprese e ridotto la sproporzione tra redditi e patrimonio, dimostrando che i lavori di ristrutturazione erano stati eseguiti in economia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la revoca della confisca di prevenzione è un rimedio straordinario. Essa non può fondarsi su una semplice rivalutazione degli stessi elementi di fatto già esaminati nel giudizio di prevenzione, specialmente se la sproporzione economica, sebbene ridimensionata, non è stata del tutto eliminata e l'acquisto iniziale dei beni rimane privo di giustificazione finanziaria.
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Confisca di prevenzione: lo Stato perde se mancano le prove
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della confisca di prevenzione applicata ad alcuni immobili acquistati da un cittadino e dalla sua famiglia prima del 1992. Il Procuratore Generale aveva impugnato la decisione della Corte d'Appello, sostenendo che non fosse necessaria la prova sia della sproporzione sia dell'origine illecita dei beni. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso, ribadendo che spetta alla parte pubblica l'onere di provare la sproporzione tra il patrimonio e i redditi dichiarati, nonché la provenienza illecita delle risorse. Poiché le indagini della Guardia di Finanza non avevano permesso di ricostruire i redditi reali del proposto all'epoca degli acquisti, la mancanza di prove certe ha reso illegittimo il sequestro. Vince la famiglia del proposto, che mantiene la proprietà dei beni.
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Confisca di prevenzione: il boss perde i beni anche dal carcere
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione dei beni nei confronti di un soggetto indiziato di guidare un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente contestava la mancanza di attualità della sua pericolosità sociale, evidenziando di essere già sottoposto a custodia cautelare e che i fatti risalivano al 2006. I giudici hanno chiarito che la custodia cautelare sospende ma non elimina la misura di prevenzione. Inoltre, la confisca di prevenzione è legittima se colpisce i beni acquistati nel periodo in cui si è manifestata la pericolosità del soggetto, individuata a partire dal 2006 grazie a ingenti disponibilità finanziarie prive di giustificazione lecita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Confisca di prevenzione: perché il ricorso dei terzi è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso contro la confisca di prevenzione di beni intestati a terzi. I giudici hanno chiarito che i terzi interessati, per partecipare al procedimento, devono munire il proprio difensore di una procura speciale alle liti. Inoltre, il soggetto proposto non ha un interesse concreto a impugnare la confisca se si limita a sostenere che i beni appartengono realmente ai terzi, senza dimostrare la liceità del loro acquisto o un proprio vantaggio reale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Confisca di prevenzione: quando il lusso tradisce i redditi leciti
La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la confisca di prevenzione applicata a diversi beni mobili, tra cui auto, moto, imbarcazioni e conti correnti intestati a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava la sussistenza della pericolosità sociale, la sproporzione tra i redditi dichiarati e le spese sostenute, e la correlazione temporale degli acquisti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che nel procedimento di prevenzione il sindacato di legittimità è limitato alla sola violazione di legge. I giudici hanno ritenuto corretta la motivazione della Corte d'appello, che ha evidenziato il ruolo del proposto nel traffico di stupefacenti e l'incompatibilità tra i suoi acquisti di lusso e i redditi leciti dichiarati, calcolati anche sulla base delle tabelle ISTAT. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente i beni e viene condannato alle spese.
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Pegno irregolare: la banca vince contro la confisca di Stato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Istituto di Credito contro la confisca di alcuni titoli finanziari (obbligazioni e BOT) concessi in garanzia da due società collegate a un soggetto socialmente pericoloso. Il Tribunale aveva qualificato la garanzia come pegno regolare, ritenendo i titoli individuati tramite codice ISIN. La Cassazione ha invece stabilito che i titoli dematerializzati sono beni fungibili non individualmente identificabili. Di conseguenza, l'operazione configura un pegno irregolare ai sensi dell'articolo 1851 del codice civile. Questo comporta il trasferimento della proprietà dei titoli alla banca prima del sequestro, rendendo la confisca inopponibile. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Confisca di prevenzione: l’errore del difensore non salva i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni familiari contro il diniego di revocazione di una confisca di prevenzione. I ricorrenti lamentavano l'ingiustizia del provvedimento, adducendo come "prove nuove" alcune testimonianze e una consulenza contabile raccolte dopo la definitività della misura. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca di prevenzione non può essere revocata sulla base di prove che la parte avrebbe potuto e dovuto presentare durante il procedimento originario. La "prova nuova" legittimante è solo quella preesistente ma scoperta successivamente, oppure quella sopravvenuta, e non quella non dedotta per negligenza o scelta difensiva. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna alle spese.
