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Condotte Riparatorie

60 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Causa di estinzione del reato prevista dall'art. 162-ter c.p., che si applica a determinati delitti contro il patrimonio se l'imputato ha integralmente risarcito il danno prima dell'apertura del dibattimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liberazione Condizionale Negata: Ravvedimento e Riparazione
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione condizionale a un Collaboratore di Giustizia. Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto la richiesta, nonostante la buona condotta in detenzione domiciliare, per la mancanza di un effettivo percorso di revisione critica del passato criminale e l'assenza di condotte riparatorie. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di tali condotte non è un requisito aggiuntivo, ma un indicatore della mancata dimostrazione del 'sicuro ravvedimento'. Il ricorso del Collaboratore è stato quindi rigettato, mantenendo la decisione del Tribunale.
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Truffa e risarcimento: l’estinzione del reato negata dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa, che chiedeva l'estinzione del reato per condotte riparatorie. L'imputato aveva risarcito la vittima, ma la Suprema Corte ha ritenuto la richiesta inammissibile. Il motivo principale era che la difesa non aveva sollevato questa eccezione nei gradi precedenti. Inoltre, il pagamento era avvenuto dopo l'apertura del dibattimento di primo grado, superando il termine legale per l'applicazione dell'istituto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Furto Aggravato: Quando la Pubblica Fede non Basta per l’Accusa
Due persone sono state accusate di furto. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per condotte riparatorie. Il Procuratore ha impugnato, sostenendo che si trattava di furto aggravato (perché i beni erano esposti alla pubblica fede in un supermercato) e quindi non estinguibile con condotte riparatorie, dato che il reato sarebbe procedibile d'ufficio. La Cassazione ha respinto il ricorso. Ha stabilito che l'aggravante del furto aggravato non era stata contestata in modo esplicito nell'accusa. La semplice indicazione di un "punto vendita" non basta a provare che i beni fossero esposti alla pubblica fede.
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Affidamento in prova negato: Cassazione conferma discrezionalità giudici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'affidamento in prova. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato la misura alternativa, motivando la decisione con la gravità e la pluralità dei reati commessi di recente, l'assenza di condotte riparatorie e di un serio percorso di revisione critica. Inoltre, l'attività lavorativa proposta dal condannato era ritenuta non idonea, poiché svolta per un'Azienda già coinvolta in indagini. La Cassazione ha ribadito che non si può sindacare il potere discrezionale dei giudici di sorveglianza in sede di legittimità, confermando il diniego dell'affidamento in prova.
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Risarcimento e reato: la Cassazione riapre il caso sull’estinzione del reato per condotte riparatorie
Un ex amministratore è stato accusato di furto e appropriazione indebita di beni aziendali. Nonostante avesse risarcito le aziende danneggiate con una transazione di oltre 500.000 euro, la Corte d'Appello non ha riconosciuto l'estinzione del reato per condotte riparatorie, optando per la prescrizione. La Cassazione ha annullato la sentenza, ritenendo illogica l'esclusione della valenza risarcitoria della transazione per i reati penali. Ha chiesto una nuova valutazione sulla congruità del risarcimento e sull'applicazione dell'aggravante del concorso di persone, rinviando il caso alla Corte d'Appello di Firenze per un nuovo giudizio.
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Inammissibilità Ricorso Patteggiamento: Truffa Aggravata e Estinzione Reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso proposto da un individuo condannato tramite patteggiamento per truffa aggravata. Il ricorrente contestava la mancata dichiarazione di proscioglimento per estinzione del reato, invocando condotte riparatorie. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammesso solo in casi specifici, non includendo la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie quando il fatto è procedibile d'ufficio e le condizioni per tale estinzione non sono palesemente sussistenti. Pertanto, il ricorso è stato ritenuto inammissibile.
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Furto pluriaggravato al bancomat: condanna per la refurtiva
L'Imputato ha manomesso uno sportello bancomat appartenente a un istituto di credito, bloccando il meccanismo di uscita del denaro per appropriarsi di sessanta euro. Sorpreso dalle forze dell'ordine, ha opposto resistenza ed è successivamente diventato latitante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto pluriaggravato e resistenza a pubblico ufficiale. La Suprema Corte ha precisato che la remissione di querela presentata da un cliente dell'istituto non estingue il reato, in quanto l'unica persona offesa della somma sottratta dallo sportello è la banca. Inoltre, il risarcimento del danno ai fini dell'estinzione del reato deve essere tempestivo, spontaneo e indirizzato alla reale vittima prima dell'apertura del dibattimento di primo grado. Il furto è stato ritenuto consumato poiché l'Imputato ha conseguito un'autonoma disponibilità della refurtiva. Il ricorso è stato rigettato.
