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Confisca Di Prevenzione — Anno 2022

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203 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Di Prevenzione

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: i limiti sui beni dei familiari
I Familiari e i Terzi Intestatari di alcune società hanno proposto ricorso contro il decreto che aveva confermato la confisca dei beni riconducibili all'Imprenditore Proposto, ritenuto contiguo a un'associazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha esaminato l'applicazione della **Confisca di prevenzione** sui patrimoni aziendali e familiari. I giudici hanno stabilito che l'impiego di fondi illeciti inquina l'intera attività d'impresa. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la decisione per una società del tutto priva di motivazione nel provvedimento d'appello e per i complessi aziendali prosciolti in sede penale da contestazioni di intestazione fittizia. L'esito finale vede l'accoglimento parziale dei ricorsi con rinvio della causa a un nuovo giudice.
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Revoca della confisca di prevenzione: l’assoluzione non basta
I ricorrenti hanno chiesto la revoca della confisca di prevenzione disposta su conti correnti, polizze vita e libretti postali aperti tra il 2005 e il 2007. La richiesta si basava su un presunto fatto nuovo: l'assoluzione del proposto per un reato di ricettazione risalente al 2002. Secondo la difesa, tale esito favorevole avrebbe spezzato il nesso di correlazione temporale tra la pericolosità sociale e l'acquisizione dei beni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il quadro di pericolosità sociale poggiava su numerosi altri elementi e che le precedenti decisioni avevano già vagliato perfino un'ulteriore assoluzione per fatti più recenti. L'assoluzione invocata non possiede portata decisiva idonea a ribaltare il vincolo patrimoniale.
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Revocazione della confisca: quando il giudicato blocca il ricorso
Un soggetto proposto e due familiari terzi interessati hanno chiesto la revocazione della confisca definitiva di beni disposta a loro carico. I ricorrenti invocavano la sentenza della Corte Costituzionale numero 24 del 2019, che ha eliminato una categoria di pericolosità sociale generica. La Corte di Appello, quale giudice del rinvio, ha rigettato la richiesta confermando l'inammissibilità dell'istanza: gli accertamenti hanno provato la pericolosità del proposto per reati continuativi di contrabbando capaci di generare ingenti proventi illeciti sproporzionati rispetto alle entrate dichiarate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei privati, stabilendo che il giudice di rinvio ha correttamente applicato i vincoli fissati dalla precedente sentenza di annullamento. I beni restano definitivamente acquisiti allo Stato.
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Revocazione della confisca: limiti e giudice competente
Due soggetti estranei al procedimento originario richiedono alla Corte d'Appello la revocazione della confisca di alcuni immobili. I richiedenti fondano la domanda sull'illegittimità costituzionale dei presupposti della pericolosità generica. La Corte d'Appello dichiara la propria incompetenza e rimette gli atti al Tribunale originario. La Corte di Cassazione conferma questa decisione e dichiara inammissibile il ricorso dei cittadini. Per i procedimenti iniziati prima del 13 ottobre 2011, la disciplina transitoria del Codice Antimafia impone l'uso della vecchia legge. Di conseguenza, l'interessato non può azionare la revocazione della confisca dinanzi alla Corte d'Appello, ma deve richiedere la revoca ordinaria allo stesso Tribunale che aveva ordinato l'ablazione patrimoniale.
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Confisca di Prevenzione: Crediti di Terzi tra Certezza e Buona Fede
La Corte di Cassazione ha esaminato numerosi ricorsi di terzi creditori che chiedevano l'ammissione dei loro crediti su beni oggetto di confisca di prevenzione. La sentenza ha chiarito i criteri per la verifica della "data certa" dei crediti, sottolineando che può essere provata anche con fatti atipici. Ha ribadito che l'ammissione di un credito in una procedura fallimentare non è automaticamente vincolante per il giudice della prevenzione. Alcuni ricorsi sono stati accolti, rinviando gli atti al Tribunale per un nuovo esame sulla "data certa", la "buona fede" e la "strumentalità del credito". Altri ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili, confermando l'esclusione dei crediti.
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Confisca di prevenzione: ricorso inammissibile senza procura speciale
Due soggetti, definiti "terzi interessati", hanno cercato di ottenere la revoca di una confisca di prevenzione che aveva colpito alcuni beni immobili. La Corte di Cassazione ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili. La decisione si fonda su due motivi principali: l'avvocato dei ricorrenti non aveva una procura speciale valida per agire in giudizio e, in ogni caso, la richiesta di revoca era una mera ripetizione di un'istanza precedente già respinta, senza l'apporto di nuove prove decisive. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Confisca di prevenzione e trascrizione: decide il giudice civile
Una cittadina ha acquistato la nuda proprietà di un immobile tramite contratto di mantenimento vitalizio, registrando l'atto nei registri immobiliari. Tale acquisto è avvenuto un mese dopo l'irrevocabilità di una confisca di prevenzione disposta contro un parente, ma prima che l'autorità pubblica trascrivesse il provvedimento ablatorio. La donna ha promosso un incidente di esecuzione penale per ottenere la restituzione dell'immobile, sostenendo la prevalenza della propria trascrizione tempestiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che chi acquista un bene dopo la decisione definitiva di confisca non assume la qualifica di terzo interessato nel procedimento penale. Le dispute sulla proprietà e sulla priorità dei registri spettano esclusivamente alla giurisdizione del giudice civile.
