La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di concorso nel reato di estorsione. L'imputato si era recato, insieme a un complice, presso l'abitazione dei genitori della vittima per esigere il pagamento di un debito illecito. Mentre il complice minacciava la madre della vittima, l'imputato sfruttava il proprio rapporto di amicizia con il giovane per indurre la donna a pagare, prospettando il rischio di gravi conseguenze fisiche per il figlio (già precedentemente pestato dai coautori). I giudici hanno chiarito che la semplice presenza non casuale sul luogo del delitto, idonea a rafforzare la determinazione del complice e a intimidire la vittima, configura pienamente la responsabilità penale a titolo di concorso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna a un anno e sei mesi di reclusione.
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