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Rapina e condotte riparatorie: confermata la condanna
Tre imputati condannati per rapina hanno impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione. I ricorrenti hanno contestato la ricostruzione dei fatti, la qualificazione giuridica del reato e la mancata applicazione dell'estinzione per condotte riparatorie. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno rilevato l'aspecificità dei motivi, formulati senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello e finalizzati esclusivamente a richiedere una nuova valutazione delle prove, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha imposto a ciascun imputato il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condotte riparatorie e cautela: vaglia del legale non basta
Due persone indagate per tentato furto aggravato hanno subito l'obbligo di dimora. La difesa ha chiesto la revoca della misura cautelare sostenendo l'operatività delle condotte riparatorie previste dall'art. 162-ter c.p., poiché il legale aveva inviato un vaglia postale di 300 euro all'esercizio commerciale a titolo di risarcimento del danno. I giudici di merito hanno respinto l'istanza ritenendo l'offerta generica e non univocamente riconducibile a entrambe le indagate. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione preventiva sull'estinzione del reato per condotte riparatorie richiede prove certe e verificabili sull'effettiva volontà risarcitoria personale di ciascun indagato, non bastando un vaglia inviato dal difensore con diciture sommarie per superare le esigenze cautelari.
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Carte indebite: no a estinzione del reato per condotte riparatorie
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa chiedeva l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi della legge penale. La Corte di Cassazione ha rigettato e dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il beneficio riparatorio si applica unicamente ai delitti procedibili a querela soggetta a remissione. L'indebito utilizzo di strumenti di pagamento costituisce invece un reato perseguibile d'ufficio a tutela della sicurezza pubblica economica. Il risarcimento del danno non estingue l'illecito e la Suprema Corte ha confermato la condanna degli imputati alle spese processuali e al versamento di una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Appropriazione indebita: la prescrizione cancella la pena penale
L'Imputato rispondeva del delitto di appropriazione indebita per fatti commessi fino a maggio 2013. In appello i giudici escludevano la recidiva reiterata ma mantenevano una condanna ridotta e i risarcimenti civili. L'Imputato ricorreva per Cassazione lamentando l'omessa valutazione della riparazione del danno e vizi processuali legati al mutamento della procedibilità a querela introdotta nel 2018. La Suprema Corte ha giudicato non inammissibile il ricorso difensivo, constatando che il giudice di merito avrebbe dovuto esaminare la causa estintiva per riparazione economica. Poiché l'impugnazione era valida, il tempo processuale è continuato a decorrere regolarmente fino a superare i termini di legge. I giudici di legittimità hanno pertanto annullato la condanna penale per estinzione del reato a seguito di intervenuta prescrizione, confermando tuttavia la responsabilità per i risarcimenti civili.
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Resistenza a pubblico ufficiale: no a scuse per liti in famiglia
Un uomo è stato condannato per i reati di minaccia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di aver reagito legittimamente a un comportamento arbitrario delle forze dell'ordine, intervenute per sedare una lite tra lui e la compagna. Ha inoltre richiesto l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'intervento della polizia era un legittimo atto d'ufficio e non un abuso. Inoltre, l'imputato non ha notificato tempestivamente l'offerta risarcitoria alle vittime. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'uomo è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Dolo eventuale: la condanna resta anche col risarcimento tardivo
Il Ricorrente è stato condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del dolo, ritenendo che non vi fosse intenzione di ferire. Ha inoltre richiesto l'estinzione del reato per condotte riparatorie ai sensi dell'articolo 162-ter del codice penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la presenza del dolo eventuale, poiché l'imputato ha accettato il rischio di causare lesioni con la sua condotta. Inoltre, la richiesta di estinzione del reato è stata respinta a causa del mancato risarcimento del danno nei termini previsti dalla legge e della genericità dei motivi di appello. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Danneggiamento in concorso: se il gruppo distrugge, pagano tutti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due soggetti per i reati di percosse e danneggiamento all'interno di un locale commerciale. La Ricorrente lamentava la mancata concessione di un termine per effettuare le condotte riparatorie, ma i giudici hanno rilevato la sua totale inerzia risarcitoria durante il processo. Il Coimputato contestava la responsabilità per il reato di danneggiamento in concorso, sostenendo che occorresse individuare con precisione l'oggetto distrutto da ciascun partecipante. La Suprema Corte ha rigettato questa tesi, stabilendo che in un'azione violenta di gruppo tutti rispondono dell'intero danno causato. Di conseguenza, il ricorso della Ricorrente è stato rigettato e quello del Coimputato dichiarato inammissibile, con condanna di entrambi al pagamento delle spese processuali e, per il secondo, anche di una sanzione pecuniaria.