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Revoca della confisca di prevenzione negata per beni fittizi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di La Terza Interessata, moglie di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. La donna chiedeva la revoca della confisca di prevenzione relativa a diversi titoli finanziari e conti correnti a lei intestati, sostenendo che gli acquisti fossero autonomi ed estranei ai reati del marito. Gli accertamenti hanno dimostrato che i fondi derivavano da un assegno emesso dalla suocera del proposto e rientravano nella medesima provenienza illecita. La Corte ha ribadito che la revoca della confisca di prevenzione richiede elementi nuovi e non un semplice riesame delle prove già valutate. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca di prevenzione: beni intestati a terzi e redditi esigui
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione disposta nei confronti di un soggetto ritenuto vertice di un sodalizio criminale. I giudici hanno respinto i ricorsi presentati dal proposto e dai suoi familiari, ai quali erano formalmente intestati diversi immobili. La Corte ha chiarito che un precedente rigetto non impedisce una nuova misura se emergono elementi ulteriori sulla pericolosità attuale. Inoltre, l'assenza di matrimonio formale all'epoca degli acquisti non esclude la convivenza di fatto e l'interposizione fittizia. Le entrate dichiarate dai parenti sono risultate del tutto sproporzionate rispetto all'ingente valore delle proprietà e dei lavori di ricostruzione eseguiti.
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Confisca di prevenzione tra società di famiglia e redditi nulli
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di 45 immobili intestati a una società agricola formalmente riconducibile alla moglie e alla figlia del soggetto proposto, oltre a una villa con terreno. I giudici hanno accertato la pericolosità sociale dell'uomo, coinvolto in furti continuati ed estorsioni, e una totale sproporzione tra gli acquisti effettuati e i redditi leciti dichiarati. Le parenti non avevano mai prodotto reddito prima di costituire l'impresa, rivelando un mero schermo societario per schermare il reale titolare. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi della difesa per carenza di prove lecite a giustificazione dei fondi impiegati.
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Confisca di prevenzione: leciti risparmi contro sproporzione
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un capannone commerciale intestato alla moglie separata di un soggetto indiziato di appartenenza ad associazione mafiosa. I ricorrenti contestavano il calcolo economico dei giudici, sostenendo che le spese di costruzione dell'immobile trovassero piena copertura nei redditi di lavoro pregressi, nei risparmi familiari e in donazioni private. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro le misure di prevenzione è consentito solo per violazione di legge e non per rivalutare il merito contabile. Le giustificazioni difensive sono risultate generiche e cronologicamente inconcludenti rispetto al periodo reale di edificazione, lasciando confermata la netta sproporzione economica tra investimenti eseguiti e redditi leciti dichiarati.
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Confisca di prevenzione patrimoniale: redditi zero e beni di lusso
I giudici hanno disposto la confisca di prevenzione patrimoniale su immobili, autorimesse e quote societarie intestate a una donna, formalmente priva di entrate congrue. L'interessata risultava dedita da anni a frodi documentali, truffe bancarie e ricettazione insieme al compagno. La difesa ha sostenuto la legittima provenienza del denaro tramite vendite familiari e prestiti bancari. La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno accertato una totale sperequazione tra i guadagni dichiarati e le ricchezze accumulate. I beni derivavano direttamente dai proventi illeciti ottenuti durante il periodo di pericolosità sociale.
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Prescrizione del credito nella confisca: limiti al giudice
Un professionista e una società finanziaria hanno chiesto l'ammissione dei propri crediti allo stato passivo nell'ambito della confisca di prevenzione dei beni di un soggetto pericoloso. Il Tribunale ha respinto la domanda del professionista dichiarando d'ufficio la prescrizione del suo diritto, e ha negato la tutela alla finanziaria poiché la banca cedente era in mala fede. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che la prescrizione del credito nella confisca non può essere rilevata d'ufficio dal giudice se non eccepita dalle parti legittimate come il Pubblico Ministero o l'Agenzia dei beni confiscati. Al contrario, il ricorso della società cessionaria è stato respinto perché il cessionario subentra nella medesima posizione del cedente già accertato in mala fede.
