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Concordato Fallimentare

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95 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sequestro conservativo: annullato il blocco dei beni
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che confermava il sequestro conservativo sui beni immobili di un investitore, intervenuto come assuntore in un concordato fallimentare. L'accusa ipotizzava un abuso d'ufficio da parte del giudice delegato e del curatore per non aver comunicato la proposta ai falliti, avvantaggiando l'acquirente. La Suprema Corte ha rilevato una totale carenza di motivazione: il provvedimento non descriveva la condotta illecita dell'acquirente né dimostrava il suo effettivo coinvolgimento doloso. Inoltre, i giudici non hanno valutato se il patrimonio complessivo dell'uomo fosse già sufficiente a garantire i risarcimenti, rendendo ingiustificato il sequestro conservativo. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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Sospensione feriale dei termini: no al rinvio nel concordato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'imprenditrice dichiarata fallita, confermando l'inammissibilità del suo reclamo contro l'omologazione del concordato fallimentare. Il reclamo era stato depositato oltre il termine di trenta giorni dalla notifica del provvedimento. La ricorrente sosteneva che il termine fosse rimasto sospeso durante il periodo estivo. I giudici di legittimità hanno invece stabilito che la sospensione feriale dei termini non si applica alle impugnazioni in materia di concordato fallimentare. Questa esclusione risponde all'esigenza di garantire la massima rapidità alle procedure concorsuali. Di conseguenza, il deposito tardivo ha determinato la perdita definitiva del diritto di contestare l'accordo approvato.
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Concordato fallimentare: il debitore escluso non può opporsi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal legale rappresentante di un consorzio fallito contro l'omologazione del concordato fallimentare. La proposta di concordato, presentata da una società assuntrice, prevedeva il pagamento integrale del credito di una banca. Il consorzio contestava la natura privilegiata di tale credito, sostenendo che i beni ipotecati fossero tornati ai Comuni. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorrente non ha la legittimazione ad agire, non avendo partecipato alle precedenti fasi di opposizione. Inoltre, la questione sulla perdita del privilegio del credito è irrilevante per l'ammissibilità del concordato fallimentare, poiché l'assuntrice si era comunque impegnata a pagare il debito al 100%. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Concordato fallimentare: scontro sul credito d’imposta
Una società assuntrice di un concordato fallimentare ha contestato la cessione di un credito d'imposta effettuata dalla curatela a favore di una società di gestione crediti. Secondo l'assuntrice, la cessione riguardava solo i crediti maturati fino a una certa data, mentre le somme successive spettavano a lei. Il Tribunale ha respinto il reclamo, ritenendo che la cessione coprisse l'intero credito futuro. L'assuntrice ha proposto ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo l'omologazione del concordato fallimentare, i provvedimenti del giudice delegato hanno solo funzione di controllo e non decidono in modo definitivo sui diritti delle parti. Di conseguenza, la controversia sulla titolarità del credito non può essere risolta in questa sede, ma richiede un autonomo giudizio ordinario di cognizione.
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Concordato fallimentare: stop ai poteri del Giudice Delegato
Una società assuntrice di un concordato fallimentare pretendeva l'assegnazione di un ingente credito IVA. Il Giudice Delegato aveva inizialmente disposto il pagamento in suo favore, ma il Tribunale ha revocato il provvedimento, stabilendo che la questione spettasse al giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'assuntrice. I giudici hanno chiarito che, dopo l'omologazione del concordato fallimentare, il Giudice Delegato ha solo poteri di sorveglianza e non può decidere su controversie relative a diritti soggettivi sostanziali, come la titolarità di un credito d'imposta. Tali dispute devono essere risolte tramite un ordinario giudizio di cognizione. Di conseguenza, l'assuntrice perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese processuali.
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Concordato fallimentare: la banca si oppone ma paga spese record
Una banca creditrice si è opposta all'omologazione del concordato fallimentare proposto da una società terza per risolvere il fallimento di un'impresa. La banca lamentava la mancata valutazione delle azioni di responsabilità contro gli amministratori e contestava il calcolo delle spese legali a suo carico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che l'opposizione al concordato fallimentare, pur svolgendosi in camera di consiglio, ha natura contenziosa. Pertanto, le spese legali vanno calcolate secondo i parametri dei giudizi ordinari e il valore della causa si determina in base all'intero valore economico del concordato (nel caso specifico, oltre 17 milioni di euro) e non come valore indeterminabile.