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Truffa contrattuale: pagare all’inizio per poi sparire
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa contrattuale a carico di un acquirente. L'imputato aveva inizialmente effettuato e pagato regolarmente alcuni piccoli acquisti di merce per conquistare la fiducia del venditore. Successivamente, ha ordinato quantitativi di merce molto più consistenti senza pagarli, scomparendo nel nulla. La Suprema Corte ha stabilito che questo comportamento costituisce un vero e proprio raggiro, in quanto l'inadempimento era frutto di un piano fraudolento studiato fin dall'inizio. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di estinzione del reato per condotte riparatorie, poiché l'imputato non ha mai risarcito la vittima nonostante i numerosi rinvii concessi dal giudice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna penale.
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Affidamento in prova al servizio sociale: l’età non è un limite
Un uomo di ottantadue anni, condannato per usura ed estorsione, ha chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale per espiare la pena residua di circa un anno. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto la richiesta, concedendo solo la detenzione domiciliare, a causa della gravità dei reati passati, dell'età avanzata e del mancato risarcimento alle vittime. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici hanno chiarito che la gravità del reato e l'età avanzata non possono bloccare automaticamente l'affidamento in prova al servizio sociale. Inoltre, il mancato risarcimento non può essere l'unico motivo di rifiuto se non si valutano le reali possibilità economiche del condannato. Il caso dovrà essere interamente riesaminato.
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Estinzione reato per condotte riparatorie: risarcire non basta
Un automobilista ha tamponato un ciclista causandogli lesioni personali. Il giudice ha accertato un concorso di colpa della vittima pari a un terzo. L'automobilista ha chiesto l'estinzione del reato per condotte riparatorie, ritenendo congruo il risarcimento di 93.000 euro pagato dalla propria assicurazione. Tuttavia, i giudici di merito hanno ritenuto tale somma insufficiente a risarcire integralmente il danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'automobilista, confermando che spetta esclusivamente al giudice di merito valutare la congruità del risarcimento. Di conseguenza, l'imputato perde la causa, deve pagare le spese processuali, una sanzione alla Cassa delle ammende e rifondere le spese legali della vittima.
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Condotte riparatorie: no alla reiterazione in fase esecutiva
Il Condannato, condannato in via definitiva per furto aggravato, ha richiesto l'applicazione dell'estinzione del reato per condotte riparatorie durante la fase esecutiva. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché identica a una precedente istanza già respinta dallo stesso ufficio. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la violazione dei principi di uguaglianza e del giusto processo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il principio del "ne bis in idem" opera anche nella fase esecutiva. Di conseguenza, il giudice dell'esecuzione deve respingere le domande che costituiscono una mera riproposizione di istanze già rigettate in assenza di elementi di novità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Condotte riparatorie: risarcimento basso ma ricorso vietato
Il Giudice di Pace dichiarava estinto il reato di minaccia grazie a condotte riparatorie, ritenendo congruo il risarcimento di cinquecento euro offerto dall'Imputato. La Parte Civile proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'insufficienza della somma e la mancata liquidazione delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la vittima non ha interesse a impugnare la sentenza basata su condotte riparatorie, poiché tale decisione non impedisce di avviare una causa civile autonoma per ottenere un risarcimento maggiore. Inoltre, le spese legali nel processo penale possono essere liquidate solo in caso di condanna dell'imputato, e non di estinzione del reato.
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Estinzione del reato per condotte riparatorie: no ai risarcimenti informali
L'Imputata, accusata di tentato furto, è stata assolta dalla Corte d'appello per particolare tenuità del fatto. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo invece l'estinzione del reato per condotte riparatorie. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, in caso di mancata accettazione del risarcimento da parte della persona offesa, l'imputata deve effettuare un'offerta reale formale depositando la somma. Senza questa procedura, non si può ottenere l'estinzione del reato.
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