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Confisca Allargata (O Per Sproporzione)

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura di sicurezza patrimoniale prevista dall'art. 240-bis c.p. che consente di confiscare i beni di cui il condannato per determinati reati (es. associazione mafiosa) non possa giustificare la legittima provenienza e il cui valore sia sproporzionato rispetto al suo reddito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro preventivo e confisca: il denaro illecito non sfugge
Un Indagato, sotto indagine per reati di stupefacenti e concorso, ha subito un sequestro d'urgenza di denaro dalla polizia. Nonostante il sequestro probatorio non sia stato convalidato, il Giudice ha disposto un `sequestro preventivo` finalizzato alla `confisca` della stessa somma. L'Indagato ha contestato questa decisione, sostenendo l'invalidità del sequestro preventivo e l'assenza di un legame diretto tra il denaro e i reati. La Cassazione ha stabilito che la mancata convalida di un sequestro probatorio non preclude un successivo sequestro preventivo per confisca, se c'è un pericolo concreto. Per la confisca allargata, non serve un nesso diretto, ma un collegamento temporale e la sproporzione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando il sequestro e la condanna alle spese.
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Confisca allargata: mutuo recente e reati antichi bloccano i beni
L'Indagato subisce il sequestro preventivo di un immobile e di conti correnti perché il valore economico risulta sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. La difesa contesta la misura sostenendo che l'immobile era stato acquistato decenni prima rispetto ai reati di spaccio ed estorsione contestati, violando il principio di ragionevolezza temporale della confisca allargata. I giudici confermano invece il blocco patrimoniale: il mutuo per comprare la casa è stato pagato fino al 2015, a ridosso delle recenti condotte criminali, e l'uomo non ha mai svolto un lavoro lecito ma ha vissuto stabilmente di reati fin dai primi anni duemila. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'indagato e conferma la legittimità del sequestro dei beni.
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Confisca allargata per stupefacenti: legittimo il sequestro
Un imputato ha concordato una pena tramite patteggiamento per il reato di detenzione di droga non di lieve entità. Il Tribunale ha disposto la confisca allargata per stupefacenti di 750 euro trovati in suo possesso. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la mera detenzione non permettesse di sottrarre il denaro, non essendovi prova di attività di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nelle ipotesi gravi di droga, il denaro può essere confiscato se l'imputato non dimostra la provenienza lecita delle somme e risulta privo di redditi o di un lavoro ufficiale. L'uomo ha perso definitivamente la somma e ha ricevuto una condanna al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca per sproporzione: lecito il sequestro di contanti
Un uomo ha concordato una pena per detenzione illecita di oltre 340 grammi di hashish. Il Tribunale ha applicato la pena e ha disposto la confisca per sproporzione della somma di oltre 550.000 euro in contanti. L'imputato ha contestato il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando una carenza di motivazione sui requisiti patrimoniali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato adeguatamente la decisione, evidenziando il netto contrasto tra la somma rinvenuta e i redditi leciti dell'uomo. Le testimonianze dei dipendenti dell'attività commerciale di famiglia hanno escluso la presenza di simili giacenze di cassa lecite.
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Confisca Parziale: Familiari salvano i beni dal sequestro totale
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca di beni intestati a terzi. Se un bene è stato acquistato in parte con fondi illeciti del condannato e in parte con fondi leciti del familiare intestatario, non può essere confiscato per intero. La Corte ha imposto il principio della confisca parziale, annullando la decisione precedente. Il nuovo giudice dovrà calcolare l'esatta quota di provenienza illecita e limitare il sequestro solo a quella parte, tutelando così la proprietà del familiare per la quota di sua legittima provenienza. La semplice regia dell'operazione da parte del condannato non è sufficiente per giustificare una confisca totale.
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Confisca facoltativa: cellulari salvi, soldi persi per spaccio
Un soggetto condannato per spaccio si vede confiscare una somma di denaro, carte di pagamento e telefoni cellulari. La Corte di Cassazione interviene sul punto. Conferma la confisca del denaro perché sproporzionato rispetto ai redditi leciti dell'imputato. Annulla, invece, la confisca facoltativa di carte e telefoni. La ragione è la motivazione carente del giudice: per sottrarre beni usati per commettere un reato, non basta un'affermazione generica. È necessario spiegare in modo concreto e specifico quale sia stato il loro effettivo ruolo nella commissione del crimine.