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Compenso del curatore fallimentare: concordato batte tariffe base
Un ex curatore fallimentare ha contestato il calcolo del proprio compenso effettuato dal Tribunale. La procedura di fallimento si era conclusa con un concordato proposto da un terzo soggetto. Il Tribunale aveva calcolato il compenso del curatore fallimentare basandosi solo sui criteri ordinari dell'attivo e passivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che, in caso di chiusura per concordato, il compenso del curatore fallimentare deve essere calcolato considerando l'ammontare complessivo di quanto effettivamente attribuito ai creditori. La decisione precedente è stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo calcolo.
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Accollo del debito tributario: Fisco contro concordato
Un'azienda ha proposto un concordato fallimentare per rilevare i debiti di una società fallita, prevedendo la totale liberazione di quest'ultima anche per i debiti con il Fisco. I giudici di merito hanno rifiutato l'omologazione del concordato, ritenendo che l'accollo del debito tributario non possa mai essere liberatorio per il contribuente originario, in base allo Statuto del contribuente. L'assuntore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la prevalenza delle norme fallimentari. La Suprema Corte, rilevando l'assenza di precedenti specifici e la complessità della questione che vede contrapposte le norme tributarie e quelle fallimentari, ha deciso di non pronunciarsi immediatamente e ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una trattazione approfondita.
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Imposta di registro concordato fallimentare: no a sconti fiscali
Un contribuente ha acquistato immobili residenziali tramite un concordato fallimentare e ha chiesto il rimborso dell'imposta di registro versata in eccedenza. Il contribuente pretendeva di calcolare la tassa applicando un abbattimento del 43% sul valore catastale degli immobili. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, sostenendo che la base imponibile dovesse essere l'intero valore catastale senza riduzioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che per le cessioni in sede di concordato fallimentare si applica la disciplina del prezzo-valore. Di conseguenza, l'imposta di registro concordato fallimentare deve essere calcolata sul valore catastale pieno dell'immobile, senza alcuna ulteriore riduzione o abbattimento. La decisione di appello che concedeva lo sconto fiscale è stata quindi cassata.
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Concordato fallimentare: no alla Cassazione contro il rifiuto
Il Fallito ha proposto un concordato fallimentare, ma il Giudice Delegato ha dichiarato l'inammissibilità della proposta per difetto di convenienza economica. Il Tribunale ha successivamente confermato questa decisione, rigettando il reclamo del debitore. Il Fallito ha quindi presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il provvedimento del Tribunale che conferma l'inammissibilità della proposta di concordato fallimentare non decide in via definitiva su diritti soggettivi, né impedisce al debitore di presentare una nuova proposta corretta. Di conseguenza, tale atto non è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione.
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Cessione azione revocatoria: automatica o serve l’ok del giudice?
Un amministratore, responsabile per la cattiva gestione della sua società poi fallita, vende un immobile personale. La società che acquista il credito per i danni derivanti dalla cattiva gestione agisce per revocare la vendita. La questione arriva in Cassazione: la **Cessione azione revocatoria** è automatica con il trasferimento del credito o serve una specifica autorizzazione del giudice fallimentare? Riconoscendo la novità e la rilevanza del quesito, la Corte non decide ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. L'esito finale resta quindi in sospeso.
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Cessazione materia del contendere: lite annullata se il fallimento non esiste
Una Banca vantava un credito ipotecario nel fallimento di un Consorzio. Altri creditori contestavano la validità di tale credito. Tuttavia, nel corso della causa, una diversa sentenza ha dichiarato l'inesistenza del fallimento stesso del Consorzio. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha stabilito la cessazione della materia del contendere. Non esistendo più il fallimento, la disputa sul credito al suo interno perdeva ogni ragione d'essere. La Corte ha quindi annullato le sentenze precedenti e, data la complessità del caso, ha deciso che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali.
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Conflitto tra Giudicati: Debitore Perde Causa Contro la Banca
Un'erede si oppone alla richiesta di pagamento di una banca, sostenendo un conflitto tra giudicati. A suo avviso, una precedente sentenza della Cassazione che definiva l'importo dovuto contraddiceva la sentenza ancora più vecchia che approvava il concordato fallimentare del defunto genitore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non esiste alcun conflitto. La sentenza più recente non ha modificato il concordato, ma si è limitata a interpretare le percentuali di pagamento dovute alla banca. Di conseguenza, la richiesta di pagamento della banca è legittima e l'erede è stata condannata a pagare.