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Confisca di prevenzione: un passaggio in auto costa il terreno
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un terreno nei confronti di un soggetto ritenuto vicino a un clan mafioso. Il Proposto contestava il provvedimento, sostenendo che la sua pericolosità sociale fosse legata a un singolo e sporadico episodio del 1994, quando aveva accompagnato un esponente di spicco della criminalità organizzata presso il covo di un latitante. I giudici hanno invece stabilito che tale condotta, per la riservatezza del contesto, dimostrava un inserimento stabile e consapevole nel clan già all'epoca degli acquisti immobiliari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la legittimità del sequestro e della successiva acquisizione del bene da parte dello Stato.
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Revoca della confisca di prevenzione: il mutuo non salva i beni
Il caso riguarda la richiesta di revoca della confisca di prevenzione di alcuni beni immobili appartenenti a un cittadino. Il proprietario sosteneva che un'ordinanza civile successiva, che riconosceva un mutuo bancario stipulato nel 1999 per l'acquisto degli immobili, costituisse un elemento di novità idoneo a escludere la sproporzione patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la decisione del giudice civile non costituisce un fatto nuovo, poiché il mutuo era un elemento preesistente che poteva essere fatto valere già durante il procedimento di prevenzione originario. Di conseguenza, la revoca della confisca di prevenzione non può essere concessa per rivalutare prove o fatti già noti o deducibili in precedenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: i contanti sepolti smentiscono la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di un autocarro e di oltre 56.000 euro in contanti nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il denaro era stato rinvenuto sotterrato in buste sottovuoto nel giardino della compagna. La difesa sosteneva che la somma derivasse da donazioni familiari, ma la Corte ha ritenuto le modalità di conservazione incompatibili con una provenienza lecita, evidenziando la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e il legame temporale con l'attività di narcotraffico del proposto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Confisca di prevenzione: i beni dei familiari passano allo Stato
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione dei beni mobili, immobili e delle quote societarie intestate a un imprenditore e ai suoi familiari. L'uomo era stato qualificato come evasore fiscale seriale per aver accumulato ingenti ricchezze non dichiarate tra il 2003 e il 2008, poi reinvestite nelle proprie aziende. I giudici hanno chiarito che la confisca di prevenzione colpisce direttamente i beni di origine illecita, indipendentemente dal fatto che la pericolosità sociale del soggetto sia cessata o risalga a molti anni prima. Inoltre, la Corte ha stabilito che la sospensione dei termini per disporre la confisca non richiede un provvedimento formale del giudice se deriva da cause oggettive o richieste delle parti. Il ricorso dei familiari è stato quindi rigettato.
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Confisca di prevenzione: i parenti perdono la casa del boss
I familiari di un soggetto proposto per misure di prevenzione hanno impugnato il decreto di confisca di un immobile intestato a terzi ma ritenuto nella disponibilità di quest'ultimo. La difesa lamentava l'omesso accertamento della pericolosità sociale attuale del proposto e il vizio di motivazione circa la disponibilità indiretta del bene, basata sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Ha chiarito che la confisca di prevenzione prescinde dall'attualità della pericolosità sociale al momento dell'applicazione della misura patrimoniale. Inoltre, ha stabilito che nei procedimenti di prevenzione il vizio di motivazione non è deducibile in Cassazione, salvo il caso di motivazione inesistente o apparente, non ravvisabile quando il giudice d'appello ha logicamente valorizzato le dichiarazioni del collaboratore e le intercettazioni.
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Confisca di prevenzione: i beni dei parenti passano allo Stato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre familiari di un soggetto ritenuto vicino a un clan criminale. I ricorrenti contestavano la confisca di prevenzione di immobili e polizze vita a loro intestati, sostenendo la mancanza di prove sulla persistenza della pericolosità sociale del loro congiunto al momento degli acquisti. La Suprema Corte ha chiarito che i terzi intestatari possono contestare solo la fittizietà dell'intestazione dei beni e non i presupposti personali del proposto. Inoltre, in sede di legittimità, il ricorso contro le misure di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il semplice vizio di motivazione. I beni restano quindi confiscati a causa della sproporzione tra i redditi leciti dichiarati dai familiari e il valore dei beni acquistati.