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Confisca di Prevenzione: Villa-Bunker al Clan, Ricorsi Respinti
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di una villa, già disposta nei confronti di un individuo ritenuto socialmente pericoloso e affiliato a un clan criminale. La villa, utilizzata come "bunker" durante la sua latitanza, era formalmente intestata ai suoi familiari. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'individuo, poiché contestava l'intestazione formale ai terzi senza dimostrare un proprio interesse. I ricorsi dei familiari, che sostenevano la provenienza lecita dei fondi per la costruzione, sono stati rigettati. La Corte ha ritenuto che l'immobile fosse di fatto nella disponibilità dell'affiliato, con risorse illecite.
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Revoca della misura di prevenzione: i confini della pericolosità
Un privato cittadino ha richiesto la revoca della misura di prevenzione e della relativa confisca patrimoniale applicata a suo carico. La difesa ha sostenuto l'illegittimità del provvedimento citando la giurisprudenza europea e costituzionale sulla prevedibilità della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta genericità. I giudici di legittimità hanno chiarito che le pronunce invocate riguardano la pericolosità semplice, mentre il destinatario era stato sottoposto al provvedimento per pericolosità qualificata legata a reati di tipo mafioso. La richiesta di revoca della misura di prevenzione basata su presupposti giuridici errati non ha trovato accoglimento. Di conseguenza, la Corte ha confermato il diniego, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revocazione Confisca di Prevenzione: Nuove Prove o Tentativi Vani?
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da alcuni familiari contro il rigetto della loro richiesta di revocazione confisca di prevenzione. I ricorrenti sostenevano di avere nuove prove, inclusi documenti fiscali e una sentenza della Corte Costituzionale, per dimostrare l'origine lecita dei beni confiscati. La Corte d'Appello aveva respinto le richieste, ritenendo che i documenti non fossero "prove nuove" e che gli altri argomenti fossero generici. La Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che per la revocazione è necessaria una prova realmente nuova, non semplicemente una prova preesistente e già conoscibile. I ricorsi sono stati dichiarati infondati, mantenendo la confisca dei beni.
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Confisca di prevenzione: beni illeciti e pericolosità sociale
Un individuo, sottoposto a misure di prevenzione per presunta appartenenza a un'associazione mafiosa, ha visto confermata la confisca di prevenzione di ingenti somme di denaro, di un'impresa individuale e di altri beni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua pericolosità sociale e l'illogicità della motivazione sulla provenienza illecita dei beni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo inammissibili alcune censure e infondate quelle sulla pericolosità sociale e sulla sproporzione tra i redditi dichiarati e la somma confiscata. La decisione ha confermato la validità della confisca di prevenzione.
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Confisca di Prevenzione: Nuove Prove Rifiutate, Immobile Resta Ablato
Un Individuo ha cercato di revocare una confisca di prevenzione su un immobile, disposta con un decreto del 2015. L'istanza si basava su nuove prove emerse da un incidente di esecuzione promosso dalla cognata, che aveva portato alla revoca parziale della confisca per una porzione dell'immobile riconosciuta come sua proprietà esclusiva. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile, ritenendo che le presunte "prove nuove" non fossero tali, in quanto già valutate o deducibili in precedenza. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ribadendo che la prova nuova deve essere preesistente ma scoperta dopo la misura definitiva, o sopravvenuta, non semplicemente non dedotta prima. L'Individuo ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese.
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Confisca di prevenzione: confermata la perdita dei beni illeciti
La Corte di Cassazione ha confermato la misura patrimoniale della confisca di prevenzione nei confronti di un imprenditore e dei suoi familiari. L'uomo aveva edificato un complesso turistico grazie al sostegno della criminalità organizzata ed era rimasto coinvolto in ripetuti illeciti economico-finanziari, tra cui truffe per erogazioni pubbliche ed evasioni fiscali per oltre sessanta milioni di euro. I giudici hanno respinto le contestazioni sulla durata del processo di appello e sulla presunta assenza di continuità nella pericolosità sociale. La Suprema Corte ha stabilito la piena legittimità dell'espropriazione dei beni sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati, confermando che l'accumulo di ricchezze illecite e l'intestazione fittizia ai congiunti giustificano la misura ablatoria finale.
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Confisca di prevenzione: redditi esigui e beni ai parenti
La Corte d'appello confermava il sequestro e disponeva la confisca di prevenzione su terreni e fabbricati formalmente intestati ai familiari di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per reati di spaccio, falso e truffa. Il soggetto e i suoi parenti impugnavano la decisione lamentando la scadenza dei termini del sequestro, l'errata stima della spesa familiare ISTAT, la difficoltà di reperire estratti conto bancari risalenti nel tempo e l'assenza di correlazione temporale tra i reati e gli acquisti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici di legittimità hanno ribadito che la confisca di prevenzione può essere contestata in sede di legittimità solo per violazione di legge o motivazione totalmente assente. La coincidenza dell'intero piano edilizio con il periodo criminale e la mancanza di redditi leciti a supporto giustificano pienamente la misura.
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