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Concordato esclude 36M di tasse: Cassazione rinvia la decisione
Una società proponente un concordato fallimentare ha tentato di limitare il proprio impegno ai soli debiti già noti, provocando l'esclusione del credito erariale per oltre 36 milioni di euro, richiesto dall'Agenzia delle Entrate lo stesso giorno della proposta. L'Agenzia ha contestato l'operazione, definendola un abuso del diritto e una violazione della priorità dei crediti fiscali. La Corte di Cassazione, data la novità e la complessità della questione, non ha emesso una sentenza definitiva. Ha invece rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, lasciando in sospeso il destino del maxi-credito.
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Fisco vs Azienda: il Rinvio Udienza per Trattative ferma la Cassazione
Una società contesta un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su un decreto di concordato fallimentare. La controversia arriva fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, i giudici supremi non decidono nel merito. Accolgono invece la richiesta congiunta della società e dell'Agenzia delle Entrate, concedendo un **rinvio udienza per trattative**. La causa viene quindi sospesa per permettere alle parti di finalizzare un accordo bonario, dimostrando come la ricerca di una soluzione concordata sia favorita anche in fase di legittimità.
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Accordo col Fisco: la cessata materia del contendere chiude la lite
Una società di investimenti ha impugnato un avviso di liquidazione relativo all'imposta di registro su un decreto di omologa di concordato fallimentare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo per definire integralmente la lite. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessata materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio. Un punto fondamentale della decisione riguarda l'esclusione del raddoppio del contributo unificato: trattandosi di una misura sanzionatoria, essa non si applica in caso di estinzione per transazione, poiché non vi è una soccombenza nel merito ma una risoluzione consensuale della controversia.
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Cessazione della materia del contendere: accordo e stop alle liti
Una società di capitali ha impugnato un avviso di liquidazione relativo all'imposta di registro dovuta per un decreto di omologa di concordato fallimentare. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate e la società hanno raggiunto un accordo conciliativo per definire integralmente la controversia. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessazione della materia del contendere, disponendo l'estinzione del processo e la compensazione delle spese legali. La decisione chiarisce inoltre che, in caso di estinzione per accordo tra le parti, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, data la natura sanzionatoria di tale misura che non permette interpretazioni estensive oltre i casi di rigetto o inammissibilità.
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Risarcimento danni: quando la firma sulla nota vale confessione
La vicenda riguarda un imprenditore che ha citato in giudizio un finanziatore e un'amministratrice professionista per ottenere il risarcimento danni a seguito di irregolarità in un concordato fallimentare. Secondo l'attore, il finanziatore avrebbe acquisito tre immobili aziendali invece di uno solo, violando gli accordi iniziali. Mentre il Tribunale aveva riconosciuto una somma rilevante, la Corte d'Appello ha ridotto drasticamente l'importo, valorizzando una nota manoscritta dell'imprenditore interpretata come confessione del debito e una perizia di parte prodotta dal finanziatore. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, stabilendo che la valutazione del valore confessorio di un documento e la scelta tra diverse perizie tecniche rientrano nel libero convincimento del giudice di merito, purché adeguatamente motivate. Il ricorso è stato quindi respinto, confermando la quantificazione ridotta del risarcimento danni.
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Concordato fallimentare: sopravvivenza delle garanzie
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un concordato fallimentare risolto per inadempimento del proponente. Il cuore della controversia riguardava la sopravvivenza di un vincolo di destinazione ex art. 2645-ter c.c. costituito su un immobile a garanzia del pagamento dei creditori. La Suprema Corte ha stabilito che tale vincolo costituisce una garanzia atipica e, ai sensi dell'art. 140 l.fall., non viene meno con la risoluzione del concordato, restando acquisito alla procedura per tutelare i creditori dal rischio di mancata attuazione della proposta.
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Concordato fallimentare: limiti responsabilità assuntore
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della clausola di limitazione della responsabilità dell'assuntore nel concordato fallimentare. Il caso riguardava l'opposizione dell'amministrazione finanziaria a una proposta di concordato che escludeva i crediti non ancora insinuati al passivo. La Suprema Corte ha stabilito che l'assuntore può circoscrivere il proprio impegno ai soli creditori già ammessi o con domande pendenti, purché lo stato passivo sia già esecutivo. Tale limite, basato sull'articolo 124 della legge fallimentare, costituisce una preclusione processuale che non viola i diritti dei creditori privilegiati, i quali hanno l'onere di attivarsi tempestivamente per non restare esclusi dalle garanzie offerte dal concordato fallimentare.
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