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Confisca di prevenzione: la finta vendita non salva la casa
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di alcuni immobili fittiziamente intestati a terzi per conto di un soggetto indiziato di appartenenza ad associazioni criminali, poi deceduto. Gli eredi avevano impugnato il provvedimento sostenendo la regolarità di una successiva compravendita a favore del figlio e della moglie del defunto. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che l'operazione immobiliare era del tutto fittizia e finalizzata esclusivamente a sottrarre il bene alla giustizia. I giudici hanno accertato la sproporzione tra i redditi dichiarati e gli investimenti effettuati, confermando la nullità dell'atto di vendita e la legittimità della misura patrimoniale.
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Confisca di prevenzione: azienda confiscata anche se prescritta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo intestatario contro la confisca di prevenzione della propria azienda di lavorazione del legno. La misura era stata disposta poiché l'attività, sebbene formalmente intestata al ricorrente, era nella reale e diretta disponibilità di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione contro i provvedimenti di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge. I giudici di merito hanno legittimamente fondato la decisione su intercettazioni telefoniche in cui il reale titolare rivendicava la proprietà dell'azienda, rendendo irrilevante la regolarità formale dei bilanci o la prescrizione del reato di interposizione fittizia. Di conseguenza, la confisca è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Confisca di prevenzione: quando il clan inquina l’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un imprenditore e di sua moglie contro la confisca di prevenzione di beni per milioni di euro. L'imprenditore, condannato in via definitiva per associazione mafiosa, sosteneva che i fondi confiscati derivassero da lecite attività d'impresa. La Suprema Corte ha invece confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il patrimonio accumulato. Inoltre, poiché le società dell'imprenditore erano asservite al clan camorristico, i relativi proventi non potevano considerarsi leciti. La moglie ha ottenuto solo la restituzione di un conto corrente alimentato dal proprio stipendio da insegnante. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: il contrasto tra giudicato e incostituzionalità
I Destinatari della Misura hanno richiesto la revoca di una confisca di prevenzione patrimoniale definitiva, sostenendo che la dichiarazione di incostituzionalità della norma sulla pericolosità generica (Corte Costituzionale n. 24/2019) avesse privato di base legale il provvedimento. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta ritenendo intangibile il giudicato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di prevenzione basata sulla pericolosità generica può essere revocata. Tuttavia, se la misura si fonda su un 'doppio titolo' (anche sulla pericolosità da reati abituali generatori di profitto), il giudice di merito deve verificare se questo secondo titolo sia autonomo e autosufficiente a giustificare l'intero sequestro. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per questo accertamento.
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Confisca di prevenzione: salvi i beni dei familiari prestanome
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una confisca di prevenzione disposta su beni intestati a familiari e a una società, ritenuti prestanome di un soggetto socialmente pericoloso. I giudici hanno chiarito che la società non ha la legittimazione ad agire per impugnare la misura, diritto che spetta solo ai soci persone fisiche. Inoltre, per i terzi intestatari non sussiste un pieno onere della prova sulla lecita provenienza dei beni, ma un semplice onere di allegazione di elementi plausibili. La Cassazione ha quindi accolto parzialmente i ricorsi dei familiari, annullando il decreto con rinvio alla Corte d'Appello di Milano per un nuovo esame, mentre ha dichiarato inammissibile il ricorso della società.
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Confisca di prevenzione: case perse se i redditi sono in rosso
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di due immobili intestati alle figlie di un uomo defunto, ritenuto vicino alla criminalità organizzata. I giudici hanno rilevato una netta sperequazione reddituale tra le entrate ufficiali della famiglia e il valore degli acquisti immobiliari effettuati. La difesa sosteneva la legittimità degli acquisti e contestava il periodo di pericolosità sociale dell'uomo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi delle eredi, confermando che per i familiari stretti la disponibilità dei beni si presume in capo al proposto se mancano redditi propri sufficienti. Di conseguenza, lo Stato acquisisce definitivamente gli immobili e le ricorrenti devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Revoca della confisca di prevenzione: l’eredità non salva i beni
Il Proposto e la Familiare hanno chiesto la revoca della confisca di prevenzione sui loro beni immobili, sostenendo che precedenti rigetti di misure di prevenzione escludessero la pericolosità sociale e che l'acquisto dei beni derivasse da un'eredità. La Corte d'appello ha respinto la richiesta per mancanza di prove nuove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca della confisca di prevenzione richiede elementi di prova del tutto inediti o non valutati in precedenza. Nel caso specifico, la confisca del 2012 si basava su nuove indagini per associazione mafiosa ed estorsione relative agli anni 2000-2004, del tutto estranee ai vecchi giudizi. Inoltre, la sproporzione economica per l'acquisto dei beni non è stata giustificata dalle modeste somme ereditate.
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