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Leciti per un giudice, confiscati da un altro: il ne bis in idem non basta
Un soggetto subisce la confisca di due appartamenti come misura di prevenzione. Si oppone sostenendo che un altro giudice, in un precedente procedimento di 'confisca allargata', aveva già escluso l'illegittimità degli stessi beni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave su **confisca di prevenzione e ne bis in idem**. Ha chiarito che i due tipi di confisca hanno presupposti e finalità diverse, quindi non sono 'omogenei'. Di conseguenza, una decisione favorevole in un procedimento non impedisce una decisione sfavorevole nell'altro. La confisca è stata quindi confermata.
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Confisca allargata: condannata per usura, perde i beni sproporzionati
Una donna, condannata per usura aggravata, subisce non solo la confisca del profitto diretto del reato (800 euro), ma anche una confisca allargata per oltre 41.000 euro. Questa misura colpisce contanti e un buono postale ritenuti sproporzionati rispetto al suo reddito. L'imputata ricorre in Cassazione, sostenendo che quei beni derivassero da attività lecite, seppur non dichiarate, e fossero stati acquisiti molto tempo prima. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la legittimità della confisca allargata. I giudici stabiliscono che, in presenza di un 'reato-spia' come l'usura, spetta al condannato dimostrare la provenienza lecita dei beni, anche se cointestati a familiari.
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Confisca Allargata: Beni Sequestrati per Pericolosità Passata
Un soggetto, condannato in via definitiva per estorsione e associazione mafiosa, si opponeva alla **confisca allargata** dei suoi beni, sostenendo che fossero stati accumulati in un'epoca troppo distante dai reati commessi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la valutazione della sproporzione patrimoniale non si limita al momento del reato, ma si estende a tutto il periodo in cui è accertata la pericolosità sociale del soggetto. Poiché l'individuo non è riuscito a giustificare la provenienza lecita di un patrimonio accumulato durante un lungo arco temporale di contiguità mafiosa, la confisca è stata confermata. Vince lo Stato, che acquisisce definitivamente i beni.
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Confisca Allargata: Soldi Sequestrati Anche Senza Prova Diretta
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro di 900 euro a un individuo arrestato per detenzione di un ingente quantitativo di cocaina. La difesa sosteneva che mancasse la prova del legame diretto tra il denaro e lo spaccio. I giudici hanno però applicato il principio della **confisca allargata**. Secondo questo istituto, quando si procede per reati gravi come il traffico di droga, i beni di valore sproporzionato rispetto al reddito lecito dell'indagato possono essere sequestrati se non ne viene giustificata la provenienza. L'indagato, titolare di un'officina risultata inattiva, non ha dimostrato l'origine lecita del denaro. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
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Confisca allargata: immobile del figlio salvo dopo 5 anni
La Cassazione ha annullato il sequestro di un immobile intestato a un figlio, ma ritenuto nella disponibilità del padre indagato per coltivazione di stupefacenti. Il bene era stato acquistato nel 2015, mentre il reato contestato risaliva al 2020. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sulla **confisca allargata e ragionevolezza temporale**: per sequestrare un bene sproporzionato al reddito, deve esistere una vicinanza temporale plausibile tra l'acquisto e il reato. Un intervallo di cinque anni, senza altri elementi di collegamento, è stato ritenuto eccessivo, rendendo illegittima la misura. Il figlio, proprietario formale, ha vinto il ricorso.
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Periculum in mora: obbligo di motivazione rafforzata
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato a confisca allargata nei confronti di un soggetto indagato per associazione mafiosa. Il motivo non risiede nella liceità dei beni, ma nella totale assenza di una motivazione concreta sul periculum in mora, ovvero il rischio effettivo di dispersione dei beni. La Corte ha ribadito che non sono sufficienti mere formule di stile, ma è necessaria una valutazione specifica e puntuale del pericolo, annullando con rinvio il provvedimento.
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